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Jamil Abu-Wardeh

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Dicono qui in Inghilterra che una commedia che ha successo "kills" mentre una che si dimostra un insuccesso "bombs". «Mi pareva molto adatto al nostro tipo di spettacolo: la commedia mediorientale» dice Jamil Abu-Wardeh. (Ethan riassume). Tanto che con altri colleghi - tra cui un iraniano e un coreano che parla arabo - è riuscito a mettere in piedi una compagnia chiamata "The Axis of Evil". Per combattere gli stereotipi li devi ridicolizzare...

Ecco una registrazione. Non quella di Ted che arriverà nei prossimi giorni con la solita fantastica qualità...


Ethan "Ted" Zuckerman

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Per chi vuole seguire Ted ci sono molte risorse proposte dalla stessa organizzazione. Ma per leggere i riassunti delle lezioni c'è una soluzione favolosa: il blog di Ethan Zuckerman. Un live blogging professionale...

Imprenditrici per l'Unctad

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Le imprenditrici da premiare secondo l'Unctad:
Olga Lidia Arean, Argentina, ConservArte S.A., prodotti per la conservazione
Joy Simakane, Botswana, Extramile Express PTY LTD, autorizzazioni doganali
Vanessa de Figueiredo Vilela Araújo, Brasile, Kapeh Cosméticos, prodotti di bellezza basati sul caffè
María de la Luz Osses Klein, Cile, Biotecnologías Antofagasta S.A., prodotti biotech
Guenet Fresenbet Azmach, Etiopia, Gigi Ethiopia, abbigliamento di moda
Lucia Desir, Guyana, D&J Shipping Services, trasporti
Lina Hundaileh, Giordania, Philadelphia, Chocolography, Rafawed  Consulting, and Ammoun, cioccolata, dolci e consulenza
Lilian Okoro, Nigeria, Peace for the African Child Initiative, servizi di educazione divertente
Beatrice Ayuru Bvaruhanga, Uganda, Lira Integrated School, servizi educativi
Vivivata Chivunga, Zimbabwe, Viva Fashions, abbigliamento di moda

Ritratto per un maestro

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Un maestro di giornalismo dice che questo ritratto di Michele Ferrero, pubblicato da Ft, è un esempio della perfetta struttura del ritratto giornalistico.

E' utile riconoscere la struttura degli articoli giornalistici. Il giornalismo è un lavoro artigiano. Si impara guardando i maestri che lo fanno. L'artigiano sa fare ma non sa dire che cosa sa fare (dice Sennett). Ma spesso si pensa alla ricerca delle informazioni, alla verifica, all'indipendenza di giudizio, alla coerenza nella linea editoriale. Meno spesso si dedica attenzione alla struttura degli articoli.

Il giornalismo non è programmaticamente letteratura autoriale. Il suo programma è di mettersi umilmente al servizio del pubblico. E la struttura standard dei pezzi serve a costruire un testo che sia facilmente leggibile, contenga tutte le informazioni rilevanti, abbia una linearità adatta alla lettura veloce.

Quella struttura, poi, può essere interpretata dal giornalista in modo personale. E allora l'articolo riconquista una sua autorialità. Ma soltanto dopo essere passato attraverso lo spirito di servizio.

Per questo vale la pena di riportare quanto suggerito da un vero maestro. E di leggere il pezzo dell'Ft.

Ogni problema ha una soluzione

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Diceva l'altra sera Cesare Romiti che un suo mantra è sempre stato questo: "ogni problema ha almeno una soluzione". Sembra rassicurante, ma detto dal boss della Fiat - che aggiungeva: "casomai ha più di una soluzione" - a qualcuno poteva apparire anche un po' minaccioso. In realtà, oggi, Romiti è diventato molto più colloquiale (è stato premiato dal sindaco di Santa Margherita Ligure perché ha sempre lottato per le sue idee e perché negli ultimi tempi ha saputo cambiare idea). 

Nassim Taleb a cena

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Nassim Nicholas Taleb è uno spasso. Come si sa, è interessato a capire che si vive in un mondo che non capiamo molto bene. Il Cigno Nero è sempre in agguato. La consapevolezza della complessità è la condizione cui avvicinarsi per imparare a convivere in un contesto che non capiamo.

A cena, Taleb, molto dimagrito, teorizza. Siamo come siamo da qualche migliaio d'anni, ma in realtà, per centinaia di migliaia d'anni siamo stati cacciatori. Quindi ci fa bene camminare piano, fare scatti e sforzi intensi, mangiare una volta al giorno... Quanto allo stress: beh, dipende molto da quanto impariamo a convivere con l'incertezza. E con tutto il parlare che si fa della prossima possibile crisi finanziaria, non è facile.

