Crescita esponenziale e intelligenza artificiale

È difficile pensare l’andamento esponenziale. Una crescita esponenziale può portare talmente lontano dal punto di partenza e con un’accelerazione talmente significativa che il tempo che ci vuole per cambiare totalmente i connotati del fenomeno è sostanzialmente imprevedibile. Per di più, di solito non si pensa anche al dopo. Cioè al momento in cui – quasi fatalmente – un fenomeno in crescita esponenziale comincia a rallentare per assumere una più naturale forma “logistica”. Sicché ci si può ingannare due volte: quando non si vede la crescita e quando, nel pieno dell’esplosione, non si pensa al rallentamento.

La retorica esponenziale rischia di portare a ragionamenti troppo specializzati e poco attenti alla logica profonda dell’ecosistema. Occorre pensare di sciogliere contemporaneamente entrambi gli inganni. E quindi pensare l’esponenziale e pensare la logistica.

Exponential organization aiuta a sciogliere il primo inganno.

Our environment is changing exponentially, mainly driven by exponential technologies and globalization. As a result, the world is becoming increasingly open and transparent and we are slowly moving from a world of scarcity to a world of abundance.
However, our organizations are still linear: hierarchical, centralized, closed, top down and focusing on ownership due to scarcity of people, resources, assets and platforms. They evolved one hundred years ago for an era of economies of scale and relative stability and predictability.

Se si applica la narrazione esponenziale all’intelligenza artificiale viene fuori l’immagine di un percorso che fatalmente porterà a computer molto più intelligenti della specie umana. Un bel modo per raccontare questa idea lo ha trovato Tim Urban per WaitButWhy (prima parte).

This pattern—human progress moving quicker and quicker as time goes on—is what futurist Ray Kurzweil calls human history’s Law of Accelerating Returns. This happens because more advanced societies have the ability to progress at a faster rate than less advanced societies—because they’re more advanced. 19th century humanity knew more and had better technology than 15th century humanity, so it’s no surprise that humanity made far more advances in the 19th century than in the 15th century—15th century humanity was no match for 19th century humanity.

Il post è da leggere. Ma senza dimenticare una storia molto più ampia. Per guardare all’insieme criticamente.

L’Economist ha preso visione del dibattito in materia. E tiene conto anche di chi dice che l’innovazione sta rallentando (non accelerando). Alla fine suggerisce che l’idea del rallentamento è una posizione esagerata ma da non sottovalutare del tutto. “The great innovation debate” e “Has the ideas machine broken down?”

Il tema dell’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologico. È culturale, economico, narrativo… Vale la pena di riprendere dall’insieme di visioni più ampie uscite recentemente: “Intelligenza artificiale. L’allarmismo non serve a nulla” e “Edge 2015 e le macchine pensanti“.

I 16 trend tecnologici che tiene d’occhio l’Andreessen Horowitz

Quello che conta sono i team, ripete un investitore visionario come la Andreessen Horowitz, ma ci sono alcuni megatrend che vanno tenuti presente. Tra questi: virtual reality, sensori, machine learning, containers, digital health, bitcoin… Containers può stupire, però qui non si parla di logistica ma software. (Ecco tutti 16)

Un mercoledì… che non si sa dove andare. Tra privacy e startup

Mercoledì 28, mattina, il Garante per la protezione dei dati personali organizza un incontro intitolato “Il pianeta connesso. La nuova dimensione della privacy“. E non c’è dubbio che il tema sta uscendo dal ghetto degli addetti ai lavori mentre resta difficilissimo capire che cosa fare. Giusto ieri a Davos alcuni professori di Harvard hanno aggiunto la loro voce al coro di funebri annunci secondo i quali “la privacy è morta“. Ecco quello che hanno suggerito: “Immaginate un mondo nel quale droni-robot delle dimensioni di zanzare vi ronzano attorno rubandovi pezzetti di Dna. Un mondo nel quale una catena di negozi comprende dalle vostre abitudini di acquisto che siete incinte prima che lo sappia la vostra famiglia. Ebbene benvenuti nel presente. Siamo già in quel mondo” ha detto Margo Seltzer, professore di computer science a Harvard.

Intanto, Kim Dotcom promette di offrire un sistema per chattare e parlare online in modo criptato e al sicuro delle intercettazioni via browser (Guardian).

