La rete doveva ridurre le asimmetrie informative. Attualmente non ci riesce. Ubiquitous Commons servono a riequilibrare

La rete doveva aumentare il potere di accesso all’informazione di tutti e ridurre la concentrazione del sapere. Per un po’ di tempo ci è riuscita. E certi risultati sono straordinari. Si è formato il più grande spazio pubblico della conoscenza che si sia mai visto. Eppure, dell’enorme quantità di informazioni che nel frattempo si è accumulata, una parte consistente è stata privatizzata. Ed è sotto il controllo di grandissime piattaforme. Che aumentano l’asimmetria informativa.

Ubiquitous Commons intende riequilibrare la rete da questo punto di vista. Usando la blockchain e una serie di regole che danno all’utente il potere di negare o concedere la disponibilità dei loro dati alle piattaforme. L’iniziativa è partita da Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, ha conquistato l’attenzione di molti osservatori e tecnici in Europa ed è arrivata sulle pagine di Nòva e del Financial Times. Il giornale inglese ha concesso una grande attenzione e riconosciuto una bella credibilità al progetto. Il pezzo è riassunto qui. E si trova sotto paywall qui.

“But could a system be created that gave back some control to individuals? An international group of researchers led by Salvatore Iaconesi, a lecturer at the La Sapienza university in Rome, and Oriana Persico, a communication scientist, is trying to create a legal and technical toolkit that would allow people to do just that.

The concept, called Ubiquitous Commons (UC), would insert a layer between individuals and Facebook that specifies how a users’ details can be used. For example, when a user types an “I love kittens” post on Facebook and presses “send” the message would be intercepted by the UC platform and encrypted before it reaches Facebook. They would be asked to specify how their data might be used — perhaps for scientific purposes, but not commercial ones, for example.

The back end of the system would log the user’s instructions to a “blockchain” or electronic public ledger. The data could only be decrypted and accessed by organisations that fit the set criteria.

“There is a real inequality of power between individuals and companies when it comes to data,” says Mr Iaconesi. “When you configure your privacy policy on Facebook, not many people realise that you are configuring your privacy policy towards other people, not towards Facebook. They can see it all.”

Pensando i robot in arrivo

La nuova rivoluzione industriale è un salto nell’ignoto, dal punto di vista macroeconomico, a giudicare dal racconto di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee (La nuova rivoluzione delle macchine, Lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante, Feltrinelli). Di certo, ancora una volta la sfida globale della tecnologia impone un cambio di mentalità generalizzato. Ma se si pensa che capire in che direzione sia facile basta leggere i fatti per scoprire che è meglio ripensarci: una delle questioni che sembravano chiare del discorso di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee era che la produttività del lavoro cresce più dell’occupazione da almeno un decennio e da questo si generava una discussione preoccupata o creativa intorno a quello che avrebbero fatto gli umani sostituiti dal capitale e dalle macchine. Ma secondo The Conference Board l’anno scorso la crescita della produttività del lavoro è scesa al suo livello più basso da anni e per quest’anno non sembra destinata a riprendersi (vedi anche FT, dietro paywall). Colpisce peraltro che mentre la produttività del lavoro aumenta seppure meno che in passato, la crescita della produttività di tutti i fattori considerati insieme (capitale e immobili compresi) è ancora più bassa (vedi appunto The Conference Board).

In questo contesto l’Italia si agita tra speranze e preoccupazioni di ogni genere. Ma il dibattito sui robot comincia a prendere una forma. Il tema dell’automazione dell’industria è uno dei sottotesti del libro di Dario Di Vico e Gianfranco Viesti (Cacciavite, robot e tablet, Come far ripartire le imprese, Il Mulino). Che attraverso le due diverse voci parte alla ricerca di una via italiana all’adattamento nel nuovo contesto competitivo.

42 -Oldani_140_210Soprattutto le opportunità per l’Italia sono al centro del discorso di Riccardo Oldani (Spaghetti robot, Il Made in Italy che ci cambierà la vita, Codice) che parte ricordando i centri di eccellenza presenti nella penisola: dalla Sant’Anna di Pisa (e anche l’università) all’IIT di Genova, dai Politecnici di Milano e Torino ai centri di Roma, Napoli, Catania e Palermo, collegati a Enea e CNR. I robot sono già tra noi sotto forma di aspirapolvere e tagliaerba, esploratori dei mari e spazzini, macchine per la riabilitazione. Ma è chiaro che l’immaginazione corre veloce verso molte altre applicazioni. Oldani non si lascia abbindolare dai futurologi e dagli entusiasti, ma certo osserva che si tratta di un’industria in piena evoluzione che per l’Italia potrebbe essere una grande occasione. Del resto, non si può non vedere che l’Italia è ai primi posti mondiali nella produzione di macchine per l’automazione industriale, che non sono robot ma, insomma, vanno in quella direzione: tra centri di eccellenza nella ricerca e industria solida e potente sul mercato, con l’ulteriore spinta che può venire dall’interesse crescente di giganti come la Telecom Italia, la robotica italiana può avere molto da dire a livello mondiale.

