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Aggiornamenti su politica e internet, via Economist

L’Economist ha dedicato un lungo pezzo alle piattaforme che favoriscono un’innovazione nella politica.

Come sempre il giornale britannico la prende con flemma:

Digital politics carries high hopes. Many think it will help citizens govern themselves more effectively than via a professional caste of politicians. But just as putting cameras in parliaments did not usher in an era of teledemocracy, so digital politics has failed so far to displace the baby-kissers.

Ma osservando i fatti, dai Pirati tedeschi ai Cinque Stelle italiani, passando per le piattaforme che favoriscono la raccolta di petizioni, che in Finlandia hanno un valore parlamentare preciso, l’Economist dice che la questione è molto seria e potenzialmente importante. Il vero problema, dice il settimanale, non è nella messa in opera di sistemi di raccolta di istanze da parte della popolazione ma casomai nella capacità dei sistemi politici di adeguarsi efficientemente. Si rischia di produrre ulteriori delusioni nei confronti della democrazia.

Il consiglio è cominciare dalle piccole cose:

In one year Congress passes just a few hundred laws (when not hobbled by partisan mudslinging), whereas American government agencies pump out up to 8,000 new regulations, says Beth Noveck from New York University’s governance lab. In 2007 she founded Peer-to-Patent, an attempt to enroll experts in regulatory decisions—in this case, to speed up America’s tedious patent process. Pilot studies followed in Britain, Australia and Japan.

About 1,500 cities, including Chicago and, last year, New York, have also enlisted the public in setting budgeting priorities. In 2012 around a million citizens took part in the annual budgeting process in Rio Grande do Sul, the Brazilian state which also hosted the first such event, in the town of Porto Alegre, in 1989.

In 2011 the state governor collected 1,300 ideas for improving local health care, and then let citizens vote for their 50 favourites; 120,000 people took part. The voting software presented ideas in pairs; users could pick the one they preferred.

Ci sono molte iniziative nel mondo che consentono di ritenere una modernizzazione della politica fatta a piccoli passi verso la trasparenza e la partecipazione. Questo educa i cittadini, consente di ottenere risultati che non deludono ma incoraggiano e soprattutto migliora la performance e l’attenzione dei politici.

That may not be the direct democracy that Utopians covet, but more modest ambitions are in order. Cool-seeming digital tools can narrow participation by excluding poor, old or disabled people. Researchers in Germany report that e-petitions are mostly created by the same well-educated males who create and sign paper ones. “Move fast and break things” may be a good motto in Silicon Valley, but it is a poor prescription for politics.

Vedi:
Processing power
Dieci tesi sulla democrazia continua, Stefano Rodotà
Lunga vita a All Our Ideas, Pietro Speroni
Wikicrazia, Alberto Cottica
Tecnopolitica, tesi riassuntiva del libro di Stefano Rodotà elaborata da Mario Turco
Tecnopolitica, Stefano Rodotà per Treccani

Vedi anche:
Smart city. Smart citizenship
Democrazia e tecnologia
Maturazione del rapporto tra internet e democrazia
Intelligenza collettiva e democrazia
L’intelligenza delle smart city

Altri link:
Stefano Rodotà, Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Roma-Bari 2004
Manuel Castells, Comunicazione e potere nel XXI secolo, in Saperi e poteri, a cura di P. Corsi, Milano 2008
Carlo Formenti, Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e nuovi media, Milano 2008
Beth Noveck, Wiki government
Michele Vianello, Smart cities, Maggioli 2013
Andrea Granelli, Città intelligenti?, Luca Sossella Editore 2012

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  • Caro Luca,
    Ottima sintesi, ma ritengo che data la rapidissima recente adozione di strumenti di voto e consultazione via internet di partiti italiani (vedi parlamentarie PD e M5S e le prossime “presidentarie” M5S) sia tu che l’Economist non enfatizzino il problema gigantesco della sicurezza e privacy quando da sistemi di discussione, consultazione, partecipazione si passa a voto online. E’ infatti larghissimamemnte condiviso fin dal 2004 dalla stragrande maggioranza degli esperti di sicurezza informatica e di voto elettronico che è una pazzia (parzialmente ridotta dal voto palese, che però è contrario alla nostra Costituzione).
    http://www.votersunite.org/info/WACommentsFromExperts.pdf

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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