Quella stessa mattina si riuniscono molti esperti e operatori per discutere su come potenziare l’ecosistema delle startup a Roma. Dopo che il tema è stato avviato a livello di governo nel corso del 2012 e portato avanti con coraggio al Mise, molti territori si sono interrogati su come facilitare il decollo dell’innovazione locale con misure adeguate e visionarie. Moltissimo resta da fare.

I costi dell’istruzione nell’Ocse

Un dato. “L’istruzione rappresenta il 12.9% della spesa pubblica. Il totale della spesa pubblica nell’Ocse supera i 2.5 mila miliardi di dollari all’anno, equivalente al Pil del Regno Unito” dice Andreas Schleicher, direttore per istruzione e skills dell’Ocse. “Questo investimento ingente deve essere messo in opera nel modo più efficace possibile. Le riforme dell’istruzione devono tradursi in una migliore istruzione.” Per questo dice Schleicher, occorre misurare i risultati delle attività nell’istruzione.

Il problema è come misurarli. E’ un lavoro avviato. Ma probabilmente ancora migliorabile. In effetti, tutte le classifiche, valutazioni quantitative, elaborazioni sui risultati, sono soggette a critiche e spesso addirittura polemiche. Sta di fatto che il tema è importante e merita una riflessione costruttiva. Perché è chiaro che spendere tanto non significa insegnare bene. La ricerca in materia è tutta in movimento.

Wi-NEXT vince il 2014 M2M Evolution IoT Excellence Award

Wi-NEXT produce un innovativo Low Power SmartNode wi-fi che serve a monitorare parametri utili per gestire macchine (consumo di energia e temperatura, per esempio) attraverso un sistema di sensori connessi via wi-fi. Le macchine si connettono così all’internet in wi-fi a costo basso. Il prodotto ha ricevuto il 2014 M2M Evolution IoT Excellence Award.

Il baratto tra le aziende arriva a 7,2 milioni

Un fenomeno. Chissà se tra i commentatori c’è chi aiuta a comprenderlo meglio…

Comunicato:

Imprese, Cambiomerci: Baratto tra aziende tocca quota 7,2 mln nel 2014

Roma, 19 gen. – Il valore delle transazioni sul circuito Cambiomerci, piattaforma web per lo scambio di beni e servizi, è stato pari a 7,2 milioni di euro nel 2014, con un valore medio pari a 1.227 euro. In tre anni, dal 2012 al 2014, le compravendite tra le aziende del circuito hanno toccato quota 17,5 milioni di euro. “Utilizzare la moneta complementare è una tendenza ormai consolidata tra le aziende italiane, che ricorrono allo scambio di merci e servizi sulla Rete per risolvere il problema dell’invenduto e delle scorte in magazzino”, dichiara il direttore generale di Cambiomerci.com, Francesca Scarpetta.

Il circuito di Cambiomerci.com ha registrato l’adesione di 160 nuove aziende nel 2014, portando il numero complessivo a 770. “Le adesioni al circuito hanno registrato un incremento considerevole non soltanto per la crisi, che continua a perdurare nel nostro Paese, ma anche perchè lo scambio di merci e di servizi sta diventando un comportamento abituale delle aziende, che trovano nel barter system alcune caratteristiche che nel mercato tradizionale è più difficile ottenere, come la rapidità di consegna della merce e la possibilità di esporre i propri prodotti con una maggiore visibilità”, aggiunge Scarpetta.

I primi 15 giorni del 2015 confermano il trend in crescita registrato l’anno scorso con l’adesione di 37 nuove aziende. “Il numero delle aziende che chiedono di aderire al circuito di Cambiomerci.com è in aumento e per questo motivo abbiamo pensato a un momento di incontro live, che si terrà l’11 febbraio a Napoli: sarà un’matching’ tra gli associati di Cambiomerci e gli imprenditoriinteressati a conoscere il circuito direttamente da chi lo utilizza già quotidianamente”, conclude il direttore generale di Cambiomerci.

Evoluzione alimentare: un salone

Un’iniziativa da seguire: Seeds&Chips. Che segnalo volentieri.

