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Italia benessere: Ocse vede un certo equilibrio tra vita e lavoro

Le famiglie stanno abbastanza bene. Ed è buono l’equilibrio tra qualità della vita e lavoro. L’istruzione preoccupa, come scarseggiano le opportunità di lavoro. Lo calcola l’Ocse. Ecco il comunicato:

OCSE – Milano, 18 maggio 2015

 

Salute, Istruzione, Felicità? Il Better Life Index dell’OCSE racconta com’è la vita in Italia

 

Oggi l’OCSE presenta in anteprima il Better Life Index in italiano. Il BLI è una piattaforma online di tipo interattivo che offre degli spunti interessanti sulla percezione di benessere e qualità della vita dei cittadini. Per la prima volta da oggi gli Italiani potranno avere a disposizione questo strumento tradotto nella loro lingua, nonché confrontare la performance dell’Italia con quella di altri 35 paesi nel mondo, rispetto a 11 dimensioni di benessere: abitazione, reddito e ricchezza, occupazione, istruzione, ambiente, impegno civile, salute, soddisfazione personale, relazioni sociali, equilibrio vita-lavoro e sicurezza. 

 

Secondo l’analisi basata sul Better Life Index  l’Italia ottiene risultati positivi sull’equilibrio vita-lavoro e sul reddito e la ricchezza delle famiglie, che sono superiori a quelli della media OCSE. Una buona performance si registra anche nel campo della salute e delle relazioni sociali. 

 

L’istruzione e il lavoro sono invece aree nelle quali i risultati italiani sono inferiori a quelli della media OCSE, risultati insufficienti anche sulla qualità dell’ambiente, gli aspetti abitativi e la soddisfazione personale. 

 

L’Italia si classifica 13esima per l’equilibrio vita-lavoro, 14esima per reddito e ricchezza e 31esima per l’istruzione. Ulteriori dettagli sui risultati italiani possono trovarsi qui

 

Attraverso il Better Life Index i cittadini possono ottenere un indice personalizzato che permette di confrontare la performance dei paesi sulla base delle priorità attribuite agli 11 fattori di benessere. Fino ad oggi 92000 utenti nel mondo intero hanno condiviso il loro indice personalizzato con l’OCSE.

 

In Italia, dove in più di 3600 hanno risposto, la salute, l’istruzione e la soddisfazione personale sono le dimensioni di benessere considerate più importanti dai cittadini, anche più della ricchezza. Inoltre l’ambiente e l’impegno civile risultano valori più importanti in Italia che nel resto d’Europa. Per dare voce alle tue idee, crea il tuo Better Life Index qui

 

Lanciando il Better Life Index il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurria ha dichiarato: “In risposta agli interrogativi sollevati dalla crisi, dobbiamo colmare il divario tra bisogni dei cittadini, le loro aspirazioni e le agende dei governi. Per questo è necessario capire meglio cosa vuole la gente. E’ questa l’essenza della democrazia. Il Better Life Index può esserci d’aiuto in questo compito.”

 

Per un articolo del Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurria sul benessere in Italia e sull’importanza di orientare le politiche economiche e sociali al raggiungimento del benessere vai qui: Going beyond GDP – the OECD’s Better Life Index


Il Better Life Index e l’EXPO Milano 2015

L’OCSE lancia il Better Life Index in italiano in collaborazione con l’EXPO 2015, di cui è partner ufficiale. Il tema dell’EXPO Milano 2015, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” presenta dei punti di sinergia evidenti con la visione di benessere insita nel Better Life Index, in particolare con i focus sulla salute, l’interazione umana e le relazioni sociali, l’ambiente e la cultura. Per una panoramica completa del partenariato  OCSE ed EXPO Milano vai qui (www.oecd.org/expo-milano.htm)

Elementi di contesto

 

Il Better Life Index fa parte dell’Iniziativa Better Life dell’OCSE lanciata nel 2011 per misurare il benessere ed il progresso delle collettività al di là di metriche tradizionali come il PIL. L’iniziativa si sviluppa con una serie di rapporti, come How’s Life?(Come va la vita?) che analizza in maniera approfondita il benessere delle popolazioni, con un focus sui trend temporali e le ineguaglianze tra individui.

