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Sviluppi di grafene

Il grafene è sempre al centro dell’attenzione. L’Economist segnala un’applicazione che potrebbe ridurre molto i costi della desalinizzazione. Qui un comunicato annuncia e in parte riassume uno studio sull’economia del grafene. In Italia se ne occupa tra gli altri DirectaPlus, un’azienda ospitata a ComoNext.

Making money from Graphene: beyond the hype
IDTechEx, Cambridge, UK

Making money from Graphene: beyond the hype
By Dr Khasha Ghaffarzadeh, Senior Technology Analyst, IDTechEx

Graphene has already come a long way towards commercialisation, despite its short history. Manufacturers are busy closing their second or third round of financing and many are installing multi-tonne production capacities across the world. At the same, many are moving up the value chain beyond simple powders to offer formulations and master-batches. The industry is also slowly realising that graphene is still far away from high frequency application, and is therefore looking for more realistic and lower hanging fruits. All these factors indicate that the hype is beginning to pass. But really hard questions still remain about what comes next and how to grow revenues.

IDTechEx Research thoroughly analyzed the market and technology for graphene and has published its findings in “Graphene Opportunities 2013-2018”. We have been closely tracking this space for more than a year now and have developed close relationships with almost all suppliers and end users in the industry. We have also held leading business-driven events on the topic, giving us unparalleled insight and information.

Two main challenges

We find that two main factors are acting as hard brakes on commercial growth of graphene. The first is that there is market confusion (and thus risks for the end user) and the second is that the main go-to-market strategy is replacing a well-entrenched incumbent solution. The industry should address both challenges if it is to grow beyond the $100 million dollar market forecast by us in our market research report.

Dispelling the confusion

The market confusion stems from the fact that there is no single graphene on the market. Instead, there are many graphene types. Each type is a departure from the ideal form and offers a different package of material properties. It will therefore be suitable for different end uses.

Graphene can also be manufactured using a variety of techniques. This is a positive factor in that it creates more pathways for entering the production business, but it also adds to the overall confusion. This is because each technique produces a somewhat different graphene type with a different price point.

It is currently mostly upon the potential end users and consumers – and there are many of them – to sift through this confusing market space to evaluate each graphene type and production technique for their own sets of requirements. While it does allow for differentiation between suppliers, it is a barrier against adoption. It therefore will be commercially beneficial if graphene producers collectively establish clear guidelines that will help reduce the risk and burden to the end users.

There are promising signs that the industry is moving to dispel the confusion. Business-driven conferences are playing a positive role in bringing clarity to the market. The industry is already speaking of an association, and players are moving up the value chain en masse to relieve the burden off the end users.

Moving beyond the ‘replacement mode’?

Graphene has yet not identified many applications where it has a first mover advantage. The prevalent go-to-market strategy today is replacing existing incumbent solutions. Here graphene attempts to do what already exists on the market, only a little bit better and/or a little bit cheaper.

There are many examples that verify this observation. CVD graphene pushes to replace ITO (or even ITO alternatives), but it is more expensive and has a higher sheet resistance. Graphene powders attempt to replace graphite or black carbon in composites as additives, but they are more expensive and the potential reduction in wt% may not be enough to create large and rapid market shares. Graphene competes with activated carbon in supercapacitors, and while it can offer a comparative performance advantage, its premium price will initially confine it to niche and low-volume corners of the business (more examples and more thorough assessment can be found in our report.

Beyond replacement markets

The industry is moving, albeit very slowly, beyond the ‘replacement’ phase too. We have seen several interesting product concepts such as transparent low-cost inks, IR images, low-noise sensors, etc, but more effort and imagination will be required. The alternative will otherwise inevitably be that suppliers will be forced to price to cost, and not to value. Graphene should be more than a “I am cheaper than the other guy” material.

