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Google e Luxottica. La tecnologia ha bisogno di design. Saper fare e saper inventare

L’accordo Luxottica-Google è pensato per fare una generazione di Glass che la gente abbia voglia di indossare. Era facile pensare che questa combinazione fosse destinata ad essere realizzata. Al Ces di Las Vegas c’erano decine di occhiali tecnologici che cercavano persone disposte a indossarli. Ma la risposta più probabile era a Montebelluna e dintorni. La borsa ovviamente ne è sorpresa positivamente. La possibilità è diventata opportunità. Vedremo se diventerà anche realtà.

Ma il fatto è storico per gli italiani e per gli americani. Un’azienda che sa fare gli occhiali è riuscita a superare il suo percorso già scritto dalla tradizione. E ha cercato un modo per innovare. Un’azienda che sa fare il software ha trovato l’umiltà di chiedere a chi sa costuire l’hardware da indossare e sa raccontare il discorso della moda per aggiungere alla sua invenzione un design degno di questo nome.

La sfida dell’innovazione tecnologica non è soltanto la sfida della tecnologia. Saper fare la tecnologia non basta. Del resto, la sfida del design non è soltanto la sfida della forma. La sostanza della tecnologia non esiste senza gli utenti e la sostanza del design non esiste senza innovazione, senza sincronia con la contemporaneità.

Per l’industria italiana che esporta – in particolare abbigliamento, arredamento, alimentare – la tradizione non deve essere una gabbia che impedisce di vedere fuori: la contemporaneità chiede prodotti connessi con l’evoluzione della vita quotidiana. Nella quale gli oggetti tecnologici vengono accolti dal corpo e dalla mente con la stessa intensità che raggiungevano gli oggetti tradizionali. E se l’elettronica può diventare estensione del corpo e della mente, ha bisogno di chi sappia come si fa.

C’è una filiera di crescita nella quale l’industria italiana può essere leader culturale. Se sa unire tradizione e innovazione, può generare un mondo di prodotti capaci di alimentare una crescita straordinaria.

La tradizione è stata pensata in passato come cura per la qualità che si dimostra nel saper fare bene le cose. Non c’è ragione che questo valore si perda se accostato alla tecnologia più innovativa. Anzi. La tecnologia può diventare lo strumento di chi vuole fare ancora meglio le cose. Oggi la tradizione può essere la cifra della speciale via italiana all’innovazione. Può diventare il saper fare bene le cose innovative. Coniugare tradizione e innovazione può dare avvio a una nuova fase di sviluppo italiano.

I luoghi del contatto possono essere diversi. La mente degli imprenditori italiani deve aprirsi. Scoprire nella loro arte lo spazio per accogliere la contemporaneità. Non si possono più sentire imprenditori italiani che snobbano la tecnologia dichiarando di non capirla. Si impegnino a capirla: la tecnologia è relativamente facile, il difficile è portarla all’adozione attraverso l’invenzione e il design serio e illuminato, un percorso del quale gli italiani conoscono molti segreti.

Vedi anche:
Google Glass – il prodotto, una sfida (aprile 2013)
Google Glass. L’occhialeria italiana ci pensa? (marzo 2013). Da leggere i commenti.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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