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State of the net, Trieste: grande programma

L’internet italiana è cambiata clamorosamente nei quattro anni che sono passati dalla precedente edizione di State of the Net. Allora forse i protagonisti erano i blogger e i pionieri che cominciavano a vedere i risultati delle loro visioni. Oggi si direbbe che Facebook, i cellulari, i tablet, Twitter, sono i fenomeni. E le domande si concentrano sull’emergere di forme di intelligenza collettiva sulle quali abbiamo bisogno di trovare nuovi metodi di indagine. I dati sulle emozioni via Twitter di Vincenzo Cosenza, le analisi sulla connessione di cervelli via computer di Dave Snowden che parla della natura fondamentalmente collettiva della conoscenza. Da vedere Cognitive-Edge. Sapendo, dice Snowden, che le persone, in maggoranza, non vogliono responsabilità e tendono ad affidarle ad altri, comprese le applicazioni. «Non è sostenibile pensare che tutti agiscano in base a decisioni razionali in ogni momento«. Quindi il tema è come si fanno piattaforme nelle quali si sviluppino sistemi di attribuzione della fiducia di qualità.

Ma ovviamente il secondo centro della conferenza è nel corridoio dove si incontrano le persone. Per esempio, un incontro di scintille: Fabrizio Valencic e Gigi Tagliapietra, parlando di linguaggi e imprese sociali che superano le barriere culturali e linguistiche. Ma in generale si vedono quantità di conversazioni creative. Se si potesse fare l’analisi del mood di questo pubblico sarebbe probabilmente senza paura e senza finzione: concentrato sul piacere di imparare per costruire.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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