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Jony Ive resterà alla Apple? Una storia del New Yorker

Una storia – lunghissima e scritta meravigliosamente – sul New Yorker, descrive il carattere di Jony Ive, il collaboratore di Steve Jobs che ha contribuito al successo della Apple con la sua profonda sensibilità per il design essenziale e intelligente. E allude all’ipotesi che Ive se ne vada. Gli interessati, credo, trattengono il fiato. (NewYorker)

There were times, during the past two decades, when he considered leaving Apple, but he stayed, becoming an intimate friend of Steve Jobs and establishing the build and the finish of the iMac, the MacBook, the iPod, the iPhone, and the iPad. He is now one of the two most powerful people in the world’s most valuable company. He sometimes listens to CNBC Radio on his hour-long commute from San Francisco to Apple’s offices, in Silicon Valley, but he’s uncomfortable knowing that a hundred thousand Apple employees rely on his decision-making—his taste—and that a sudden announcement of his retirement would ambush Apple shareholders. (To take a number: a ten-percent drop in Apple’s valuation represents seventy-one billion dollars.) According to Laurene Powell Jobs, Steve Jobs’s widow, who is close to Ive and his family, “Jony’s an artist with an artist’s temperament, and he’d be the first to tell you artists aren’t supposed to be responsible for this kind of thing.”

Il lavoro intellettuale a ore. Un grafico

Sappiamo che Murakami nuota. Un’ora al giorno. Invece la maggior parte degli intellettuali fa esercizio con delle grandi camminate. Ma quando dormono? E quando scrivono? Kafka lavorava di notte, come Balzac. Molti grandi scrittori sono piuttosto regolari, con sveglia precoce e orari regolari. Ma che Kant scrivesse soltanto un’ora al giorno è stupefacente: passava molto più tempo al pub. Informazioni da ‘Daily Rituals’ di Mason Currey (visual.ly)


Want to develop a better work routine? Discover how some of the world’s greatest minds organized their days.
Click image to see the interactive version (via Podio).

Lessig e Snowden

Per chi l’ha persa, questa intervista-lezione di Lawrence Lessig a Edward Snowden, in Harvard.

Angelo Agostini

Era un maestro. Di quelli che restano come un punto di riferimento per tutta la vita. Generazioni di giornalisti, a Bologna, a Lugano, a Milano, hanno compiuto con Angelo Agostini i primi passi sulla loro strada. I suoi ragazzi lo sapevano: fino a che non vedeva che i suoi studenti si erano avviati a cogliere qualche opportunità, anche finito il corso non li lasciava soli. Sapeva far sentire la mano forte dell’esperienza e la gentilezza umile della solidarietà umana. Incoraggiava – burbero sognatore – i ragazzi e le ragazze che si sentivano attratte da questa professione maledetta. Insegnava con l’esempio e le parole che la durezza di quella carriera aveva senso solo se affrontata sulla scorta di un’insensata rettitudine.

Era un innovatore. Si affacciava con l’entusiasmo di uno dei suoi giovani allievi a ogni finestra sul futuro del giornalismo. Aveva scoperto l’html e il web nel 1995 animando fin dall’inizio Reporters Online. Aveva esplorato come un ricercatore l’evoluzione della professione. Aveva dedicato la sua combattiva direzione di Problemi dell’Informazione alla ricerca delle conseguenze della grande trasformazione che coinvolge il giornalismo, come ogni altra attività della generazione di conoscenza. Aveva contribuito al successo del Festival del Giornalismo di Perugia con la sua visione e partecipazione costante. Dimostrando che il giornalismo può adattarsi al cambiamento solo se approfondisce la fedeltà a ciò che non cambia nella qualità dell’informazione. E con Ahref aveva lavorato alla diffusione di quel metodo di ricerca tra i cittadini, partecipando alla fondazione dei media civici.

Era un amico. Ne ero orgoglioso.

Parola di Satya Nadella. Microsoft

Mi pare che questo passaggio della mail che Satya Nadella ha inviato oggi ai colleghi, nel suo primo giorno alla Microsoft come ceo, sia da meditare:

“Our industry does not respect tradition — it only respects innovation”.