About IDTechEx

IDTechEx guides your strategic business decisions through its Research and Events services, helping you profit from emerging technologies. We provide independent research, business intelligence and advice to companies across the value chain based on our core research activities and methodologies providing data sought by business leaders, strategists and emerging technology scouts to aid their business decisions. To discuss your needs please contact us on research@IDTechEx.com or see www.IDTechEx.com.

Un pensiero per le risorse umane

Achievers ha pubblicato una ricerca sulla cultura del management delle risorse umane. Dalla quale si evince che i manager delle HR sono orientati al realismo, ottimismo e spirito di servizio. I manager delle risorse umane sono antropologi orientati al risultato, sono psicologi orientati alla costruzione del team, sono a loro volta risorse umane sicché non possono non vedere la sfida profonda che li attende al lavoro. Non è detto che la ricerca sia rappresentativa, soprattutto in Italia. Ma suggerisce un pensiero con il quale confrontarsi.

Dedicato al marketing: una summa di spunti per guardare avanti

Steven van Belleghem è un autore ordinato e divertente che si occupa di quello che i “mercati” diventano quando ci rendiamo conto che sono “conversazioni”. In queste slide ha raccolto una vera e propria summa di spunti per aiutare le persone che si occupano di marketingi a guardare avanti. Da affrontare con un po’ di calma: sono 111 slide.

Miur. 30 milioni per startup

Tutto da leggere il minisito dedicato al megabando per finanziare attività innovative, con 30 milioni per le startup (Miur). Si rivolge a imprese che hanno meno di 6 anni e che operano in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, incentivandole a fare ricerca. Definizioni e scopi diversi dal decreto startup del Mise.

Scenari e terrori

Il labirinto uscito dalle elezioni era temuto se non implicito nella banalità del discorso pubblico nella quale si è avvitata la campagna elettorale. Ora si discute di scenari alternativi. (E ancora manca la prospettiva).

I giochi mentali che portano a definire scenari non servono a molto, se non a ridurre la tensione dell’incertezza che si è creata:

1. Campagna elettorale infinita. Nessuno si mette d’accordo con nessuno perché da un accordo perderebbe voti nelle prossime elezioni. Il Pd non si accorda con il Pdl e nemmeno con M5S. Un governo ottiene la fiducia per via di una sorta di silenzio tattico dell’opposizione (a quel punto qualcuno propone di tenere il governo attuale?). Si fa il nuovo presidente col minimo sforzo (Napolitano potrebbe rifiutarsi?) e si va a nuove elezioni. Ma non avendo cambiato la legge elettorale ci si trova di fronte a una situazione simile all’attuale e si va avanti così fino a farsi veramente male.

2. Campagna elettorale annuale. Accordo Pd e Pdl. Si fa il presidente (Amato?) e poi poco o niente. Alle elezioni dopo un anno M5S stravince.

3. Eliminazione di uno dei tre. Pd riesce ad accordarsi con M5S fa presidente della repubblica, legge elettorale, legge decisa sul conflitto d’interessi, tre leggi su lavoro, energia e riconfigurazione dell’Imu in senso progressivo. Poi alle elezioni se la gioca col M5S.

4. Neotecnici. Il debito va velocemente fuori controllo, l’Europa interviene, nuovi tecnici. Rischi di rivolta. Rischi secessione. Alternative drammatiche per ogni cittadino. Tutto dipende da qualità dei tecnici chiamati al lavoro. Intanto al Parlamento si fa una cosa tipo quelle dei punti 2 o 3.

5. Scioglimento dei partiti. I partiti si spaccano quasi tutti: parte di Pd, parte di Monti, parte di M5S, parte di Pdl costituiscono la Democrazia Costituzionale, si oppongono i deputati del Partito Costituzionale Italiano da una parte e dall’altra il Movimento Stabilità Italiana, si formano altri gruppi separati ma alleati della Dc e, con l’accordo esterno del Pci fanno quello che si diceva al punto 3.