Diavolo di un Brin

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Sergey Brin, uno dei fondatori di Google, doveva assumere un legale. Al colloquio lo ha sottoposto a un test. "Scrivi un contratto per regolare la vendita della mia anima al diavolo".

Giocano con questa questione, evidentemente, nell'azienda che dice di non essere "evil".

L'episodio è raccontato nel nuovo libro di Ken Auletta, Googled: The end of the world as we know it, Penguin Press.

I tropici più tristi

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Prendo in prestito il titolo proposto da Miic per sottolineare la morte di Claude Lévi-Strauss. E riportare un pezzo da Antropologia strutturale, 1958. Lévi-Strauss era un maestro nell'individuare i percorsi che portano il pensiero dall'antropologia delle società extraeuropee alla cultura umana più in generale. E quindi anche a noi. Qui c'è una discussione sulla relazione tra la follia e la ragione: nella quale il leader sciamanico assume il ruolo di ponte professionale tra la generazione di risposte alla domanda di senso e la ragionevole normalità del pensiero quotidiano che di senso avverte costantemente la mancanza.

"Curando il suo malato, lo sciamano offre al suo uditorio uno spettacolo. Che spettacolo? A rischio di generalizzare imprudentemente certe osservazioni, diremo che questo spettacolo è sempre quello di una replica, da parte dello sciamano, della chiamata, ossia della crisi iniziale che gli ha procurato la rivelazione del suo stato. Ma la parola spettacolo non deve trarre in inganno; lo sciamano non si contenta di riprodurre o di mimare certi avvenimenti; li rivive effettivamente in tutta la loro vivacità, originalità e violenza. E siccome, al termine della seduta, egli ritorna allo stato normale, possiamo dire, prendendo a prestito dalla psicanalisi il termine essenziale, che egli abreagisce. È noto che la psicanalisi chiama abreazione quel momento decisivo della cura in cui il malato rivive intensamente la situazione iniziale che è all'origine del suo squilibrio, prima di superarlo definitivamente. In questo senso, lo sciamano è un abreatore professionale.

Abbiamo ricercato altrove le ipotesi teoriche che sarebbe necessario formulare, per ammettere che il mondo di abreazione particolare a ogni sciamano, o per lo meno a ogni scuola, possa indurre simbolicamente, nel malato, un'abreazione del suo squilibrio particolare. Se, tuttavia, La relazione essenziale è quella tra lo sciamano e il gruppo, bisogna anche porre  la questione da un altro punto di vista, quello cioè del rapporto tra pensiero normale e pensiero patologico. Ora, in ogni prospettiva non scientifica (di cui nessuna società può vantarsi di non essere partecipe) pensiero patologico e pensiero normale non si contrappongono ma si completano. Il pensiero normale, di fronte a un universo che è avido di comprendere, ma di cui non riesce a dominare i meccanismi, richiede sempre alle cose il loro senso, ed esse glielo rifiutano; invece, il pensiero cosiddetto patologico abbonda di interpretazioni e di risonanze affettive, di cui è sempre pronto a sovraccaricare una realtà altrimenti deficitaria. Per l'uno, esiste il non verificabile sperimentalmente, vale a dire l'esigibile; per l'altro, esistono esperienze senza oggetto, vale a dire il disponibile. Adottando il linguaggio dei linguisti, diremo che il pensiero normale soffre sempre di un deficit di significato, mentre il pensiero cosiddetto patologico (almeno in talune sue manifestazioni) dispone di una pletora di significante".

Claude Lévi-Strauss

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Si apprende oggi che Claude Lévi-Strauss è morto, all'età di 100 anni, qualche giorno fa. Il ricordo di una sua lezione al Collège de France, nel 1979, è vivo nella memoria. Era un maestro di pensiero, naturalmente. Sapeva infondere in chi voleva fare ricerca un senso di dignità che lo avrebbe accompagnato per sempre.

Ghezzi, Galimberti, Erice e la specie mutante

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Il paragone della giornata, pensando all'ambiente.. La specie umana è come una specie di batteri che uccide il proprio ospite. E allora muore anch'essa. A meno che non evolva attraverso una mutazione che la trasformi da parassita in simbionte. Ma mentre per i batteri la mutazione non è che genetica, per gli umani è anche e soprattutto culturale. E i pensatori o gli artisti che provocano mutazioni culturali sono la salvezza dell'umanità.

umberto Galimberti ha apprezzato il paragone. Lui del resto aveva detto: l'umanità è ospite, non dominatore, della natura. Ghezzi non sa del paragone, ma lo incarna. Con il suo "Vento del cinema" di Procida, può provocare feconde mutazioni. Oggi ha presentato La Morte Rouge, di Victor Erice, ed è stato una meraviglia.

