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L’irresponsabilità di chi dice che si può uscire dall’euro

Chi ipotizza che l’uscita dall’euro sia desiderabile è un irresponsabile. Non si parla d’altro oggi e non si cessa di imparare. Riassumiamo. Se un paese esce dall’euro non entra in una fase più povera ma stabile. Al contrario: entra in una lunga fase di peggioramento drammatico continuato. Tutti quelli che ci perdono immediatamente non hanno più soldi per consumare, risparmiare e investire. E quelli che continuano a guadagnare non credono che il paese possa recuperare in fretta e quindi portano o mantengono i soldi all’estero. La situazione si avvita.

[hang1column]Che succederebbe in Italia?[/hang1column]

Prendiamo il caso italiano. Se esce dall’euro, il governo lo decide in una notte e chiude le banche immediatamente: alla riapertura ha convertito tutto in nuove lire svalutate. Se l’Italia esce dall’euro e passa a una lira svalutata comincia subito a pagare molto di più le importazioni come il petrolio mentre i suoi esportatori vendono di più anche se non immediatamente ma comunque non si fidano di portare i soldi in Italia e quindi li tengono all’estero. La nuova lira continua a svalutarsi e il processo di peggioramento prosegue. Si devono prendere a prestito soldi. Ma questo significa che gli interessi sulle obbligazioni devono essere pagati e non conviene fare default. Le obbligazioni in euro devono essere riconvertite in lire, con costi elevati, e si deve continuare a vivere con il peso di un debito enorme perché non si può sopravvivere senza i prestiti. Si prenderebbe a prestito per per il riscaldamento, per i farmaci, per l’educazione. Oppure si dovrebbe rinunciare a tutto questo. L’aumento di tasse e il taglio delle spese pubbliche sarebbe molto peggiore di quello visto finora oppure i servizi pubblici sarebbero fermati. La domanda interna sarebbe minima. Gli esportatori non potrebbero che continuare a tenere i soldi all’estero. La transizione sarebbe lunghissima. E si configurerebbe come un impoverimento gigantesco, con un conseguente aumento della criminalità e/o con uno stato di polizia durissimo.

Un’idea la potrebbe dare il fallimento della Sicilia, che gli italiani sanno di non potersi permettere per motivi di sicurezza, di solidarietà, di continuità storica e costituzionale. Ma analogamente succederebbe alla Germania se l’Italia dovesse uscire dall’euro. Non conviene a nessuno.

L’euro è irreversibile se non si vogliono ripercussioni imprevedibilmente terribili. Meglio un lento e inesorabile aggiustamento. Ma la strada del riequilibrio sarà lunga. E a noi conviene mettere a posto gradualmente e con continuità per molto tempo i nostri conti, per restare agganciati all’euro.

I partiti che giocano con la possibilità di uscire dall’euro sono condotti da irresponsabili.

Se ci spieghiamo bene su questo scenario, comprendiamo che i sacrifici che stiamo facendo sono il migliore investimento che possiamo fare a breve. Se comprendiamo bene che cosa ci succederebbe uscendo dall’euro sappiamo perché vogliamo restarci. E perché pagare per restarci. Orientando i nostri pensieri al futuro, alle prossime generazioni. Che ricominceranno con maggiore umiltà. Ma anche con una prospettiva più seria e sensata.

Per arrivarci, smettiamo di ascoltare i populisti e le sirene che ci invitano a prendere una scorciatoria qualunque. Imho.

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  • Una serie di affermazioni messe lì in fila senza un dato, senza un riferimento, senza un’analisi degna di questo nome, senza un confronto con situazioni precedenti.
    L’unica cosa veramente seria di tutto il posto è l’ultimo termine: “IMHO”. Ecco, andrebbe come minimo sottolineato. Queste sono solo idee tue, non so se autentiche o prese in prestito ma fa poca differenza: sono campate per aria perché manca qualsiasi dato oggettivo con cui confrontarle.
    Chissà perché nell’area “pro-Euro” non si usa molto fornire dati a supporto delle proprie tesi. Mi piacerebbe, sinceramente, essere smentito.

    • Ecco, questa la ritengo una soluzione. Lo Sme2, tanto per capirci, potrebbe tranquillamente ospitarci, a meno che non inizi una divisione dell’Italia in due blocchi: chi ce la fà (il centro nord) e chi non ce la fà (il centro sud).. Sarebbe una questione da non sottovlutare perché “obbligare” le PMI del Nord a svilire il loro durissimo lavoro potrebbe innescare ripercussioni a mio avviso pericolose.
      L’altra faccia della medaglia, invece, potrebbe rivelarsi molto allettante. Vi ricordate quando con la nostra povera lira lavoravamo per l’Europa intera? Sì, eravamo poveri ma stavamo bene, la mia azienda lavorava 24/24 (mentre ora dobbiamo per forza di cose trasferire il lavoro in Vietnam), potremmo diventare “la cina europea” di gran lunga superiore a qualità ed affidabilità di quella asiatica che di buono ha solo il costo.
      Staremo a vedere, anzi no, bisogna darsi da fare in un caso o nell’altro.

