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L’informazione senza la mimetica. Un augurio per Perugia

A Bruxelles, nel milieu della politica europea quasi tutti si conoscono per l’etichetta che li definisce e non molti hanno legami umani forti perché le loro radici antropologiche sono restate nei loro paesi, le informazioni vengono spesso valutate più per chi le dice che per quello che dicono. È un’esperienza che porta alle estreme conseguenze una tendenza più generale.

Se l’informazione importa solo per chi la dice, si perde di vista il criterio per valutarla e si apre la strada all’inquinamento della disinformazione. Si perde tempo a interpretare dietrologicamente quello che si viene a sapere, si consente l’invenzione di “verità” strumentali, si concentrano gli sforzi sulla conquista dell’attenzione più che sul servizio al tempo del pubblico, si avviano giornali di politica che si travestono da tecnologia e mille altre amenità più o meno gravi.

Ma proprio questa settimana del Festival del Giornalismo di Perugia varrebbe la pena di ricordarci che l’informazione di qualità non discende da chi la racconta ma dal metodo con il quale è stata ricercata, trasmessa e compresa.

Da qui, forse, il giornalismo, dei cittadini e dei professionisti, è partito e può ripartire. Buon lavoro a Perugia, grande occasione di riflessione.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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