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Franceschini e Schmidt

Oggi, appunto, si incontra un ministro che guida un’entità di portata economica potenziale gigantesca e un capoazienda che guida un’entità di portata politica potenziale gigantesca. Non so che cosa ne verrà fuori. Ma spero che di fronte agli studenti siano presentate le grandi opportunità offerte dalla trasformazione che stiamo vivendo. Grazie ai commentatori. A più tardi.

Update:

L’incontro c’è appena stato. Le domande erano di gran lunga più grandi del tempo a disposizione. Franceschini e Schmidt sono apparsi, nei rispettivi ruoli, consapevoli dell’importanza delle decisioni che si stanno prendendo per il futuro della cultura, del turismo, dell’organizzazione della conoscenza e delle loro conseguenze sulle opportunità che si aprono.

Le difficoltà da superare secondo Schmidt per il paese sono concentrate nella disponibilità di persone che abbiano un’adeguata preparazione tecnica per usare e soprattutto costruire piattaforme e lanciare startup. Google, ha detto, guarda anche in Italia per trovare startup da acquisire, anche se non ne vede molte. Ma già il fatto che non abbia preclusioni su questo paese è una buona notizia, visto che tanti startupper hanno l’impressione che gli americani non immaginerebbero di realizzare acquisizioni qui. Un buon 1% di crescita del Pil, ha detto, dipende dall’accelerazione dell’economia digitale e il governo è chiamato a fare tutto quanto possibile per agevolare questo sviluppo.

Franceschini ha accennato al decreto già in vigore da una decina di giorni pensato per favorire la digitalizzazione dell’economia culturale e turistica del paese. Ha ammesso i ritardi del sistema italiano. Ha dimostrato la sua consapevolezza sull’importanza del tema e di tutti i passi che si fanno per avvicinarsi ad avviare la definizione di una prospettiva vera. Ha inoltre detto che i problemi della politica che si confronta con le grandi piattaforme extranazionali sono della politica prima di tutto. La politica nazionale è insufficiente e una maggiore integrazione internazionale è necessaria.

Il rapporto tra pubblico e privato, tra mercato e bene comune, tra gratuito e non gratuito in rete è un tema gigantesco e aperto a innovazioni sempre più urgenti e possibili.

Le case cantoniere abbandonate, le stazioni e i fari inutilizzati, ha detto Franceschini, sono nuove risorse per startup culturali che sappiano cogliere l’occasione.

Ma insomma il colloquio è stato un assaggio. E ci vuole tanto di più per sviluppare un’azione forte. La consapevolezza di Franceschini e la simpatia di Schmidt per l’Italia sono due importanti premesse. Molto lavoro però sta a noi cittadini, per fare di queste premesse l’inizio di un discorso da sviluppare sul serio.

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  • “Le difficoltà da superare secondo Schmidt per il paese sono concentrate nella disponibilità di persone che abbiano un’adeguata preparazione tecnica per usare e soprattutto costruire piattaforme e lanciare startup.” Good point! Grazie Luca.

  • La mia impressione è stata che in sala si facesse fatica a comprendere il messaggio che Schmidt stava trasmettendo: maggiore preparazione tecnica, sistema educativo più efficiente, possibilità di aprire un’azienda rapidamente (1 giorno, ha detto, facendo anche l’esempio della Francia, che in realtà ce ne mette un pò di più), creare condizioni favorevoli alle startup, mettere a frutto il grande patrimonio culturale e artistico trasformandolo in business. Far decollare l’economia digitale. E tirare in ballo l’Europa o i grandi gruppi multinazionali non aiuta a farci capire che dipende da noi. Principalmente da noi. La mia impressione è che manchino, nella nostra classe dirigente, gli strumenti culturali per comprendere la realtà che Schmidt ha raccontato.

  • Non so ai più e’ chiaro il concetto: l’Italia e’ in ritardo anni luce sul digitale (leggi digital divide), che i precedenti governi hanno fatto di tutto per boicottare e adesso ci facciamo salvare da big G. Del quale, tra l’altro, ci lamentiamo perché sa troppo di noi.

  • Dal resoconto pare che gli statements di Schmidt siano stati piuttosto baldanzosi e forti, (peraltro non credo che da noi manchino le competenze, piuttosto manca lo spirito imprenditoriale perchè le imprese sono state troppo bastonate dalla crisi e dalle complicatezze delle nostre norme), mentre Franceschini si lamentava degli innumerevoli problemi che abbiamo.

    Da imprenditore, ritengo che sia fondamentale un clima positivo, una stabilitá politica, e la possibilità di ritrovare un orgoglio nostrano.

    Occorrerebbe anche rivedere le norme su subcontracting e subappalti, prima di riformare le strutture pubbliche. Occorre far lavorare le PMI dove la cultura imprenditoriale puó svilupparsi.

    in Italia sul mondo dei servizi chi fa le cose spesso è privato dei dovuti margini da catene di contractors gerarchiche, inutili e poco sensate, che allontanano il cliente dal valore della competenza, e lo seppelliscono sotto strati di contratti.

    meno call center e piú makers!

    @mgua

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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