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Mondi da vedere. Due libri su quello che una volta chiamavamo televisione

libro-arcagniNell’infosfera, il nuovo ambiente nel quale la società vive e le persone trovano il loro posto connettendosi attraverso protesi digitali come lo smartphone, i linguaggi si confondono nel software, mentre i messaggi, i racconti e tutto il resto, governati dai nuovi sistemi di distribuzione, si contendono il tempo, l’attenzione e il riconoscimento del loro pubblico, attivo o passivo. Simone Arcagni esplora l’evoluzione del linguaggio-video nell’infosfera e ne offre un saggio da leggere nel suo nuovo libro Visioni Digitali, Video, web e nuove tecnologie. Il libro è eccezionale per il coraggio che lo porta a scavalcare qualunque interruzione disciplinare della ricerca e a cercare un senso nel vuoto caotico – apparente e forse reale – che l’esperienza televisiva ha lasciato dietro di sé. Il cinema e i videogiochi, la fiction e la documentaristica, i messaggi tra amici e i tutorial che spopolano in rete, sfidano costantemente le abitudini classificatorie dei fenomeni che prendono la forma del video, mentre i sistemi distributivi evolvono velocemente al di sotto della tenuta scricchiolante delle vecchie televisioni. La forza cerebrale del linguaggio orale e visuale del video conduce Arcagni a scrivere con un’energia contagiosa, mentre gli episodi che porta alla luce riscrivono nella mente del lettore la storia recente per condurla a pensare quella che deve ancora essere scritta. E al centro, c’è la specifica capacità del video di generare i mondi di senso dei quali la società sembra avere bisogno per vivere nell’infosfera: mondi di senso temporanei, incroci di storie autoriali e partecipative, inautenticità programmatica. In attesa di un nuovo criterio di giudizio che non sia semplicemente la quantità dei contatti ma evolva verso la qualità dei tratti culturali. E in questo, la questione del video diventa emblematica dell’insieme dell’evoluzione culturale contemporanea.

libro del giorno stafano zulianiAnche perché nel frattempo, l’industria del video cambia. All’espansione globale di Netflix è dedicato il libro di dati e interviste realizzato da Stefano Zuliani intitolato appunto Netflix in Italia e il big bang di cinema e tv e al quale l’Ansa ha dedicato un’ottima recensione. La portata della novità si farà strada nel tempo e nel budget delle famiglie italiane, partendo dalla comodità e fluidità del prodotto, celebrata dal passaparola, e sviluppandosi in futuro con le annunciate produzioni locali. Farà abbastanza strada? Chiunque abbia chiamato il call center di Netflix, efficiente, gentile, flessibile, facile, sa che l’innovazione commerciale ed editoriale portata avanti da questa azienda è destinata probabilmente a restare (soprattutto se ha sperimentato i call center di altre piattaforme). Ma la sua innovazione si inserisce in un cambio architetturale della distribuzione di video commerciali che forse la Apple ha descritto nel modo più semplice: un App Store di programmi e video, gratuiti o a pagamento. Non più palinstesto generale. Non più neppure motore di ricerca. Ma una sorta di scaffalatura personalizzabile di opportunità di accesso a mondi di senso e di servizio. Nel quale, a tendere, ovviamente non c’è spazio per tutti: bisognerà vedere quanto le famiglie destineranno del loro budget per i “video”, ma di sicuro non sarà infinito. I primi, i più comodi, i più gentili, i più flessibili, quelli con la qualità migliore, avranno un vantaggio. Resteranno i grandi affari dei diritti – tipo lo sport – a fare volume, ma a fare la differenza a tendere, sarà la qualità e semplicità del servizio oltre alla capacità di generazione di mondi di senso inediti e attraenti.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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