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La verità si fa. Non è una realtà esistente che aspetta solo di essere rivelata

«Ciò di cui non si può parlare è meglio tacere», si dice. Umberto Eco aveva chiosato: «ciò di cui non si può parlare si può narrare». È già un passo avanti, un percorso. Una direzione.

Se esiste qualcosa di cui non si può parlare – e si tace in materia per sempre – significa che l’indicibile diventa inconoscibile e se ne postula l’esistenza, dando vita e potere al mistero eterno. E dunque alla verità eterna. Si può indagare intorno a queste questioni e lo si fa. Ma la scienza e la tecnologia, come la ricerca umanistica, di fronte a questo argomento non cessano di agitarsi e di cercare vie d’uscita. Nel rispetto della metafisica, ma evitando di perdersi nel suo magnifico labirinto.

Ponendosi nella dimensione della ricerca, in effetti, si postula la conoscibilità, dunque la dicibilità. E nella dicibilità, nel superamento dell’eternità statica del mistero, dunque, convergono il metodo scientifico e il metodo narrativo. In questa dimensione, la verità si fa, si costruisce, scientificamente e letterariamente. La verità non è data ma realizzata.

La ricerca è immanente, sta nella storia, costruisce la storia, dice Massimo Cacciari alla presentazione di “Scienza Nuova” a Torino. «Del resto, scientifico significa “che fa scienza”». E questo definisce un programma di ricerca. «Scoprire che cosa è successo al momento del Big Bang va bene. Ma va bene anche cercare come trasformare il lavoro in modo tale da sostituire con le macchine ogni fatica fisica che rende la persona dipendente e consentire alle persone di scegliere solo compiti che le liberano. Questo programma scientifico-tecnico è perfettamente legittimo. E questo è un programma che avviene solo se la scienza si confronta con i valori, se la dimensione scientifica si fonde con la dimensione umanistica».

Il programma di Scienza Nuova è proprio la fusione delle dimensioni scientifica e umanistica. Maurizio Ferraris, Juan Carlos De Martin, i rettori del Politecnico e dell’università degli studi di Torino, hanno presentato oggi la nascita dell’alta scuola fondata sulla loro collaborazione.

Fare ricerca. Fare verità. Fare storia.

Ogni avanzamento della conoscenza, della tecnologia, della narrazione, è frutto implicito o esplicito di un progetto che contiene i valori di chi lo pensa e lo realizza. E modifica le condizioni con le quali i progetti successivi si pensano e realizzano. I valori e il valore di tutto questo sono aspetti della stessa realtà.

Qualunque verità, tecnologia, narrazione che libera le persone per favorirle nella loro opera di diventare autori della propria biografia è parte del nuovo modo di concepire il progresso. Qualunque altra conoscenza che costringa le persone nella passività non è progresso.

Spero di aver riassunto correttamente il senso dell’iniziativa. Se non l’ho fatto è solo una mia responsabilità. Si può comunque consultare il progetto di “Scienza Nuova”

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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