Egemonia del romanzo: Tiziano Scarpa

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Tiziano Scarpa dice che viviamo un'epoca di egemonia del romanzo. Dei vari generi letterari, il romanzo prevale perché, secondo Scarpa, tutti lo possono leggere. Moccia. Harry Potter. Larson. Noire. Gialli.

Il romanzo prevale, dice Scarpa, perché ha convinto di essere capare di raccontare la realtà e nello stesso tempo divertire. La consapevolezza del fatto che il romanzo è documento per la lettura della storia non è scontata (non lo era neppure quando negli anni Settanta Marc Soriano suggeriva la possibilità di studiare "scientificamente" la storia di Venezia a partire dai testi di Goldoni). Ma è un'impressione che ai romanzieri aggrada. E però li condiziona anche un po'. Scrivere un romanzo come un documento lo rende un monumento anche quando il racconto è già tutto quello che vuole fare il romanziere.

Ma è un bisogno sociale ineludibile. Forse, come dice Scarpa, porta a indagare la realtà in chiave individualista (soggettiva). Ma si trasforma quando ha successo in un fenomeno comunitario, perché risponde al bisogno di una rappresentanza che è soddisfatto non dalla leadership ma dalla rappresentazione. Le storie sono, si direbbe, il percorso che risponde alla domanda di prospettiva.

Erik Brynjolfsson

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Francesco Sacco segnala il grande valore di Erik Brynjolfsson, economista della produttività all'Mit. Il suo ultimo libro è Wired for innovation.

Paolo Zocchi

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Che classe, Alex Ferguson

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«We were outclassed» dice Ferguson, manager del Manchester. «Il Barcellona era la squadra migliore». Con frasi come queste si farebbe poca audience in una tv italiana. Può darsi che la qualità umana di una persona non faccia audience. Ma allora: chissenefrega dell'audience?

Libero Siani per la Pasqua

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fortapasc.jpg
Libero De Rienzo interpreta Giancarlo Siani in modo meraviglioso, secondo me, in Fortapasc, il film di Marco Risi sul giovanissimo giornalista abusivo del Mattino di Napoli che nei primi anni Ottanta del secolo scorso racconta la cronaca della camorra e della corruzione a Torre Annunziata. 

La violenza dei fatti, passo dopo passo, prepara il pubblico alla sconfitta inevitabile della pace e della legalità. Ma nel momento finale, quando si piange sinceramente, gli occhi di Libero guardano i suoi sicari un attimo prima che gli sparino diventano la finestra attraverso la quale si guarda oltre.

Siani è un eroe senza la pretesa di esserlo. E proprio la semplicità del racconto lo trasfigura in un maestro. Il cronista, con il blocchetto in mano, è al battesimo del figlio del boss, è accanto ai cadaveri degli assassinati, è alla seduta del consiglio comunale che decide la spartizione dei soldi del terremoto... Parla con il magistrato, con il capo dei carabinieri, con il fratello del camorrista, con il capocronista vigliacco, con l'amico drogato... E ogni volta i suoi occhi diventano più consapevoli. Quando coglie una notizia nascosta nelle parole dei suoi interlocutori quegli occhi si illuminano. Sa che tutto quello che può fare è scrivere. Ma scrive, a differenza di tanti suoi colleghi.

A ventisei anni è famoso e temuto, gentile e umile. Lo assumono al Mattino e lo portano a Napoli, forse per allontanarlo da Torre. Barbara, la ragazza che lo ama, lo capisce, lo ammira, ma non lo accetta fino in fondo. Il giovane giornalista passa da casa della madre prima di andare a un appuntamento con Barbara, quando la storia passa su di lui. Parcheggia, i documenti della sua inchiesta sono sul sedile accanto a lui, due uomini si avvicinano nel buio, la luce del lampione illumina gli occhi di Libero Siani nel momento in cui coglie la notizia che lo riguarda. La morte è quella di un immortale.

Quegli occhi sono importanti perché passano il testimone a chi farà come lui. Perché dicono che la pace è una ricerca di verità, una speranza di vita, una pratica quotidiana. Perché dichiarano a chi li guarda guardare in faccia la morte che il coraggio non è incoscienza e la paura non è prudenza. 

C'è un racconto positivo invincibile negli occhi dello sconfitto. C'è un terrore senza libertà e senza vita negli occhi degli assassini. Per noi, c'è da scegliere.