Intanto i cittadini si arrangiano, come hanno sempre fatto. Nel frattempo, inaspettatamente, alcuni tra i più famosi sondaggisti si dimettono.

due o tre parole per città intelligenti

Nella dimensione territoriale c’è il nuovo baricentro delle visioni, delle pratiche e, persino, delle politiche per lo sviluppo. Perché il tema dello sviluppo è molto più ampio del sapere quantitativo che serve ai temi della crescita. Coinvolge le relazioni sociali, l’ambiente, la cultura.

L’idea della smart city è ovviamente una metafora. Che ha attecchito soprattutto l’anno scorso, inutile nasconderlo, soprattutto grazie ai finanziamenti del Miur interpretati da molti come una delle poche occasioni concesse per alleviare l’estremo bisogno di progettualità di questo paese. Discutendo però della concreta applicazione di questa progettualità, si sono distinti coloro che la vedevano come una forma di innovazione digitale di qualcosa (traffico, pubblica amministrazione, sanità, e così via) e coloro che la vedano come una forma di rinnovamento urbanistico destinato alla qualità della vita: non si può negare che la seconda idea convinca di più, ma è anche chiaro che la prima ha una forma più adatta a raccogliere finanziamenti. Alcune parole aiutano a nobilitare entrambi gli approcci.

Piattaforma. La città come piattaforma è una concezione operativa e orientata all’innovazione. La piattaforma serve a connettere le parti e a gestire i flussi di informazione in modo che sia il più facile l’evoluzione tecnologica e la generazione di applicazioni, servizi, prodotti nuovi e utili. Al centro del tema della piattaforma c’è l’informazione.

Ecosistema. La città come ecosistema ovviamente richiama l’insieme delle caratteristiche ambientali del luogo, le forme di vita che contiene e le dimaniche sociali, economiche, culturali che vi si sviluppano. Consente di riconoscere la coevoluzione come logica di sviluppo. Al centro del tema dell’ecosistema c’è la vita.

Il paesaggio della conoscenza è forse il risultato dell’incontro tra la natura e la cultura della città. Quello che sappiamo è che è costruito dalle azioni quotidiane e le scelte di oggi, le cui conseguenze hanno una lunghissima durata.

Oggi a Potenza si parla di smart city.

L’Italia 24esima nell’innovazione

L’Italia è ventiquattresima nella classifica delle nazioni più innovative (Bloomberg). Ai primi posti, dopo Stati Uniti e Corea, ci sono Germania, Finlandia e Svezia. Non stupisce che l’Europa risenta della tensione di contenere paesi in condizioni tanto diverse.

Il giudizio è basato su una media ponderata di sette variabili. Intensità di ricerca (R&D in percentuale del Pil): Italia ventottesima. Produttività (Pil per occupato per ora lavorata): Italia diciannovesima. Densità di aziende innovative (percentuale di aziende che si occupano di settori innovativi come aerospaziale, biotecnologia, semiconduttori, hardware, software, energie rinnovabili, sul totale delle aziende quotate): Italia ventiduesima. Concentrazione di ricercatori (numero di ricercatori per ogni milione): Italia trentaquattresima. Capacità industriale (un indicatore che tiene conto della quota dell’attività industriale sul Pil e della quota di ricerca nel valore prodotto): Italia trentaseiesima. Livello di istruzione (percentuale di persone educate in materie scientifiche, alfabetizzate, che accedono all’università): Italia cinquantaseiesima. Brevettazione (richieste di brevetto per ogni milione di abitanti e per ogni milione di dollari spesi in R&D): Italia venticinquesima.

Inutile dire che questa posizione in classifica non è compatibile con la speranza di mantenere le posizioni nella classifica delle nazioni più sviluppate. E che la posizione sull’istruzione è particolarmente infame.

ps. Ogni classifica di questo genere è ovviamente una semplificazione. Anche se la semplificazione vale per tutti.

