Batteri mutanti resistenti agli antibiotici coltivati negli allevamenti di polli indiani

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Una delle grandi crisi emergenti nell’ecologia globale è lo sviluppo di batteri che mutano in modo da essere resistenti agli antibiotici. Questo avviene a una velocità tanto maggiore quanto più massicciamente si usano antibiotici senza che sia strettamente necessario. E una storia pubblicata oggi dal Financial Times racconta uno dei luoghi più pericolosi del pianeta per questo problema: gli allevamenti di polli indiani. In India, per ottenere una crescita accelerata dei polli da portare sul mercato in 30 giorni invece che in 35, gli allevatori usano mangimi che contengono antibiotici in piccola quantità e molti studi dimostrano che questa pratica aumenta le probabilità di sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici. Molti studi dimostrano anche che dai polli i batteri passano agli umani con una certa facilità, come del resto ripete Ramanan Laxminarayan, direttore del Centre for Disease Dynamics, Economics and Policy di Washington, uno degli autori di uno studio che mostra come in Punjab addirittura due terzi degli uccelli testati contenevano batteri che producono un enzima che neutralizza molti antibiotici comuni usati per trattare infezioni umane, riporta FT, antibiotici basati su pennicillina o cefalosporina.

Il pezzo di FT, accessibile agli abbonati o interrogando Google si intitola Indian chicken farms found to breed drug-resistant superbugs.

Le case farmaceutiche avranno sempre meno vantaggio a investire in antibiotici nuovi che durino sempre meno sul mercato in condizioni nelle quali i batteri mutino sempre più velocemente e dunque ci saranno sempre più batteri resistenti. La crisi montante richiede un pensiero serio per trovare nuovi modi per combattere le infezioni. Ma di certo occorre cominciare con la cessazione dell’uso inutile e superfluo di antibiotici che accelerano le mutazioni dei batteri.

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