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La net neutrality e le code. Con un’Ansa che intervista Giacomelli

È davvero difficile trovare una proposta di mediazione sulla net neutrality. Ogni decisione che consenta agli operatori di discriminare il traffico internet annulla del tutto la net neutrality. È come se si dicesse: il suffragio universale è un diritto garantito ai cittadini elettori, salvo quando c’è troppa coda ai seggi.

Vogliamo la net neutrality perché garantisce la libertà di innovare. Qualcuno risponde che non è possibile (perché il traffico va discriminato per gestirlo efficacemente, aumentare le entrate degli operatori e consentire così i loro investimenti). Ma è una posizione priva di immaginazione. Gli ingegneri sono bravi proprio ad avvicinare ciò che vogliamo al possibile. Si possono e devono trovare soluzioni per l’efficienza del traffico e la redditività degli operatori che non uccidano la net neutrality e con essa la libertà di innovare. O addirittura di esprimersi.

Vabbè. Intanto il governo si dibatte tra posizioni contrastanti.

Un pezzo di agenzia Ansa (speriamo sia d’accordo con la ripubblicazione) spiega che la posizione del sottosegretario con delega sulle telecomunicazioni Antonello Giacomelli si è come liberata di un peso:

ANSA, martedì 25 novembre 2014, 17:48:42 Internet: Giacomelli, serve intervento per Net neutrality
Internet: Giacomelli, serve intervento per Net neutrality Giovedi’ Consiglio Ue per tlc, ‘ no ad accordi tra operatori’ (ANSA) – ROMA, 25 NOV – “Noi crediamo alla Net neutrality come valore, e proprio per questo dobbiamo creare le condizioni per una sua regolamentazione. La tesi di chi dice di non intervenire e’ esattamente la posizione di chi e’ contrario alla Net neutrality. Non basta l’ annuncio di un principio, occorre favorire le condizioni per un intervento che assicuri che la Rete rimanga un luogo di liberta’ e di opportunita'”. Questo un passaggio dell’ intervento del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli all’ Internet Governance Forum Italia di oggi nell’ aula dei gruppi parlamentari della Camera. “La Presidenza italiana – ha aggiunto Giacomelli che giovedi’ 27 novembre presiedera’ il Consiglio dell’ Ue per le telecomunicazioni a Bruxelles – e’ contraria agli accordi tra grandi operatori, che rischiano di creare barriere all’ entrata della Rete. Ora dobbiamo cambiare prospettiva e provare ad assumere il punto di vista dell’ utente. Ho la sensazione che gli Stati Uniti stiano prendendo piu’ tempo per la decisione, quindi capisco che anche in Europa serva un momento ulteriore di riflessione”. (ANSA) CAS 25-NOV-14 17: 41 NNN

La crescita dell’offerta di robot di consumo

All’International Ces aumenta l’offerta di robot per divertimento e utilità dei consumatori. Può essere una sorta di segnale per immaginare un aumento del desiderio e della domanda di robot. Resta da vedere se il segnale diventerà realtà. In Giappone si direbbe di sì.

Ecco il comunicato del Ces.

Arlington, Va., November 24, 2014 – From humanoid entertainment devices to robotic cleaning machines, robots promise to revolutionize the way consumers interact with the world and monitor their health and environment. The Consumer Electronics Association (CEA)® today announced that robotics exhibits at the 2015 International CES® have grown 25 percent from the 2014 CES. Owned and produced by CEA, the 2015 CES, the world’s gathering place for all who thrive on the business of consumer technologies, will run January 6-9, 2015, in Las Vegas, Nevada.

The Robotics Marketplace, presented by Robotics Trends, will feature more than 18 innovative companies showcasing the full range of intelligent, autonomous machines that are connected to the cloud, controllable by mobile device and capable of seeing, hearing, feeling and reacting to the environment in ways once thought impossible. Robotics exhibits at the 2015 CES are expected to cover 8,250 net square feet of exhibit space, an increase of more than 25 percent over robotics exhibit space at the 2014 CES.

“Robots are changing the way consumers learn, do business, monitor their health, and maintain their households as they are capable of doing things that humans can’t, or simply don’t want to do,” said Karen Chupka, senior vice president, International CES and corporate business strategy. “We’re thrilled to see that the robotics footprint will expand at the 2015 CES, as it speaks to the category’s growth and ability to disrupt and transform the consumer technology industry.”

Il nostro Pil è in crescita

Il nostro Pil è in crescita. Soffriamo, arranchiamo, ci contraiamo: ma questo avviene se ci consideriamo chiusi nella gabbia territoriale italiana. E invece cresciamo, miglioriamo, creiamo opportunità: se riusciamo a vedere che la nostra economia è quella del pianeta. Questa non è la negazione di una realtà difficile: è una prospettiva per uscire dalla difficoltà.

Le aziende italiane che esportano sono pensate per stare in un’economia che cresce. Quella del Pil mondiale. Il Sole 24 Ore oggi riporta i dati di una crescita che continua. Dai macchinari agli alimentari, le aziende che esportano crescono. E Adriano Moraglio mostra nel suo libro quali sono le imprese che restano agganciate all’economia internazionale.

Questa non è una soluzione: è una prospettiva.

Ma vedendo l’economia in questo modo, cioè considerando prima di tutto il contesto internazionale, si pone il problema in modo che appare almeno degno di una soluzione. Internazionale significa, per l’Italia:
1. trovare chi riconosca il valore aggiunto delle nostre conoscenze, del nostro gusto, della nostra ricerca
2. trovare domanda crescente
3. imparare a stare alle regole, a mantenere gli impegni, a innovare continuamente: perché all’estero e soprattutto per gli italiani non vale la furbizia, non vale la rendita di posizione, vale la capacità di dare valore.

