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Aspettando una rete in Italia per le telecomunicazioni

cavi-tlcRaccontano che oggi i due operatori che stendono la banda larga in Italia aspettano i permessi dei comuni e poi cominciano, come Maspes e Gaiardoni, a fare un surplace strada per strada per vedere dove passa l’altro o dove si intoppa scovando tubi e cavi di altre società: si spende meno se si aspetta di vedere dove l’altro sbaglia e si evita lo stesso errore. Ancora una volta è partita l’eroica costruzione di un’infrastruttura in italia. I soldi che insieme spenderanno saranno in grado di tornare grazie all’aiuto del pubblico e in base al fatto che comunque la domanda di banda è potenzialmente infinita. Arriverà poi il 5G e sarà un’altra storia ancora. Altri soldi. Anche gli investimenti sono potenzialmente infiniti. Una sola rete sarebbe meglio che due? Se fosse regolata in modo da dare accesso competitivo a tutti gli operatori? Probabilmente incontrerebbe i rischi di ogni cosa un po’ pubblica in Italia con tutte le esigenze di consenso politico che si sviluppano di default in queste cose. Ma sarebbe un passo avanti per qualche tempo.

Non in assoluto. Ma partendo dall’esperienza degli ultimi vent’anni, forse sarebbe un cambio di registro potenzialmente fruttuoso.

La straordinaria capacità ingegneristica della Sip-Stet-TelecomItalia è riuscita a dare al paese una sorta di rete di telecomunicazioni nonostante i giochi di potere politici prima e speculativi poi che si sono succeduti al potere della grande azienda tecnologica italiana. Come ha detto a Capri, in occasione del convegno EY, il presidente della Telecom Italia Arnaud de Puyfontaine, la società ha disperso valore negli ultimi decenni. E la responsabilità è di chi l’ha governata, mentre chi ci ha lavorato è stato in larga misura in grado di reggere nonostante tutto. Dal tempo del nocciolino durino del “very powerful executive president” Gian Mario Rossignolo, agli “scalatori coraggiosi” di Mantova e Brescia, dal padrone della Pirelli Real Estate e altre società alle banche distrattamente interessate, e poi tutti gli altri: chi più chi meno ha dato alla Telecom un po’ ma si è preso dalla Telecom molto. Fino ai francesi che dichiarano ogni buona dichiarazione sia possibile fare oggi, ma ovviamente non escluderebbero mai di essere aperti a una possibile rivendita agli spagnoli dopo essersi portati a casa un risultato per il loro vero business nei media. E magari dopo aver mollato finalmente la rete a una struttura semipubblica, insieme a un po’ di debiti.

Qualunque sia il percorso, una rete unica in Italia sarebbe una buona idea. Forse. Il governo si sta attivando con un piglio più deciso di quanto non fosse avvenuto in passato (Sole).

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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