libro-cingolani-mettaMa per avere un’idea davvero concreta sui tempi di sviluppo di tutto questo e sulla distanza tra l’immaginazione cinematografica e la realtà è bene andare alla fonte. Il che significa che l’IIT è un buon posto da dove cominciare. Roberto Cingolani e Giorgio Metta hanno raccolto in un libro la loro esperienza e aiutano a dare concretezza alla prospettiva robotica, dal punto di vista scientifico e applicativo (Umani e umanoidi, Vivere con i robot, Il Mulino). Il libro offre un panorama dei concetti scientifici che stanno conducendo all’accelerazione dello sviluppo della robotica, discute dei criteri che fondano la progettazione dei robot umanoidi e dell’impatto sociale e culturale della loro introduzione e, infine, annuncia le probabili applicazioni: a partire dall’assistenza domestica all’intervento nelle zone colpite da disastri naturali e ambientali.

Certo ci vuole un po’ di immaginazione, ma: “Se vent’anni fa vi avessero detto che oggi avremmo posseduto tutti un cellulare e che saremmo stati perennemente connessi con email, social, ecommerce e cloud ci avreste creduto? Allora dovreste essere disponibili a credere, o almeno a non meravigliarvi troppo, del fatto che qualcuno vi dica che tra vent’anni potrebbe esserci un umanoide amico in ogni casa per assistere i nonni, portare i bimbi a scuola e prepararci il caffè”

Acceleratori di competenze. Da H-Farm a Talent Garden e LVenture

H-Farm ha creato Digital Accademia. Adesso Talent Garden fa una sua scuola. E LVenture porta avanti un’iniziativa dedicata all’educazione. E’ vero che la vita nelle strutture che favoriscono tra l’altro la nascita di nuove imprese e la modernizzazione del modo di lavorare è sempre anche un’esperienza educativa. L’Economist ha scritto una volta (vado a memoria): “si possono spendere 100mila dollari per andare a Harvard a studiare i casi di business degli altri; oppure si possono trovare 100mila dollari in un acceleratore per realizzare il proprio caso di business”. Comunque vada quella startup sarà certamente un grande passo avanti di esperienza e conoscenza. Ma di certo occorrono anche forme di apprendimento più strutturato. E per questi motivi sono importanti le iniziative citate. In questo post si trovano un po’ di notizie aggiornate in materia inviate dagli interessati.

Digital Accademia, H-Farm.

“Digital Accademia è la prima scuola di digitale nata in Italia nel 2011 e diventata punto di riferimento per la formazione in ambito digitale per privati e aziende. Digital Accademia ha chiuso il 2014 con un fatturato di 4,5 mln di euro. Al suo interno sono impiegate oltre 40 persone, che seguono le seguenti attività:

DIGITAL NATIVE CAMP

Numero edizioni: 5 edizioni
Numero di partecipanti ad oggi: + 500 bambini dai 6 ai 14 anni
Corsi:
• Graphic Design Camp
• Digital Storytelling Camp
• Makers Camp
• Elettronica Camp
• Coding Camp
• Robotica Camp
• Videogames Camp

MA.D.E.E. MasterLab in Digital Economics & Entrepreneurship

Numero edizioni: 7
Numero di partecipanti ad oggi: 100
Numero di aziende coinvolte per gli stage: 34
Numero di startup create o potenziate durante e dopo il master: 16
Numero di studenti che subito dopo il master o ad oggi sono o sono stati all’estero: 9

Tutti gli studenti hanno svolto un periodo di INTERNSHIP o di sviluppo della loro idea imprenditoriale di 3-6 mesi a completamento del Master.

MASTER EXECUTIVE

Parte in autunno l’Executive Digital MasterLab, con l’obiettivo di offrire un’esperienza formativa sui temi del Digitale fortemente professionalizzante, pensata per chi già lavora e vorrebbe potenziare la conoscenza del Digitale. Un percorso di 3 mesi per acquisire metodo, aggiornamento e nuovi strumenti attraverso 3 Bootcamp (più giornate di workshop) e 10 focus friday. Ogni partecipante porta un caso di studio collegato al proprio lavoro, un project work aziendale che offre un caso concreto in cui mettere in pratica quello che si apprende, affiancati da un mentor di Digital Accademia e da un coach specializzato.

DIGITAL ACCADEMIA BUSINESS AZIENDE

Numero Bootcamp: Ad oggi siamo a circa 15 bootcamp
Aziende coinvolte: 20
Professionisti formati: + 300
Bootcamp:
• Storytelling
• Digital Innovation
• Presentation Design
• Design Thinking”

Codemaster. Talent Garden

“Master italiano in coding che forma web developer, una delle professioni più richieste dal mercato del lavoro. Il progetto nasce all’interno di Talent Garden dove abbiamo creato la TAG Innovation School, la prima università dell’innovazione in Italia.

