Su Wikileaks, la guerra e i retropensieri sull’informazione

Molti temi sono sollevati dalla recente vicenda dei documenti pubblicati da Wikileaks, Guardian, New York Times e Spiegel. Alcuni sono stati affrontati nei commenti al precedente post (Fenomenologia della critica di Wikileaks). Altri sono in discussione sulla stampa. Molti restano sullo sfondo. Non si può certamente riassumere tutto. Ma vale la pena proporre un piccolo quadro della situazione.

Ho l’impressione che non si riesca a farsi un’idea compiuta della situazione se non si riescono a distinguere i temi relativi ai dati di fatto, da quelli relativi alle motivazioni di chi li ha pubblicati e da quelli relativi alla credibilità di chi li discute. Distinguere questi argomenti farebbe bene alla comprensione di quello che succede.

Domande:
1. che cosa succede in Afghanistan?
2. come deve proseguire la guerra?
3. chi fa uscire le notizie aiuta o non aiuta l’Occidente?
4. chi dice qualcosa sull’argomento è credibile?

Vediamo.

1. A quanto pare in Afghanistan la guerra va male, si commettono errori e si ammazzano troppi civili, mentre i pakistani fanno il triplo gioco. Fatti che gli esperti conoscevano. Ma che il resto del mondo ha capito meglio dopo le “rivelazioni”. Nel frattempo si è saputo che alcuni informatori del governo afghano sono stati resi noti dai documenti pubblicati da Wikileaks e dunque messi in pericolo. Ma pare che la Casa Bianca non abbia voluto partecipare alla valutazione dei documenti prima della pubblicazione.

2. La guerra prosegue verso il progressivo disimpegno americano. I documenti però non aiutano molto a capire nulla di quello che succederà. Ma questo significa che torneranno i talebani? O il governo filo-occidentale resisterà? Perché Cina e India non sembrano in gioco? L’oppio è la spiegazione di tutto? Certamente, i documenti possono spingere i “moralisti” che sono contro i crimini di guerra o gli errori micidiali compiuti dagli occidentali ai danni dei civili a sostenere che è giunto il momento di lasciare l’Afghanistan. Ma questo non sarà certamente sufficiente a convincere coloro che – di fronte alle domande poste  – hanno un atteggiamento più “politico”. Inoltre, i “moralisti” saranno di nuovo affranti vedendo le conseguenze di un’eventuale sconfitta in Afghanistan (vedi pezzo di Time)

3. I dati usciti con Wikileaks fanno sapere meglio come funziona la guerra in Afghanistan. E se la guerra è per la democrazia deve tener conto anche dell’opinione pubblica. Un sistema che sappia affrontare il rischio di gestire un’opinione pubblica informata è abilitato a fare una guerra in nome della democrazia. Un sistema che non accetti questo rischio non può presentarsi come democratico. Qualche dato pubbilcato da Wikileaks può essere pericoloso per la condotta della guerra? Può darsi. Ma come ci sono rischi per la popolazione civile quando i soldati “democratici” vanno in giro col fucile in paesi diversi dal loro, ci sono anche rischi per la strategia militare quando gente che fa informazione va in giro a pubblicare notizie. La valutazione non può essere assoluta: non si può accettare che tutto debba discendere dalla logica della guerra; altrimenti la democrazia cesserebbe di essere tale; e con essa cadrebbero le motivazioni per fare una guerra contro un regime autoritario, violento e dotato di una strategia imperialista a base terrorista (in pratica si ridurrebbe tutto a una lotta tra “opposti imperialismi”).

4. Di Wikileaks si sa troppo poco dicono i critici. Logico, dicono i difensori, altrimenti i nemici di Wikileaks avrebbero buon gioco a eliminare l’avversario. (vedi il pezzo di Huffington). E allora? La credibilità di Wikileaks si dovrebbe giudicare sulla base dei fatti e di ciò che si può sapere delle sue motivazioni. Il famoso articolo del New Yorker su Assange resta un riferimento fondamentale. Di sicuro, gli avversari di Wikileaks sono molti: ma quando sono i governi occidentali, anche la loro credibilità è discutibile. E ovviamente molto discussa.

