Innovazione responsabile

L’innovazione non è una novità. Quello che la distingue è la responsabilità. Cioè la consapevolezza delle conseguenze.

libri_pauliGunter Pauli, educato dai gesuiti, parte da una convinzione etica, trova una soluzione tecnica, avvia un modello di business che la renda sostenibile. Come quando si è posto il problema dell’uccisione delle femmine di pesce gravide, che riduce la popolazione ittica senza un vantaggio economico particolare nel breve termine ma con un danno ecologico nel lungo termine. E ha così messo in piedi una nuova modalità di fare la pesca, ha progettato nuove barche da pesca, ha sperimentato nuovi apparecchi che segnalano la presenza di uova negli esemplari pescati, ha abolito il surgelamento. Avviando una nuova forma di economia in Marocco.

Alessandro Bergonzoni rifiuta di parlare di futuro perché vede intorno a se macerie e inquinamento culturale. Invita a prenderne consapevolezza, prima di ogni altra considerazione. Chiede a chi lo ascolta di sentire se stesso coinvolto. Gli orrori non sono commessi da altri. Noi siamo gli altri. Io sono gli altri. La poetica della responsabilità parte dalla conoscenza dell’impossibilità di pensare il presente senza prendere visione delle sue intollerabili brutture. Delle quali siamo tutti responsabili. L’innovazione culturale che scaturisce da questa possibile nuova consapevolezza è premessa di una strada lunga qualche generazione che porta fuori, forse, dalle macerie. Ma, per favore, non chiedete nulla sul futuro a Bergonzoni: andreste fuori tema.

Tra pochi giorni, assicurano i suoi collaboratori, il video del suo intervento a Forlì sarà disponibile sul sito di Bergonzoni.

Forlì con l’innovazione responsabile. Oggi, tra gli altri, Gunter Pauli e Alessandro Bergonzoni

Anche oggi c’è l’informazione responsabile a Forlì.

Massimo Spisni e Giuseppe Giaccardi parlano di startup. Dopo un anno di incredibile attenzione intorno al tema delle nuove imprese innovative, è il momento della concretezza. In questo incontro si parla di quello che sta succedendo in Romagna e di come si possono finanziare le startup. Sapendo che la strada è lunga e che è piena di ostacoli, ancora non rimossi dall’applicazione delle norme decise l’anno scorso come ricorda Riccardo Donadon.

Gunter Pauli, pioniere dell’economia blu, parla del modello di sviluppo che si può perseguire facendo leva sulla rete della conoscenza che può alimentare di innovazione la tecnologia necessaria per annullare gli sprechi e la disoccupazione, in un quadro intellettuale fondamentalmente organico alla logica dell’ecosistema.

Alessandro Bergonzoni parla di innovazione e responsabilità, forse anche di innovabilità e responsazione, di certo mille altre cose. Lui è uno che lavora sulle parole modificandone la forma fino a quando non riesce a svelarne il significato invisibile. Un punto di partenza potrebbe essere la discussione intorno alla differenza tra innovazione e novità. Chissà che cosa direbbe a dei ragazzi che si avviano alla maturità quest’anno e che dovranno scegliere come proseguire, se proseguire, gli studi. Ma il problema sarà comprendere come suggerirgli di svelare lo scenario implicito nel modo con il quale parliamo del futuro e soprattutto nel modo con il quale potremmo parlare di futuro.

RKF Training Institute – Activists teach us to love our democracy

At the Training Institute set up by the Robert Kennedy Foundation in Florence, activists for human rights from all over the world come and learn how to smartly use the internet as a tool to get their job done. It takes courage to work for spreading the ideas that are needed to help people in some countries in growing a society that respects human rights. But it also takes an intelligent ability in using the network: how to campanign, how to communicate in a secure way, how to be conscious about the tactics that authoritarian governments can use against those that fight for human rights: that’s what activists learn at the Empowerment Lab in Florence with the help of organizations such as Electronic Frontier Foundation, Global Partners & Associates, Global Voices Online, Human Rights Watch, OneWorld Digital Security Exchange, Open Society Foundations, Tactical Technology Collective, and Witness. Furthermore, the financial support by the Ford Foundation has been essential for the organization of the First Group that has been in Florence until yesterday. Here is the blog.