 

L’OCSE ha anche sviluppato un progetto per misurare il benessere a livello regionale che ha confluito nel rapporto How’s Life in your Region(Come va la vita nella tua regione?). Il rapporto è corredato da un sito web interattivo che analizza le differenze di benessere tra regioni. Per avere delle informazioni sulle performances di benessere della Lombardia puoi andare qui: http://www.oecdregionalwellbeing.org/region.html#ITC4

 

Il rapporto dell’OCSE Come andava la vita? apporta degli elementi complementari a questo insieme di lavori, fornendo una panoramica dell’evoluzione di benessere dal 1820 ad oggi per 25 paesi e 8 regioni del mondo.

Uber under

Una ricerca di data scientist dell’Mit di Cambridge Massachusetts ha comparato i prezzi che si pagano a New York per una corsa in taxi con quelli che si pagano per una corsa in Uber (hanno considerato il servizio Uber più a buon mercato). E hanno trovato che conviene il taxi per tutte le corse brevi, per esempio all’interno di Manhattan. Uber può convenire soltanto se si fa un tragitto più lungo, per esempio da Manthattan a Queens (TechnologyReview e Quartz). Per maggiore precisione: “Uber appears more expensive for prices below 35 dollars and begins to become cheaper only after that threshold,” dicono i ricercatori.

Conversazioni dal futuro a Bruxelles

È cominciato ieri un ciclo di conferenze organizzate dall’Istituto italiano di cultura con l’aiuto di Nòva con testimoni italiani che guardano al futuro. Ieri era la volta di Dino Pedreschi che ha parlato di Big Data all’europea: una grandissima occasione, per rilanciare un tema straordinariamente importante, attualmente dominato dalla proprietà privata o dal controllo statale, mentre potrebbe svilupparsi come commons a beneficio di una società affamata di conoscenza.

Ocse: con le riforme, l’Italia può recuperare il 6% di Pil in dieci anni

Le riforme avviate dal governo, se realizzate, possono da sole generare un aumento del Pil del 6% in dieci anni. Poco? Molto? Probabilmente è una questione di punti di vista. Ma è certamente solo una parte di quello che si può attivare se il paese invece di pensarsi come un luogo condannato al declino comincia a pensare di avere una prospettiva. (Rapporto Ocse). Ecco il comunicato:

Cambiare il quadro politico-istituzionale in Italia è fondamentale per garantire che le ambiziose riforme in corso rilancino la crescita e aumentino la qualità della vita, secondo un nuovo rapporto dell’OCSE.

Secondo le stime dell’OCSE presentate nell’ultimo Studio Economico sull’Italia, le riforme introdotte dal 2012, se pienamente attuate, dovrebbero portare a un aumento del PIL del 6% nell’arco di 10 anni. A questo fine, l’attuazione completa delle riforme è assolutamente necessaria.

Di particolare importanza sono le misure volte a migliorare la struttura del Parlamento e la divisione delle responsabilità tra Stato e Regioni – che dovrebbero essere completate quest’anno – e che dovrebbero garantire un’elaborazione più efficiente delle leggi ed evitare i ritardi di attuazione. Tali misure permetteranno anche di assicurare che future riforme abbiano una maggiore probabilità di essere varate.

Nel corso della presentazione del rapporto dell’OCSE, tenutasi a Roma in presenza del Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giulano Poletti, e del Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurría ha dichiarato: “L’Italia sta facendo progressi intraprendendo riforme senza precedenti. Ciò migliorerà non solo le prospettive di crescita e di occupazione per il paese, ma considerato il ruolo chiave dell’Italia in Europa, accrescerà anche la fiducia a livello sistemico. Una determinazione politica forte è stata necessaria per intraprendere con queste riforme. Il Governo Italiano deve continuare con la stessa determinazione per completarle. Tali cambiamenti consentendo inoltre di indirizzare maggiori risorse in aree di vitale importanza come l’istruzione, una rete di protezione sociale più equa, un migliore supporto per i lavoratori in mobilità e gli investimenti in infrastrutture.”