Perché lo facciamo? Per cinque principali ragioni:

1. Il Web Developer è tra le professioni più richieste al mondo
2. C’è un nuovo master che forma web developer junior in 12 settimane
3. Ci sono 4 borse di studio totali per partecipare: candidature entro il 30 giugno
4. Il sito per partecipare alla selezione è www.code-master.it
5. Il corso è lanciato da TAG Innovation School, la scuola su digitale e innovazione fondata da Talent Garden

Aprono le selezioni per l’assegnazione di 4 borse di studio del valore di 6.700 euro l’una a copertura totale della quota di partecipazione a CodeMaster, il primo percorso italiano che in 12 settimane Full Immersion permette a 20 studenti meritevoli di entrare nel mondo del lavoro come Web Developer junior. CodeMaster, proposto da TAG Innovation School, la nuova scuola del digitale e dell’innovazione nata all’interno di Talent Garden, propone un modello di formazione di successo già sperimentato in Usa e Uk: 12 settimane di studio full immersion e uno stage garantito e retribuito della durata di 6 mesi, per trasformare un principiante in un perfetto Web Developer, la quarta professione più richiesta sul mercato statunitense, ma altrettanto ricercata anche nel Vecchio Mondo. L’Unione Europea stima che da qui al 2020 in Europa ci saranno 900.000 nuovi posti di lavoro nel settore Ict e in Italia, secondo un recente studio di Modis, il 22% delle posizioni aperte non trova candidati in linea. Anche le retribuzioni sono interessanti: secondo i dati presentati da Page Personnel a Febbraio 2015, lo stipendio di un Web Developer oscilla tra i 20 e i 23.000€ lordi al primo anno, per raggiungere i 37.000€ già a partire dal terzo anno. Sono 4 le borse di studio a copertura dell’intero costo di CodeMaster, sponsorizzate da Wired, magazine punto di riferimento per l’innovazione, e da Next14, holding leader nel data-driven advertising e nel data-driven content marketing. La partecipazione a CodeMaster garantisce un totale di 500 ore tra lezioni e laboratorio assistito, l’accesso 24/7 a Talent Garden Milano e la partecipazione a tutti gli eventi che si svolgono presso il Campus, lo stage retribuito di 6 mesi e l’iscrizione a vita a un servizio di Lifelong Placement, che mette gli studenti in connessione con le migliori aziende e web agency italiane ed europee, per cogliere costantemente nuove opportunità di carriera. In più, tutti gli studenti partecipano gratuitamente alla TAG Barcelona Experience, 5 giornate di Full Immersion nel panorama digitale della capitale catalana. TAG Innovation School vuole anche alimentare la diffusione di cervelli femminili nel mondo del web development. Le donne usufruiscono di uno sconto di 1.000 euro sulla retta di frequenza. La selezione delle Borse di Studio termina il 30 giugno 2015, CodeMaster comincia a ottobre.Aprono le selezioni per l’assegnazione di 4 borse di studio del valore di 6.700 euro l’una a copertura totale della quota di partecipazione a CodeMaster, il primo percorso italiano che in 12 settimane Full Immersion permette a 20 studenti meritevoli di entrare nel mondo del lavoro come Web Developer junior. CodeMaster, proposto da TAG Innovation School, la nuova scuola del digitale e dell’innovazione nata all’interno di Talent Garden, propone un modello di formazione di successo già sperimentato in Usa e Uk: 12 settimane di studio full immersion e uno stage garantito e retribuito della durata di 6 mesi, per trasformare un principiante in un perfetto Web Developer, la quarta professione più richiesta sul mercato statunitense, ma altrettanto ricercata anche nel Vecchio Mondo. L’Unione Europea stima che da qui al 2020 in Europa ci saranno 900.000 nuovi posti di lavoro nel settore Ict e in Italia, secondo un recente studio di Modis, il 22% delle posizioni aperte non trova candidati in linea. Anche le retribuzioni sono interessanti: secondo i dati presentati da Page Personnel a Febbraio 2015, lo stipendio di un Web Developer oscilla tra i 20 e i 23.000€ lordi al primo anno, per raggiungere i 37.000€ già a partire dal terzo anno. Sono 4 le borse di studio a copertura dell’intero costo di CodeMaster, sponsorizzate da Wired, magazine punto di riferimento per l’innovazione, e da Next14, holding leader nel data-driven advertising e nel data-driven content marketing. La partecipazione a CodeMaster garantisce un totale di 500 ore tra lezioni e laboratorio assistito, l’accesso 24/7 a Talent Garden Milano e la partecipazione a tutti gli eventi che si svolgono presso il Campus, lo stage retribuito di 6 mesi e l’iscrizione a vita a un servizio di Lifelong Placement, che mette gli studenti in connessione con le migliori aziende e web agency italiane ed europee, per cogliere costantemente nuove opportunità di carriera. In più, tutti gli studenti partecipano gratuitamente alla TAG Barcelona Experience, 5 giornate di Full Immersion nel panorama digitale della capitale catalana. TAG Innovation School vuole anche alimentare la diffusione di cervelli femminili nel mondo del web development. Le donne usufruiscono di uno sconto di 1.000 euro sulla retta di frequenza. La selezione delle Borse di Studio termina il 30 giugno 2015, CodeMaster comincia a ottobre.”

