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Non si capisce il Pd su Grillo

Grillo vuole la tessera del Pd e vuole partecipare alle primarie. Ottiene un primo rifiuto da molti grandi politici del Pd. Trova una sezione che invece lo tessera. Ma alcuni esponenti del Pd si appellano allo statuto per dire che non è valido. Ma perché tutto questo?

(Faccio prevalentemente domande in questo post perché non sono certo un esperto lettore di questioni politiche).
Grillo ha un grande seguito, ottenuto con una storia significativa. Attore, controinformatore, leader di movimento. Certo, è una storia durante la quale non ha risparmiato critiche a nessuno. Ma questo è il motivo per cui non dovrebbe essere ammesso alle primarie? Ovviamente no. E allora qual è il motivo? Timore di un concorrente troppo forte? Beh, non esageriamo: casomai porterebbe a votare persone che di solito non votano alle primarie, ma difficilmente convincerebbe i militanti tradizionali. Porterebbe divisioni nel partito? Ma in effetti il partito è abbastanza diviso anche adesso. Non sarebbe leale al partito? E perché: è leale solo chi non fa critiche?
Che cosa c’è che non va in questa storia? Che nessuno ha preso in considerazione i pro e i contro, che quasi tutti hanno semplicemente detto di no a Grillo. Facendo emergere una difficoltà nell’aprirsi a componenti meno tradizionalmente legate al partito. Eppure di quelle componenti ci sarà sempre più bisogno. (Sia a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello locale).
Sarà naif dirlo: ma un’entrata in gioco di Grillo potrebbe anche essere un bene. Un uomo duro e critico come Grillo, popolare e seguito, decide di cambiare strada, aderire al Pd, dichiararsi dunque fedele all’obiettivo che il Pd vinca le elezioni e governi bene, accetti le regole democratiche, accetti il dibattito, si metta in gioco, discuta e si faccia fare domande… 
Potrebbe essere una risorsa. Perché non accettarla? Sinceramente, non si capisce, per ora. Imho.

12 Commenti

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  • Concordo perfettamente. Grillo sta dimostrando, come minimo, che il Pd tutto è fuorché un partito democratico. Almeno finora. Non dimentichiamo che ci sono leader nazionali che vorrebbero anche abolire le primarie,

  • Come sempre accade, il veleno sta nella coda.
    Dici “…Un uomo duro e critico come Grillo, popolare e seguito, decide di cambiare strada,….” Voler cambiare strada significa abbandonarne una che si è valutata sbagliata. Ma questo non emerge da nessuna posizione di Grillo.

  • E perché? Una persona che vive nella società civile e decide di diventare un politico sta di fatto cambiando strada. Non vedo il veleno. Non credo che cambierà le sue idee e il suo metodo. Credo che dovrà necessariamente cambiare vita quotidiana, pratiche, modi di dibattere, ecc ecc.

  • Grillo ha cambiato strada, scegliendo di iscriversi al PD. Fino ad una settimana fa il PD era la peste, oggi invita ad iscriversi i suoi seguaci (non avrei altro termine per indicare i grillini).

  • Perché non vogliono Grillo?
    Semplice… il personaggio è troppo forte per essere “controllato” dagli “interessi” politici e di partito.
    Sono molto deluso dal PD. Sono riusciti ha palesare le loro “assurde” difficoltà nel gestire le “risorse” che hanno, o potrebbero avere.
    In questi mesi il PD si è reso: “vecchio”, “debole” e poco propenso al cambiamento attraverso la “buffonata” contro la Serracchiani e lo “scontro” mediatico su Grillo.
    A questo punto non riesco più a capire cosa sia peggio… per il paese.

  • penso che alla fine la spiegazione sia molto semplice: hanno solo paura che vinca. Fino ad ora le candidature “alternative” sono state di gente senza visibilita`, senza possibilita` di vincere e alla fine neanche tanto alternative. Il ragionamento e` che magari non vince ma se dovesse vincere?

  • Quel *necessariamente* bisognerebbe aspettare di sentirlo da Grillo. Finchè non sarà alui a dire che cambia pratiche e modi di dibattere (cosa che penso non sia nelle sue corde), fino a quando non userà modi meno arringanti (e arroganti), meno monologanti, meno *piazzaiuoli* è meglio per tutt, -IMHO- che continui a fare il comico.

