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Amici, mai. Amici, forse. Amici, in che senso? La Cina e l’Occidente

Che cosa intende un leader cinese come Xi Jinping quando parla di amicizia del suo paese con gli altri popoli? The Conversation pubblica una discussione piuttosto interessante – e vagamente criticabile – intorno al concetto di amicizia nell’Occidente e in Cina (The Conversation).

In pratica l’idea proposta da Astrid Nordin (King’s College London) e Graham Smith (university of Leeds) è che cinesi e occidentali hanno un’idea molto diversa di amicizia. Gli occidentali pensano a una libera cooperazione tra pari che rispettano le differenze tra loro. I cinesi pensano a una relazione nella quale il giovane emula il più esperto. Gli autori dell’articolo suppongono che questo renda impossibile una relazione di amicizia tra occidentali (che si aspettano rispetto della parità) e cinesi (che si aspettano rispetto della gerarchia).

In entrambi i casi, la definizione di amicizia offerta dagli autori non tiene conto dei contenuti sentimentali dell’amizizia: la loro definizione non sembra lasciare spazio a chi piange per un amico perduto o a chi è felice per averlo ritrovato, ma solo a una relazione di collaborazione o di emulazione. In effetti, questo significa che correttamente – dato il tema prescelto – collocano la questione nella dimensione della politica. Ma in questa dimensione non si può non vedere che la definizione che riguarda l’accezione occidentale di amicizia tra paesi non tiene conto delle molte affermazioni ipocrite di amicizia che in realtà sono relazioni coloniali o imperiali. E quindi più simili all’accezione di amicizia che l’articolo attribuisce alla tradizione cinese.

Va ricordato che la Cina ha sperimentato l’”amicizia” colonialista occidentale, mentre l’Occidente non ha sperimentato l’opposto.

Ps. Oggi è uscito anche un pezzo sul Financial Times che parla della mitica eminenza grigia russa, Vladislav Surkov, la persona che ha lavorato alla costruzione del sistema di potere di Vladimir Putin. La sua idea è semplice: gli anglosassoni pensano alla libertà in modo diverso dai russi; per i primi è come un ristorante nel quale si può scegliere la pietanza preferita tra quelle offerte nel menu, mentre per i secondi è meglio andare in un ristorante con un grande chef che sa come preparare una cena buonissima (FT – Vladislav Surkov: “An overdose of freedom is lethal to a state”).

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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