Il Jobs Act, adottato nel 2014, mira a razionalizzare la tutela del lavoro, ampliare le politiche attive del mercato del lavoro, rendere più efficace la protezione sociale e accrescere la partecipazione delle donne alla forza lavoro. Secondo le stime dell’OCSE, una piena ed effettiva attuazione del Jobs Act potrebbe portare ad un aumento ulteriore della crescita e dell’occupazione, eliminando molti degli ostacoli per la creazione di opportunità di lavoro.

Il rapporto rileva inoltre che il nuovo contratto unico per le nuove assunzioni, che prevede un aumento delle tutele col passare del tempo, va attuato pienamente e integrato da ulteriori miglioramenti previsti nel Jobs Act. Orari di lavoro flessibili, una politica migliore per rendere il congedo parentale più accessibile, una buona qualità dei servizi di assistenza all’infanzia, sono condizioni fondamentali per promuovere una più alta partecipazione delle donne alla forza lavoro.

Le riforme del mercato del lavoro contribuiranno a rilanciare la crescita della produttività anche permettendo alle aziende ad alto livello produttivo di sviluppare tutto il loro potenziale. Sforzi addizionali devono essere fatti per migliorare le competenze dei lavoratori affinché’ corrispondano meglio ai requisiti richiesti dai posti di lavoro disponibili.

Per quanto riguarda il mercato dei prodotti, il rapporto raccomanda interventi più decisivi per promuovere la concorrenza nei servizi pubblici locali e di continuare a ridurre le barriere alla liberalizzazione delle professioni regolamentate e della vendita al dettaglio.

Il rapporto afferma che oltre a migliorare le prospettive per la crescita, l’Italia ha compiuto notevoli sforzi per ridurre il suo deficit, e ciò dovrebbe determinare una riduzione dell’indebitamento pubblico l’anno prossimo. E’ necessario però monitorare le misure fiscali e mantenere uno stretto controllo sulla spesa. Bisogna inoltre lavorare per migliorare l’efficienza della spesa pubblica, favorendo una migliore trasparenza e una lotta efficace alla corruzione. La riforma fiscale dovrebbe includere una rivalutazione dell’ampia gamma di sgravi ed esenzioni.

Una Sintesi dello Studio Economico 2015 sull’Italia è disponibile in Inglese, Francese e Italiano.

È anche disponibile una versione integrata del rapporto, corredata da una nota sulla versione scaricabile e sulla versione cartacea del rapporto.

Unanimità per l’unità digitale d’Italia. Vittoria costituzionale di Quintarelli e Palmieri

È passato, all’unanimità, un emendamento all’art. 117.r della Costituzione dove si parla della divisione dei poteri tra Stato centrale ed enti locali a proposito del digitale. L’articolo dava competenza esclusiva allo Stato sul “coordinamento informatico dei dati della PA”. Solo dei dati, non dei processi o delle infrastrutture. Il che generava duplicazioni, scarsa interoperabilità e altri errori architetturali.

Stefano Quintarelli e Paolo Coppola hanno presentato un emendamento che semplificava la questione attribuendo allo Stato “il coordinamento informatico della PA”.

Era un emendamento destinato a soffocare nella macchina di approvazione di altre riforme costituzionali. Per la fretta di andare avanti, il governo spinge per eliminare ogni discussione non strettamente necessaria. Coppola deve obbedire. E si giunge alla discussione in aula. Il racconto di Quintarelli è emozionante. Annuncia il ritiro dell’emendamento motivandolo con il suo primo discorso alla Camera. Antonio Palmieri prende la parola e fa suo l’emendamento spiegandone le ragioni e dimostrando che riguarda una modifica davvero essenziale della distribuzione dei poteri. Gli altri gruppi parlamentari lo sostengono. Anche M5S. Addirittura la Lega. Alla fine anche il governo deve dedicare un momento di attenzione alla sostanza dell’emendamento e si accorge che non può non approvarlo. E l’emendamento passa all’unanimità.

