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Doctorow e DRM: di chi è il mio browser, il mio computer, il mio libro?

Una persona consapevole del valore del copyright per l’attività economica degli autori non può che prendere in considerazione i temi che riguardano la protezione dei suoi diritti online. Ma una persona consapevole della struttura ecosistemica dell’internet non può che sperare che quei suoi diritti non siano protetti a scapito di altri diritti altrettanto importanti. Sulla rete occorre equilibrio. E quindi è importante ascoltare con attenzione quello che dice un autore come Cory Doctorow in relazione al DRM, software che serve a proteggere un’opera coperta da copyright online e che secondo lui sta cambiando il rapporto tra gli autori e il pubblico, oltre che il rapporto tra il pubblico e i loro computer (Gizmodo).

DRM, or digital rights management, is a digital lock placed on media content and devices. Supporters say DRM protects businesses and artists from piracy and theft. Sounds good, right? Opponents say it kills innovation, doesn’t stop piracy, and helps malware distributors. This month, a group led by the Electronic Frontier Foundation has assembled to come up with ways to fight DRM.

The World Wide Web Consortium, which just admitted the MPAA, has been pushing for every internet browser with HTML5 to ship with DRM since 2013. With Google, Netflix, and Microsoft on their side, it looks like DRM could very well become a requirement for browsers. But the opposition is about to take a stand. The Apollo 1201 project, led by the EFF with special consultant Cory Doctorow, is working with researchers and academics to try to repeal laws supporting DRM, including section 1201 of the Digital Millennium Copyright Act.

Per superare una delle questioni citate da Doctorow, peraltro, non sarebbe necessario combattere il DRM. Si potrebbe richiedere che tutti i DRM siano interoperabili, a me pare. In modo che per esempio un libro acquistato su Google possa essere usato su Amazon o Apple o altra piattaforma meno proprietaria: non si vede perché no, a mio parere. L’interoperabilità delle piattaforme resta un tema aperto che potrebbe innovare profondamente l’economia della rete.

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  • si, l’interoperabilità neutrale sarebbe necessaria per evitare posizioni dominanti. Ma Doctorow come molti sostengono che DRM non possa essere realizzato in maniera che rispetti la privacy. Cosa che secondo ne è ancora da dimostrare. Non potrebbero le stesse safeguards estreme nel life-cycle di ogni componente critica di un device garantire sia privacy dell’utente che diritti del content right owner?

Luca De Biase

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