Parola di Karl Gustav Jung

Un’intervista del 1957 a Karl Gustav Jung, il meraviglioso studioso che ha portato alla nostra attenzione temi di enorme portata culturale come quello dell’inconscio collettivo, col risultato di contribuire in modo decisivo all’avanzamento della psicanalisi, è segnalata e commentata su Open Culture.

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L’agenda digitale è un’agenda umana

Ricevo da una persona che stimo moltissimo una storia che mi pare dia una visione chiara, netta e fattuale del significato umano dell’agenda digitale. Non stiamo parlando di tecnologia: stiamo parlando della nostra vita.

A TUTTI COLORO CHE SOTTOVALUTANO UN A SERIA POLITICA PER LO SVILUPPO DIGITALE DEL NOSTRO PAESE

Sono una mamma che ha un figlio a cui hanno diagnosticato un raro sarcoma al femore. Quando insisto, in questo momento, sulla scarsa attenzione che in Italia viene rivolta ad un’adeguata politica digitale, molti mi rispondono che adesso devo pensare alla malattia di mio figlio guardandomi come se fossi matta.

Vi do alcuni esempi concreti vissuti, in prima persona, di come il mondo digitale può svoltare la risoluzione del sarcoma di mio figlio e la nostra vita in questo momento.

1) I sarcomi rari (come altre malattie) vengono condivisi in rete tra i migliori ospedali del mondo in modo da raccogliere più informazioni possibili – il caso di mio figlio è in rete e confrontato con le poche centinaia che ci sono al momento.

2) Mio figlio ha 11 anni e in questi giorni di malattia sdraiato a letto l’unica cosa che può fare è lavorare al computer e vedere video. Al computer ha iniziato un progetto: un sito internet suo… che è stato sospeso in ospedale perché non funzionava il wifi. A parte mio figlio, tutti i bambini che vedo nel dipartimento di oncologia del Bambin Gesù hanno bisogno del wifi per distrarsi. Ci sono genitori che vengono da lontano, che non hanno disponibilità economiche e che sono costretti a comprare chiavette su chiavette per cercare di distrarre i loro figli.

3) Attraverso Skype o Google hangout mio figlio può tenersi aggiornato con le lezioni, oltre al fatto che nella sua scuola il programma scolastico prevede l’uso quotidiano di internet

4) Ho un lavoro con un contratto a progetto (come anche mio marito) che può essere svolto online. Quando vado in ospedale e il wifi non funziona per giorni metto a repentaglio la possibilità per me di poter mantenre il mio contratto.

La politica oggi, adesso, dovrebbe prendere in seria considerazione una vera politica di sviluppo di questo paese che parta dal digitale invece di continuare a parlare delle stesse notizie da mesi. Non è serio un paese in cui giornali e telegiornali ogni giorno parlano solo della presunta possibile crisi di governo invece di parlare di politiche serie di sviluppo e crescita.

Eben Moglen: “Innovation under Austerity”

Eben Moglen insegna i valori e i benefici del free software. In questo keynote, di circa un anno fa, spiega come si faccia innovazione in tempi di austerità, sulla scorta della forza incontenibile della disintermediazione.

Prossimi incontri. Alberto Sangiovanni Vincentelli. Mancati incontri. Il sottosegretario allo sviluppo digitale

Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore a Berkeley, parla oggi a Padova, nell’ambito di Segnavie, la serie di incontri organizzati dalla Fondazione Cariparo. E parla di senso del rischio, dell’imprenditorialità, delle infrastrutture che servono a dare forza a un ecosistema dell’innovazione. La distanza che separa l’Italia dalla California. Nella speranza che si spinga a raccontare anche come e se è interpretare in modo originale le opportunità offerte dall’innovazione, anche se non si è basati a San Francisco (CorriereInnovazione).

Intanto, Riccardo Donadon manifesta una critica forte contro i ritardi nell’applicazione del decreto crescita per quanto riguarda le starup e la semplificazione delle condizioni per l’avvio di iniziative imprenditoriali innovative (CorriereInnovazione).