Quintarelli ha visto la storia passare davanti ai suoi occhi e ne ha scritto una pagina. Gli altri deputati l’hanno letta al volo e uno dopo l’altro hanno firmato il loro contributo. Il Parlamento ha dimostrato il ruolo che merita. Il governo ha dimostrato che può anche cambiare idea quando è bene che lo faccia. La Costituzione migliora. E l’agenda digitale degli italiani si fa più unitaria. Da leggere il verbale della seduta. In attesa del racconto di Quintarelli cui va un grandissimo applauso!

Libri: i dati di un ereader mezzo vuoto e mezzo pieno

All’Aie non sono del tutto scontenti dei dati che vedono meno libri venduti e meno lettori. Anche perché questi dati sono più veri di quelli del passato.

Nel 2014 il mercato dei libri di carta è diminuito: -3,8% il giro d’affari, -6,5% le copie vendute. Il mercato degli ebook è arrivato al 4,4% del mercato dei libri, con un fatturato in aumento del 39,4% sul 2013. Intanto, gli italiani che leggono diminuiscono solo in apparenza: i lettori forti restano invariati, i lettori deboli diminuiscono. Vuol dire che i deboli non erano lettori, ma consultatori di ricette e guide turistiche: ora vanno online e tanti saluti. Non erano veri lettori di libri, come ha dimostrato Tullio De Mauro.

COMUNICATO STAMPA

Libri: resta stabile nel 2014 la spesa degli italiani per leggere
Peresson (AIE): “Segni meno per lettura e mercato 2014. Sommati, tutti i fattori, ci raccontano però un’altra storia: la trasformazione”