DoLab, LVenture

“Piccoli programmatori crescono. Domani, 26 Maggio 2015, gli studenti del Liceo Ebraico di Roma “Renzo Levi” saranno premiati per il loro percorso all’interno del progetto di formazione DoLab Educational Tech. Dopo aver acquisito le tecniche di base di programmazione delle App, festeggeranno la consegna degli attestati di fine corso insieme ai rappresentanti della Comunità Ebraica di Roma, ai genitori, alla Scuola e ai membri del Benè Berith. La cerimonia di chiusura del corso si terrà alle ore 17 presso LUISS ENLABS “La Fabbrica delle Startup”, in Via Giolitti 34 a Roma.

Il laboratorio animato da DoLab aiuta ad apprendere nuove competenze professionali in ambito digitale e dello sviluppo software. Durante l’anno scolastico che si sta concludendo, 14 giovani studenti hanno lavorato per impadronirsi dei principi basilari della programmazione mobile e sono riusciti a programmare un videogame, acquisendo tecniche professionali che potranno spalancargli le porte del mondo del lavoro digitale. Se la tendenza del “coding” – ovvero il codice informatico, la programmazione – ha già preso piede in UK e negli Usa, in Italia muove i primi passi. Il Liceo Renzo Levi è la prima scuola a sperimentare un nuovo percorso di educazione alla digitalizzazione con l’obiettivo di dare una nuova formazione ai ragazzi.

“E’ il primo passo verso un programma più ampio che speriamo di estendere ad altre scuole. C’è bisogno di educazione e formazione al digitale, perché tutte le professioni hanno bisogno di digital know how. I ragazzi devono essere preparati a un mondo del lavoro che è già cambiato. Programmi come questi regalano uno sprint in più alle opportunità lavorative”, spiega Futura Pagano, Cofounder di DoLab School.

Nato da un’idea di LVenture Group, holding di partecipazioni quotata sul MTA di Borsa Italiana, DoLab ha l’obiettivo di garantire un’offerta formativa in grado di valorizzare la creatività e le conoscenze in campo digitale con corsi in aula, azienda e istituti scolastici. Ad un anno dalla nascita, la scuola del digitale ha già formato più di 600 persone e si prepara ad allargare la propria attività in tutta Italia.

“L’elemento straordinario di questa collaborazione è che sono per primi i ragazzi, ma anche gli stessi genitori, a farne richiesta. Il Liceo Ebraico Renzo Levi ha da tempo fatto la scelta di andare incontro alle nuove esigenze di quei ragazzi che tra pochi anni si troveranno catapultati nel mondo del lavoro digitale. E’ un richiesta che arriva dal basso, che supera il dibattito sulle politiche per la scuola e centra direttamente l’obiettivo”, racconta Ruth Dureghello, Assessore alla Scuola della Comunità Ebraica di Roma.

L’iniziativa è stata lanciata in collaborazione con il Bené Berith, associazione ebraica internazionale che si occupa di diritti umani e di formazione dei giovani dal punto di vista ebraico e professionale e con la Comunità Ebraica di Roma i cui esponenti saranno presenti all’evento.”

David Christian. Una scienza che offra un significato della vita è possibile

La visione scientifica dell’universo sembra mappare una realtà senza offrire una risposta di significato paragonabile alle tradizioni religiose, filosofiche, politiche. E in un certo senso è vero. Ma secondo David Christian (che su Edge con un pensiero densissimo, da storico) non è del tutto vero. Anzi.

In realtà, la sua suggestiva idea è che siamo in una fase storica in cui stiamo costruendo una nuova narrazione. Che questa volta non si concentra sulle varie visioni del mondo tribali tradizionali ma su una narrazione globale, che riguarda l’umanità.

If I’m right that there is a rich story here within science, then the idea that science, too, is telling a story, a story that has a lot to tell us about our place in space and time, should not be worrying. In this sense, science is like all philosophical traditions. It’s a mapping process. It tells you where you are in space and time, and that mapping process, which is present in all origin stories is powerful and meaningful because it tells you who you are, and where you are. By doing that, it tells you what possibilities are open to us. There is an educational challenge for science to present itself as meaningful, to present itself as being as meaningful as any other great philosophical tradition, and, in addition, much more powerful because it sums over so much more information. And it’s global.

