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Le conseguenze del silenzio

E dunque la conversazione sul silenzio di alcuni blogger – del 14 luglio – è stata una dimostrazione di come è fatta la rete. E di che cosa significhi influire sull’agenda. 

Il motivo della protesta era chiaro. Come era chiaro il bisogno di portare all’attenzione dell’opinione pubblica e dei politici l’istanza del pubblico attivo che non vuole uno stillicidio di leggi che rendono sempre più difficile praticare la libertà di espressione in rete.
Alla conversazione hanno partecipato persone dalle idee molto diverse. Esempi senza completezza: Gilioli e i promotori; i contrari come Destralab e Francesco Costa; i costruttivi come Metilparaben (che ha proposto informazioni utilissime su come prepararsi a navigare liberamente in un mondo che eventualmente prevedesse il controllo da parte dei provider sulle attività degli internettari). Andrea Vascellari ha ricordato – e sono fondamentalmente d’accordo – che l’arma vera dei blogger non è il silenzio ma la parola. Zambardino ha segnalato un’esigenza condivisa da moltissimi: i cani sciolti non vogliono che una manifestazione come quella dell’altro giorno venga utilizzata da formazioni politiche come se fosse una loro manifestazione.
In generale, una forma aggregativa in rete funziona se non diventa una forma di potere. Quindi una volta ok. Ma non si pensi che possa diventare un movimento organizzato e gerarchizzato.
Una fiammata di protesta può avere un influenza sull’agenda se ogni volta la sua forma è diversa e fa discutere sia per il contenuto che che il modo in cui il contenuto è proposto.
Una protesta è tanto più forte, specialmente in un paese come l’Italia, quanto più è basata su fatti e non su posizioni ideologiche. Perché solo così dimostra di essere qualcosa di diverso dalle solite finzioni politicheggianti. Quindi in generale avrà più bisogno di parole ben scritte che di silenzi.
Insomma. Per una volta questa manifestazione può anche essere andata bene. Ma l’aggregazione avrà bisogno di piattaforme che rendano facilissimo per tutti capire come difendersi dall’attacco alla libertà di espressione, favoriscano la manifestazione delle idee, non siano motivata dalla ricerca di un potere – ridicolo in rete – ma da spirito di servizio. E credo che una cosa del genere emergerà. Anche grazie alla controversa – e probabilmente proprio perché controversa – forma di protesta del 14 luglio. Imho.

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  • Mentre ringrazio (sinceramente) per l’aggettivo “costruttivo”, contribuisco con una riflessione da radicale: sono allergico ad ogni forma di “protesta” che non contenga, in sé, una “proposta”. Per questo scioperare, nel senso di starsene zitti, mi pareva un peccato: perché non era che un’iniziativa “contro” qualcosa (nella specie, il decreto Alfano), mentre -a mio modo di vedere- difettava dell’indispensabile parte “per” (per la libertà di informazione, per la democrazia digitale e via discorrendo).
    Insomma, ho il gran brutto vizio di pensare che con la protesta pura e semplice non si vada lontano: può darsi che le piattaforme di cui parli saranno utili ad accentuare l’aspetto relativo alla proposta, che secondo me, ricorrendo certe condizioni, potrebbe spingersi anche alla disobbedienza civile (la quale, com’è noto, può non limitarsi all’utilizzo di servizi come OpenDNS et similia, ma può ricomprendere strumenti ben più sofisticati).
    Se decidiamo di parlarne, here I am.
    Alessandro.

  • Spero solo che non accada ciò che accadde dopo i torchi gutenberghiani, quella censura religiosa e politica che costrinse certuni a pubblicare fuori dalle loro patrie, in clanestinità.
    Che la Storia si ripeta, sotto altre forme e in contesti storici diversi?
    M’illudo di no.
    Rino.

  • Grazie Luca, hai detto con parole perfette quello che stavo cercando di definire nella mia zucca da 24 ore. Mi sono permesso quindi di citarti e quotarti anche si Diritto alla rete. un caro saluto
    Sandro

  • mi piace manifestare il dissenso quando è necessario, ed ultimamente spesso è necessario.
    mi piace farlo in maniera civile ed autorevole, perchè solo in questo modo si ottiene credibilità dalle istituzioni e dal pubblico.
    Non amo essere strumentalizzato su queste questioni da qualunque parte politica perchè la protesta o la conversazione deve essere trasversale.
    Non mi è piaciuto vedere Di Pietro strumentalizzare la protesta dei blogger e nonostante non fossi già d’accordo sui metodi “imbavagliati” e diffamatori rispetto all’attuale Governo, lasciando campo aperto a Dipietro la manifestazione ha perso la sua indipendenza ed autorevolezza.
    Sarebbe stato bello vedere altri politici, oppure rimandare a casa di pietro perche la rete internet è di chi la fà e non di chi la usa (quando gli fa comodo) per le sue beghe politiche.
    Una interssante discussione sull’argomento tra Me Guido Scorza, Alessandro Gilioli, Gianluigi Cogo, Massimo Melica e molti altri amici si è sviluppata sul mio blog e tocca tutti questi argomenti anche perchè è indispensabile che per il futuro servono regole chiare per evitare che le esigenze di molti diventino foraggio politico per pochi
    http://micheleficara.com/blog/2009/07/14/14-luglio-sciopero-dei-blogger-ovvero-le-prove-generali-di-mobilitazione-politica-per-dimostrare-il-proprio-peso-sulla-rete/

  • “Una protesta è tanto più forte, specialmente in un paese come l’Italia, quanto più è basata su fatti e non su posizioni ideologiche.” Sono d’accordo al 150%.
    Ormai il 14 Luglio e’ passato, speriamo che:
    1) abbia influenzato positivamente i decision-makers Italiani
    2) la prossima volta ci siano piu’ voci a parlarne 😉
    Cheers!
    Andrea

  • Non sono blogger, né giornalista, ma solo come cittadina che frequenta la rete e se ne avvale per informarsi, formarsi e confrontarsi.
    Un intervento di Massimo Mantellini su Punto Informatico
    http://punto-informatico.it/2668889/PI/Commenti/contrappunti-rete-piazza.aspx affronta diagonalmente questioni correlate auspicando l’aggregazione intorno a una piattaforma italiana attenta alle “tematiche del diritto all’accesso, capace di dar voce al punto di vista degli utenti di Internet, così come di supportare mille altre meritorie iniziative: un esempio per tutti, sull’onda della mai troppo citata EFF americana, proteggere anche legalmente cittadini della rete ingiustamente accusati.”
    Che bello sentir parlare di ‘utenti’ e non di blogger!

  • Sono pienamente d’accordo con Metilparaben essere “contro” spesso produce effetti contrari a ciò che si vuole.
    Una riflessione nelle ultime elezioni europee e comunali il parlare contro Berluscuni e mai sentir parlare PER .. altri in contrasto ideologico al nano; il risultato lo conosciamo.
    Un esempio semplice non dire mi impegno sono contro la guerra, ma semplicemente darò ii mio contributo PER la Pace.. Legge Universale dell’attrazione e dell’intelligenza.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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