In effetti, la politica necessaria a sviluppare il potenziale di crescita legato all’innovazione e alle startup sembra sia stato messo in secondo piano nei primi giorni di questo nuovo governo. Come negare che manca una figura di riferimento per tenere alta l’attenzione e l’azione intorno ai temi dell’agenda digitale, dell’infrastrutturazione digitale, della modernizzazione della pubblica amministrazione, della facilitazione alla nascita di nuove imprese innovative… Non è mai troppo tardi, certo. Nella speranza che alla nuova compagine governativa manchi solo un po’ di attenzione: sarebbe grave, visto che si tratta di uno degli argomenti sui quali si può costruire di più e con risultati probabilmente più veloci da raggiungere; ma sarebbe rimediabile presto, almeno scegliendo un responsabile del coordinamento delle politiche in materia.

La più grande startup del pianeta è cresciuta

Steve Jobs diceva che la Apple è organizzata come una startup. «Siamo la più grande startup del pianeta» dice circa dopo un’ora nell’intervista riportata qui sotto. A quel punto Steve parla di management. Spiega che Apple non può abbandonare i suoi valori fondamentali, anche se è diventata grossa. Il focus è e resta quello di fare i migliori prodotti possibili.

Ovviamente, viene voglia di risentire questa intervista in un momento in cui l’innovatività della Apple è messa in discussione: sarebbe ingiusto dire che non è più innovativa, ma forse è il momento di ricaricare l’energia innovativa.

L’intervista è da sentire anche per gli editori e soprattutto i giornalisti che vogliono essere incoraggiati a cercare di creare prodotti che la gente sia disposta a pagare. Nel mondo di Jobs il mercato è semplice: fai il miglior prodotto possibile e poi la gente vota comprandolo o non comprandolo. Ed è così che c’è un motivo per andare a lavorare il giorno dopo. È talmente dura che solo se si ama quello che si fa si riesce a perseverare nell’innovazione per arrivare a realizzare il miglior prodotto possibile: lo diceva in un’intervista precedente, quella che ha fatto insieme a Bill Gates. Da non perdere…

Già che ci siamo si può rivedere anche l’intervista perduta…

Qui si può vedere Tim Cook in una situazione simile. Il ceo di Apple dice con sincerità che non si è mai posto il problema di sostituire Steve Jobs. «Io sono me stesso e penso che è questo che devo essere» dice, più o meno.

In questi giorni, mentre le aspettative nei confronti dell’innovatività della Apple sono meno soddisfatte del solito, la compagnia sta facendo operazioni finanziarie. Se ne discute qui.

Ora stavo cercando il video dell’intervento di Jobs con i baffi, all’inizio degli anni Ottanta, in cui dice che il computer è la bicicletta del cervello. E stavo cercando un altro video nel quale a un certo punto dice che le aziende innovative a un certo punto subiscono la tentazione di concentrarsi sul marketing per fare molti soldi con le innovazioni fatte in passato riducendo il focus sulle innovazioni da fare in futuro. In questo modo lentamente cessano di essere innovative e prima o poi vanno in crisi. Se qualcuno le incrocia e le segnala nei commenti sarà benvenuto.

ah ecco il video del 1980:

Per Stefano Rodotà presidente

Stefano Rodotà è tra i candidati alla presidenza della Repubblica. Citato da diverse parti per la sua competenza e per la sua storia, per la sensibilità al tema dei diritti umani e per la consapevolezza sulle opportunita che la rete offre alla crescita della democrazia, per la sua saggezza costituzionale e per la sua esperienza internazionale, per l’originalità del suo pensiero e per la meravigliosa qualità di oratore.

Ma per chi ha avuto la gioia di conoscerlo è un piacere sottolineare soprattutto il valore della sua profonda umanità.

È probabilmente per questo che, nonostante la presenza di diversi autorevolissimi candidati, è proprio per Rodotà che un centinaio di persone, che nell’insieme non appaiono schierate con qualche specifico partito ma che dimostrano da tempo la loro partecipazione civica, hanno voluto scrivere una lettera di sostegno.

Appello per Stefano Rodotà presidente della Repubblica

Il ruolo del Presidente della Repubblica è una fondamentale garanzia costituzionale e, proprio in quanto tale, è sempre più importante in un contesto politico incerto.

