Mandarli tutti a casa? Sì, ma uno alla volta

L’insoddisfazione palpabile di questa campagna elettorale, che fa crescere ogni giorno di più il voto M5S, che imbarazza i vecchi partiti, che induce tanta altra gente a sentirsi in un vicolo cieco, obbligata a votare senza entusiasmo e convinzione, potrebbe condurre a un tasso di astensione superiore al normale.

Il ragionamento sui possibili esiti del voto innervosisce. Molti pensano che il voto utile sia un voto obbligato. E sia più motivato dall’odio verso l’altra parte che dall’amore per la propria. Altri pensano di votare comunque un piccolo partito, per dare un segnale, ma con il rischio di disperderlo e di far vincere la parte avversa a quella che si preferisce. Il terrore che si arrivi a un parlamento ingovernabile è enorme.

Non votare sarebbe un errore e non influirebbe su nulla. Perché deciderebbe comunque chi va a votare.

La maggioranza degli italiani sicuramente vorrebbe un ricambio profondissimo e radicale. Ma come realizzarlo?

L’unica strada è mandarli tutti a casa. Ma uno alla volta. Scegliendo attentamente le priorità.

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Li stiamo perdendo

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5 Commenti su “Mandarli tutti a casa? Sì, ma uno alla volta

  1. Uno alla volta? Si rende a che punto è arrivata la crisi? L’Italia è malata di cancro all’ultimo stadio.

    E’ stata proprio la politica del togliere un pochino alla volta che alla fine ci ha portato a questo punto, alla crisi più grande che si ricordi dal dopoguerra.

  2. Sono tra quelli che fino a poco tempo fa erano sicuri del proprio voto, utile. Sinceramente più passa il tempo e più leggo i commenti dei vari politici, più mi vien voglia di tirare la “bomba” democratica del voto di protesta. È questa voglia cresce con il leggere la paura di questi politici all’idea dei “barbari stellati. È vero sono tutti inesperti, però sono anche giovani e con passione e soprattutto si sono spesi in prima persona. La mia voglia di premiarli cresce. Anche perché con l’idea, del tutto lecita e rispettabilissima di ” mandarli fuori un po’ per volta ” siamo al solito compromesso italico che avrà le gattopardiane conseguenze di non mutare nulla.

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