Sanna Kannisto. Scienza e arte

Sanna Kannisto fotografa la natura affiancandosi agli scienziati che la studiano. Per lei, la relazione tra arte e scienza emerge dando una mano ai ricercatori nel loro lavoro quotidiano (Big Ben, Aperture).

I like my role as a sort of mediator between art and science, drawing parallels between them and working very freely with different ideas. I think art and science are too separated. I wish that there were more interdisciplinary projects. Universities and research organizations have wonderful projects and also interesting equipment; it would be very fruitful if artists had more opportunities to work together with scientists.

Sicurezza by design

Una webapp per vedere le considerazioni del progetto Secured by design sulle soluzioni costruttive e urbanistiche che facilitano il mantenimento della sicurezza in città.

securedesign

Intanto, si discute della nuova urbanistica. E un bel pezzo come questo sulle idee di Andrés Duany, probabilmente, andrebbe letto.

“An urbanist does the least necessary and lets everyone else naturally do the rest.”

Condorcet e il factchecking

Nel corso di un incontro, ieri a Trento, organizzato dalla Fondazione Ahref, Achille Varzi ha richiamato il paradosso di Condorcet e chiarito come le decisioni di un gruppo non sono sempre l’aggregazione delle decisioni degli individui.

È un’affascinante dimostrazione del fatto che la razionalità individuale non si può sempre sommare alla razionalità degli altri utilizzando un sistema di aggregazione pensato per arrivare a una soluzione sulla base di semplici regole di maggioranza.

Peraltro, il un social network le persone non agiscono in modo meramente individuale. Anzi il contesto e l’abitudine le conduce a scegliere confrontandosi con gli altri. Sicché, di fatto, le ragioni individuali non si sommano, ma si confrontano e si raggruppano in modi complessi ma contemporaneamente capaci di generare soluzioni empiriche piuttosto funzionali.

Sarebbe peraltro molto interessante indagare sulle condizioni che conducono a migliorare le decisioni che vengono prese in una rete sociale. Non mancano i pensatori che abbiano ragionato intorno a questo tema, come James Surowiecki: riassumendo (troppo) velocemente, dice che a livello cognitivo un gruppo sceglie meglio se è composto da persone “diverse” che agiscono indipendentemente le une dalle altre in un contesto decisionale decentrato. Se ne dedure che se si copiano o si influenzano vicendevolmente non decidono bene? Eppure è proprio quello che avviene nei social network e nella vita quotidiana quando si agisce senza riflettere. È una delle forme dell’intuizione secondo Daniel Kahneman: il più delle volte, si decide in base alla prima cosa che viene in mente, che spesso deriva da ciò che si vede fare alle persone vicine nel network sociale.

Il punto è che occorre meditare seriamente sulle regole con le quali le persone collaborano e decidono, almeno per le attività di gruppo che hanno conseguenze pubbliche e possono avere una certa importanza civica. Nel factchecking civico per esempio le valutazioni individuali sono piuttosto complesse e importanti, si fondano su un impegno rilevante di ciascuno – rispetto alle tipiche attività dei social network – soprattutto se è obbligatorio cercare e citare le fonti dalle quali si traggono le verifiche delle notizie. Questo naturalmente tende a ridurre il numero dei partecipanti. Ma li orienta a confrontarsi con uno spazio mentale relativamente consapevole.

Il lavoro del factchecking civico è complesso, logicamente e semanticamente, come hanno mostrato Guido Vetere e Luciano Serafini. Coinvolge varie dimensioni psicologiche come ha spiegato Barbara Collevecchio. E presenta problemi epistemologici piuttosto importanti, esemplificati da Boris Rähme della Fondazione Ahref (alla quale collaboro).

Ma, come ha sottolineato Sergio Maistrello, il factchecking può servire a migliorare un bene fondamentale come la qualità dell’informazione.