In questo senso, la narrazione scientifica è decisiva: perché proprio in questa fase storica la maggior parte dei problemi discende dal tribalismo nelle sue forme moderne. E la principale fonte di soluzioni è l’emersione di un approccio razionale, globale, umano nel senso più ampio possibile. La lettura dell’intervento di Christian vale il tempo che le si dedica (Edge).

Movimento per l’ecologia dei media

Le città diventano infosfere e i dati che generano sono parte integrante dell’ambiente che diventa più – o meno – vivibile. Più informazioni possono renderci più consapevoli dei nostri consumi e della nostra impronta ecologica ma anche ovviamente più soggetti alle strutture che concentrano il controllo e l’elaborazione delle informazioni. 

Big data e smart city fanno parte delle visioni e dei fatti che contano. Non solo telefoni ma sensori ovunque. Occorrono non solo piattaforme piatte pervase di ogni cosa tra le opportunità e gli inquinanti, ma pluralità di reti e dimensioni umane. Sorpresa e avventura in un mondo registrato e monitorato resteranno parte della nostra immaginazione. La consapevolezza, per chi chieda come ne usciamo, è sempre la parola chiave.

Tutto ciò che riguarda privacy, libertà e sicurezza dipende da consapevolezza: cioè il contrario della manipolazione. Per questo dobbiamo lanciare un grande movimento per l’ecologia dei media. Una Kyoto dei media può dare l’idea. Ma per arrivare a comprendere che ogni nostro gesto ha valore per l’infosfera e la qualità dell’infosfera ha valore per ognuno di noi.

Italia benessere: Ocse vede un certo equilibrio tra vita e lavoro

Le famiglie stanno abbastanza bene. Ed è buono l’equilibrio tra qualità della vita e lavoro. L’istruzione preoccupa, come scarseggiano le opportunità di lavoro. Lo calcola l’Ocse. Ecco il comunicato:

OCSE – Milano, 18 maggio 2015

 

Salute, Istruzione, Felicità? Il Better Life Index dell’OCSE racconta com’è la vita in Italia

 

Oggi l’OCSE presenta in anteprima il Better Life Index in italiano. Il BLI è una piattaforma online di tipo interattivo che offre degli spunti interessanti sulla percezione di benessere e qualità della vita dei cittadini. Per la prima volta da oggi gli Italiani potranno avere a disposizione questo strumento tradotto nella loro lingua, nonché confrontare la performance dell’Italia con quella di altri 35 paesi nel mondo, rispetto a 11 dimensioni di benessere: abitazione, reddito e ricchezza, occupazione, istruzione, ambiente, impegno civile, salute, soddisfazione personale, relazioni sociali, equilibrio vita-lavoro e sicurezza. 

 

Secondo l’analisi basata sul Better Life Index  l’Italia ottiene risultati positivi sull’equilibrio vita-lavoro e sul reddito e la ricchezza delle famiglie, che sono superiori a quelli della media OCSE. Una buona performance si registra anche nel campo della salute e delle relazioni sociali. 

 

L’istruzione e il lavoro sono invece aree nelle quali i risultati italiani sono inferiori a quelli della media OCSE, risultati insufficienti anche sulla qualità dell’ambiente, gli aspetti abitativi e la soddisfazione personale. 

 

L’Italia si classifica 13esima per l’equilibrio vita-lavoro, 14esima per reddito e ricchezza e 31esima per l’istruzione. Ulteriori dettagli sui risultati italiani possono trovarsi qui

 

Attraverso il Better Life Index i cittadini possono ottenere un indice personalizzato che permette di confrontare la performance dei paesi sulla base delle priorità attribuite agli 11 fattori di benessere. Fino ad oggi 92000 utenti nel mondo intero hanno condiviso il loro indice personalizzato con l’OCSE.

 

In Italia, dove in più di 3600 hanno risposto, la salute, l’istruzione e la soddisfazione personale sono le dimensioni di benessere considerate più importanti dai cittadini, anche più della ricchezza. Inoltre l’ambiente e l’impegno civile risultano valori più importanti in Italia che nel resto d’Europa. Per dare voce alle tue idee, crea il tuo Better Life Index qui

 

Lanciando il Better Life Index il Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurria ha dichiarato: “In risposta agli interrogativi sollevati dalla crisi, dobbiamo colmare il divario tra bisogni dei cittadini, le loro aspirazioni e le agende dei governi. Per questo è necessario capire meglio cosa vuole la gente. E’ questa l’essenza della democrazia. Il Better Life Index può esserci d’aiuto in questo compito.”

