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La scuola dei cittadini – Martha Nussbaum – e l’Italia

More about Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica Martha Nussbaum scrive un libro coinvolgente, un libro di lotta per la salvaguardia e l’approfondimento della cultura pubblica: cioè per la cultura dei cittadini, per il sapere comune di chi convive nello stesso territorio, per l’educazione alla convivenza civile e democratica. La democrazia non si fa soltanto contando le teste che votano, ma anche e soprattutto coltivando la loro capacità di informarsi, di giudicare le idee, di comprendere le istituzioni. Si tratta di fare manutenzione e miglioramento di quello spazio delle idee condivise da tutti, quelle che riguardano il metodo e lo scopo della discussione e dello scambio intellettuale, per consentire alla democrazia di fiorire. Per impedire che venga uccisa dal fazionismo, dall’ignoranza, dal consumismo. E in questo percorso, Nussbaum mostra come il pensiero unico economicista, individualista e utilitarista abbia ridotto la scuola a una fabbrica di risorse da impiegare nella produzione e nel consumo. Ma noi non siamo esseri economici, siamo persone! E di persone ha bisogno la democrazia. Sicché Nussbaum rivaluta la capacità della scuola pubblica di coltivare il pensiero umanistico, la consapevolezza della storia, la socializzazione intelligente.

Sottolineature:
“Dimostrerò che le capacità intellettuali di riflessione e pensiero critico sono fondamentali per mantenere vive e ben salde le democrazie. La facoltà di ragionare correttamente su culture, gruppi e nazioni, nel contesto dell’economia mondiale e della storia dell’interazione di tanti paesi e gruppi è cruciale per consentire alle democrazie di far fronte, in modo responsabile, ai problemi che le attendono come parti di un mondo interdipendente. E la capacità di cogliere i problemi dell’altro – una dote che quasi tutti gli esseri umani posseggono, in una qualche forma – deve essere molto potenziata, e rifinita, per poter sperare di mantenere istituzioni decenti in mezzo alle tante divisioni che ogni società moderna racchiude.
L’interesse nazionale di una democrazia moderna prevede un’economia forte e una cultura di mercato fiorente. Sviluppando la mia tesi principale, dimostrerò anche, in subordine, che tale interesse economico richiede proprio l’apporto degli studi umanistici e artistici, allo scopo di promuovere un clima di attenta e responsabile disponibilità, nonché una cultura di innovazione creativa”.
La scuola pubblica in Italia è sottoposta a un attacco senza precedenti. E subisce gli effetti della riduzione delle risorse in modo evidente. Ma i professori e gli studenti che la vogliono salvaguardare e che la continuano a vivificare, nonostante le difficoltà, sono moltissimi. Per eroismo, per civiltà, ma anche per un intelligente senso della prospettiva: senza scuola pubblica non c’è convivenza civile e democratica, dunque il futuro non è aperto, ma chiuso in una lotta senza quartiere tra mille fazioni e potentati. La scuola pubblica è il confine della cittadinanza. Va migliorata, non peggiorata.

Da non perdere:
Michel Serres, sulle trasformazioni della scuola. Educare nel XXI secolo.

ps. In questi giorni si cita molto il discorso di Calamandrei sulla scuola pubblica. Una lettura interessante.

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  • Siamo proprio sicuri che il problema della nostra scuola sia veramente relativo alle risorse disponibili ?
    Se guardo al numero di insegnanti rispetto al numero di studenti e lo confronto con quello degli altri paesi europei mi sembra che ci siano ampie sacche di eccedenza di personale. Se poi consideriamo le politiche di non selezione e assunzione negli ultimi 20 anni, mi sembra che altri possibili problemi possano emergere.
    Questo non toglie nulla al valore teorico della scuola pubblica, ma sarebbe anche il caso di chiedersi se abbia senso investire soldi in un sistema pletorico, di qualita’ non eccelsa e di cui non esiste alcun mezzo di valutazione e di controllo.
    Last but not least, sarebbe anche il caso di chiedersi se nel terzo millennio una scuola che si proccupa molto di insegnare il “cosa” e non il “come” sia quello che serve ai nostri figli per affrontare la complessita’ e la velocita’ del mondo.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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