  • si’, con tutto il rispetto per luca de biase, che seguo, ho pensato anche io, leggendo il post, che mancano i riscontri. mentre esistono numerosissimi interventi ovunque che affermano il contrario portando dei dati, sui quali si potra’ avere dei dubbi, certo, ma che sembrano circostanziati. piu’ di un’affermazione IMHO, ecco.

    esistono, inoltre, i numerosissimi che circostanziano la tesi appena esposta da de biase. ma ammetto che, ultimamente, mi convincono sempre meno.

    • ma che SME2, moneta sovrana liberamente fluttuante sul libro mercato
      Gli altri fanno i loro interssi, perchè noi non dovremmo farci i nostri ?
      Con lo SME2 alla fin fine si finisce sempre per fare gli interessi dei tedeschi, anche se non al livello dell’ euro

  • L’uscita dall’euro è una tragedia nazionale. Perché non fate i conti con l’inflazione e con il costo del denaro (sui mutui, per esempio) che raggiungerebbero livelli insostenibili. Uscire dall’euro è una trovata irresponsabile e senza senso che puzza di campagna elettorale. Peraltro si potrebbe aggungere che, se l’uscita dall’euro fosse così benefica, si sarebbe potuta attuare appena si manifestarono la crisi del 2008 e poi quella dei debiti sovrani.

    • …ancora affermazioni senza dati.
      In ogni caso, siamo già diretti su quella strada, volenti o meno.
      Questo sistema non regge più il peso delle assurde quanto inutili manovre finanziarie e pseudo strategie economiche che hanno sicuramente arricchito pochissimi potenti.
      I debiti sono finti, scorie di questa economia, sono creati da queste azioni irresponsabili che spostano tutto il peso della loro scelleratezza sui popoli e sulla loro colpevole ignoranza.
      Questa finanza DEVE finire e lasciare spazio ad un’economia sana, basata sul consumo e sugli investimenti reali di cose reali.

      • Concordo. Mi spiace scriverlo, ma è ora di finirla con il terrorismo psicologico (non supportato da dati e ragionamenti) sull’uscita dall’euro.
        Leggete il blog o il libro di Alberto Bagnai. Leggete le interviste a Stieglitz o Krugman: all’Italia converrebbe uscire dall’euro.

    • bellissima questa msotra..ciao Licia! mi chiamo Federica , sono una tua grandissima fan .. leggere i tuoi libri mi e8 sempre piaciuto; da quando ho scoperto le cronache tramite una mia amica circa 4 anni fa, ora non me ne perdo uno di libro sei davvero in gamba . continua cosec.. !!!!!!p.s= Dubhe e Ido sono i miei preferiti ciao!!!!

  • grazie a tutti i commenti! per quanto riguarda la mancanza di dati, vorrei far notare che i numeri si comprendono solo se si è d’accordo sui ragionamenti, e qui stavo appunto cercando di ragionare.. non so se correttamente o meno, ma stavo cercando di ragionare.. del resto anche i critici non hanno portato dati ma solo opinioni, giustamente… non avete l’impressione che esista anche una finzione dei numeri, presentati come autoevidenti quando non lo sono? quante volte ci sbattono in faccia dei numeri dando per scontato il ragionamento sottostante? è stato il principale trucco dell’economia tradizionale che nel Novecento ha avanzato la pretesa di essere una sorta di scienza naturale, ritenendo di scoprire cose nuove semplicemente applicando una matematica sempre più sofisticata ai pensieri dell’ottocento.. ciò non toglie che una volta affrontato il tema del ragionamento interpretativo dobbiamo fare un po’ di conti.. non l’ho fatto qui e accetto dunque ovviamente chi critica questa mancanza, ma vorrei sapere in che cosa si ritiene che il ragionamento faccia acqua..

    • 1) Si pone una domanda / problema.
      2) Si fa un ragionamento preliminare per definire i contorni del problema, le sue implicazioni, gli attori coinvolti, eccetera. E serve soprattutto per stabilire un metodo da seguire.
      3) Poi si prendono i dati e li si analizzano seguendo il metodo stabilito sopra.
      4) Infine si tirano le conclusioni.
      Tu invece sei partito dalla fine: definendo “irresponsabile” chi vuole uscire dall’euro hai già tirato le tue conclusioni. La risposta alla domanda “si può e/o si deve uscire dall’euro?” tu ce l’hai già. Con quale metodo e quali dati non si sa.