Comunicato:

A Milano dal 26 al 29 marzo 2015 il primo salone internazionale dedicato all’innovazione digitale nella filiera agroalimentare ed enogastronomica Seeds&Chips è il primo salone internazionale dedicato alle aziende e startup digitali che stanno innovando nella filiera agroalimentare ed enogastronomica, in programma dal 26 al 29 marzo 2015 a Milano presso MiCo Centro congressi, con il patrocinio di Expo Milano 2015.
Una area espositiva ed un palinsesto di conferenze per presentare, raccontare e discutere sui temi, sui modelli e sulle innovazioni che stanno cambiando il modo in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, consumato e raccontato. Due giorni riservati agli addetti ai lavori (operatori del settore, media, investitori, organizzazioni) e due giorni (28 e 29) aperti al pubblico.
Ad un mese dall’apertura di Expo Milano 2015, una anticipazione ed una focalizzazione sulle soluzioni tecnologiche che stanno rivoluzionando interi processi e settori ma che, soprattutto, sono lo strumento necessario per affrontare i temi della sostenibilità, della lotta agli sprechi, della tracciabilità e sicurezza alimentare così come il mezzo per la sopravvivenza e lo sviluppo di micro imprese locali di produzione, vendita e somministrazione.
I Big Player, così come i grandi investitori internazionali e migliaia di startup in tutto il mondo stanno presidiando e creando questo settore (Internet of Food o Food Tech) che è necessariamente destinato a crescere in maniera esponenziale nei prossimi anni in considerazione del fatto che non solo impatta con la più grande attività economica mondiale, ma che è componente fondamentale nel risolvere la sfida più importante e vitale: alimentare tutta la popolazione mondiale che nei prossimi 15 anni aumenterà di un miliardo di persone.
Dall’agricoltura di precisione, alle innovazioni ed evoluzioni nel mondo dell’idroponica che arriveranno nelle nostre case, condomini e negozi; dalle stampanti 3d per il cibo, ai sensori molecolari portatili che ci indicano il contenuto di un alimento; dai nuovi modelli e piattaforme di e-commerce nel food ai nuovi sistemi di comunicazione, promozione, valorizzazione di prodotti, territori o filiere; dalle etichette intelligenti per la tracciabilità dei prodotti o l’indicazione del loro contenuto, alle applicazioni per ridurre gli sprechi in ogni passaggio della filiera; dai sistemi di cognitive cooking alle smart kitchen che renderanno più facile, sicuro e spesso anche più sostenibile il nostro rapporto con i prodotti alimentari che abbiamo in casa.
Il tutto accompagnato e supportato dai Big Data o Food Data. Importante è la presenza, insieme alle grandi aziende e multinazionali, associazioni di categoria e organizzazioni nazionali e internazionali, delle startup. È da queste nuove realtà e iniziative che sta arrivando la maggior parte dell’innovazione e rivoluzione, in quello che molti definiscono un Rinascimento Digitale nel cibo o New Food Economy. Per questo all’interno di Seeds&Chips ci saranno le Seeding Box, degli spazi dove giovani innovatori e startup potranno incontrare le grandi aziende e potenziali investitori per presentare le proprie offerte e soluzioni con due programmi: “Seeds call Chips” quando è la startup a cercare l’incontro e “Chips call Seeds” quando sono le grandi aziende e investitori che cercano innovazioni che possono efficientare o rivoluzionare determinati modelli di Seeds&Chips può contribuire a fare da volano ad Expo Milano 2015, poche settimane dall’apertura, quando l’attenzione mediatica internazionale sarà sempre più focalizzata sull’evento e sui suoi contenuti, dando quindi ai partecipanti una occasione di visibilità e, ad alcuni di loro, anche una opportunità di partecipare ad Expo all’interno di una serie di iniziative congiunte tra Seeds&Chips e Expo Milano 2015.
Seeds&Chips può rappresentare una delle legacy di Expo ampliandosi negli anni successivi ed alimentando un ecosistema non solo importante ma strategico per l’Italia, dove la filiera delle startup e della ricerca universitaria, unita alla creatività ed alla unicità del sistema agroalimentare ed enogastronomico possono giocare un ruolo chiave a livello internazionale attirando attenzione, interessi ed investimenti.

