Libri per passione – Cervello, felicità, domani

More about Perché non siamo il nostro cervelloAlva Noë. Sulla scorta delle nuove opportunità tecnologiche che consentono di leggere l’attività cerebrale come mai in precedenza si era sognato di poter fare, la teoria della coscienza è stata investita dalla sperimentazione neuroscientifica. La domanda “chi siamo?” è riformulata nella domanda “come funzioniamo?”. Questo ha alimentato una quantità di aspettative e curiosità. Ma ha messo sotto stress l’equilibrio tra pratica di laboratorio e coerenza teorica. La generazione di ipotesi interpretative va alimentata – ovviamente – non solo dall’esperimento, ma anche dalla libertà di pensiero. Il libro di Alva Noë non si tira indietro: e si rivela un ricco generatore di riflessioni. La coscienza, sostiene, non è frutto del cervello, ma dell’azione.

Sottolineature
“Noi non siamo il nostro cervello”.
“La coscienza non è qualcosa che accade dentro di noi. Piuttosto, è qualcosa che facciamo o creiamo. Meglio: qualcosa che realizziamo. La coscienza assomiglia più alla danza che alla digestione”.
“L’esperienza umana è una danza che si svolge nel mondo in compagnia di altri individui” (pp. XIV-XV).

More about Manifesto per la felicitàStefano Bartolini rilancia la riflessione sull’economia della felicità con un saggio informato, empirico, convincente. Il direttore dell’Istat, Enrico Giovannini, lo presenta affermando giustamente che ormai questo filone ha convinto un gruppo sempre più numeroso di economisti e statistici a riflettere, fare ricerca, osservare, teorizzare, discutere. La relazione tra denaro e felicità si dimostra empiricamente molto più complessa di quanto non si pensasse sulla base della banalizzazione utilitarista.

Sottolineature:
“Nonostante l’enorme aumento dell’accesso ai beni di consumo regisgtrato negli ultimi cinquant’anni, gli occidentali non sembrano più felici” (p. 3).

More about Il tuo volto domaniJavier Marías racconta il tempo e cerca di vederlo come chi guarda in avanti e non all’indietro. Se esistesse una “scienza delle conseguenze” sarebbe alimentata anche dalle ricerche degli artisti e dei filosofi. Sarebbe un dimostratore inequivocabile della fine delle barriere disciplinari tradizionali. Il romanziere sembra inseguire il percorso verso il quale lo conducono le sue parole. Diceva, in un recente incontro, di non sapere come procederanno i suoi romanzi. E leggendolo gli si crede.

Sottolineature:
“Ho imparato a temere, perciò, non soltanto quel che si concepisce, l’idea, ma anche quello che l’antecede o le è preliminare” (p. 20).

Comments

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  1. Marco,

    Meraviglioso, Gentile ne sarebbe felice.

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