Resta stabile la spesa per leggere degli italiani. E’ un primo dato di quanto emerge dall’indagine dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2014, che sarà presentato domani, 27 gennaio, nella giornata inaugurale del XXXII Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, in programma fino al 30 gennaio a Venezia.
Il 2014 si conferma infatti un anno di grande trasformazione per il settore del libro: diversi indicatori risultano negativi ma, sommati, dimostrano complessivamente come l’andamento della spesa degli italiani in libri, ebook, e-reader e collaterali – in altre parole in ciò che serve a leggere – registri un +0,1% complessivo.
Quanto hanno speso dunque gli italiani nel 2014 per leggere? Quasi 1,5miliardi di euro (per la precisione 1,452miliardi): 51,7milioni di euro è la stima del mercato 2014 degli ebook venduti, 1,2miliardi il mercato dei libri di carta secondo Nielsen nei canali trade (librerie, librerie online, grande distribuzione), 111milioni di euro quanto pagato dagli italiani per gli e-reader (stima provvisoria su dati Assinform, non si sono considerati i tablet), 54,3milioni di euro la spesa per i collaterali. La somma dei fattori si traduce in un dato sorprendente e soprattutto in una sfida implicita: “La sfida – sottolinea Giovanni Peresson, responsabile Ufficio studi AIE – di fare in modo nuovo il mestiere del libraio o dell’editore, innovando tutti quegli elementi che ci obbligano a guardare in modo diverso i comportamenti del lettore e cliente. Alcuni dati, presi singolarmente, possono risultare negativi ma aggregati all’interno del “sistema lettura” ci possono raccontare una storia diversa. La storia di una trasformazione”.
Diminuisce la lettura in Italia ma… – Secondo i dati Istat si passa dal 43% di italiani con più di 6 anni che leggono almeno 1 libro all’anno del 2013 al 41,4% del 2014. I forti lettori restano sostanzialmente stabili (-0,02%), crollano i lettori occasionali. Se si vuole fotografare la lettura nel lungo periodo, tra 2010 e 2014 si sono persi qualcosa come 2,6milioni di lettori (il 10%).
Parallelamente nel 2014 cresce, secondo Istat, del 32,2% la lettura di ebook: quasi 7milioni di italiani (il 13,1% della popolazione) hanno letto un ebook nell’anno passato.
Diminuisce la produzione di libri di carta, cresce quella degli ebook – Gli editori hanno prodotto nel 2014 63.417 titoli, il 5,1% in meno rispetto al 2012 e con un prezzo di copertina alla produzione in media di 18,14 euro (il -7,2% rispetto al 2012). Parallelamente cresce la produzione di e-book: nel 2014, si stimano 53.739 titoli in digitale (esclusi i gratuiti) nei vari formati (epub, pdf, mobipoket), l’88,4% in più rispetto al 2012 e con un prezzo di copertina alla produzione in media di 6,96 euro (-22,8% sul 2012).
Cala il mercato del libro di carta nel 2014 rispetto all’anno precedente, ma progressivamente meno. Cresce del 40% il mercato e-book – Il 2014 si chiude per i libri di carta con il segno meno nei canali trade, secondo i dati Nielsen: -3,8% il giro d’affari, -6,5% le copie vendute, in ripresa rispetto ai primi mesi dell’anno e anche rispetto agli anni precedenti. Il libro di carta si compra prima di tutto nelle librerie di catena (pesano per il 40,6%, anche se in leggero calo rispetto al 2013), un pochino meno nelle librerie indipendenti (al 30,7%), sempre più nelle librerie online, che oggi pesano il 13,8% (+ 8% rispetto al 2013). Diminuisce invece in modo significativo la grande distribuzione. Parallelamente il mercato degli ebook si stima al 4,4% del mercato del libro, con un fatturato di 51,7milioni di euro (+39,4% sul 2013).
“Questo quadro – conclude Peresson – ci dice che siamo entrati in una nuova fase: di lettura, di acquisto, anche di produzione. I paradigmi stanno cambiando. Non è in crisi il libro. Siamo di fronte a un radicale cambiamento nel mix, in cui innovazione è la parola chiave per tenere conto di una società più liquida e fluida”.

Edge 2015 e le macchine pensanti

La domanda di Edge di quest’anno è: che cosa pensi delle macchine che pensano? Domanda che tenta di impostare la discussione in modo da superare il pregiudizio (tecnocentrico o luddista). E che ha generato come sempre una quantità di idee bellissime da vedere su Edge. Una selezione è anche su Nòva.

Paul Saffo chiarisce che il terrore per un mondo governato da intelligenze artificiali è comprensibile ma che un mondo privo di intelligenze artificiali è invivibile oggi. Tomaso Poggio suggerisce di rispondere in base a una ricerca sull’etica. Kevin Kelly invita a prendere atto del fatto che le intelligenze sono molte e diverse: impariamo a gestirci in un pianeta con una ricca diversità di intelligenze. Impossibile riassumere tutto: il lavoro va letto. Il dibattito in materia è vivo.

Il mio contributo quest’anno è concentrato su un’idea: per immaginare un mondo dove l’intelligenza artificiale gioca un ruolo essenziale, autonomo, potenzialmente molto rischioso è bene cominciare dall’esperienza. E l’esperienza l’abbiamo nella finanza autoreferenziale degli ultimi decenni. Il terribile effetto che l’intelligenza artificiale può produrre sulla vita di miliardi di persone però non è dato dalla macchina ma dalla struttura incentivante che le dà forma e funzione. Deresponsabilizzando l’individuo: il testo dell’intervento in materia su Edge.

Il post-umano è umano. La forma assunta dall’intelligenza artificiale è data dalla narrazione prevalente che una civiltà si dà come prospettiva storica. La finanza autoreferenziale ne è una forma potenzialmente devastante.