But as activists learn what can help them in their non-violent fight, we the people living in the “democratic West” are going to learn as much from them. Democracy is not a given, it is a process: and we need to maintain it, we need to care about it. Activists from all over the world help their people. But they also help us.

La casa degli attivisti per i diritti umani del mondo a Firenze

È stato un momento emozionante. L’inaugurazione della casa per gli attivisti dei diritti umani alle Murate di Firenze con Kerry Kennedy, Matteo Renzi e la gente della Fondazione Robert Kennedy che ha realizzato un progetto eccezionale. Le persone coraggiose che in tanti paesi autoritari rischiano la vita per affermare la libertà di espressione e il rispetto dei diritti che fanno dell’umanità un valore hanno trovato un posto dove aggiornarsi sulle tecniche per usare internet con efficacia suoerando la repressione dei governi dittatoriali, senza farsi ingannare dalle infiltrazioni e la disinformazione, con Global Voices e molti altri partner.

I programmi di lavoro sono riassunti sul sito del Training Institute della Rkf.

Tutti rischiano qui. Internet abilita gli attivisti tanto quanto rafforza i repressori. Il lavoro richiede un enorme senso di responsabilità. Ma, come ha detto Matteo Renzi, che ha fortemente voluto realizzare questo progetto, era necessario impegnarsi intorno a una visione come questa che si concretizza a favore delle persone che testimoniano l’amore per la democrazia e la libertà, usando la rete in modo consapevole.

Le Murate, antica prigione, sono ora un luogo simbolo della libertà. Qui se ne coltiva il mito non con le cerimonie ma con l’attività quotidiana, rischiosa, intelligente. È un messaggio che arriva anche ai paesi che si ritengono democratici: il rispetto dei diritti umani non è un dato acquisito ma una continua conquista, che richiede dedizione e manutenzione costante. Gli attivisti che vengono alle Murate da paesi autoritari parlano anche al nostro paese e ci chiedono di coltivare la consapevolezza di ciò che serve perché le tensioni autoritarie che si manifestano anche qui vengano combattute con amore e passione, con intelligenza e coraggio. Chiunque dica che è facile, chiunque dica che la tecnologia risolve i problemi o li alimenta sbaglia: è la cultura democratica e costituzionale, il senso umano della giustizia e della convivenza civile che vanno coltivati, perché gli strumenti vengano usati e migliorati al servizio di obiettivi dotati di senso.

Link. Letture per domani. Netneutrality tedesca e frequenze italiane. Occhio a Telecom

Deutsche Telekom è intenzionata a introdurre restrizioni nel traffico internet per le famiglie abbonate entro il 2016 in modo da contenere la quantità di banda consumata dai sottoscrittori. Ma lasciando invariata l’usabilità del suo servizio televisivo e creando una disparità con i servizi concorrenti che servono anche a scaricare video come YouTube, iTunes, Facebook (NyTimes).

E’ un attentato alla netneutrality. Non è detto che passerà. Ma questo genere di propositi, specialmente quando sono annunciati con tanto anticipo, servono proprio a spostare il limite dell’ammissibile. Finora questo genere di discriminazione era fatta solo sul mobile. Ma in Germania pensano di farlo anche sul fisso. Entrambe le forme di discriminazione creano una forma di scarsità che garantisce un enorme potere all’operatore telefonico che la impone. Non tutti ne fanno uso. Ma possono pensare di farlo.

La scarsità “naturale” di frequenze per il mobile (che in Italia è una storia infinita collegata alla difesa della televisione tipica di questo paese, Longo) è portata qualche volta a sostegno della legittimità delle politiche non neutrali su quella rete. Ma la scarsità di banda fissa è soprattutto una scelta dovuta alla disponibilità a investire degli operatori.

Di certo, non è coerente che gli stessi operatori dicano di essere disposti a investire in nuova banda solo se vedono che la domanda cresce e nello stesso tempo dichiarino che è necessario gestire la banda per l’uso eccessivo, abolendo la net neutrality. Ma può avvenire perché gli operatori hanno tutto il diritto di sviluppare strategia che trovano più conveniente.

Quello che può correggere la situazione è una politica che veda nell’agenda digitale uno dei pilastri dello sviluppo e della crescita. Che quindi stabilisca che la domanda nasce quando c’è offerta di banda. E che l’indotto di innovazione che genera nasce quando c’è neutralità della rete.

La separazione della rete Telecom Italia può essere molto utile, in un contesto in cui ci sia una chiara politica digitale. Altrimenti rischia di finire nell’ennesima mezza novità.

iPD dalla Sardegna

La società civile vive il territorio e la coscienza delle persone evolve, indipendentemente dalle attività dei partiti. Anche se c’è ovviamente una relazione e sapendo che la relazione non è lineare.

A Sedilo, in Sardegna, una discussione partecipatissima, sulla relazione tra politica e società ai tempi di internet in un paese democratico e nel contesto della crisi di coscenza del PD. La proposta di Stefano Boeri: che dice facciamo decisioni nei circoli non discussioni su decisioni già prese a Roma. La questione delle primarie aperte è all’attenzione di tanti interventi. La sollecitazione a Renato Soru perché si ripresenti.

E Soru disegna una visione, parlando di come il mondo è cambiato. Di come in Sardegna il 50% dei giovani non lavori. Di come il nuovo lavoro non si cerca ma si crea. Il PD deve rappresentare tutti, chi lavora, chi cerca e chi crea il lavoro. Per questo occorre un pensiero nuovo. E la Sardegna può sviluppare un pensiero nuovo, farlo in modo che nasca dalla sua specificità e che influenzi il pensiero del resto del paese. Affermare il ruolo dei sardi, integrata in Italia, integrata in Europa, non fatta solo di tradizioni ma fatta per tracciare una visione del futuro. Nel 1994 c’era la televisione e i soldi per generare il successo di Forza Italia. Oggi internet è servita a generare il successo dell’M5S. Il PD non può continuare a perdere di vista l’emergere di nuovi mezzi di comunicazione e alle opportunità politiche che offrono. In Sardegna si può fare ina piattaforma che serva meglio di quello che esiste, che sia più adatta al territorio e che possa servire per le altre regioni. Serve: 1. un modo di fare informazione insieme, con articoli mandati a Sardegna Democratica; 2. un modo per fare commenti non in modo anonimo, per garantire la qualità del dibattito; 3. un sistema per rilanciare su Facebook e Twitter le notizie e i commenti; 4. fare progetti di legge e programmi visionari in modo condiviso e wiki; 5. votazione delle proposte; 6. democrazia continua con dati aperti, certi, con numeri trasparenti e garantiti; 7. con trasmissione in streaming degli eventi; 8. con un comitato di garanti; 9. con un archivio di documenti cui tutti possono contribuire. Non si può più fare politica senza internet.

È candidato Soru? “Il candidato sarà scelto dalle primarie. Chi ha avuto l’onore che ho avuto resta a disposizione. Mi considero un candidato di riserva”.