 

Per un articolo del Segretario Generale dell’OCSE Angel Gurria sul benessere in Italia e sull’importanza di orientare le politiche economiche e sociali al raggiungimento del benessere vai qui: Going beyond GDP – the OECD’s Better Life Index


Il Better Life Index e l’EXPO Milano 2015

L’OCSE lancia il Better Life Index in italiano in collaborazione con l’EXPO 2015, di cui è partner ufficiale. Il tema dell’EXPO Milano 2015, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” presenta dei punti di sinergia evidenti con la visione di benessere insita nel Better Life Index, in particolare con i focus sulla salute, l’interazione umana e le relazioni sociali, l’ambiente e la cultura. Per una panoramica completa del partenariato  OCSE ed EXPO Milano vai qui (www.oecd.org/expo-milano.htm)

Elementi di contesto

 

Il Better Life Index fa parte dell’Iniziativa Better Life dell’OCSE lanciata nel 2011 per misurare il benessere ed il progresso delle collettività al di là di metriche tradizionali come il PIL. L’iniziativa si sviluppa con una serie di rapporti, come How’s Life?(Come va la vita?) che analizza in maniera approfondita il benessere delle popolazioni, con un focus sui trend temporali e le ineguaglianze tra individui.

 

L’OCSE ha anche sviluppato un progetto per misurare il benessere a livello regionale che ha confluito nel rapporto How’s Life in your Region(Come va la vita nella tua regione?). Il rapporto è corredato da un sito web interattivo che analizza le differenze di benessere tra regioni. Per avere delle informazioni sulle performances di benessere della Lombardia puoi andare qui: http://www.oecdregionalwellbeing.org/region.html#ITC4

 

Il rapporto dell’OCSE Come andava la vita? apporta degli elementi complementari a questo insieme di lavori, fornendo una panoramica dell’evoluzione di benessere dal 1820 ad oggi per 25 paesi e 8 regioni del mondo.

Maurizio Ferraris. Mobilitazione inconscia nel web

«Si ha torto a vedere nella tecnica qualcosa di moderno e, soprattutto, di cosciente. La tecnica, proprio come il mito, è una rivelazione in cui progressivamente si fanno avanti pezzi di un inconscio collettivo che non è stato programmato da nessuno».

Solo una citazione (p. 6) per un libro che andrà letto. E commentato bene. Maurizio Ferraris, Mobilitazione totale, Laterza 2015.

  

Freestyle pc for Kids. Sistema operativo per bambini. Chi lo ha provato?

Freestyle pc for Kids si presenta come un progetto informatico dedicato ai bambini, realizzato da un giovane di 26 anni: una chiavetta USB che contiene un sistema operativo (basato su Linux) pensato per essere usato da bambini dai 3 ai 10 anni.

La presentazione dice che inserendo la chiavetta nella porta USB di un pc si avvia un ambiente digitale dedicato ai più piccoli. Estraendola tutto torna come prima. “I genitori e i loro bambini trovano in queste chiavette un sistema operativo completamente personalizzato: in questo modo i più piccoli possono studiare, giocare e divertirsi (imparando a usare il pc), senza correre rischi e sperimentando. Nella chiavetta, ad esempio, sono presenti diversi percorsi digitali (oltre 10 programmi, con 300 giochi “educativi”, un browser sicuro e una suite “Office” per bambini) interamente dedicati ai bambini. Tutto questo nasce in un laboratorio di Paderno Dugnano (che anni fa apparteneva a un falegname), da un’idea di un giovane imprenditore”.

Non l’ho provato e mi domando se qualcuno che passa da queste parti lo abbia fatto. Nel caso spero di leggere i suoi commenti. L’idea mi pare bella e per questo la riporto allo scopo di raccogliere opinioni ed esperienze. La notizia arriva dallo stesso autore del software, Stefano Tagliabue, del quale si parla in un pezzo di Lavinia Caradonna. E in attesa di vedere come funziona mi unisco ai migliori auguri.

Casa della cultura: libertà e tecnologie

Libertà: La facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo. Treccani

Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla. Wikipedia 15 maggio 2015

Tecnologia: Settore di ricerca multidisciplinare con oggetto lo sviluppo e l’applicazione di strumenti tecnici, ossia di quanto è applicabile alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione di procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a dati obiettivi, sulla base di conoscenze scientifiche comprese quelle matematiche e informatiche. La t. riguarda l’uso ottimale, anche e soprattutto da un punto di vista economico, di tecniche, procedimenti e conoscenze tecnico-scientifiche avanzate in un dato settore, e l’insieme di elaborazioni teoriche e sistematiche applicabili alla pianificazione e alla razionalizzazione dell’intervento produttivo. Treccani

Il termine tecnologia è una parola composta che deriva dal greco tékhne-loghìa, cioè letteralmente “discorso (o ragionamento) sull’arte”, dove con arte si intendeva sino al secolo XVIII il saper fare, quello che oggi indichiamo con la tecnica. Per tecnica si può intendere un qualunque metodo organizzato e codificato per raggiungere uno scopo definito. La parola tecnologia indica perciò la catalogazione e lo studio sistematico di tecniche, spesso riferite ad un certo ambito specifico (es. “tecnologia informatica”). Wikipedia 15 maggio 2015

