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Chiose sul governo da fare: i prìncipi e i princìpi

Se l’ipotesi del governo M5S-Destra è fallita – e sottolineo se – lo è perché si è parlato di veti e potere più che di programmi. Non è un male, se si considera che i programmi più ambiziosi delle due parti andavano nella direzione di far correre gravi rischi ai conti pubblici (visti i costi prevedibili per eliminare la riforma Fornero delle pensioni, introdurre il reddito di cittadinanza e la flat tax, misure non pareggiate dal progetto di tagli drastici alla spesa pubblica). Ma non è particolarmente un bene se, passando all’ipotesi del governo M5S-Sinistra non si entra in una fase strutturalmente migliore. Per adesso sembra che le questioni di potere e quelle dei programmi siano vagamente più equilibrate, almeno in apparenza. Ma i veti derivanti dalle antipatie personali possono ancora condurre al fallimento qualunque ragionamento sui programmi. Se gli interessati alla discussione attuale vogliono dimostrarsi migliori di quelli della discussione precedente dovrebbero: privilegiare il bene pubblico rispetto al bene partitico, privilegiare i programmi che possono essere realizzati rispetto a quelli che non non si possono neppure discutere, mettere in piedi un governo che non sia frutto di un ragionamento sull’assegnazione delle poltrone ma sulla realizzazione dei programmi concordati. Come definire questi programmi quando sono molto lontane le posizioni delle parti? Mettendo i temi in prospettiva si aiuta la discussione. Per esempio: il jobs act va superato non per tornare indietro ma per andare avanti, nella direzione del futuro del lavoro; le pensioni non vanno riformate per tornare al punto di partenza ma per servire a una società che invecchia e che ha bisogno dell’esperienza di tutti; il reddito per chi è in difficoltà va migliorato nel quadro di un’azione di inclusione nelle dinamiche che possono costruire il futuro autonomo delle persone e non una loro perenne dipendenza dai sussidi… Questo è chiaro, credo, a tutti. In una situazione tanto complicata, forse è bene concentrarsi su ciò che è chiaro. Magari mettendo in piedi anche un “tavolo di ricerca e contrattazione permanente” per affrontare temi nuovi, imprevisti, o troppo complessi per essere affrontati ora.

Sono solo chiose a quanto già si sta discutendo dove sanno molto meglio argomentare di queste questioni. Di certo, se le Coree trovano la via della pace, due partiti avversari in Italia possono trovare la via di un accordo.

ps. Se poi il Pd dovesse appoggiare dall’esterno un governo che promette un programma accettabile non si troverebbe troppo in difficoltà a dimostrare che aiuta gli italiani senza compromettere i princìpi. Analogamente, in una soluzione del genere, il M5S avrebbe la possibilità di mostrare una classe dirigente all’altezza e superare qualche pregiudizio. Ed entrambi i partiti potrebbero approfittare di questo tempo dedicato ai programmi per modernizzare la propria governance. Imho.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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