Forse è meglio considerare un nuovo scenario. E’ fallita, sta fallendo, la strategia di tenere sotto controllo tutta l’informazione: manipolandola, embeddandola, riempiendola di ciancie, come ha fatto per esempio oggettivamente l’amministrazione guerrafondaia presieduta da GW Bush. Sta fallendo anche il buonismo attuale se non si decide a una strategia più chiara: l’amministrazione attuale non si può aspettare di poter controllare l’informazione solo sperando che chi fa informazione sia dalla parte dei “buoni”. E non può indirizzarla se non ha a sua volta un indirizzo politico chiaro. Lo scenario secondo il quale il governo sa quello che si deve fare e per questo governa l’informazione sta finendo e deve finire. Allora c’è un nuovo scenario. Uno scenario nel quale una quantità incontrollabile di fonti di informazione e di canali di trasmissione è in gioco, liberamente, per i motivi più diversi, compresi quelli “buoni”; e nel quale se un governo davvero ritiene di fare le cose giuste, riesce a fare uscire informazioni coerenti perché i fatti sono coerenti e soprattutto le sue persone sono davvero motivate. L’informazione, per via bizzarra, tornerebbe a servire da watchdog, o almeno a equilibrare il potere politico.

L’equilibrio dei poteri è un bene. Anche se per ciascuno dei poteri, lasciarsi equilibrare sembra una limitazione inaccettabile, è proprio quello che il principio vuole ottenere. Nessun potere assoluto. Ogni potere relativo. E’ più complesso per un sistema che si confronta con regimi autoritari ben più banali. Ma almeno serve a sapere da che parte stare.

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16 Commenti su “Su Wikileaks, la guerra e i retropensieri sull’informazione

  1. Ottima sintesi. Tutti sanno come la penso e non mi sembra il caso di tornarci sopra. Due sole osservazioni, nella tradizione che il diavolo sta nei dettagli: Wikileaks si autodefinisce un’organizzazione contraria all’impegno occidentale in Afghanistan, perchè non crederle ? Il fatto che abbia trattenuto dalla pubblicazione (per ora) una parte dei documenti perchè avrebbero messo a rischio diretto operazioni in corso non mi sembra dipenda da “responsabilità” (a parte che glielo hanno quasi imposto i tre giornali di cui si è servita per fare grancassa) ma dal timore delle conseguenze. Gates (il ministro della difesa USA) ha chiaramente detto che ha chiesto al’FBI di esaminare la possibilità che si tratti di reati contro la legge del 1917 sulle divulgazione di informazioni che mettono a repentaglio la sicurezza nazionale. Si va sulla sedia elettrica con quell’accusa, se provata….
    Secondo, l’ipotesi (stavo per scrivere, l’illusione) che l’informazione buona scaccia quella cattiva è, appunto, un’ipotesi.
    Infine, ma questo lo chiedo da anni, qualcuno è così gentile da portarmi le prove, i fatti della (cito) “strategia di tenere sotto controllo tutta l’informazione: manipolandola, embeddandola, riempiendola di ciancie, come ha fatto per esempio oggettivamente l’amministrazione guerrafondaia presieduta da GW Bush”. Che comunque mi sembra un’ottima e sintetica descrizione della strategia comunicativa prima del candidato Obama e ora del presidente Obama, complice molta parte della stampa liberal mondiale (e quasi tutta quella italiana, con eccezioni significative ma minoritarie).

  2. Manipolazione: “abbiamo le prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq”; embeddamento: portare i giornalisti con le truppe per riempire i telegiornali di immagini “controllate”; risultato chiacchiere che se certo non eliminano la libertà di informazione, riempiono la testa e i notiziari di ciancie che tolgono spazio e attenzione a ogni altro tipo di informazione; è semplicemente propaganda fatta molto bene, come ce ne sono tante ed è propaganda che funziona se i giornali non riescono a filtrarla, è perfettamente in linea con una strategia politica da perseguire, rischia di diventare troppo totalizzante. Ergo: meglio se saltano fuori altre modalità di generazione di informazione, rendono meno assoluto il potere. Se è un bene che il potere di un governo sia “equilibrato” è bene che sia “equilibrato” anche suo potere di influire sull’agenda e l’informazione. Molti possono essere i candidati a generare questi punti di vista alternativi. Alcuni più discutibili, altri meno. Nel complesso non ha senso combattere i centri di informazione alternativi a quelli compatibili con il governo solo perché mettono a rischio la strategia del governo.