Link. Letture per domani. Open access, insicurezza, intelligenza collettiva

Roberto Caso scrive un paper molto importante sul diritto formale al servizio dell’open access alla conoscenza scientifica: Scientific knowledge unchained: verso una policy dell’università italiana sull’Open Access. The Trento Law and Technology Research Group. Abstract: «Lo scopo di questo scritto è mettere in luce quel che il diritto formale può fare a favore dell’Open Access (OA). La tesi di fondo è che il diritto formale – la legge, i regolamenti, i contratti – può rappresentare un formidabile ausilio all’affermazione del principio dell’accesso aperto, ma che il definitivo successo dell’OA risiede in un radicale cambiamento delle norme informali che presidiano le prassi dell’editoria scientifica. Un tale mutamento dipende dalle dinamiche di potere nelle quali si intrecciano gli interessi degli scienziati che comandano il gioco delle pubblicazioni (potere accademico-scientifico) e gli interessi degli editori scientifici che hanno una posizione di preminenza sul mercato (potere commerciale). Inoltre, un ruolo di primo piano viene giocato dai nuovi attori che si affacciano nel sistema della comunicazione scientifica (archivi disciplinari, motori di ricerca, social network scientifici etc.). Particolare attenzione è riservata al mutamento normativo e all’interazione tra diverse tipologie di regole (regole giuridiche, regole informali e regole tecnologiche). Lo scritto s’incentra sull’accesso aperto alle pubblicazioni e tocca tangenzialmente altri, e pur fondamentali, aspetti connessi come quello dell’accesso ai dati della ricerca scientifica.» (Download pdf)

Ilvo Diamanti con Demos conduce un’indagine continuativa sulle insicurezze degli italiani. «È un’insicurezza generalizzata, pervasiva, si potrebbe dire totalizzante, quella degli italiani in questa fase così incerta, che determina e alimenta paure e preoccupazioni crescenti. Aumenta il peso della crisi economica e sociale più in generale, ma anche l’incertezza politica e il difficile rapporto con l’Europa: elementi che concorrono a delineare una sorta di “male oscuro”. L’informazione TV riflette il disagio, ma non lo alimenta come in passato.» (Download pdf)

Antonio Spadaro, cyberteologo e direttore di Civiltà Cattolica, suggerisce a chi sia interessato ai temi dell’intelligenza collettiva di leggere o rileggere Pierre Teilhard de Chardin, per esempio: Il fenomeno umano (1938-1940), Il Saggiatore, Milano 1968 – Edizioni Queriniana, Brescia 1995

Per collegare il racconto della società all’azione politica. Il divorzio tra le persone e gli eletti non è irrimediabile

Il caso della donna ridotta in schiavitù a Firenze, raccontato sull’account Facebook di Matteo Renzi, è istruttivo. Per l’informazione, la politica, la visione:

1. È un fatto. È una storia coinvolgente, emozionante, difficile. È stato segnalato dalle persone che vivono a Firenze. È stato verificato e ha trovato ascolto tra le autorità. È stato preso in carico da istituzioni competenti. Ha trovato una soluzione.
2. È una modalità per fare politica. Il nome di Matteo Renzi si collega con un’operazione andata a buon fine, testimonia di un atteggiamento politico aperto, attento ai problemi delle persone immigrate, rispettoso della cittadinanza, capace di risolvere i problemi. Si manifesta senza mediazione giornalistica ma direttamente sulla rete. Va dritto al punto.
3. È una visione simbiotica tra la società e la politica. Senza le segnalazioni venute dalla società le autorità forse non si sarebbero accorte del fatto e non sarebbero intervenute. Senza la presa in carico da parte delle autorità la società si sarebbe sentita ancora una volta abbandonata a sé stessa. Dimostra che il gesto di un cittadino che segnala può avere delle conseguenze pratiche, arrivare a un’azione di successo, generare un ambiente sociale migliore. Il gesto di ciascuno migliora l’insieme e questo migliora la vita di ciascuno.

Il divorzio tra società e politica è anche la mancanza di un’esperienza quotidiana della relazione tra ciò che le persone fanno e ciò che fa la politica. Ma questo divorzio non è ineluttabile. Si affronta, come spesso succede, parlandosi meglio e ascoltandosi di più. Si risolve con un lavoro strutturato e paziente.