Edicola italiana è una sfida che gli editori lanciano a sé stessi

Edicola italiana è una sfida che gli editori lanciano a sé stessi. Funzionerà soprattutto se gli editori riusciranno a comprenderne le potenzialità innovative nel vasto e poco esplorato mondo della vendita di strumenti di informazione online. Funzionerà se ci si metterà la testa, se si cureranno gli elementi specifici di quel contesto. Esempi? A prima vista: la possibilità di nuovi bundle e di sciogliere vecchi bundle. La possibilità di innovare l’architettura dei mondi di senso che le testate incarnano. La possibilità di creare strutture di prezzo innovative. Vedremo.

Comunicato:

Sarà attiva da oggi EDICOLA ITALIANA, la piattaforma per comprare, leggere e abbonarsi a quotidiani e magazine su Tablet, PC e smartphone. L’iniziativa vede collaborare i più importanti editori, riuniti nel Consorzio Edicola Italiana, e la startup innovativa Premium Store.

Su www.edicolaitaliana.it sono in vendita oltre 60 fra quotidiani (nazionali e locali) e periodici in versione digitale. Gli utenti possono leggere gratuitamente la copia digitale del proprio quotidiano con la promozione PROVA PER 7 GIORNI e accedere in maniera illimitata ai mensili e ai settimanali attraverso gli abbonamenti ALL YOU CAN READ. Grazie all’esclusiva ricerca full text di EDICOLA ITALIANA si possono cercare argomenti o nomi in tutti gli articoli all’interno della piattaforma

EDICOLA ITALIANA nasce per volontà del Consorzio Edicola Italiana, costituito da Caltagirone Editore, Gruppo 24 ORE, Gruppo Editoriale L’Espresso, La Stampa – ITEDI, Gruppo Mondadori e RCS MediaGroup. Per lo sviluppo e la gestione commerciale di EDICOLA ITALIANA, il Consorzio ha scelto in esclusiva la startup innovativa Premium Store, controllata dall’incubatore Digital Magics (che nel maggio scorso ha finanziato l’iniziativa con 1 milione di Euro) e da importanti imprenditori e investitori italiani.

Edge 2015 e le macchine pensanti

La domanda di Edge di quest’anno è: che cosa pensi delle macchine che pensano? Domanda che tenta di impostare la discussione in modo da superare il pregiudizio (tecnocentrico o luddista). E che ha generato come sempre una quantità di idee bellissime da vedere su Edge. Una selezione è anche su Nòva.

Paul Saffo chiarisce che il terrore per un mondo governato da intelligenze artificiali è comprensibile ma che un mondo privo di intelligenze artificiali è invivibile oggi. Tomaso Poggio suggerisce di rispondere in base a una ricerca sull’etica. Kevin Kelly invita a prendere atto del fatto che le intelligenze sono molte e diverse: impariamo a gestirci in un pianeta con una ricca diversità di intelligenze. Impossibile riassumere tutto: il lavoro va letto. Il dibattito in materia è vivo.

Il mio contributo quest’anno è concentrato su un’idea: per immaginare un mondo dove l’intelligenza artificiale gioca un ruolo essenziale, autonomo, potenzialmente molto rischioso è bene cominciare dall’esperienza. E l’esperienza l’abbiamo nella finanza autoreferenziale degli ultimi decenni. Il terribile effetto che l’intelligenza artificiale può produrre sulla vita di miliardi di persone però non è dato dalla macchina ma dalla struttura incentivante che le dà forma e funzione. Deresponsabilizzando l’individuo: il testo dell’intervento in materia su Edge.

Il post-umano è umano. La forma assunta dall’intelligenza artificiale è data dalla narrazione prevalente che una civiltà si dà come prospettiva storica. La finanza autoreferenziale ne è una forma potenzialmente devastante.

Ugo Morelli: il conflitto generativo

Ugo Morelli ha scritto “Il conflitto generativo. La responsabilità del dialogo contro la globalizzazione dell’indifferenza“, Città Nuova editrice 2014. Un libro che accompagna oltre un labirinto di pensieri vecchi e di pregiudizi fatti di parole poco indagate.

libri-conflittogenerativoL’indagine di Morelli è paziente. Ma svela realtà che i pregiudizi nascondono, oltre l’antitesi tra pace e guerra, oltre la confusione tra guerra e conflitto, oltre la confusione tra pace e indifferenza.

Se la diversità è ricchezza culturale, il confronto è necessario, il conflitto possibile. E può essere generativo. Il problema è comprenderlo, gestirlo, pensarlo: il discorso sul metodo resta il fondamento di una evoluzione culturale creativa che l’urgenza del presente e il disorientamento che essa diffonde sembrano mettere costantemente in discussione. Ma sarà un metodo largo e plurale quanto la pluralità e la complessità delle dimensioni dell’umano.

“Presumere che la strategia migliore per negoziare e gestire efficacemente i conflitti sia puramente razionale è prevalentemente insufficiente, se non errato. Quello che accade nella realtà è che i sentimenti di ostilità che possono intervenire alla base di una situazione conflittuale sono fondati in buona misura su una dimensione emozionale che si situa a livello di esigenze primarie. (…). In primo luogo sembra importante suggerire la rilevanza della presa d’iniziativa. Le situazioni conflittuali sono tali da diventare sempre più problematiche quanto più tempo si lascia trascorrere prima di intervenire. Nonostante le resistenze a prendere l’iniziativa, vale la pena di cercare di impegnarsi a non aspettare che le emozioni predominino e a non reagire quando è ormai tardi, assumendo un atteggiamento preventivo. Allo stesso tempo è molto importante cercare di concentrarsi sulla parte e non sul tutto ed è altrettanto importante affrontare il problema, non le emozioni che sottostanno al problema, in quanto una posizione di concretezza favorisce una buona riuscita nell’elaborazione del conflitto. Dare valore a tutte le posizioni in gioco, anche quelle che suscitano particolari resistenze a noi per la differenza che ci propongono, è una condizione fondamentale nella gestione del conflitto”.

Il conflitto va giocato salvaguardando la propria autonomia ma creando i collegamenti tra le persone che servono ad arrivare a uno scambio generativo il che avviene anche riconoscendo il valore delle posizioni degli altri.

Vedi:
Sito di Ugo Morelli
Podcast: Ugo Morelli e Loredana Lipperini dialogano su CONFLITTO GENERATIVO – Fahereneit Rai Radio3 (File MP3)

La governance multistakeholder di internet. Dodici casi di studio

Dal Berkman Center di Harvard e la Annenberg School, una ricerca su dodici casi di studio di governance multistakeholder (paper). Una ricerca che serve per mostrare come può evolvere la governance di internet che affronta sfide sempre più complesse e che non può essere appiattita alle logiche di pochi stakeholder se si vuole che la rete resti un sistema generativo basato sulla logica dei commons.

Abstract:

This paper synthesizes a set of twelve case studies of real-world governance structures. Together with the underlying case studies, it is the result of a globally coordinated, independent academic research pilot project by the Global Network of Interdisciplinary Internet & Society Research Centers (NoC). Facilitated by the Berkman Center for Internet & Society at Harvard University, this study examines existing multistakeholder governance groups with the goal of informing the evolution of — and current debate around — the future evolution of the Internet governance ecosystem in light of the NETmundial Principles and Roadmap, discussions at the Internet Governance Forum, and the NETmundial Initiative, as well as other forums, panels, and committees.

Internet governance is an increasingly complex concept that operates at multiple levels and in different dimensions, making it necessary to have a better understanding of both how multistakeholder governance groups operate and how they best achieve their goals. With this need in mind, at a point where the future of Internet governance is being re-envisioned, this project aims to deepen our understanding of the formation, operation, and critical success factors of governance groups (and even challenge conventional thinking) by studying a geographically diverse set of local, national, and international governance models, components, and mechanisms from within and outside of the sphere of Internet governance, with a focus on lessons learned.

The research effort is grounded in a diversity of global perspectives and collaborative research techniques. Adhering to objective and independent academic standards, it aspires to be useful, actionable, and timely for policymakers and stakeholders. More broadly, the Network of Centers seeks to contribute to a more generalized vision and longer-term strategy for academia regarding its roles in research, facilitation and convening, and education in and communication about the Internet age.

Spiegel: l’Nsa si prepara all’attacco. Ma la politica ci sta pensando?