Grazie a Libero per aver raccontato così bene lo sguardo di Giancarlo Siani.

Tasse d'interesse

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Le tasse degli altri sono sempre più basse. Leggi l'Iht e scopri che il giornale americano riporta nella edizione cartacea una tabella fonte Ernst & Young nella quale le tasse sulle aziende americane sono molto più alte di quelle degli altri grandi paesi. Gli Usa avrebbero tasse del 35%, la Francia del 34,4%, Giappone 30%, Gran Bretagna del 28%, l'Italia del 27,5%. Le tasse sulle aziende in Italia, dice la stessa tabella, sono scese del 5,5% dal 2003.

Il lamento sulle tasse è sempre interessato.

Quanto guadagna il prof

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Mentre scopriamo che troppi italiani o sono poveri o evadono, si sviluppa una bizzarra polemica sui redditi dei prof universitari. Alfonso offre il suo contributo, con notevole trasparenza.

Carlo Ratti e' a Parma

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Carlo Ratti studia le conseguenze urbanistiche e architettoniche della diffusione in città di sensori e computer portatili connessi alla rete. E lavora a comprendere come questo sviluppo possa diventare l'occasione per ripensare la città e migliorare la vita quotidiana delle persone. Il progetto di ricerca SENSEable City è al Mit. L'Adit l'ha intervistato sulla città del futuro. Euronews ha un video con le sue idee. Oggi pomeriggio Ratti è a Parma a Palazzo Soragna alle 17.30. Con Giuseppe Roma, del Censis.

Gombrowicz

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Solo una segnalazione, per un pezzo di Nazione Indiana su Witold Gombrowicz. Ironia pre-post-moderna... 

Falchi e corvi

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Per Claudio Scajola gli economisti della Confindustria non sono persone che analizzano i dati sulla congiuntura e ne traggono dati sull'andamento dell'economia in base ai quali proporre ipotesi, discutere, decidere in modo informato. Sono invece degli uccelli del malaugurio. 

Ebbene. Non tutti sono d'accordo nel considerare l'economia come una scienza. E i difetti degli strumenti degli economisti sono sotto gli occhi di tutti. Per questo se possibile vanno migliorati. Ma, speriamo, non in base a una cultura della superstizione. 

L'evoluzione del compleanno

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Un compleanno che vale la pena di ricordare. Charles Darwin è nato a Shrewsbury il 12 febbraio 1809. La sua teoria dell'evoluzione delle specie offre una visione del mondo che a sua volta contribuisce all'evoluzione della cultura. 

Negli Stati Uniti, si legge sull'Economist, meno della metà della popolazione la conosce e la accetta. Fortunatamente in Europa la percentuale sale oltre il 75 per cento. 

(ps. Una summa da consultare compilata da Randy Alfred).

Paul Veyne e Costantino

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Immagine di Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394)Non passa giorno che non emerga una questione importante per la convivenza civile che attiene alle relazioni tra lo Stato italiano e il Vaticano. Riflettere su queste relazioni significa anche discutere la storia dei concetti fondamentali che sottendono al confronto tra Stato e Chiesa. Per questo vale la pena di leggere: Paul Veyne, Quando l'Europa è diventata cristiana (312-394), Costantino, la conversione, l'impero, Garzanti.

Storico e archeologo della Roma antica, Paul Veyne racconta una sintesi delle convinzioni che si è formato indagando intorno al ruolo di Costantino nella costruzione della cristianità. E il risultato è affascinante.

Poco importa, in fondo, se Costantino abbia scelto di diventare cristiano per un motivo politico o se la sua conversione sia stata sincera. Per Veyne vale la seconda ipotesi. Ma quello che conta è la dinamica storica che quella conversione ha innescato nell'impero e nella religione del Mediterraneo e dell'Europa.

Costantino non ha avuto una forte iniziazione né una particolare educazione cristiana prima di convertirsi. La sua conversione porta innanzitutto l'esercito a credere nel cristianesimo. E a creare un'alleanza fortissima tra imperatore, esercito e comunità cristiane. 

Il contesto è comunque quello di un vastissimo impero nel quale il 90 per cento delle persone sono pagane e l'aristocrazia romana è pagana. Quindi l'imperatore continua a porsi come incarnazione dell'impero di tutti i popoli, mentre impara a rispettare la religiosità dei suoi nuovi maestri spirituali. La sua posizione lo rafforza nei confronti dell'aristocrazia senatoria. Ma non pensa neppure lontanamente a perseguitare i pagani o a tentare di convertirli. Il principio fondamentale resta quello di separare ciò che è dovuto da Dio da ciò che è dovuto a Cesare.

