La crittografia dell’assolutismo, dell’ingenuità e dei principi. Obama, Apple, FBI. Un ecosistema con frutta diversa

La crittografia dell’assolutismo, dell’ingenuità e dei principi. Obama, Apple, FBI. Un ecosistema con frutta diversa

Il ragionamento proposto dal presidente degli Stati Uniti sulla questione che sottende la contesa tra Apple e FBI nel suo discorso a Sxsw (minuto 38 circa) è stato criticato pesantemente. Di certo, Obama non è andato in cerca di consenso facile. Prima di tutto ha detto che non vuole entrare in una questione che è di competenza della magistratura. E quindi si è concentrato sull’approccio culturale al tema. Innanzitutto, non ha dato ragione all’FBI come molti si potrebbero aspettare che faccia una persona del governo. In secondo luogo ha detto che in qualche modo la società ha sempre accettato che gli inquirenti facessero indagini sui potenziali colpevoli per portarli di fronte alla giustizia. Quindi ha tentato di trovare una sorta di via d’uscita per i contendenti. Sostenendo che grazie all’intelligenza tecnologica si deve poter inventare una forma di porta di accesso alle informazioni per gli inquirenti che non metta in discussione la sostanziale qualità della privacy dei cittadini, che valga davvero per pochissime eccezioni e non sia utilizzabile in modo imprevisto e indesiderato. Ha detto che non ha idea di come questo possa essere fatto. Ma crede che qualcuno possa farlo. E ha avvertito: se non si trova qualcosa del genere, si rischia di arrivare a spingere il Congresso a legiferare in materia, il che potrebbe portare a leggi non pensate con attenzione. (Wow, il commento non è da poco…).

Cory Doctorow (BoingBoing) e Jenna McLaughlin (theIntercept) in particolare sottolineano che non esiste un compromesso, non esiste un punto di incontro a metà tra una crittografia inviolabile e la totale mancanza di privacy. Come dice Doctorow, sarebbe come dire che per una donna può esistere un punto di incontro a metà tra essere “del tutto incinta” e “per nulla incinta”.  McLaughlin ha preso di mira la parola “assolutista” usata da Obama per caratterizzare una posizione troppo rigida da una parte o dall’altra e ha citato Matt Blaze, uno scienziato del computer dell’università di Pennsylvania che ha detto «essere assolutisti sulla crittografia è l’unico modo per farla funzionare».

Eppure l’argomento di Obama non si può non prendere in considerazione. Se la magistratura acconsente, la polizia cerca tra le cose private delle persone per perseguire ubriachi che guidano, evasori fiscali, pedofili, terroristi e ogni altro genere di criminali. Obama dice che pensare di tener fuori il telefono da questo significa fare del “feticismo”. Ed esagera. Non è feticismo: è la realtà della vita nell’infosfera. Ma ci sarebbe qualcosa da fare per andare incontro al suo ragionamento politico, l’unico per il quale è altissimamente qualificato? Cioè c’è un modo per evitare che la questione sia affrontata dai populisti che potrebbero portare il Congresso a votare a favore di una legge tutta pro-FBI-sicurezza e anti-privacy?

Il punto è che la discussione finora è andata in un vicolo cieco: o si impedisce all’FBI di perseguire i terroristi con ogni mezzo o la Apple fa una nuova tecnologia che apre una porta nell’iPhone con il rischio che sia usata anche per scopi indesiderati. Il vicolo cieco produce posizioni esagitate. Le posizioni esagitate sostengono i populisti. Che arrivano a fare leggi pericolose. Come evitarlo?

I populisti anti-Apple sono contraddittori. Vogliono “meno governo” su qualunque questione, specialmente quando si tratta dei loro affari e delle tasse conseguenti. Eppure vogliono più guerra, più sicurezza statale, più controllo sui nemici dell’America. È una chiara contraddizione. Se fossero soltanto iperliberisti come talvolta si dichiarano chiederebbero alla Apple e al mercato di risolvere il problema. Ma non lo sono. Sono populisti e quindi parlano come la pancia della gente. Che viene alimentata di paure. Tra le quali il terrorismo. E quindi accettano anche più stato, più controllo, meno mercato, quando si tratta di assumere posizioni che possano sembrare adatte ad alleviare quelle paure. Come dice Obama, il ruolo dei media in questo gioco è fondamentale. Se alimentano quelle paure e giocano su quelle reazioni istintive, poi rendono quasi conveniente il populismo, sul piano politico.

La posizione dei sostenitori della crittografia assoluta nei telefoni non è esattamente rappresentata dalla Apple. In realtà, la Apple sta dicendo che non è il suo compito creare una porta d’accesso sui telefoni che potrebbe essere usata da tutti, non solo dal governo ma anche dai terroristi, dai criminali e dalle potenze straniere. In tutti i casi in cui è stato necessario collaborare con le indagini specificamente intervenendo su un account in cloud o altre cose simili, la Apple ha collaborato con gli inquirenti. Dunque il suo problema non è la crittografia assoluta: il suo problema è intervenire su casi specifici e non essere costretta a creare una soluzione standard che contraddica la sicurezza di tutti si suoi apparecchi solo per risolvere un caso singolo, per quanto grave.

La posizione di Obama non si può cancellare con qualche battuta, anche se divertente. La posizione di Apple non è poi tanto diversa da quella di Obama. Per la verità è proprio la posizione dell’FBI quella che più ha accarezzato il populismo, anche per la scelta dell’argomento sul quale scatenare una battaglia ideologica contro la Apple. Ma se la soluzione esiste da qualche parte è proprio in uno spazio nel quale la tecnologia che apre il singolo telefono non è fatta da chi ha prodotto il telefono, ma da qualche entità terza che non può essere messa in nessun modo nelle condizioni di aiutare non solo le specifiche indagini ma anche la criminalità, le potenze straniere, l’eccesso di sorveglianza di massa.

Allora è questo che mancava nel discorso di Obama. Una indicazione politica non solo alla comunità dei tecnologi ma anche all’FBI. Perché se l’FBI insiste nel chiedere che sia proprio la Apple a risolvere il problema, alimenta il sospetto che l’obiettivo sia proprio la sorveglianza di massa indiscriminata. Se esiste un terreno sul quale discutere è quello nel quale si trova una soluzione tecnica per aprire il telefono del terrorista senza creare un programma che possa essere usato su tutti i telefoni. E se questo non è facile da trovare senza chiedere alla Apple allora questo significa soltanto che i cittadini sono adeguatamente protetti, dai criminali e anche dalla sorveglianza di massa. Imho.

Vedi anche: dossier Apple vs. FBI

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