Questa è la strada anche per attrarre investimenti (siamo scesi al livello della Colombia da questo punto di vista). E’ la strada per modernizzare il paese. E’ la strada per comprendere il valore della rete. E’ la strada per acquisire una mentalità cosmopolita, non solo come aziende, ma anche come professionisti, giovani, creativi…

Se ci si svela davanti agli occhi che la nostra economia cresce, allora cominciamo a progettare in modo sensato e vincente. Improvvisamente acquista senso la necessità di apprendere e informarsi seriamente sulle regole, le opportunità, i comportamenti accettabili all’estero. E acquisisce senso informare in modo trasparente e intelligente sulle nostre qualità e i nostri difetti. Perché il valore aggiunto della cultura italiana è tale se è riconosciuto: all’estero è riconosciuto, se è conosciuto.

Agganciarsi con la mente all’economia internazionale che cresce è la premessa per dipingere una prospettiva costruttiva, in base alla quale scrivere progetti sensati e puntare a una nuova forma di prosperità. Coerente con i valori italiani. Che in fin dei conti sono concentrati intorno al tema della qualità della vita, della qualità delle relazioni, della qualità dell’ambiente, della qualità della cultura.

Restare chiusi nella gabbia della nostra piccola e disorganizzata nazione, invece, non fa che aumentare la litigiosità, abbattere la progettualità, definire una prospettiva di declino. Il cui unico effetto è quello di spingere il sistema ad avverare le più negative previsioni.

Se impariamo a vedere che il nostro contesto è quello internazionale, impariamo a riconoscere le opportunità, comprendiamo i nostri difetti e assorbiamo profondamente l’esigenza di imparare a innovare. La globalizzazione è la competizione tra tutti i territori del pianeta. Quelli che vincono valorizzano le loro capacità: per gli italiani si tratta di valorizzare l’unicità di una cultura e di un amore per la qualità che genera valore aggiunto e che si dimostra attraente e riconoscibile. Il nostro punto di vista locale, con una buona dose di umiltà, va superato. Imho.

Il primo problema degli italiani. Settimana di lavoratori, cercatori e campioni

Il problema numero uno dei ragazzi italiani – e delle loro famiglie – è il lavoro. Le gradazioni del problema sono straordinariamente complesse: si cerca disperatamente “un” lavoro in attesa di trovare “il” lavoro mentre si tenta di scoprire dentro di sé a che cosa veramente si vorrebbe dedicare la vita.

Tutto il resto è secondario.

Il 20 novembre comincia a Verona una manifestazione molto visitata dai ragazzi come JobOrienta che si è ripensata, anche grazie all’iniziativa di Progetto di Vita. Andrò a dare una mano.

Ma occorre costruire una prospettiva che vada oltre i giorni dell’attenzione alimentata dall’evento. Bisognerà costruire una prospettiva seria e concreta, perché i ragazzi riconoscono la purezza di chi tenta di trovare risposte e di proporle. E’ uno dei periodi storici più creativi, aperti, costruttivi della storia recente; ed è uno dei periodi più difficili, spiazzanti, disorientanti. Se non si sviluppa un’interpretazione della direzione da prendere, l’occasione si può perdere. Il problema è aumentare il senso critico insieme all’entusiasmo e alla fiducia. Non tutti devono essere per forza startupper o maker, solo perché tutti ne parlano: non si vive di conformismo e di emulazione. Ma tutti devono poter trovare chi sono e come esprimersi. Devono imparare a distinguere gli interlocutori veri dai venditori di fumo. Dare una mano, come tutte le persone responsabili stanno facendo, è possibile solo con umiltà. Studiando ogni segnale che sveli una direzione dotata di senso. E’ un compito epocale, fondamentale.

Il 20 a Roma partirà anche un’iniziativa di comunicazione piuttosto grossa sulla diffusione della conoscenza delle opportunità digitali e per progettare iniziative. Sono grato allo staff del Presidente del Consiglio per avere utilizzato, almeno in parte, l’impostazione suggerita ai primi di agosto in questo blog: we are the champions, scrivevo allora, per sottolineare la priorità di sostenere gli innovatori che fanno ogni giorno avanzare il cambiamento nel loro territorio; e in effetti il tentativo di riconoscere i digital champions che lavorano in tutta Italia è stato avviato. E, obiettivamente, la mancata citazione non è un delitto (anche perché le differenze rimaste non sono minori). Peraltro, l’attenzione ai beni relazionali andrà migliorata, visto che presentando l’iniziativa si parlava di economia della felicità.

Agile programming. Perché e come…

Il sogno di chi ha un progetto cui partecipano i programmatori è di avere flessibilità e intelligenza della ricerca sottostante. La difficoltà di programmatori e clienti è sempre quella di cambiare strada in corsa. Il sistema “agile” da molto tempo tenta di rispondere a questa esigenza. Qui ci sono appunti utili…

COME?

PERCHE’?

Exit. TrustBuddy vuole acquisire Prestiamoci e Geldvoorelkaar

Soddisfazione a Digital Magics. La TrustBuddy International, società scandinava quotata in borsa che fa peer-to-peer lending, ha avviato il processo per acquisire la startup finanziaria Prestiamoci, piattaforma italiana di prestiti tra privati autorizzata dalla Banca d’Italia. Ecco il pezzo della Reuters.

Trustbuddy International AB

* Says Trustbuddy has conditionally agreed to acquire two P2P lenders, Geldvoorelkaar and Prestiamoci, for a total consideration of 15.9 million euros of which 11.4 million euros is in Trustbuddy shares or vendor loan notes

* