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Il nuovo nome della crescita è imparare

“Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Era un pensiero vero, importante. Persino epico, proposto da un papa che ancora viveva nell’epoca in cui si diceva la parola “ecumenismo”.

Oggi un pensiero laico può rilanciare alcuni riflessi di quell’epoca culturale che ha dato tanto al sistema di valori occidentali e che si è assopita sotto le materie della guerra culturale dei trent’anni appena passati.

Ci stiamo preparando alla fine di un periodo terribile. E’ tempo di ricostruire.

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  • Veramente il nuovo nome della crescita non è così tanto nuovo: produrre di più, consumare di più e soprattutto centralizzare la produzioni il più possibile, in modo da aumentare i commerci e spostare sempre più merci in giro per il mondo. Guai a una testa d’aglio che non ha viaggiato per almeno 5.000 chilometri. E’ quello che si scrive tutti i giorni su tutti i giornali a cominciare da Il Sole 24 Ore: più consumi per rilanciare l’economia.
    E chi ha da dire qualcosa, è un protezionista.
    Più è meglio.

  • Veramente tutti i giornali, a cominciare da Il Sole 24 Ore, parlano di rilancio dei consumi e aumento dei commerci.
    Così si uscirà dalla crisi: produzione sempre più centralizzate e aumento dei commerci internazionali. E sempre più merci in giro per il mondo: una testa d’aglio che non ha viaggiato per almeno 5000 chilometri fra un po’ sarà considerata un’attentato ai sacri principi del libero scambio.
    E chi non è d’accordo è un protezionista.
    Dov’è la novità?

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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