  3. Ora salta fuori che i tre quotidiani avevano visto che nei documenti non trattenuti (quindi non i 15.000 di cui parla Assange) ma quelli che hanno usato per i loro reportage, c’erano nomi di informatori, collaboratori afghani, etc a centinaia e che quindi li hanno totlti nelle loro versioni. Si suppone che lo abbiamo detto ad Assange. Cosa ha fatto questo signorino ? Li ha pubblicati, sapendo quello che stava facendo. Ora dice che la Casa Bianca, etc. etc. Non gli bastava quello che gli stavano dicendo i suoi alleati/strumenti/gonzi ? Ma Wikileaks è un’organizzazione che si oppone all’immpegno occidentale in Afghanistan, quindi….
    Ora il NYT comincia a sentire odore di bruciato (saranno le loro mutandine di chiffon ?)
    http://www.nytimes.com/2010/07/29/world/asia/29wikileaks.html?ref=asia

  4. Avevano le prove: glielo aveva detto la CIA. La CIA ha sbagliato (insieme ai servizi inglesi, francesi, svizzeri, tedeschi, etc etc etc) ? Trattasi di errore, non di manipolazione. La CIA ha sbagiato, all’incontrario, sull’Iran. Manipolazione ? Sempre errore.
    L’embedding dei giornalisti è stato deciso dopo le proteste che aveva suscitato la tecnica seguita nella Prima Guerra del Golfo (tutti fuori). L’embedding è molto simile a quello che si faceva in Vietnam, solo che in Iraq si è vinto, sorry. Forse è quello che scoccia ?
    In Afghanistan c’è sia l’embedding (il NYT è ora con al Decima Divisione da Montagna) che i giornalisti che vanno in giro per conto loro, si fanno rapire e poi scoppia il casino. Anche in Iraq, dopo la fine delle operazioni, i giornalisti andavano (vanno) in giro per i fatti loro. La Giulia Sgrena non era embedded. Non vedo quindi il punto.

  5. Poverini si sono sbagliati. Ah e poi in Iraq hanno vinto la guerra ! Eh eh. Solo non è chiaro se stessero meglio sotto Saddam.
    E poi a quale prezzo ?
    http://www.thenation.com/article/38034/wikileaks-baghdad
    One by one, soldiers just arriving in Baghdad were taken into a room and questioned by their commanding officers. “All questions led up to the big question,” explains former Army Spc. Josh Stieber. “If someone were to pull out a weapon in a marketplace full of unarmed civilians, would you open fire on that person, even if you knew you would hurt a lot of innocent people in the process?”
    It was a trick question. “Not only did you have to say yes, but you had to say yes without hesitating,” explains Stieber. “In refusing to go along with the crowd, it was not irregular for somebody to get beat up,” he adds. “They’ll take you in a room, close the door and knock you around if they didn’t like your answer,” says former Army Spc. Ray Corcoles, who deployed with Stieber.
    According to these former soldiers, this was a typical moment of training for Bravo Company 2-16 (2nd Battalion, 16th Infantry Regiment), the ground unit involved in the infamous “Collateral Murder” video
    Ma si sa la guerra è la guerra. Ah però anche gli altri si mettono a fare gli spericolati, allora è uno scandalo !