La Nsa considera la sorveglianza come una prima fase della sua opera di preparazione alla cyberguerra. La prossima è la creazione di armi per attaccare il nemico via internet. Un’inchiesta realizzata dal team Jacob Appelbaum, Aaron Gibson, Claudio Guarnieri, Andy Müller-Maguhn, Laura Poitras, Marcel Rosenbach, Leif Ryge, Hilmar Schmundt e Michael Sontheimer per lo Spiegel, basata ancora una volta su documenti diffusi da Edward Snowden, ne dà conto (Spiegel)

Che cosa c’è di tanto inquietante nella preparazione di armi di attacco via internet? Marshall McLuhan lo ha scritto decenni fa: “World War III is a guerrilla information war with no division between military and civilian participation.” Quello che c’è di inquietante è che queste armi non fanno distinzioni tra militari e civili. Uno sviluppo che appare inevitabile a fronte dell’analoga mancanza di distinzione tra militari e civili che traspare dalle azioni dei militanti delle organizzazioni terroristiche. E nonostante tutto occorrerebbe poter contare su qualcuno che nelle democrazie lavora a un trattamento politico di questi sviluppi, non lasciando tutto in mano alle tecnologie e burocrazie militari.

La domanda successiva dunque è: si potrà arrivare a discutere su queste armi digitali come si è fatto per le armi chimiche che sono state messe al bando e per quelle nucleari che sono state regolamentate a livello internazionale? È tempo di cominciare a pensarci? Oppure dovremo lavorarci quando saranno già enormemente sviluppate?

ps. Intanto oggi su Nòva è uscito un ampio servizio su questi temi…

Gli americani si muovono sulla net neutrality

Sprint apre sulla net neutrality e rompe, apparentemente, il fronte degli operatori (Recode e Engadget). I repubblicani tentano un compromesso (Verge). Obama ha dato una linea forte e a quanto pare gli altri non riescono a contrastarla. Bene. Le decisioni sono attese per febbraio.

Vedi anche:
Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione
Altroconsumo e net neutrality
Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality
I repubblicani e la net neutrality
EFF: sosteniamo la net neutrality
Power law e net neutrality
Neutralità della rete: perché è importante
Tim Berners-Lee e la neutralità

La vita è aria intessuta con la luce

“La vita è aria intessuta con la luce” disse Jacob Moleschott, fisiologo olandese che ha insegnato all’università di Torino dal 1860. Lo cita Piero Bianucci nel suo nuovo libro “Vedere, guardare. Dal microscopio alle stelle, viaggio attraverso la luce”. Un libro che esce all’esordio dell’anno internazionale della luce e soprattutto in un periodo storico in cui il tentativo di molti tecnologi di spostare l’asse dell’attenzione dall’elettronica alla fotonica sembra avere qualche probabilità in più di riuscire.

libro-Vedere_guardareNòva ha dedicato al tema un servizio piuttosto ampio:

La luce apre le porte dell’universo. Da Galilei in poi, le tecnologie hanno consentito il grande salto: dal colore che registrano è possibile capire la temperatura delle stelle e la composizione dell’atmosfera
Visioni fotoniche. La fotonica è una delle tecnologie abilitanti per un futuro sostenibile. Ecco come l’Europa (e l’Italia) si preparano a innovare in questo campo
La luce diventa più intelligente.Lampade che si accendono quando entriamo nella stanza o sanno quanti siamo e dove andiamo: è la rivoluzione dei led all’insegna dell’efficienza
La sostenibilità per lo sviluppo. La sostenibilità e la tecnologia efficiente, unite ai costi ridotti, possono contribuire alla risoluzione di emergenze umanitarie. Ecco tre esempi

Intelligenza artificiale. L’allarmismo non serve a nulla

E’ vero che i resoconti giornalistici sulle nuove tecnologie hanno spesso bisogno di condimento per essere graditi anche ai non addetti ai lavori. Ma perché mai anche oggi di fronte all’appello piuttosto pacato di alcuni importanti scienziati raccolto da The Future of Life Institute (FLI) intorno all’intelligenza artificiale non sono mancate le titolazioni allarmistiche?

L’appello è orientato essenzialmente a segnalare l’effettivo progresso dell’intelligenza artificiale nella sua versione contemporanea, alimentata dai dati che si raccolgono e dalle conoscenze distribuite in rete, con l’aggiunta di un invito a coltivare una buona dose di consapevolezza di fronte a questo sviluppo. Come in ogni innovazione fondamentale, gli esseri umani sono responsabili del loro destino. E ogni tanto vale la pena che qualcuno lo ricordi.