Questa fase storica è, per la nostra Repubblica, particolarmente complessa, perché il paese attraversa una trasformazione importantissima, densa di difficoltà e di opportunità. A deciderne la direzione saranno le scelte che verranno operate nei prossimi mesi e il prossimo Presidente della Repubblica avrà in questo un’importanza determinante.

Gli italiani si chiedono chi potrà svolgere con adeguata sensibilità questa importante funzione.

Tra i molti candidati citati in questi giorni, noi cittadini del mondo delle professioni, della cultura, dell’associazionismo, dei movimenti, uomini e donne di diversa fede politica, sosteniamo Stefano Rodotà.

Da sempre attento al tema dei diritti della persona e della responsabilità, conosce a fondo il senso politico e sociale delle nuove tecnologie, riflette da tempo sulle loro conseguenze nel campo dei diritti e interpreta le opportunità che offrono per un rinnovamento e uno sviluppo della democrazia. Ma non solo.

In perfetta coerenza con tutto questo, negli ultimi anni si è preoccupato di sottolineare un tema essenziale: quello della giustizia sociale e della gestione pubblica dei beni comuni. Rodotà dimostra una straordinaria consapevolezza intorno al fatto che in un momento di gravissima crisi diventano prioritari i diritti alla sopravvivenza. Per questo ha insistito sulla istituzione di un reddito di cittadinanza per tutti.

Rodotà è un laico che rispetta ogni confessione religiosa. Sempre attento alla differenza del pensiero femminile e ai contributi da esso generati, è uomo del dialogo che rifiuta la violenza come strumento per la risoluzione delle controversie.

Noi riteniamo che Stefano Rodotà incarni fedelmente i valori della nostra carta fondamentale.

E il nostro paese ha bisogno di una persona come lui, indipendente, di grande saggezza ed esperienza e con una visione moderna dei problemi, che sia garante della Costituzione italiana ed europea.

Se come supremo garante del nostro assetto costituzionale avremo una figura adeguata ai tempi, gli italiani potranno avere maggior fiducia nel sistema, sapranno che le pulsioni autoritarie potranno essere fermate, la logica dell’”uomo solo al comando” potrà essere vinta.

Vi chiediamo quindi di sottoscrivere questo appello per raccogliere il più ampio consenso intorno a alla candidatura di Stefano Rodotà alla Presidenza della Repubblica e di sollecitare i membri del Parlamento di tenere in conto la voce delle cittadine e dei cittadini italiani.

Grazie

Roma, 15 aprile 2013

Seguono le firme dei 101 promotori dell’appello

Laura Abba
Giovanni Boccia Artieri
Raffaele Barberio
Sofia Basso
Gabriel Benigni
Sara Bentivegna
Marco Berlinguer
Mariella Berra
Vittorio Bertola
Stefano Maria Bianchi
Carlo Blengino
Stefano Bocconetti
Raffaela Bolini
Giuseppe Bronzini
Massimo Brutti
Rosangela Caberletti
Luciano Canfora
Andrea Capocci
Mauro Capocci
Luciana Castellina
Giuseppe Corasaniti
Stefano Corradino
Robert Castrucci
Vanni Codeluppi
Fiorello Cortiana
Stefano Cristante
Umberto Croppi
Domenico D’Amati
Nicola D’Angelo
Fiorella De Cindio
Giulio De Petra
Tana De Zulueta
Juan Carlos De Martin
Santo Della Volpe
Ettore Di Cesare
Arturo Di Corinto
Vittorio Emiliani
Massimo Esposti
Antonello Falomi
Tommaso Fattori
Marisa Fiumana
Carlo Formenti
Francesca Fornario
Anna Carola Freschi
Tommaso Fulfaro
Domenico Gallo
Filippo Giannuzzi
Alessandro Gilioli
Giuliano Girlando
Alex Giordano
Beppe Giulietti
Sandro Gobetti
Leda Guidi
Nello Iacono
Antonello Impagliazzo
Raniero La Valle
Riccardo Luna
Betto Liberati
Fiorella Mannoia
Gianfranco Mascia
Flavia Marzano
Loris Mazzetti
Enrico Menduni
Angelo Raffaele Meo
Claudio Messora
Fulvio Molena
Fausto Napolitano
Maso Notarianni
Ugo Onelli
Federico Orlando
Gianni Orlandi
Ottavia Piccolo
Marco Quaranta
Mauro Paissan
Flavia Perina
Antonio Pizzinato
Luca Poma
Giovanni Razza
Marco Ricolfi
Anthony Rimoli
Carla Ronga
Giulia Rodano
Claudio Rossoni
Ernesto Maria Ruffini
Laura Sartori
Fulvio Sarzana
Marcella Secli
Giovanna Sissa
Guido Scorza
Luca Telese
Tommaso Tozzi
Carlo Testini
Nicola Tranfaglia
Luca Tremolada
Marco Trotta
Stefano Trumpy
Francesco Tupone
Luigi Vernieri
Vincenzo Vita
Carlo Von Loesch
Felice Zingarelli