  • E’ saltato nello spam il commento di prima, forse è meglio. A freddo mi viene da dire che c’è una sola cosa che non va: l’opportunismo di scegliere l’iscrizione sapendo a priori della risposta negativa. Tralasciando l’aspetto strumentale, che ne inficia il metodo, vorrei anche esporre una questione di merito che dovrebbe saltare agli occhi anche ai non esperti di politica come me.
    L’Italia, secondo Eurobarometro di aprile 2008 aveva il primato di sfiducia verso la rappresentanza politica (governo 15% di fiducia e parlamento 16%) e le cause defettive più salienti afferiscono alla legittimazione delle rappresentanza, l’uguaglianza dei diritti difronte alla legge e le pari opportunità nelle chances.
    Sono tutte issues che si unificano con la scorciatoia del giustizialismo e che è facile cavalcarle dalla piazza (se non si è politici) e in parlamento se si è ex magistrati.
    Questo solo per dire che dal linguaggio antipolitico si ottiene consenso ma poi i porgrammi sono altrettanto di pancia se non lo si vuole perdere. Il chè da quel che vedo si riduce in mera politica delle fedine penali, elusione di ogni forma dialettica discorsiva per la scelta unilaterale della retorica da palcoscenico. Come negli antichi agorà quando ancora non esistevano media. E su internet ancora peggio, tende ad un rapporto ancora più iconizzato rispetto ai prodigi televisivi. Da notare che in Twitter Grillo, per non far torto a nessuno, non solo non scambia messaggi, non segue alcun account. Debolezza evidente di una leadership senza testa, per come definisce una recente ricerca sui meet-up: Il popolo di Beppe Grillo di Orazie e Socci.
    Un’altra osservazione di natura tattica.
    Il PD se ha una paura è di una cosa sola, che dopo due mesi, malgrado ogni patto di sangue, si sarebbe dimesso.

  • Emanuele ha molte ragioni. Aggiungerei queste di Roberto Gualtieri: http://gualtieri.italianieuropei.it/2009/07/beppe-grillo-e-la-parabola-del.html
    La richiesta di Grillo è ovviamente strumentale e, tatticamente, meglio avrebbe fatto il PD ad accettarla smontandone la strumentalità. Anche se dal punto di vista dello statuto, è del tutto vero che Grillo, se voleva candidarsi, avrebbe dovuto iscriversi prima della convocazione della “convenzione nazionale” e, quindi, per accettarne non solo l’iscrizione ma anche la candidatura, si sarebbe dovuto modificare lo statuto.
    Tra l’altro, concordo con Luca quando dice che Grillo non vincerebbe le primarie: le famose liste Grillo, al dunque, prendono il solito irrilevante 1% alle elezioni: fuffa mediatica, non consenso popolare vero…
    Infine, una notazione sulle primarie e sulla democrazia di un partito, su cui c’è una grandissima confusione, riflessa anche in qualcuno dei commenti a questo post. Proviamo a distinguere fra primarie per selezionare i candidati a cariche elettive (in genere cariche monocratiche quali i sindaci), e “primarie” (o meglio elezione diretta) per la scelta di alcune cariche di partito, previste nello statuto del PD. Questa seconda cosa è un’idea unica nel mondo, e deriva dalla cosiddetta “vocazione maggioritaria”: l’idea è che, dato che il segretario nazionale del partito è per definizione il candidato presidente del consiglio, sia giusto farlo scegliere non solo dagli iscritti ma anche da chi si dichiara semplicemente elettore del PD (e poi la cosa viene estesa, per “federalismo”, anche ai segretari regionali). Se non ci fosse questa idea sottostante, nessuno potrebbe criticare che un partito decida di far eleggere il proprio segretario politico SOLO dai propri iscritti: non sarebbe deficit di democrazia, mi sembra…
    Ora, la posizione di Bersani (che pure non condivido) non è quella dell’abolizione delle primarie per cariche elettive, ma è quella dell’abolizione del legame automatico fra carica di segretario e candidatura alla premiership, facendo tornare quindi il segretario ad una funzione specifica di guida del partito. Non meno democrazia, ma democrazia organizzata diversamente.
    Ma tali raffinatezze di discorso politico, in un’epoca di politica pop nella quale la candidatura di Grillo deve tragicamente essere presa sul serio, non trovano spazio di discussione, sono viste come bizantinismi, come inutili ritorni a un passato che non c’è più….

  • Trovo molto divertenti quelli che criticano Grillo e IdV su internet perche’ sono ideologizzati, populisti, e il programma vero, e la retorica, e il giustizialismo, e il programma che manca, e il PD e` l’unica via della democrazia, e cosi’ si rinforza solo berlusconi. Quando poi quelli che compongono il PD quando erano al governo hanno fatto una politica di continuita` col governo berlusconi e da quando esiste il PD non hanno saputo far nulla, se non perdere consensi.
    Non sono neanche discorsi da astroturfer della politica, sono proprio discorsi da fanboi stupido.

Luca De Biase

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