Il punto è: come si approccia questo sviluppo? Sto lavorando intorno a un’idea (e un libro in proposito uscirà in febbraio, con Codice): la tecnologia digitale è supermalleabile e assume la forma che le nostre narrazioni le sanno dare. Esempi? Se la nostra narrazione è quella del capitalismo autoreferenziale, la tecnologia andrà nella direzione di un meccanismo autonomo dall’intervento di un singolo individuo o di un singolo stato che alloca razionalmente (secondo il meccanismo e chi lo ha progettato in base a quella narrazione) le risorse. Le la nostra narrazione è quella di un sistema ecologico nel quale la diversità e la pluralità di punti di vista è ricchezza, nel quale il contributo di ciascuno è importante per la qualità dell’insieme, allora anche la tecnologia si svilupperà in quella direzione. Non possiamo non discuterne. Ma non ne possiamo discutere bene se lasciamo che una terza narrazione, quella della fiction apocalittica sulla prossima estinzione dell’umanità, diventi il contesto predominante nel quale ci informiamo in materia.

In attesa di Edge, vedi anche:
Research priorities for robust and beneficial artificial intelligence pdf
L’Intelligenza Artificiale crea o distrugge lavoro?
Intelligenza artificiale e lavoro. Appunti in diretta a Pisa

Spunti bibliografici dai contributi precedenti:
Peter M Asaro. “What should we want from a robot ethic?” In: International Review of Information Ethics 6.12 (2006), pp. 9–16.
Nick Bostrom. Superintelligence: Paths, dangers, strategies. Oxford University Press, 2014
Erik Brynjolfsson and Andrew McAfee. The second machine age: work, progress, and prosperity in a time of brilliant technologies. W.W. Norton & Company, 2014
United Nations Institute for Disarmament Research. The Weaponization of Increasingly Autonomous Technologies: Implications for Security and Arms Control. UNIDIR, 2014
Carl Frey and Michael Osborne. The future of employment: how susceptible are jobs to computerisation? Working Paper. Oxford Martin School, 2013 pdf
Andy Feng and Georg Graetz. Rise of the Machines: The Effects of Labor-Saving Innovations on Jobs and Wages. 15th IZA/CEPR European Summer Symposium in Labour Economics, 2013 pdf
Robin Hanson. Economic Growth Given Machine Intelligence. J. of Artificial Intelligence Research, to appear
Henry Hexmoor, Brian McLaughlan, and Gaurav Tuli. “Natural human role in supervising complex control systems”. In: Journal of Experimental & Theoretical Artificial Intelligence 21.1 (2009), pp. 59–77
Bill Hibbard. “Avoiding unintended AI behaviors”. In: Artificial General Intelligence. Springer, 2012, pp. 107–116
Eric Horvitz. One-Hundred Year Study of Artificial Intelligence: Reflections and Framing. White paper. Stanford University, 2014
Stephen M Omohundro. The nature of self-improving artificial intelligence. Presented at Singularity Summit 2007
Raja Parasuraman, Thomas B Sheridan, and Christopher D Wickens. “A model for types and levels of human interaction with automation”. In: Systems, Man and Cybernetics, Part A: Systems and Humans, IEEE Transactions on 30.3 (2000), pp. 286–297
Luıs Moniz Pereira and Ari Saptawijaya. “Modelling morality with prospective logic”. In: Progress in Artificial Intelligence. Springer, 2007, pp. 99–111
Nate Soares and Benja Fallenstein. Aligning Superintelligence with Human Interests: A Technical Research Agenda. Tech. rep. Machine Intelligence Research Institute, 2014 pdf
Max Tegmark. “Friendly Artificial Intelligence: the Physics Challenge”. In: AAAI-15 Workshop on AI and Ethics. 2015 pdf
Moshe Vardi interviewed on The Job Market of 2045: what will we do when machines do all the work?. IEEE Spectrum Techwise Conversations, 2013
David C Vladeck. “Machines without Principals: Liability Rules and Artificial Intelligence”. In: Wash. L. Rev. 89 (2014), p. 117