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Evgeny Morozov, internet freedom, sovranità digitale

Evgeny Morozov scrive sul Guardian un pezzo controverso sulla libertà in internet, la sovranità digitale e le politiche di Usa, Cina, Russia. E l’Europa?

Fa notare Morozov che la politica americana e quella degli altri paesi sono connesse a livello di libertà internettiana. E che l’aggressività americana – del governo e delle piattaforme private – è connessa con le politiche tese a generare un’internet autonoma, indipendente, locale nei grandi paesi che competono con gli americani. Morozov ovviamente tiene conto del fatto che i paesi come la Cina e la Russia non sono particolarmente famosi per il loro impegno sui diritti umani e la libertà di espressione. Ma aggiunge che il modo di agire americano li spinge e in un certo senso giustifica a creare condizioni di privilegio per le piattaforme e gli strumenti di accesso locali. Sostenere una politica estera internettiana basata sull’ideologia dell’internet freedom, secondo Morozov, è indice di una sorta di ipocrisia americana: che vorrebbe imporre agli altri comportamenti rispettosi degli stessi diritti che l’America non garantisce.

L’Europa ha reagito alle notizie sull’interferenza americana in vario modo (vedi qui) ma con quale efficacia?

Morozov è tra l’altro Schwartz fellow alla New America Foundation. Sul sito di quella fondazione si trova il link a uno studio sull’efficacia delle proposte di reazione europea all’interferenza straniera in nome della sovranità digitale. Lo studio è realizzato da Tim Maurer, Robert Morgus, Isabel Skierka, Mirko Hohmann. Sottolinea come tra i punti dell’accordo tra i partiti che hanno formato la coalizione di governo in Germania ci sia il comune proposito di “riconquistare la sovranità digitale”. I progetti per ottenere questo risultato, secondo lo studio, sono in gran parte destinati a fallire in termini di efficacia (mail e storage locale sono esempi di questo) mentre le migliori chance di successo sono connesse alle proposte che tentano di generare migliori forme di criptazione e un maggiore uso della stessa. Insomma: la sovranità digitale non si riconquisterebbe creando un’internet europea protetta ma usando sistemi di cifratura più potenti e indipendenti dagli americani. Chissà se tra i commentatori c’è chi ha informazioni od opinioni in proposito…

Vengono citati altri articoli (altri pezzi da leggere potrebbero essere citati dai commentatori…):
DEBATE ON LAW ENFORCEMENT VS. SMARTPHONE ENCRYPTION
Going Dark: Are Technology, Privacy, and Public Safety on a Collision Course?
The unstoppable rise of the global surveillance profiteers
STOPPING THE UNLAWFUL TRADE OF SURVEILLANCE TECH
The US Needs a New International Strategy for Cyberspace

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  • Le determinazioni dello studio sono corrette sull’inutilità degli approcci ad aggi adottati da stai EU e Brasile. Tale abbaglio è dovuto a un misto di insufficiente conoscenza tecnica, interessi economici interni e , principalmente, le necessità delle agenzie di sicurezza interne.

    Il report fà riferimento non solo a sistemi di crittazione più forti (che vuol dire hardware e CPU level e non un’altra app “ultra-privata”) ma anche esplicitamente alla necessità di definire standard che includano oversight a livello di supply chain che siano user-accountable, qualunque sia la nazione dove sono localizzate.

    Come Open Media Cluster guidiamo un’iniziativa internazionale pubblico-private per realizzare un tale standard, e relativa piattaforma ed ecosistema proof-of-concept per trasformarlo in un motore di sviluppo economici nelle nazioni/regioni partecipanti. Ecco un mio blog post scritto oggi al riguardo che cita Morozov e il report che hai analizzato,

  • […] Apple usa lo scudo della privacy unicamente per difendere i confini della propria egemonia tecnologica sui patrimoni informativi di milioni di cittadini digitali. Gli Stati Uniti usano il pretesto della sicurezza per riappropriarsi della sovranità perduta. In realtà a nessuno importa davvero della privacy dei cittadini ma importa della privacy come mezzo di sovranità digitale. […]

  • […] Apple usa lo scudo della privacy unicamente per difendere i confini della propria egemonia tecnologica sui patrimoni informativi di milioni di cittadini digitali. Gli Stati Uniti usano il pretesto della sicurezza per riappropriarsi della sovranità perduta. In realtà a nessuno importa davvero della privacy dei cittadini ma importa della privacy come mezzo di sovranità digitale. […]

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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