  6. Un paio di osservazioni sulle armi di distruzione di massa e sul giornalismo embedded:
    Sulle armi di distruzione di massa e i rapporti della cosiddetta intelligence, nel caso specifico la CIA, questo articolo:
    http://www.nybooks.com/articles/archives/2010/aug/19/cia-and-wmds-damning-evidence/
    di un tale Fulton Armstrong, che racconta di come ha partecipato come analista agli organismi interagenzia della intelligence che fornirono la piattaforma per gliinterventi militari e testimonia del processo fallace che condusse a scrivere un documento debole e censurato delle parti sfavorevoli. Racconta come gli “entusiasti” abbiano fatto carriera mentre qualcuno che si è opposto sulla base della professionalità prima delle ragioni politiche ha avuto i suoi guai.
    Tale Thomas Power considera, al margine, come una cosa che neanche l’intellighenzia riesca ad ammettere che a memoria d’uomo, sono i presidenti a dire alla CIA cosa fare e cosa dire e non il contrario.
    Con una serie di altre considerazioni su tentativi precedenti, da parte di uno storico della intelligence, di ricostruire “l’errore”
    Armstrong, in quanto ex CIA, ha avuto la clearance a pubblicare questo pezzo, probabilmente questo è il massimo che abbiamo ottenuto dalla amministrazione Obama.
    Quanto al giornalismo embedded, anche se non ho citazioni a portata di mano, vorrei ricordare tre cose:
    1) il famigerato filmato della guerra in Vietnam in cui una pattuglia americana mitraglia in diretta un vietcong ammanettato a beneficio di una troupe televisiva. L’episodio rimane emblematico dei rapporti fra media e militari USA
    2) Il fatto che Bush padre, al generale Sharzkopf (se si scrive cosi) disse “però stavolta combattiamo senza un braccio legato dietro la schiena” riferendosi al fatto che dal vietnam al Qwait, i militari USA avevano sentito la soggezione nei confronti dei media. Col Qwait si inaugura una stagione nuova, in cui nelle press room i militari passano ai giornalisti un botto di roba senza dare loro il tempo di verificare alcun che
    3) Le bare avvolte nella bandiera che rientrano, delle quali si sa, ma delle quali non è stato consentito, fino a poco tempo fa, diffondere le immagini
    Tanto per capirci. Perché possiamo anche essere sbrigativi su democrazia e storia, ma dicendocelo, non dicendo che abbiamo fatto i compiti per bene quando non è vero.

  7. CIA: erroee, anche perchè lo stesso hanno fatto tutti i servizi occidentali, compresi i francesi e i neutrali. Il motivo è semplice: era Saddam stesso a diffondere le notizie sulle sue WMD, per spaventare i vicini. Siccome se uno va in giro a dire che in casa ha un arsenale è prudente crederci, tutti gli hanno creduto. Quando si scopre il bluff, tutti a prendersela con l’intelligence. Ma poi l’intelligence dice che l’Iran ha sospeso i programmi per la bomba (in realtà la cosa era pià sfumata, leggersi la NIE in questione), e un anno dopo l’ONU (!) dice il contrario…
    Chissà perchè nessuno lo chiede mai agli iraqeni se stavano meglio sotto Saddam (in realtà lo chiedono, in altri Paesi, ma non lo si dice, no, non stavano meglio, a parte i tikritun…). Vedi oggi il titolo sul Sole 24 Ore, in cui lavorano ancora un po’ di persone che con Saddam andavano benissimo (non loro direttamente, almeno a quanto ne so, i loro detentori di spoil confindustriali e politici, che facevano affari aggirando l’embargo). Poi ci sono i neofiti, quelli li produce a getto continuo la scuola italiana e la ricca pubblicistica, anche pagata con i soldi del contribuente (vedi RaiNews).
    Per il resto, vedi:
    1) la prima scena di “Patton” e
    2) La copertina di Time di questa settimana.
    Ah, no, ancora una, questa che i giornalisti di guerra “verificano” è veramente bella….. quando mai lo hanno fatto ? In Vietnam chi scriveva contro la guerra mica verificava: vedi quello che esce adesso di Oriana Fallaci: tutti vedevano la verità, ossia che era un’aggressione del Vietnam del Nord, che i Vietcong erano burattini, etc. ma nessuno lo scriveva: non si faceva carriera. Tanto poi basta inventarsi un ruolo da guru simil-buddhista e tutto è dimenticato.

  8. CIA: erroee, anche perchè lo stesso hanno fatto tutti i servizi occidentali, compresi i francesi e i neutrali. Il motivo è semplice: era Saddam stesso a diffondere le notizie sulle sue WMD, per spaventare i vicini. Siccome se uno va in giro a dire che in casa ha un arsenale è prudente crederci, tutti gli hanno creduto. Quando si scopre il bluff, tutti a prendersela con l’intelligence. Ma poi l’intelligence dice che l’Iran ha sospeso i programmi per la bomba (in realtà la cosa era pià sfumata, leggersi la NIE in questione), e un anno dopo l’ONU (!) dice il contrario…
    Chissà perchè nessuno lo chiede mai agli iraqeni se stavano meglio sotto Saddam (in realtà lo chiedono, in altri Paesi, ma non lo si dice, no, non stavano meglio, a parte i tikritun…). Vedi oggi il titolo sul Sole 24 Ore, in cui lavorano ancora un po’ di persone che con Saddam andavano benissimo (non loro direttamente, almeno a quanto ne so, i loro detentori di spoil confindustriali e politici, che facevano affari aggirando l’embargo). Poi ci sono i neofiti, quelli li produce a getto continuo la scuola italiana e la ricca pubblicistica, anche pagata con i soldi del contribuente (vedi RaiNews).
    Per il resto, vedi:
    1) la prima scena di “Patton” e
    2) La copertina di Time di questa settimana.
    Ah, no, ancora una, questa che i giornalisti di guerra “verificano” è veramente bella….. quando mai lo hanno fatto ? In Vietnam chi scriveva contro la guerra mica verificava: vedi quello che esce adesso di Oriana Fallaci: tutti vedevano la verità, ossia che era un’aggressione del Vietnam del Nord, che i Vietcong erano burattini, etc. ma nessuno lo scriveva: non si faceva carriera. Tanto poi basta inventarsi un ruolo da guru simil-buddhista e tutto è dimenticato.

  9. CIA: errore, anche perchè lo stesso hanno fatto tutti i servizi occidentali, compresi i francesi e i neutrali. Il motivo è semplice: era Saddam stesso a diffondere le notizie sulle sue WMD, per spaventare i vicini. Siccome se uno va in giro a dire che in casa ha un arsenale è prudente crederci, tutti gli hanno creduto. Quando si scopre il bluff, tutti a prendersela con l’intelligence. Ma poi l’intelligence dice che l’Iran ha sospeso i programmi per la bomba (in realtà la cosa era pià sfumata, leggersi la NIE in questione), e un anno dopo l’ONU (!) dice il contrario…
    Chissà perchè nessuno lo chiede mai agli iraqeni se stavano meglio sotto Saddam (in realtà lo chiedono, in altri Paesi, ma non lo si dice, no, non stavano meglio, a parte i tikritun…). Vedi oggi il titolo sul Sole 24 Ore, in cui lavorano ancora un po’ di persone che con Saddam andavano benissimo (non loro direttamente, almeno a quanto ne so, i loro detentori di spoil confindustriali e politici, che facevano affari aggirando l’embargo). Poi ci sono i neofiti, quelli li produce a getto continuo la scuola italiana e la ricca pubblicistica, anche pagata con i soldi del contribuente (vedi RaiNews).
    Per il resto, vedi:
    1) la prima scena di “Patton” e
    2) La copertina di Time di questa settimana.
    Ah, no, ancora una, questa che i giornalisti di guerra “verificano” è veramente bella….. quando mai lo hanno fatto ? In Vietnam chi scriveva contro la guerra mica verificava: vedi quello che esce adesso di Oriana Fallaci: tutti vedevano la verità, ossia che era un’aggressione del Vietnam del Nord, che i Vietcong erano burattini, etc. ma nessuno lo scriveva: non si faceva carriera. Tanto poi basta inventarsi un ruolo da guru simil-buddhista e tutto è dimenticato.

