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Succedono cose, sulle telecomunicazioni e l’agenda digitale. Ma quanto contano queste cose?

Un servizio particolarmente ispirato del Corriere delle comunicazioni sul dibattito Catania-Caio in merito alle spese, o agli investimenti, della pubblica amministrazione nell’informatica.

Catania lamenta che lo stato spende sempre meno nel digitale e ne deduce che investe meno col risultato di rallentare la digitalizzazione. Caio (col quale collaboro nell’unità di missione per l’agenda digitale) dice che il problema è investire con intelligenza per avere servizi migliori a minor costo per lo stato.

Evidentemente se lo stato si limita a spendere meno arretra sul piano dell’efficienza. Ma se ci si concentra sull’obiettivo di spendere meno e meglio si arriva a una condizione più interessante. La digitalizzazione non è un obiettivo se è soltanto la riproduzione del modo di operare attuale della pubblica amministrazione in forma digitale. La digitalizzazione basata basata sull’archiettura internet, per cui si fanno piattaforme standard e interoperabili al servizio di applicazioni che possono essere riusate dalle varie amministrazioni, conduce a spendere meno, a investire di più, a generare servizi migliori. Nel complesso qualcuno ci rimette, ovviamente. Un mercato da 8 miliardi, secondo Caio, quanto è quello della spesa in informatica dello stato, che si restringe, non passa inosservato. E non possiamo aspettarci che chi perde fatturato sostenga il processo. Ma è molto probabile che le risorse così liberate diventino spesa in altra digitalizzazione, investimenti in nuove attività, potenzialmente interessanti per il sistema nel suo complesso e anche per i vendor. Del resto, se si deve ammodernare la pubblica amministrazione si devono ammodernare anche i venditori di informatica alla pubblica amministrazione.

Il punto è che la pubblica amministrazione non è il solo contesto nel quale si gioca l’agenda digitale, anche se Caio ha cominciato da lì. E quello che sta facendo non può essere considerato esauriente. Mantellini ha ragione a dirlo. Nei commenti, ai quali ho contribuito, si segnalano varie preoccupazioni. Ma alla fine il tema è sempre lo stesso: per la modernizzazione occorre elaborare una visione, investire, applicare una governance, far marciare i progetti, realizzare i risultati. Di tutto questo mancano molti pezzi. Soprattutto l’elaborazione della visione politica, che attualmente è affidata essenzialmente all’agenda digitale europea. Ma questo significa che occorre parlare anche di rete di telecomunicazioni, di alfabetizzazione, di startup, sanità, scuola, cittadinanza e partecipazione. Si fanno tante cose, in modo scoordinato. Un miglioramento della governance, affidato a Caio, era necessario, ma certamente non sufficiente. Ogni attore in gioco è chiamato a dare il suo contributo.

Il tema della rete di telecomunicazioni comincia a trovare attenzione. Bassanini ha detto la sua. Patuano ha detto la sua. Quintarelli ha commentato. Morandini ha commentato. Siamo di fronte ai piani e alla loro credibilità. Vedremo come il gruppo di lavoro che eventualmente si attiverà per valutare questi piani deciderà di operare, in base ai programmi attuali e al giudizio sui risultati finora ottenuti dai programmi annunciati in passato.

Se manca ancora qualcosa è una guida politica consapevole e democraticamente forte. La proposta di commissione parlamentare dedicata all’agenda digitale è importante. Vedremo.

Non esiste difficoltà insormontabile. Ma la difficoltà di mettere d’accordo tutti gli interlocutori coinvolti dall’agenda digitale in un paese come l’Italia può essere un buon esempio di come potrebbe apparire una “difficoltà insormontabile”.

Certo è che avendo sollevato finalmente le aspettative della popolazione e degli addetti ai lavori sull’implementazione dell’agenda digitale, in un contesto di scontento generale, l’insoddisfazione emergente di fronte all’eventuale assenza di risultati adeguati può essere molto visibile. Forse, il sistema ha bisogno di qualche scossone.

update: i video del recente digital government summit

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  • Concordo pienamente sulla frase “..alla fine il tema è sempre lo stesso: per la modernizzazione occorre elaborare una visione”. Vale per le TLC , vale per l’energia, in generale è necessario un disegno , poi si possono realizzare pezzi in fasi successive. Penso che talvolta spendiamo di più perchè attiviamo progetti completamente scorrelati tra loro, per poi constatare un ritorno non adeguato o peggio qualche ripercussione in altro settore aumentando in modo ulteriore i costi. Leggendo il libro dI J.Rifkin ”
    The Third Industrial Revolution” ho riflettuto sulle nostre inziative in ICT, pannelli solari, eolico e altro dove tutti questi sembrano un allineamento ad un trend del momento più che la realizzazione del tassello di un puzzle attentamente studiato.

  • Catania sarebbe quello che si è dovuto dimettere da Telecom Italia perchè indagato per insider trading dopo la denuncia di Franco Bernabé?

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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