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Due slogan sui giornali

Un dibattito al GooglePlex sul giornalismo, riportato da ReadWriteWeb. Due temi di attenzione per l’evoluzione dei giornali.

Il problema emerso nel dibattito è abbastanza chiaro. I giornali servono e l’idea di giornale continua a interessare il pubblico. Ma le notizie sono “commodity”. E mentre fino a pochi anni fa il 50% del traffico andava alle home page dei giornali online mentre l’altro 50% andava direttamente agli articoli, oggi il 75% del traffico va direttamente alle pagine interne che contengono le singole storie giornalistiche. Questo riduce il valore del contenitore e mette in crisi il modello fondamentale del giornale.

Le soluzioni proposte:

1. I giornali non devono più pensarsi essenzialmente come fonti di informazione ma come strumenti dell’informazione. Quello che conta non è solo l’informazione che viene proposta, ma anche quello che puoi fare con quell’informazione e con il servizio online che la propone.

– Ne consegue, che il design e la programmazione diventano più importanti. Come si è scritto anche qui e come ha sperimentato per esempio la Vita Nòva, la redazione è ora fatta di autori, designer e programmatori. Ed è essenziale che il giornale sia votato a innovare costantemente, come gli altri servizi che si trovano online.

2. Le notizie offerte dai giornali vanno contestualizzate in modo che appaiano come parte di uno storytelling più ampio e intrigante. Più immersivo.

– Ma attenzione alla trasformazione del servizio di informazione in un servizio di comunicazione. La storia non è uno script. La narrazione dell’informazione è un valore. Ma l’informazione resta il frutto di una ricerca condotta con un metodo orientato alla verifica, alla completezza, all’indipendenza. Se la tecnica dello storytelling prende il sopravvento sul metodo di ricerca dell’informazione si rischia di godersi delle belle storie ma di non sapere più come stanno le cose.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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