Data scientist, professione eclettica

Sappiamo che un data scientist è insieme raccoglitore, analizzatore e raccontatore di quello che emerge dai dati. La figura è in crescita con la diffusione della pratica di usare i big data per la comprensione del comportamento degli umani e degli oggetti che lasciano tracce digitali. È un eclettico. Lo dimostra la provenienza degli studenti al master big data di Pisa come ricorda Dino Pedreschi: 3 venivano scienze politiche e sociologia; 5 da filosofia; 1 da storia; 2 da matematica; 3 da ingegneria; 3 da fisica; 2 da architettura e design; 1 da economia; 3 da statistica. E i corsi che si occupano dell’argomento si moltiplicano, mentre la domanda delle aziende cresce e tira.

È chiaro che le tecnologie di rete non sono nate sempre solo per generare dati, ma un loro effetto collaterale è generare dati. E anche il business e l’innovazione sociale che se ne può tirare fuori è strutturalmente collegato al pensiero laterale.

Può essere una via per contaminare le organizzazioni aziendali e le istituzioni di metodo scientifico e di pensiero laterale. Quelle aziende e istituzioni che non si lasciano contaminare troverranno che il loro mondo verrà probabilmente invaso da chi invece, da qualche parte sul pianeta, ha imparato a farlo.

E se no faranno in pochi, questi assumeranno un potere enorme e gli altri ne perderanno. Se i pochi che lo faranno avranno poco senso civico, gli altri staranno peggio.

Nell’infosfera, nella quale tutti (o quasi) i comportamenti sono registrati, la conoscenza dei dati dovrebbe essere distribuita, aperta, con privacy by design. Non ci si può permettere di non pensarci. E agire di conseguenza.

Vedi:

Master Big Data – inaugurazione
How to Make Extreme Numbers Resonate
How Big Data Is Changing Disruptive Innovation
Data, data everywhere

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1 Commento su “Data scientist, professione eclettica

  1. Una professione eclettica in cui la dimensione che chiami del “raccontare” – visualmente ma non solo – conta più di quello che normalmente si pensa (ovviamente sono di parte in questo commento 🙂 Dunque bene la varietà delle provenienze e spero (credo) che aumentino le iscrizioni da parte dei (visual) designer, in questo come in tutti gli altri – tanti – percorsi formativi attivati o in via di attivazione.

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