E costituisce una pratica che allena alla visione critica delle notizie, al rispetto per il trattamento delle fonti, alla consapevolezza dell’impegno richiesto dal lavoro di raccogliere informazioni verificate e documentate. Insomma, ottiene il risultato pratico di conoscere un po’ meglio come stanno le cose e di alimentare una cultura dei media attiva a costruttiva. La strada da fare è lunga ma molto interessante.

Numeri internetteschi

Royal Pingdom offre regolarmente un aggiornamento sui numeri che caratterizzano internet. Una raccolta vasta e vagamente esplorativa. Ma sempre suggestiva.

Si scopre per esempio che ogni giorno circolano 144 miliardi di mail nel mondo e che 88 miliardi (61%) di mail sono considerate inessenziali. (Comunque la si pensi nel rapporto tra social network e posta elettronica, il mercato di quest’ultima resta in crescita dicono a Radicati).

Ovviamente, 144 miliardi di mail al giorno sono tante. Ma sembrano ancora più numerose se si pensa che sono stati mandati 163 miliardi di messaggi su Twitter in tutto, da quando il servizio è nato.

Compreso questo, i blog su WordPress sono 59,4 milioni. Su un totale di 634 milioni di siti nel mondo (dicono a Netcraft). Se si ragionasse in medie si vedrebbe che ci sono meno di 4 utenti di internet per ogni sito disponibile in rete (InternetWorldStats).

Il 24,3% dei 10mila più grandi siti del mondo è integrato con Facebook (si può per esempio fare “like” sulle loro pagine). Questo dà una dimensione delle possibilità di fare da “motore di ricerca” della graph search annunciata da Facebook.

Un miliardo di persone attive su Facebook, 200 milioni su Twitter, 135 milioni su Google+ in un mese.

Colpisce che la velocità di download delle pagine sia calata del 4% nel corso dell’anno passato (dice HttpArchive). Evidentemente traffico e pensantezza delle pagine aumentano un poco di più della larghezza di banda disponibile. Ma ovviamente si tratta sempre di medie.

I sottoscrittori di un abbonamento mobile con smartphone sono 1,1 miliardo. Il 13% del traffico internet mondiale è su piattaforma mobile.

Scuola: la grande trasformazione. Mimi Ito e il learning divide

Se c’è un argomento sottovalutato nel quadro delle questioni relative alla grande trasformazione in atto, quell’argomento è la scuola.

Una grande ricerca realizzata da un gruppo internazionale di esperti presieduto da Mizuko Ito mostra tra l’altro come il gigantesco cambiamento nel sistema dei media e il nuovo paradigma dell’epoca della conoscenza stiano aprendo la strada a una trasformazione dell’organizzazione fondamentale con la quale i bambini e i giovani socializzano, entrano in contatto con le istituzioni, apprendono i fondamenti della loro cultura, si preparano al futuro.

Un risultato inquietante della ricerca è l’osservazione secondo la quale si va allargando il divario tra chi apprende facendo pienamente ricorso alle nuove opportunità offerte dai media digitali e chi ne è escluso. E’ un learning divide che peggiora la distanza tra il basso e l’alto della piramide socio-economica globale. Internet accelera lo sviluppo per chi la conosce e frena chi non la usa.

Un breve sommario è su Dml Research Hub e la ricerca si scarica qui in pdf.

Ieri a Parma, almeno trecento insegnanti si sono incontrati per parlare di come cogliere l’opportunità delle nuove tecnologie per migliorare i risultati dell’insegnamento scolastico. Tra i vari interventi un’idea di fondo era ricorrente: la società è cambiata, le riflessoni intorno alle tecnologie sono un’occasione per riflettere sull’adattamento della scuola alla contemporaneità. Un punto era abbastanza chiaro: il sapere che conta e che la scuola è preposta a offrire è un arricchimento anche del mondo della rete digitale, purché chi lo propone sappia usare il linguaggio adatto all’ambiente mediatico che è stato ricostruito facendo leva sul digitale. Il tema è bellissimo e importante come pochi. Progetto e-inclusion, Liceo Bertolucci Cross Medial Information Unit.