La società civile si dovrà dotare di strumenti per arrangiarsi di più, fare sentire meglio la propria voce, manifestare istanze più concrete e motivate, imporsi all’attenzione dei politici. Questo fenomeno è già cominciato. Può migliorare. E può avere conseguenze, se si considera che gli eletti non diventano tutti insensibili solo perché sono eletti, ma anche perché a loro volta si perdono in una macchina senza senso, con l’impressione di non poter fare abbastanza. In un contesto così, si genera un sistema che incentiva con maggiori probabilità la selezione di un personale politico che si concentra solo sull’occupazione di poltrone invece che sul servizio alla popolazione.

Da dove si comincia? La riforma della macchina politica è necessaria. Ma mentre i politici tentano di farla, noi, la società civile dobbiamo darci un’organizzazione per spingerli ad ascoltare. A partire dall’informazione di mutuo soccorso e i media civici. Imho.

Prossimi incontri. Alberto Sangiovanni Vincentelli. Mancati incontri. Il sottosegretario allo sviluppo digitale

Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore a Berkeley, parla oggi a Padova, nell’ambito di Segnavie, la serie di incontri organizzati dalla Fondazione Cariparo. E parla di senso del rischio, dell’imprenditorialità, delle infrastrutture che servono a dare forza a un ecosistema dell’innovazione. La distanza che separa l’Italia dalla California. Nella speranza che si spinga a raccontare anche come e se è interpretare in modo originale le opportunità offerte dall’innovazione, anche se non si è basati a San Francisco (CorriereInnovazione).

Intanto, Riccardo Donadon manifesta una critica forte contro i ritardi nell’applicazione del decreto crescita per quanto riguarda le starup e la semplificazione delle condizioni per l’avvio di iniziative imprenditoriali innovative (CorriereInnovazione).

In effetti, la politica necessaria a sviluppare il potenziale di crescita legato all’innovazione e alle startup sembra sia stato messo in secondo piano nei primi giorni di questo nuovo governo. Come negare che manca una figura di riferimento per tenere alta l’attenzione e l’azione intorno ai temi dell’agenda digitale, dell’infrastrutturazione digitale, della modernizzazione della pubblica amministrazione, della facilitazione alla nascita di nuove imprese innovative… Non è mai troppo tardi, certo. Nella speranza che alla nuova compagine governativa manchi solo un po’ di attenzione: sarebbe grave, visto che si tratta di uno degli argomenti sui quali si può costruire di più e con risultati probabilmente più veloci da raggiungere; ma sarebbe rimediabile presto, almeno scegliendo un responsabile del coordinamento delle politiche in materia.

Iniziative per domani. Progettate oggi. Interior design, hacking Italia, diario creativo

Cocontest è una piattaforma tipo Zooppa per chi vuole riprogettare l’interno della propria casa con l’aiuto di architetti interessanti: il cliente pubblica le specifiche e il prezzo che vuole pagare, tutti gli architetti interessati mandano una proposta; il prescelto viene pagato. La piattaforma trattiene una quota del valore del lavoro. Il numero di architetti e designer iscritti è già elevato e questo aumenta ovviamente le probabilità di trovare un progetto che piace davvero. L’impresa è incubata a EnLabs.

Hacking Italia – e ce ne sarebbe bisogno! – segnalato da Nicola Iarocci, cerca di raccogliere una comunità di persone che ci sanno fare con i computer e condividono notizie, esperienze, progetti. L’editoriale di presentazione, dimostra l’importanza dell’informazione di mutuo soccorso.

Luisa Carrada (via Marco Faré) suggerisce il tema del diario creativo come allenamento per la felicità. Aiuta a conoscersi, dice Teresa Amabile di Harvard, serve a celebrare i piccoli successi, a pianificare i prossimi passi, a nutrire la propria crescita personale, a coltivare la pazienza. Il diario è uno strumento per la progettazione della propria vita.

