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Pubblicità insufficiente

Le piattaforme internettare entrano in gioco in una quantità di forme dello scambio: economico, simbolico, informativo… e spesso si trovano a sostituire vecchi intermediari con nuove regole algoritmiche. Ma se questo è vero, la pubblicità non potrà essere l’unico modello di business.

Paolo Ratto giustamente discute sull’argomento nel suo blog. Sappiamo che la pubblicità non aumenta molto, casomai passa da un mezzo a un altro mezzo. E pur restando poco innovativa cerca di massimizzare il valore dei suoi investimenti. Anche contenendo i costi. E cercando nuove forme di comunicazione.

Tutta l’economia dell’intermediazione è in subbuglio. Molto valore che una volta era attribuito a funzioni di mediazione che si erano trasformate in posizioni di rendita viene messo in discussione. Si tratta di talmente tanto valore che qualcuno parla di deflazione digitale, altri parlano di sostituzione delle macchine alle persone anche nei servizi. E altri ancora semplicemente si preoccupano.

Sarebbe fantastico fare bene i conti. Ma si può scommettere che la pubblicità non pareggerà mai con i suoi investimenti nelle piattaforme il valore che si perde con la sostituzione degli intermediari e dei possessori di posizioni di rendita. E poiché questi potrebbero essere sostituiti, nell’economia si potrebbe creare più spazio per nuove forme di intermediazione più efficienti ma comunque pagate con denaro e non solo con attenzione per la pubblicità.

Il che significa che prima o poi Facebook sarà a pagamento? Non le funzioni attuali. Ma nel mondo delle apps, palesemente, ci sono opportunità ancora poco esplorate. E se invece di Facebook si considerano le piattaforme mobili questo è ancora più evidente.

La disintermediazione digitale avrà alla fine un effetto positivo se avrà sostituito la rendita. Per i consumatori sarà un risparmio. Ma la maturazione dei servizi online non sarà probabilmente tutta basata sulla pubblicità.

Questo è un argomento che fa da contesto alla ricerca che i giornali stanno facendo sulle modalità con le quali potranno alimentare il loro fatturato nel mondo digitale. Il ragionamento è tutto da sviluppare.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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