La governance multistakeholder di internet. Dodici casi di studio

Dal Berkman Center di Harvard e la Annenberg School, una ricerca su dodici casi di studio di governance multistakeholder (paper). Una ricerca che serve per mostrare come può evolvere la governance di internet che affronta sfide sempre più complesse e che non può essere appiattita alle logiche di pochi stakeholder se si vuole che la rete resti un sistema generativo basato sulla logica dei commons.

Abstract:

This paper synthesizes a set of twelve case studies of real-world governance structures. Together with the underlying case studies, it is the result of a globally coordinated, independent academic research pilot project by the Global Network of Interdisciplinary Internet & Society Research Centers (NoC). Facilitated by the Berkman Center for Internet & Society at Harvard University, this study examines existing multistakeholder governance groups with the goal of informing the evolution of — and current debate around — the future evolution of the Internet governance ecosystem in light of the NETmundial Principles and Roadmap, discussions at the Internet Governance Forum, and the NETmundial Initiative, as well as other forums, panels, and committees.

Internet governance is an increasingly complex concept that operates at multiple levels and in different dimensions, making it necessary to have a better understanding of both how multistakeholder governance groups operate and how they best achieve their goals. With this need in mind, at a point where the future of Internet governance is being re-envisioned, this project aims to deepen our understanding of the formation, operation, and critical success factors of governance groups (and even challenge conventional thinking) by studying a geographically diverse set of local, national, and international governance models, components, and mechanisms from within and outside of the sphere of Internet governance, with a focus on lessons learned.

The research effort is grounded in a diversity of global perspectives and collaborative research techniques. Adhering to objective and independent academic standards, it aspires to be useful, actionable, and timely for policymakers and stakeholders. More broadly, the Network of Centers seeks to contribute to a more generalized vision and longer-term strategy for academia regarding its roles in research, facilitation and convening, and education in and communication about the Internet age.

Il lavoro intellettuale a ore. Un grafico

Sappiamo che Murakami nuota. Un’ora al giorno. Invece la maggior parte degli intellettuali fa esercizio con delle grandi camminate. Ma quando dormono? E quando scrivono? Kafka lavorava di notte, come Balzac. Molti grandi scrittori sono piuttosto regolari, con sveglia precoce e orari regolari. Ma che Kant scrivesse soltanto un’ora al giorno è stupefacente: passava molto più tempo al pub. Informazioni da ‘Daily Rituals’ di Mason Currey (visual.ly)


Want to develop a better work routine? Discover how some of the world’s greatest minds organized their days.
Click image to see the interactive version (via Podio).

Arte alla frontiera della ricerca di senso dove è più difficile trovarne

Con Art Central Hong Kong cerca di diventare uno dei grandi poli nel mondo dell’arte. La città è probabilmente il luogo nel quale l’evoluzione del sistema cinese può accelerare. L’arte è una forma di ricerca non violenta che può sicuramente aiutare. Mentre un artista come Ai WeiWei simboleggia insieme la possibilità e la difficoltà di quell’evoluzione.

Un pezzo molto analitico e importante di Hans de Zwart (Bits of Freedom) su Medium prende spunto proprio dalla vicenda di Ai Weiwei per dire come può diventare l’esperienza umana in un contesto di sorveglianza capillare. Intanto a Genova una mostra sulla democrazia come illusione sembra adatta a vedere la questione da un punto di vista speculare.

Del resto, la sorveglianza si generalizza e banalizza con la gadgettistica che si va diffondendo. Come dimostra la Narrative, una macchinetta per riprendere tutto quello che succede a una persona tanto simile a quello che raccontava Dave Eggers in The Circle da avermi spinto a citarla nel mio prossimo libro (uscirà a febbraio).

Soffriamo della sorveglianza. E cerchiamo libertà. Con tecnologie analoghe che hanno effetti opposti. La fotografia e il video ci appaiono al servizio della sorveglianza e insieme formula di libertà. I poliziotti che riprendono ogni attimo di un loro contatto con persone che devono interrogare creano condizioni di migliore legalità. Nassim Taleb ha raccontato una sua esperienza: “The other day, in the NY subway corridor in front of the list of exits, I hesitated for a few seconds trying to get my bearings… A well dressed man started heaping insults at me ‘for stopping’. Instead of hitting him as I would have done in 1921, I pulled my cell and took his picture while calmly calling him a ‘Mean idiot abusive to lost persons’. He freaked out and ran away from me, hiding his face in his hands.”

