Terrorismo, crittografia, sorveglianza. Il darknet è meno che affascinante. Uno studio smitizza

Chi faccia un po’ di fuffa-spettacolo intorno alla sicurezza in rete non perde occasione di parlare del darknet come di un posto misterioso, dal fascino decadente delle città dove tutto è possibile, e dove i terroristi la fanno da padroni.

Uno studio di Daniel Moore e Thomas Rid, del King’s College di Londra, mostra che si tratta di una pattumiera, ma non troppo affascinante. Tra gli indirizzi analizzati nel mondo TOR, circa 300 mila, solo una manciata possono essere in qualche modo ricondotti ad attività islamiste. Di sicuro più della metà dei quasi 3mila siti attivi nel darknet trovati dai ricercatori sono dedicati ad attività illegali – traffico di droga, pornografia di ogni genere. Roba molto più schifosa che affascinante (ScMagazine).

La difesa della crittografia come tecnologia per la sicurezza e non come soluzione per favorire l’illegalità, dunque, esce rafforzata da questo studio. La fine della vicenda Apple vs. FBI dimostra anche questo. La lotta al terrorismo si fa con la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le agenzie della sicurezza e le polizie molto più che con la sorveglianza di massa. Eventualmente l’infiltrazione nei circoli criminali serve a prendere i banditi molto più della sorveglianza indiscriminata dei cittadini. L’apertura standardizzata degli strumenti di comunicazione – che l’FBI chiedeva alla Apple – è meno legittimabile della soluzione da trovare volta per volta. ScMagazine riporta in proposito una presa di posizione che chiarisce molto il nuovo clima che si è creato dopo lo scontro Apple-FBI: «Michael Hayden, former director of the US National Security Agency and the CIA, said the government needs to “get over” the public battle between the FBI and Apple. “Understand that no matter what we do with Apple, it’s going to get harder and harder to get content,” Hayden added».

Vedi anche:
The FBI may have dropped one case against Apple, but the battle is far from over

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