Jack Dorsey a 60 minutes. Come un simpatico introverso può riuscire a farsi conoscere

Jack Dorsey si lascia intervistare da Lara Logan di 60 minutes. Jack Dorsey appare schivo e riservato, ben poco propenso ad imporre aggressivamente il suo punto di vista. Piuttosto preferisce fare. E in effetti ha fatto. Già programmatore, è diventato imprenditore contribuendo a progettare e in parte scrivere il primo codice che è servito a costruire Twitter, usato nel 2012 da mezzo miliardo di persone per scambiarsi messaggi di 140 caratteri: circa 340 milioni di messaggi al giorno.

Il programma è bello. Ritrova una persona solitaria che ama sognare, pensare, immaginare. Sembra volersi aprire un po’ di più del solito e, passeggiando con l’intervistatrice, osserva il movimento della gente a New York e se ne esce con un pensiero che probabilmente ha coltivato nelle sue solitarie contemplazioni: «È meraviglioso come tutte queste persone si muovano in modo coordinato». Da bambino gli piacevano i treni e le mappe. Ascoltava i messaggi brevi dei servizi di emergenza della sua città, St Louis. Sembra nato per fare quello che fa.

Philippe Kourilsky. Il tempo dell’altruismo

Philippe Kourilsky scrive Il tempo dell’altruismo, dopo il fortunato Manifesto dell’altruismo (entrambi editi da Codice, 2012 e 2013). L’immunologo e genetista francese sta progressivamente esportando il metodo di lavoro tipico della sua materia verso temi sociali. La contaminazione, la viralità, la connessione, sono temi che valorizzano la sua esperienza nell’immunologia. La pubblicazione dei risultati, il confronto empirico delle idee con la verifica dei fatti, la comparazione delle esperienze, sono elementi metodologici che valorizzano la sua esperienza dell’epistemologia scientifica. L’applicazione di queste questioni alla lotta alla povertà lo ha condotto a fondare Facts Report. L’ispirazione scientifica per migliorare le azioni umane. Il libro dimostra come la dimensione individuale e quella sociale non siano separate: siamo contemporaneamente soggetti e reti di persone. L’altruismo è parte integrante di ogni comprensione che possiamo sviluppare della condizione umana.

Il discorso sul metodo è sempre più centrale nella relazione tra visione, verifica, trasmissione. Le piattaforme per lo scambio di informazioni hanno bisogno di questa riflessione. Verso la fondazione di media civici adatti alla nostra epoca.

Una lezione di Ezio Manzini

Ezio Manzini ha pensieri importanti e un modo molto interessante per offrirli. Manzini fa ricerca da 30 anni sul design dell’innovazione sociale. Cerca di contribuire alla costruzione di una società sostenibile. Parte da una visione della next-economy e arriva alla progettazione. Un’idea del suo modo di raccontare è nella proposta delle sue quattro parole chiave per definire tutto ciò che sarà sostenibile: piccolo, locale, aperto, connesso. A un certo punto dice che forse una volta era facile capire la coppia “piccolo e locale”, come oggi è facilissimo capire la coppia “aperto e connesso”. Ma il bello arriva quando si considerano le coppie “piccolo e connesso” e “locale e aperto”. La suggestiva lezione è stata tenuta a Savannah, in Georgia, nel 2010 e si rivede volentieri proprio per il modo che Manzini ha di argomentare. Qui un’intervista con Manzini su Shareable.

Aaron Swartz

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