La ricerca sulla fotografia e l’arte sta concentrandosi sulla ridefinizione del ruolo di questa tecnica meravigliosa. Lo mostrano le riflessioni di Ekaterina Degot, scrittrice e curatrice, direttrice dell’Academy of Arts of the World, Colonia, professoressa alla Rodchenko Moscow School of Photography. Photographers versus Contemporary Artists: Whose Crisis Is Deeper? E poi: Photography versus Contemporary Art: What’s Next? Si può sperare che l’esperienza artistica ci porti un po’ più avanti in questa bizzarra epoca nella quale ci lasciamo sorvegliare, ne soffriamo e ne godiamo, abbandonando la ragione e recuperandola a giorni alterni. Chissà se i commentatori vorranno segnalare altre letture.

Studio: videocamere sui poliziotti per aumentare la legalità

Uno studio su Journal of Quantitative Criminology, riportato da FutureTimeline, dice che l’applicazione sulla giacca dei poliziotti di una videocamera che registra tutte le parole del poliziotto e le mosse delle persone che questi ferma e interroga aumenta il comportamento corretto e legale di tutti diminuendo le forme di violenza e arroganza da perte di tutte le parti in causa, compresi i poliziotti. Il 59% in meno di uso della violenza pa parte dei poliziotti e l’87% di proteste in meno da parte dei cittadini. La rilevazione è stata effettuata a Rialto, California.

A quanto pare, i poliziotti sono obbligati a dire alle persone che fermano che tutto viene registrato e questo produce una consapevolezza che limita gli abusi e i comportamenti illegali o violenti.

Un tedesco ci invita a fare i compiti a casa. Ma finalmente parla di scuola

Andreas Schleicher che guida il lavoro dell’Ocse sulla quantificazione della qualità dei processi educativi nelle scuole interviene sul tema dei compiti a casa. Che si dimostrano essenziali per il rendimento. Emerge tra l’altro che i giovani che vivono in famiglie disagiate spendono meno tempo degli altri a fare i compiti a casa e questo aumenta la distanza tra il loro rendimento scolastico e quello degli altri.

L’Italia presenta il peggiore spread in Europa tra il tempo che gli studenti di famiglie svantaggiate passano facendo i compiti a casa e il tempo che ci passano gli altri.

Nei prossimi mesi arriveranno altre pubblicazioni dell’Ocse: Education Policy Outlook, Education at a Glance, Skills Outlook.

The last Pisa in Focus of 2014 has new analysis on homework: the difference it makes to children’s school results and the wide gap between how much time disadvantaged and wealthy children spend on homework.

Across OECD countries in 2012, 15-year-old students reported that they spend almost five hours per week doing homework, one hour less per week than the average reported in 2003. Most time spent on homework is in Ireland, Italy, Kazakhstan, Romania, the Russian Federation and Singapore, where students reported that they spend seven hours or more per week, on average, while in Shanghai-China, students reported that they spend 14 hours per week, on average. By contrast, students in Finland and Korea reported that they spend less than three hours per week doing homework.
Socioeconomic gap
In every country and economy that took part in PISA 2012, socio-economically advantaged students spend more time doing homework or other study required by their teachers than disadvantaged students. In OECD countries, an advantaged student typically spends 1.6 more hours a week doing homework than a disadvantaged student: advantaged students spend an average of 5.7 hours per week, while disadvantaged students spend an average of 4.1 hours per week. The difference in homework time between advantaged and disadvantaged students is highest in Italy at 4 hours, and also large, at 3.5 hours or more, in Bulgaria, Romania, Shanghai-China and Chinese Taipei. (This data in Excel via the Statlink under the graphic on page 2 entitled “Advantaged students spend more time doing homework”)
According to OECD Education Director Andreas Schleicher, all of this has an impact on student performance. Students who spend more time doing homework tend to score higher in the PISA mathematics test. In fact, PISA results show that the net payoff in mathematics performance from attending a school where more homework is assigned, in general, is particularly large – 17 score points (the equivalent of nearly 6 months of schooling) or more per extra hour of homework – in Hong Kong-China, Japan, Macao-China and Singapore.
The report says that one way to make sure that homework doesn’t perpetuate differences in performance that are related to students’ socio-economic status is for schools and teachers to encourage struggling and disadvantaged students to complete their homework. This could involve providing facilities at school so that disadvantaged students have a quiet, comfortable place to work, and/or offering to help parents motivate their children to finish their homework before going out with friends or surfing the web.
The 4-page report is available at http://www.oecd.org/pisa/pisaproducts/pisainfocus.htm

