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Il caso Apple in Cina. L’informazione spettacolo ha le sue regole. E non sono tutte buone

E dunque il monologo di Mike Daisey sulle condizioni di lavoro alla fabbrica Foxconn dove si fanno gli iPad in Cina, trasmesso alla radio in This American Life, per ammissione dei responsabili della trasmissione, era pieno di invenzioni. E Tim Culpan, di Bloomberg, che ha seguito per dieci anni la Foxconn, ha potuto spiegare come le condizioni di lavoro in quella fabbrica siano dure ma non inumane come voleva far credere Daisey.

L’informazione spettacolo ha le sue regole. Gli incentivi sono concentrati sulla conquista dell’attenzione e dell’audience, non sull’accuratezza della ricostruzione di come stanno le cose.

L’informazione di qualità non è necessariamente l’informazione dei broadcaster potenti, ma l’informazione che discende da una ricerca condotta secondo un metodo trasparente, che consente la verifica dei fatti e la rilettura della documentazione.

La separazione tra le logiche delle pubblicazioni e la qualità della ricerca di informazione è un rischio sempre più evidente. E se vogliamo garantire alla società di sapere come stanno le cose occorre ripensare il sistema di incentivi.

Perché il pubblico, per quanto attivo, non ha il tempo di verificare in proprio tutto. E l’emozione suscitata dai fatti, si direbbe falsi, tirati fuori da Daisey, lo dimostra: i retweet e i post su blog che hanno rilanciato la storia a quanto pare inventata da Daisey non hanno certo aiutato la cultura della qualità dell’informazione. C’è qualcosa da riflettere su questo punto. Sicuramente la soluzione proposta da Timu non è sufficiente. Ma è da tempo un punto di riflessione.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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