Connessi, contaminati, cosmopoliti

I cosmopoliti si sentono a casa dovunque pur restando sempre sé stessi. Non sono camaleontici, si riconoscono; non sono stranieri, si distinguono. Non colonizzano, esplorano; non impongono il proprio punto di vista, ma lo coltivano e lo affermano, con l’inesauribile stupore dei ricercatori esperti. Quindi non possono essere nazionalisti o localisti, intollareanti o ignoranti: infatti sono perseguitati nei regimi autoritari, sono accolti nei sistemi aperti, sono valorizzati nelle reti globali.

Per chi cerca prospettive, la rete è un grande generatore di opportunità. Tra le molte, ci sono quelle che riguardano le specializzazioni che generano un alto valore aggiunto e che grazie alla rete possono raggiungere un mercato piuttosto grande. In alcuni casi si tratta di prodotti. In altri di professionalità. In tutti i casi occorre sapersi sintonizzare con i diversi contesti culturali ai quali la rete consente di arrivare. La cultura cosmopolita è una precondizione favorevole.

Un vecchio libro, scritto nel 2001, aveva come sottotitolo: Connessi, contaminati, cosmopoliti. Era disponibile su questo blog, ma con i cambi di piattaforma si è un po’ perso. Ma è ancora su Archive.org. E su GoogleBooks. Cercava una prospettiva esplorando il cambiamento della nozione di globalizzazione: non coincideva più con l’idea di “americanizzazione del mondo”, tipica degli ultimi anni del secolo scorso, e si trasformava in qualcosa di nuovo, nel quale c’erano la Cina, l’internet, le questioni ecologiche planetarie…

La sintesi – “connessi, contaminati, cosmopoliti” – scritta sul retro della copertina, risuona ancora. Mentre i localismi si battono in difesa e i capitalismi si muovono all’attacco, le persone cercano il proprio posto nella piccola o grande storia che stanno vivendo. Qualcuno la vuole fare, moltissimi tentano semplicemente di non limitarsi a subirla. Di certo, i cambi di paradigma non sono facili da vivere. E la vera urgenza è la conquista della lunga durata: la liberazione dalla trappola del breve termine che può avvenire solo se si riesce a disegnare una prospettiva dotata di un senso empirico e teorico, pratico e visionario. Un mondo di significati nel quale l’utopia della liberazione si avvicini alla concretezza dell’azione.

Vedi anche:
Cosmopolitismo imperfetto
Una lezione di Ezio Manzini

Tra le persone incontrate in questi ultimi giorni. Il cosmopolitismo imperfetto. Diamanti, d’Alena, Ragusa…

Tante cose si sentono incontrando persone che pensano e studiano e ascoltano. In questi giorni è successo con particolare intensità. Prendo un taglio, tra i molti emersi. E tornerò sugli altri.

Ilvo Diamanti raccontava di quel 50% di ragazzi italiani sotto i 28 anni che hanno la residenza nella casa della famiglia d’origine. Non vuol dire che ci abitino, spiegava. Vuol dire che sono pendolari. Che lavorano o studiano o fanno qualcosa da qualche parte e hanno la residenza a casa dei genitori. E il 50% degli italiani pensano che per trovare lavoro si debba andare via dall’Italia. Il 75% dei giovani italiani dicono “se posso vado via dall’Italia”.

Una riunione a Bologna tra decine di persone di buona volontà e grande capacità, raccolte da Michele D’Alena. Si domandavano come contribuire. Startup, imprenditorialità, racconto politico. Soprattutto il senso di insicurezza dovuto alla mancanza di un racconto sensato della prospettiva e di una struttura capace di valorizzare i risultati delle attività di innovazione sociale e unire le forze degli innovatori.