Ci vorrà un secolo e mezzo perché quella conversione porti la maggioranza degli abitanti dell'impero a diventare cristiani. L'impero si riempie di chiese cristiane e le gerarchie cristiane assumono un grande potere nella gestione della società. Ma più che di una cristianizzazione dell'impero, a Veyne appare più come una trasformazione della cristianità. L'aristocrazia si fa progressivamente cristiana, così come il popolo: se in passato era normale essere pagani, nel tempo diventa normale essere cristiani. Le convenzioni contano più delle conversioni. E il cristianesimo assume alcuni dei connotati del paganesimo, come il culto dei santi le cui effigi prendono il posto di quelle degli dèi nel territorio, o come la relazione con la divinità che diventa un essere al quale chiedere protezioni e favori per quanto attiene ai problemi della vita quotidiana. 

Ma questa nuova divinità resta più esigente di quelle leggere e olimpiche del paganesimo. La Chiesta diventa un protagonista attivo della storia e delle scelte collettive. Ci vorranno secoli perché la dinamica storica porti le gerarchie della chiesa ad assumere più importanza nella gestione del potere temporale. E questo andrà di pari passo con la trasformazione della relazione con l'impero che si trasformerà: da separazione strutturale a confronto sistematico.

Con la sua scelta, Costantino ha cambiato l'impero. Ma ha cambiato, forse soprattutto, il cristianesimo.


Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Sinapsi sociali (25 gennaio 2009)
Le storie contro la storia (18 gennaio 2009)
Io non sono il mio cervello (11 gennaio 2009)
Luminosa oscurità (4 gennaio 2009)
Il nuovo paradigma della finanza (21 dicembre 2008)
Il pericolo e l'intelligenza (14 dicembre 2008)
Beato chi si scandalizza (30 novembre 2008)
Viaggio per la felicità (2 novembre 2008)
Mercato o capitalismo (19 ottobre 2008)
Hacker (12 ottobre 2008)
Odio (27 settembre 2008)
Querdenker (24 agosto 2008)
L'indicibile segreto del segreto (14 agosto 2008)
Il filo dei libri (15 luglio 2008)
Felicità in azienda (28 maggio 2008)
Siamo le nostre azioni pubbliche (11 maggio 2008)
Senza povertà (4 maggio 2008)
Nothing ends (27 aprile 2008)
Esplorazioni insensate (5 aprile 2008)
L'arte del rinnovamento (16 marzo 2008)
L'arte nella storia (9 marzo 2008)
La logica della decrescita (2 marzo 2008)
La lettura dei confini (24 febbraio 2008)
La fortuna della filosofia (17 febbraio 2008)
Pensieri astratti su realtà concrete (3 febbraio 2008)
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Chris Anderson - Ottimismo

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Chris Anderson parla di ottimismo. Sostiene l'ottimismo della ragione. Dice: «Da quando ho smesso di guardare le news in televisione sono molto più ottimista».

In effetti, le notizie sembrano vivere in un iperpresente che cerca l'attenzione immediata delle persone facendo leva sulle emozioni forti e veloci: dalla paura alla gioia; stanno più spesso nel dominio dell'irrazionale che in quello della ragione. Sicché liberare la mente da una quantità di emozioni eterodirette dai notiziari dell'iperpresente può far bene. 

Casomai si può discutere sulla nozione di ottimismo. Non si tratta qui di un ottimismo a tutti i costi di chi dice che deve andare a finire bene per forza. Di chi incoraggia a continuare come si è sempre fatto che va bene così. Al contrario, si tratta di dire che le buone ragioni empiricamente sostanziate hanno buone probabilità di cambiare il mondo.

Hans Küng

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Il teologo Hans Küng in un'intervista su RaiTre critica gli argomenti portati a sostegno della polemica sulla vicenda di Eluana osservando che tutti gli studenti di teologia sanno che non si può obbligare qualcuno a usare mezzi eccezionali per curarsi... Questo papato non guida in avanti la storia della chiesa, dice. E l'incredibile vicenda dei vescovi lefebvriani riammessi nonostante siano antigiudaici conferma che anzi la guida all'indietro...

Sana e robusta Costituzione

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Giovanni Maria Flick, ancora per qualche giorno presidente della Corte Costituzionale, confessa: "Sono innamorato della Costituzione". Lui la conosce bene. E gli italiani che la conoscono almeno un po' vogliono bene alla nostra Costituzione. E' chi non la conosce che non si scandalizza quando la maltrattano...

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  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...