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Polvere sulla rete

Non ho l’impressione che la proposta di autoregolamentazione sul cyberbullismo sia un nuovo fronte di preoccupazione per chi si interessa, criticamente, della regolamentazione della rete. Anzi, si può addirittura dire che sul cyberbullismo poteva andare molto peggio. (Il comunicato del Ministero, alcune reazioni da Zamba a Formiche, le cronache, la consultazione). Più in generale sui principi dell’autoregolamentazione si è autorevolmente discusso. Forse, l’esempio dell’autoregolamentazione organizzata, in altro settore, dalla Netcomm per l’ecommerce potrebbe essere preso ad esempio per qualche logica operativa che appare matura e interessante.

Le riflessioni in materia sono piuttosto di contorno.
1. Dopo anni di colpevole disinteresse politico nei confronti della rete, negli ultimi tempi c’è stato qualche tentativo di riconoscere l’importanza dell’internet anche in Italia. Ne sono scaturite alcune innovazioni amministrative relativamente importanti (come sulle startup) e molte reazioni imprecise (come sulla webtax) o molto discutibili (come sul copyright). Azione e reazione si tengono.
2. Di conseguenza i benpensanti conservatori si sono svegliati. E stanno impolverando il dibattito sulla rete tenendo desta l’attenzione sui pericoli della rete dibattendo di ogni fatterello o grave episodio. Mentre gli innovatori veri lavorano e parlano meno. Bisogna ammettere peraltro che quando i conservatori erano distratti, c’era un eccesso di edelogismo da parte di chi credeva che la tecnologia sistemasse tutto da sola: ma oggi c’è un vero e proprio squilibrio nel dibattito che ingigantisce le preoccupazioni (talvolta le corbellerie) dei conservatori e oscura i risultati degli innovatori.
3. Resta un punto sempre sottovalutato, sempre da ricordare. Se una piattaforma si evolve generando nuovi bisogni o nuovi problemi (per esempio se una piattaforma evolve in modo da favorire il cyberbullismo in modo eccessivo) è molto probabile che verranno fuori nuove piattaforme o altre innovazioni che cercano di risolvere questo problema. E poi le cose evolvono anche per altre vie: se è vero che i ragazzi stanno cominciando a vedere Facebook come una soluzione più vecchia di WhatsApp e immaginiamo uno spostamento dell’attenzione sulla nuova soluzione, non possiamo non tentare di studiare anche la relazione tra la nuova interfaccia delle relazioni e lo spazio del cyberbullismo. Altrimenti rischiamo di fare dibattiti sul passato, che in rete arriva in fretta.

A parte tutto questo, si ha l’impressione che la reattività della società alla rete sia aumentata. C’è un po’ di febbre. E intontimento. Ma la società si è accorta che la cosa è grossa. Vedremo se maturerà, finalmente, una convinzione costruttiva e innovativa non solo tra i pionieri ma anche tra i più prudenti.

Un problema che forse potrebbe essere più rilevante nei prossimi tempi è la lentezza del potere giudiziario. Il governo è ondeggiante, il parlamento confuso. Ma il potere giudiziario è lento, costoso, non necessariamente dotato di visione innovativa. Evolve in modo indipendente dalla velocità della società. Forse la rete dimostrerà che anche in Italia si deve assolutamente sviluppare una modalità facilitata per soluzioni alle controversie che mantengano il grande valore giuridico garantito dalla magistratura ma una velocità sensata, da sempre necessaria ma ormai resa assolutamente ineludibile dalla rete che accelera tutto: un approfondimento sempre più necessario del modo attraverso il quale la magistratura può governare il sistema dei patteggiamenti e dei riti abbreviati in modo che siano più adottati e meglio utilizzati, con costi inferiori. Per lasciare più libertà agli innovatori. In un quadro di regole stabile. Così si farebbe esperienza della migliore soluzione al problema delle regole di internet: sono le stesse regole di tutta la società, in generale; hanno bisogno di un po’ di velocità. Imho.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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