Vedi anche:
I video dei partecipanti alla ricerca e quello con Mimi Ito:

Chi esporta il valore aggiunto altrui

Una ricerca Oecd-Wto mostra come le esportazioni dei vari paesi contengano a loro volta una quota di valore aggiunto generato altrove. L’Italia non è messa male da questo punto di vista. Se non capisco male significa che, nonostante il dibattito sulla delocalizzazione, gli imprenditori italiani riescono ancora a produrre molto valore in casa. In gran parte si tratta di valore aggiunto di conoscenza.

Scienziati firmano la dichiarazione sulla coscienza degli animali

Un gruppo di scienziati ha firmato una dichiarazione pubblica per sostenere che gli animali hanno una coscienza individuale. Proprio come gli umani. Almeno alcuni umani.

Gli scienziati che hanno scritto la dichiarazione: Philip Low, Jaak Panksepp, Diana Reiss, David Edelman, Bruno Van Swinderen, Christof Koch.

Vedi anche
Il sito dell’evento
Un articolo di io9
Il pdf della dichiarazione

Post Industrial Journalism. Anderson, Bell, Shirky

C.W. Anderson, Emily Bell e Clay Shirky hanno terminato il loro grande rapporto sul giornalismo, la sua crisi, la sua trasformazione, il suo futuro. Che in una parola si sintetizza in: sopravvivere. (via Nieman, Tedeschini)

Il titolo è Post-industrial journalism. Adapting to the present. E va letto assolutamente, con attenzione e molta calma.

Il cambiamento che descrive associa l’innovazione tecnologica, il nuovo mestiere giornalistico, le trasformazioni nel pubblico.

Al di là di questa segnalazione e in relazione ai temi che si vedranno nei prossimi post, il testo va messo in prospettiva.

Il giornalismo che dipende dal business editoriale subisce le conseguenze organizzative della trasformazione di quel settore. L’era industriale aveva definito l’editoria in base a una sorta di filiera produttiva della quale gli editori controllavano ogni passaggio chiave, la tecnologia, il copyright, la distribuzione, il prezzo. Lo spazio limitato sul quale si poteva pubblicare e l’accesso limitato a quello che si era pubblicato garantivano il valore aggiunto per gli editori e di conseguenza una larga parte degli stipendi dei giornalisti.

L’era post-industriale è una sfida alla linearità del business editoriale. L’innovazione tecnologica dalla quale gli editori sono stati largamente esclusi è stata portata avanti dalle imprese digitali e sulla logica delle piattaforme. I giornalisti stanno cercando di adattarsi a questo presente.

Ma il concetto di “post-industriale” richiama un passaggio storico destinato a trascorrere velocemente. Chi osserva il fenomeno dice che il prossimo stadio è quello dell’”epoca della conoscenza”. In questo contesto, la generazione di valore è connessa in gran parte alla ricerca. E chiede al giornalismo di tornare ad essere ricerca, oltre che cura della selezione di informazioni da fornire al pubblico. Il sapere artigiano del giornalismo si unisce alla ricerca e alla generazione di conoscenza per arrivare, se riesce, a servire il pubblico del futuro. E a supporto di questo lavoro, le tecnologie digitali – editoriali o non editoriali – sono in evoluzione. Probabile che il giornalismo si adatti al cambiamento. Meno facile che si adattino gli editori che non agiscono presto. Ma tutto questo spiega perché questa fase di trasformazione, dolorosa e complessa, porta gli autori a suggerire che l’obiettivo immediato è, appunto, “sopravvivere”. Intanto, il pubblico, le piattaforme, i media civici, matureranno. E l’essenziale emergerà. Il compito è riuscire a distinguere ciò che è importante: per scoprire, in mezzo al vasto insieme di novità, la dimensione di più lunga durata dell’innovazione.