    • I vantaggi dell’euro sono pochi, ma evidenti e si possono spiegare in due minuti.
      Gli svantaggi richiedono più tempo per essere capiti e spiegati, per questo invito a leggere il blog di Bagnai “Goofynomics” o il libro “Il tramonto dell’euro”.
      Anche il libro di Badiale e Tringali “La trapppola dell’euro” è interessante, ma ha un taglio più politico; ad esempio cerca di spiegare perchè la nostra “sinistra” (ma il PD è di sinistra?) abbia il sogno di un’Europa unita.
      Può darsi che qualche politico strumentalizzi la cosa (ricordate quel politico che aveva promesso e attuato l’abolizione dell’ICI?) ma vi sono anche premi Nobel per l’economia che affermano che all’Italia converrebbe uscire dall’euro (Krugman, ad esempio).
      Mi scuso:
      1) per la lunghezza del post;
      2) di non avere risposto con dati e ragionamenti, perchè non è facile riassumere le tesi di Bagnai,in poche righe.
      Cordiali saluti

    • Basta studiare TUTTE le svalutazioni avvenute dal dopoguerra ad oggi si scopre che il paese che svaluta sta molto meglio DOPO la svalutazione che prima: si tratta di studiare STORIA , STATISTICA ed ECONOMIA….MA PRINCIPALMENTE DATI DI CHI HA GIA’ SVALUTATO…
      E chi ha provato a resistere con mezzi poco ortodossi ha sofferto moooolto di piu’ quando il redde rationem della svalutazione è arrivato ( guarda caso l’Argentina che ha resistito con il PEG per anni e emettendo bonds al 14%!! e facendo quindi soffrire i cittadini molto più degli altri casi)

  • Perchè nell’articolo si continua a dire “lo stato comprerebbe a prestito questo e quest’altro” se dovesse tornare alla lira? Con la sovranità monetaria lo stato stampa moneta e sopperisce al fabbisogno della popolazione creando ricchezza, come è accaduto in Italia che nel 1980 aveva un’inflazione al 21%, un debito pubblico elevato eppure il risparmio privato era del 25% e l’Italia era considerata una potenza industriale mondiale mentre la Germania era la grande malata d’Europa. La sovranità monetaria è la chiave del benessere di una nazione. L’euro non è la moneta europea ma è la moneta che moltipaesi europei acquistano sul mercato, stampata dalla BCE che è una banca privata.

  • In realtà non è’ la prima volta che usciamo da un sistema di cambi fissi (1992/93), l’aggiustamento e’ durato due anni, l’inflazione e’ scesa, l’occupazione salita, il saldo delle partite correnti e’ stato il più alto della nostra storia. Non condivido l’articolo. È’ certo che l’aggiustamento all’inizio sarà eccessivo (ad esempio se abbiamo accumulato un differenziale di inflazione medio con i ns partners commerciali del 20%, potremmo svalutare del 30%), ma poiché la gente (e gli imprenditori proprio orbi non sono) i soldi in Italia , con la “liretta” svalutata del 30%, li riporterebbero eccome x lucrare quel 10% di extra svalutazione… e l’aggiustamento arriva preciso. È SEMPRE ANDATA COSÌ NELLA STORIA!!
    Numeri e non sono parole!!

  • A parte l’acronimo IMHO non condivido una sola parola di quanto Lei, senza fornire un solo dato a sostegno delle sue terroristiche tesi, ha categoricamente affermato.
    L’imposizione della moneta unica europea ha permesso a chi ha saputo leggere i fatti ed agire di conseguenza, di realizzare enormi profitti.
    L’uscita dei paesi più deboli dall’€uroclub, il crollo dell’intero edificio o meglio ancora le due cose assieme avranno lo stesso effetto.
    Come? Non è il tipo di informationi che si usa dare ad oves et boves, nemmeno a pagamento.
    Vede, quando da una situazione, da un evento o da una serie di eventi collegati gli uni agli altri derivano danni ad alcuni, dualmente ne derivano occasioni di profitti per altri.
    Anche senza far uso di numeri, a Lei così invisi, è evidente che più il rapporto Di/Ba (Danneggiati inconsapevoli fratto Beneficiati avveduti) cresce, maggiore è l’aspettativa di lauti profitti per i secondi.
    Questo risultaro può essere raggiunto facendo crescere Di, facendo calare Ba o le due cose assieme.
    Gli euroinvasati, i disinformatori ed i terroristi di regime si stanno occupando con ottimi risultati della prima parte del lavoro, gratis perdipiù, e di questo li ringrazio pubblicamente.
    Altri si stanno occupando il più alacremente della seconda.
    Poi chi vivrà vedrà, come sempre.

  • Ma cosa c…. stai dicendo, perplessista? Ma che c…. è un titolo? Ma perche non te la vai a prendere nel c…. con le tue fantasiose e false stron…., stavamo bene prima non ora, se usciamo dall’ euro chiudiamo tutto e non paghiamo un bel niente a nessuno perche l’ Italia non ha debiti con nessuno, il debito è falso come i vostri politici, vivremo del nostro che ci basta e ci avanza,mai sentito tante c…. tutte insieme!

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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