Alla Casa della cultura, domani alle 10:30, si parla di “libertà e nuove tecnologie”. Se per caso questo significa chiedersi se internet sia un nuovo spazio di libertà o un nuovo limite alla libertà la risposta fa riferimento a un livello di astrazione superiore legato alla consapevolezza: l’infosfera è l’insieme ambientale e culturale in cui siamo immersi ed è arricchito dall’internet, che a sua volta è ciò che siamo in grado di farne. La libertà che sviluppiamo di fronte a questa realtà discende dalla nostra conoscenza della rete, dalla nostra consapevolezza delle sue caratteristiche, dunque dalla nostra capacità di modificarla in relazione alle nostre esigenze emergenti. Il mantra secondo il quale “conoscenza è libertà”, in questo contesto, assume un significato programmatico molto pragmatico.

Ma le ambiguità non cessano facilmente. I modi attraverso i quali il sapere incarnato nel codice delle tecnologie digitali diventa regola e limitazione della autonomia di scelta sono banali o sottili: un menu di opzioni, un algoritmo, un’interfaccia, generano strade che indirizzano i comportamenti, generano abitudini, sollevano dai problemi e quindi limitano. D’altra parte, le tecnologie abilitano ambiti di scelta che prima della loro introduzione erano impraticabili. Sicché operare nelle tecnologie è libertà se usate per fare cose prima impossibili ed è limite se subite acriticamente. Mentre operare sulle tecnologie è libertà se conduce alla costruzione di nuove piattaforme e ambiti di azione ed è limite se questo avviene in funzione di costrizioni mentali come quelle derivanti dalla finanza o dal mero gioco della soluzione di rompicapi tecnologici.

Così si arriva a contrapposizioni difficili: oblio e informazione, espressione e privacy, trasparenza e riservatezza, sicurezza e diversità…

Forse il vero problema è alzare il livello del dilemma. Lo spazio di libertà è ampio nel futuro e nullo nel passato, ma si incarna soltanto nel presente. Questo conduce alla tentazione di scegliere in base al tunnel decisionale costruito nel passato o di paralizzarsi di fronte all’infinità di opzioni del futuro. Del resto, si può dire che il momento in cui la libertà si fa vedere è quando la si “usa” scegliendo consapevolmente, come l’informazione esiste quando si sceglie tra diverse possibili opzioni conosciute. Il bit è unità d’informazione quando si è scelto tra lo 0 e l’1 non prima.

La libertà allora si amplia quando si amplia l’immaginazione, quando si immaginano più opzioni nell’ambito di una narrazione liberante. La narrazione sviluppata nell’ambito dell’ecologia sembra quella più adatta a riconfigurare le contraddizioni apparenti e a cercare un equilibrio nell’infosfera.

Homo Pluralis alla Camera

La presentazione di #homopluralis ieri alla Camera.. 

Le regole nell’evoluzione degli umani e dei robot

L’intelligenza artificiale preoccupa Bill Gates, Elon Musk e Stephen Hawking, persone che non si spaventano certo per la tecnologia, come nota l’Economist. Che dedica una survey all’intelligenza artificiale senza negarne i rischi ma sottolineandone le opportunità, soprattutto dopo aver ben individuato le differenze tra l’intelligenza umana e quella dei computer più potenti (Economist).

Sta di fatto che le scelte degli sviluppatori dell’intelligenza artificiale saranno condotte dalla loro visione del mondo. Se sarà puramente finanziaria o tecnocentrica i rischi di una concentrazione del potere e delle funzioni nelle mani delle macchine e dei capitali che le governano non potranno essere esclusi dal dibattito. Chi fa le regole? Il mercato finanziario? La logica evolutiva del software? Oppure gli umani con le loro complicazioni? Una visione del mondo plurale, ecologica, multidimensionale può servire a correggere le tendenze banalizzanti della tecno-finanza? (Questa è l’ipotesi di Homo Pluralis). Ma l’evoluzione, anche inserita in una narrazione ecologica, non è certo un gioco da ragazzi: fa comunque emergere nuove forme di vita e cultura, come ne conduce altre alla sparizione. Il punto è che non sia condotta da una sorta di monocoltura finanziaria, conformista sul piano culturale, piatta sul piano creativo, collettivizzante sul piano delle decisioni. Il postumano è umano se si coltiva la diversità dell’immaginazione.

Stefano Rodotà è tornato a intervenire sulla relazione tra diritti e tecnologia ma affrontando in pieno la prospettiva aperta dal dibattito sul postumano (Micromega). E le sue parole vanno lette.