Giuseppe Ragusa raccontava degli italiani che lavorano a Londra, in startup fondate da italiani, che si sono localizzate in Inghilterra per trovare persone capaci. E che cercando hanno finito per trovare altri italiani. Erano le infrastrutture, l’ambiente favorevole, a portarli là. Forse.

Forse sta emergendo un cosmopolitismo imperfetto. La rete abilita la ricerca di nuove forme di connessione ai mondi che crescono o almeno offrono opportunità, anche senza muoversi dall’Italia e anche senza perdere contatto gli italiani. È imperfetto perché ancora non è raccontato pienamente. Ma è un fenomeno che sta accadendo. E questa è la prima puntata di una storia tutta da scrivere.

FunnyTv non fa ridere. Segnalazioni di presunte operazioni mangiasoldi. Kafka reloaded

Segnalazione ricevuta, tutta da verificare: “Mi hanno mandato un sms che diceva che mi avevano tolto 5 euro dalla prepagata del telefonino per pagare il servizio FunnyTV. Ma io non avevo mai aderito! E non ho mai usufruito di quel servizio. Ho chiamato il gestore, mi ha detto che hanno ricevuto molte altre segnalazioni del genere ma non mi restituiva i soldi perché a lui risultava che avevo accettato. Ma io non ho mai accettato niente”. Un forum riporta qualche altro presunto caso del genere. E la cosa non sarebbe nuovissima, come segnala un post sul Corriere della Sera. Ci sono altri casi all’Associazione difesa consumatori.

Mettiamo che sia vero quello che dice la persona che mi ha segnalato la faccenda. Mettiamo che abbia ragione la Repubblica che ha già pubblicato un pezzo su FunnyTv: “Cellulari, attenti ai messaggi FunnyTv: può essere una trappola ‘succhiasoldi’“. Mettiamo che l’Acotel, cui la Repubblica dice che FunnyTv fa capo, sia in perfetta buona fede. Mettiamo, per ipotesi, che ci sia un bug che fa apparire un popup pubblicitario sul browser del telefonino che chiede l’adesione al servizio e che per errore quel popup passi velocissimo sullo schermo e attivi da solo il servizio. Mettiamo che i gestori ricevano parecchie di queste segnalazioni. Perché non fanno niente? Possono tranquillamente bloccare il servizio fino a che l’errore viene risolto. Forse lo stanno facendo? Sarebbe bello saperlo.

Viene in mente il Processo di Kafka reloaded.

Il Movimento consumatori spiega che fare. L’esperienza insegna che la mossa più efficace per l’utente è bloccare i numeri che cominciano con 486.. Il che però blocca anche altri servizi utili. Che potrebbero far causa a chi ha causato questo problema. Ciro, che risponde all’Associazione difesa Consumatori ha un’altra soluzione: “Basta che scrivi una mail a servizioclienti@acotel.com con utenza cellulare e chiedi il rimborso per non aver usufruito del servizio e comunque per DISATTIVARE è ancora più facile rispondere ad uno qualsiasi degli SMS ricevuti con la parola STOP e ti disattivi!”. Sulla Parola al consumatore c’è questo consiglio: “È possibile disattivare i servizi inviando un SMS con la parola STOP al numero 4868684. L’SMS di disattivazione deve essere inviato dal cellulare su cui è attivo il servizio. La disattivazione è automatica e immediata ed è confermata con la ricezione di un SMS. Il costo degli SMS inviati per la disattivazione dipende dal proprio piano tariffario.”.

In ogni caso, si osserva che nei mercati in cui le aziende hanno moltissimi utenti che pagano ciascuno pochissimo, gli utenti percepiscono un piccolo danno quando c’è un “errore” che succhia qualche centesimo o qualche euro, ma le aziende ne possono trarre guadagni molto sensibili. E’ il tipico caso in cui una diffusa pratica della causa collettiva per danni, con punizioni da milioni di euro, sarebbe utile a migliorare la qualità del mercato. Ci vogliono avvocati specializzati e molto competenti. E ci vogliono attività importanti di comunicazione. Ma poiché le grandi piattaforme che funzionano così sono destinate ad avere sempre più importanza nella vita quotidiana, è bene cominciare a porre rimedio all’asimmetria.