  10. Incredibile. Uno che era nel collegio interagenzia SCRIVE che il processo che portò a scrivere quella intelligence era una farsa e tu insisti che si sono sbagliati.
    Anche sul fatto che il pentagono non ha trovato minacce alla sicurezza non l’hai ancora commentato
    Come anche il clima di violenza eserciato sui militari che venicano puniti se dichiaravano difficoltà a sparare sui passanti, neanche questo, hai commentato
    E neanche la frase di Bush. E il ruolo della tv allora.
    In compenso proponi un film e la Fallaci. Dopo aver insultato il Times, che adesso citi.
    Quando si parla dei destini altrui un po di serietà non farebbe male

  11. Quanto al Times, sotto una foto di Assange, hanno scritto il titolo “La lista dei talebani” e “l’uomo in questione sarebbe già morto” e attribuito ad Assange “ho fatto la cosa giusta”
    Poi però, a pagine 13, al sesto paragrafo si apprende che l’uomo in questione è morto si, ma due anni fa.
    Naturalmente non vorrai commentare neanche questo…

  12. Commentare: certo.
    Militari etc etc: Patton, rivederselo.
    Intelligence: quel tale può dire quel che gli pare, dopo i fatti e per tentare di fare carriera. Attendo un tuo commento sui servizi segreti degli altri Paesi, che avevano le stesse opinioni della CIA (a partire dai francesi).
    Bush padre: sono perfettamente d’accordo con lui. Visto che la propaganda è ineliminabile, almeno cerchiamo di fare in modo che quella del nemico non sia migliore della nostra (attendo un commento sull’opera distruttrice dei media nei confronti della guerra del Vietnam, con i nord-viet angeli con la faccia sporca etc etc. salvo poi scandalizzarsi per quel che venne dopo: hanno tradito le nostre aspettative!, buffoni).
    TV; vedi sopra.
    Times: io che insulto il NYT mi scappa da ridere. Constato che dopo avere sfruttato (essersi fatto sfruttare da) Assange per contrastare la piccola attenzione che il W.Post stava ottenendo con l’inchiesta bufalina (c’è un bellissimo articolo su New Republic, non su Libero, che ne lascia solo macerie) sulla Top Secret America (cosa peraltro riuscita, nessuno, a parte l’Internazionale, ne parla più), il giornalone liberal si è accorto di avere combinato un po’ di casini e sta cercando di fare marcia indetro. Titolo e articolo in contrasto ? Benvenuto nel mondo del giornalismo, prova a dedicare la stessa attenzione a un qualunque giornale italiano su un qualunque argomento e vedrai che ridere.
    Destini altrui etc.: a parte che sono anche il mio destino, visto da un’altra prospettiva, sto facendo lo stronzo reazionario, così ottieni conferme della tua visione delle vita e degli interlocutori (in fondo sono un buono, serenità per tutti).

  13. “Destini altrui etc.: a parte che sono anche il mio destino, visto da un’altra prospettiva, sto facendo lo stronzo reazionario, così ottieni conferme della tua visione delle vita e degli interlocutori (in fondo sono un buono, serenità per tutti).”
    Guarda io di conferme non ne avevo bisogno, eri tu che eri in imbarazzo a dirlo. Vedi con una qualche fatica si può raggiungere la chiarezza.
    Bravo 🙂
    Adesso, per l’ultimo commento nel merito, però, mi serve qualche ora, ogni tanto faccio altro 😉

  14. Mi piace leggere il tuo blog, ma ti prego non usare più espressioni come questa:
    “embeddandola”
    E’ un colpo al cuore.

  15. Dopo essermi imbattuto in un articolo che descrive una delle tante azioni belliche venute alla luce dopo la pubblicazione del Afghan War Diary, ho deciso di rintracciare l’avvenimento negli indecifrabili reports pubblicati da WikiLeaks, sforzandomi di decifrare il gergo militare e scoprendo l’incredibile importanza dei documenti in questione, nascosta dietro l’apparente osticità. Ecco quindi svelate le discutibili operazioni della Task Force 373.
    http://www.matteolucatello.it/decifrando-wikileaks-task-force-373/

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