“L’umano, e la sua custodia, si rivelano allora non come una resistenza al nuovo, al timore del cambiamento o come una sottovalutazione dei suoi benefici. Si presentano come consapevolezza critica di una transizione che non può essere separata da principi nei quali l’umano continua a riconoscersi. Non è impresa da poco, né di pochi. Esige un mutamento culturale, un’attenzione civile diffusa, una coerente azione pubblica. Parlare di una politica dell’umano, allora, è esattamente l’opposto di pratiche che vogliono appropriarsi d’ogni aspetto del vivente.”

Non è certo vero che le regole sono un freno allo sviluppo. Lo scrive anche l’Economist. Le regole sono parte integrante dello sviluppo. Il punto è chi le scrive: la finanza, la tecnologia, o gli umani consapevoli e capaci di dibattito deliberativo?

Domani, all’università di Torino un convegno su “Le sfide giuridiche della robotica di servizio: sicurezza, trattamento dati, diritti e responsabilità”, Centro Nexa e Telecom Italia (locandina in pdf).

Per capire che cos’è questo TTIP, il trattato atlantico tanto controverso

I trattati commerciali sono storicamente serviti ad aumentare i traffici abbattendo le tariffe e i dazi. Ma tra Europa e Stati Uniti le tariffe sono già basse. Le difficoltà per le aziende vengono da altre barriere non tariffarie, come le diverse regole che definiscono come si fanno le cose (dalle specifiche su come sono fatti i prodotti per tutelare l’ambiente e i consumatori alle regolamentazioni finanziarie e fiscali e così via). Queste diverse regolamentazioni frenano il commercio, ma sono anche espressione di quello che i diversi popoli democratici pensano che sia prioritario.

Per questo è tanto controverso il trattato TTIP tra Europa e Stati Uniti. La controversia si concentra su un aspetto fondamentale. Si introdurrebbe una regola per cui gli investimenti operati dalle aziende nell’altra sponda dell’Atlantico sarebbero protetti dai cambiamenti normativi che li potrebbero danneggiare. Come dire che le multinazionali comanderebbero sulle democrazie. Su Arstechnica una survey tutta da leggere.

Dal turismo delle cavallette alle risorse per rilanciare Venezia. Pass4Venice

prospettive

Venezia: il progetto Pass 4 Venice tenta di trasformare il turismo delle cavallette in una risorsa per il rilancio della città (Il Sole 24 Ore). A questo link si trova lo slideshow che presenta il progetto. Ambizioso, sistemico, concreto. Che si presenta in un contesto difficile con una città allo stremo.

Letto? Per chi ha seguito il link e letto il progetto, ecco alcuni commenti:

1. L’obiettivo è di aumentare la vita in questo sito archeologico, attraendo persone e ricchezze che lo avviino verso una nuova condizione di città leader
2. Per questo eviterei di cedere alla tentazione del paragone con i parchi a tema che sebbene sia sensata lo è solo a causa di ciò che vogliamo combattere (spopolamento e turisti-cavallette)
3. Vorrei discutere la gestione dei fondi: il sindaco può andar bene per le opere che deve fare il sindaco, avendo partecipato a definire una roadmap che deve sviluppare un piano di attrazione di talenti e capitali adatti alla specialità del luogo (che deve essere un centro propulsore nell’economia della conoscenza); mi pare che sia chiaro che i fondi vanno conquistati con i progetti e da diversi soggetti con diversi criteri (economici, sociali, culturali, di ricerca, ecologici ecc) con sistemi di valutazione di indiscutibile valore e indipendenza dalle corporazioni locali per gestire i vari fondi in modo che vadano a iniziative innovative e oneste; ma questo sarebbe più chiaro se fossero più chiare le regole del gioco a questo proposito. E non dubito che saranno chiarite.

L’obiettivo è trovare una missione di livello globale a una città che deve tornare ad attrarre abitanti e soldi per la produzione di valore nell’economia della conoscenza (mentre ora è solo un sito archeologico che si spopola per l’opera predatoria e conservatrice dei grandi e piccoli rentier).

Rilanciare in questo modo Venezia è rilanciare l’Italia.

Vedi anche:
Venezia Italia
M9 avventura culturale
Protocellule

Illegale non fu Snowden ma l’Nsa! 

Un tribunale Usa ha dichiarato illegale la pratica di sorveglianza di massa messa in atto dall’Nsa. I benpensanti che hanno finora visto in Snowden il fuorilegge si devono ricredere. Ma Snowden è in esilio, i capi dell’Nsa sono in America (Guardian).

Interoperabilità sanitaria

Un esempio di come può portare beneficio il lavoro dell’Agid. Le specifiche tecniche per l’iteroperabilità del fascicolo sanitario, basate su un lavoro svolto con alcune regioni e capace di impatto nazionale. Questo è quello che fa l’Agid in base alle strategie del governo. Metodologicamente ci siamo. (Ecco il pdf)