Iniziative per domani. Da conoscere oggi. Innovazione, impresa, startup, informazione, diritti

BlueThink, nata all’incubatore delle imprese innovative del Politecnico di Torino, serve alle aziende che vogliono una mano per individuare i colli di bottiglia nei loro processi e a comprendere come innovare per superarli, accelerando la crescita. Funziona sulla base dell’idea dell’open innovation e del trasferimento tecnologico.

Backtowork, del Sole 24 Ore, risponde all’esigenza dei manager esperti che vogliono investire in una piccola impresa, diventarne soci e lavorarci. La liquidità di cui dispongono può essere preziosa nelle pmi italiane in questo periodo. E la loro esperienza può diventare molto importante per il loro sviluppo. Per i manager si tratta di costruirsi una strada imprenditoriale e professionale nuova.

Daonews, startup di Cagliari, è una piattaforma che facilita la pubblicazione di giornali online. Ha le idee chiare. E probabilmente si farà notare.

La fiera delle startup, anche questa al Sole 24 Ore, rischia di diventare un evento divertente e interessante, con molta energia positiva. Ce n’è bisogno in questo periodo.

Le cose cambiano, ha il sito in costruzione e sarà online il 7 maggio. E’ un’iniziativa affiliata a It Gets Better Project, una rete mondiale dedicata alla lotta al bullismo e alle discriminazioni omofobiche. Anche di questo c’è molto bisogno da queste parti.

Link. Letture per domani. Polemiche oscurantiste, fair use, copyright, privacy.

Il dibattito sulle leggi speciali per il controllo del web che è nato da qualche interpretazione restrittiva di un discorso della presidente della Camera, in Italia, porta sempre alla luce i preconcetti. Quindi, ogni occasione è buona per far valere il diritto e l’intelligenza, contro l’oscurantismo. Certo è che, questa stagione seguita alle sliding doors dei primi giorni dopo le elezioni, sembra perfettamente orientata alle polemiche di principio e di bandiera, con una netta prevalenza per quelle di destra, che non hanno peli sulla lingua. Il Nichilista ha fatto un riassunto ragionato dei temi.

I regimi autoritari funzionano meglio quando c’è poca certezza del diritto. I liberali vogliono regole certe e forti pensando che rispettate quelle regole, il resto si può fare. Gli autoritari mettono paura alla gente facendo capire poco e male quello che è permesso e quello che è vietato. Lo si vede per esempio nel copyright. Il fair use del copyright è il diritto di pubblicare qualcosa che sia soggetto al diritto d’autore in nome di un diritto superiore – tipo il diritto di usare i materiali culturali necessari nell’educazione, nell’informazione pubblica, nel dibattito critico, ecc, nella giusta misura – che è precisato in una quarantina di paesi del mondo, prevalentemente ma non esclusivamente di tradizione giuridica anglosassone. Uno studio molto utile è segnalato da Carlo Blengino e si trova in pdf: The Fair Use. L’Italia non è tra i paesi che hanno chiarito nettamente il diritto al fair use. Simone Aliprandi ha scritto un pezzo un pezzo da leggere sul copyright, qualunque idea se ne abbia.

La privacy è un altro tema di riflessione. A quanto pare, in questo settore, il vero difensore della libertà e del diritto di proteggere i dati personali è soprattutto la consapevolezza della persona. Ma le forme di comportamento irrazionale in questo contesto sono molto diffuse. Lo studia Alessandro Acquisti a Carnegie Mellon University. Il pezzo che riassume la sua attività di ricerca è uscito sul New York Times qualche settimana fa, ma vale la pena di recuperarlo. (NyTimes)