Edge presenta Chiara Marletto. La fisica del possibile e dell’impossibile

Un nuovo contributo di Edge: presenta il lavoro di Chiara Marletto una scienziata partita da Torino per arrivare a Oxford dove si occupa di fisica teorica. Ha lavorato all’idea del computer quantico e molto altro. Edge la presenta per il suo contributo alla formulazione di un approccio innovativo alla fisica. Un approccio che invece di considerare l’evoluzione di un fenomeno a partire dalle condizioni iniziali e leggi di movimento tenta di riformulare tutto in termini di “possibile e impossibile”. Basta leggere il pezzo su Edge per scoprire la fascinazione di questo approccio.

I’ve been thinking about constructor theory a lot in the past few years. Constructor theory is this theory that David Deutsch proposed—a proposal for a new fundamental theory to formulate science in a completely different way from the prevailing conception of fundamental physics. It has the potential to change the way we formulate science because it’s a new mode of explanation.

When you think about physics, you usually describe things in terms of initial conditions and laws of motion; so what you say is, for example, where a comet goes given that it started in a certain place and time. In constructor theory, what you say is what transformations are possible, what are impossible, and why. The idea is that you can formulate the whole of fundamental physics this way; so, not only do you say where the comet goes, you say where it can go. This incorporates a lot more than what it is possible to incorporate now in fundamental physics.

Analisi dimostra che si possono deanonimizzare gli utenti di Tor

Una ricerca condotta nel corso di più di cinque anni dimostra che utilizzando le feature dei router attuali si può deanonimizzare almeno l’81% degli utenti di Tor riconoscendone i modelli di comportamento (TheStack).

Research undertaken between 2008 and 2014 suggests that more than 81% of Tor clients can be ‘de-anonymised’ – their originating IP addresses revealed – by exploiting the ‘Netflow’ technology that Cisco has built into its router protocols, and similar traffic analysis software running by default in the hardware of other manufacturers.

Professor Sambuddho Chakravarty, a former researcher at Columbia University’s Network Security Lab and now researching Network Anonymity and Privacy at the Indraprastha Institute of Information Technology in Delhi, has co-published a series of papers over the last six years outlining the attack vector, and claims a 100% ‘decloaking’ success rate under laboratory conditions, and 81.4% in the actual wilds of the Tor network.

L’anonimato in rete protegge sia i criminali che i privati cittadini che non vogliono essere spiati, come i dissidenti e gli attivisti che tentano di non essere sorvegliati. Ma si direbbe che la rete evolva in modo contrario agli interessi di chi vuole restare anonimo. Si possono immaginare soluzioni che consentano alle polizie di perseguire il crimine e agli anonimi legittimi di stare al riparo? Forse queste soluzioni non sono tecniche, ma di governance. Che non può che essere internazionale.

Lux Leaks: 80 giornalisti per 28mila pagine. E i documenti originali

Gran lavoro giornalistico per l’analisi delle 28mila pagine di documenti che spiegano come le aziende riducessero le loro tasse passando per il Lussemburgo (ICIJ). E qui sono raccolti i documenti originali.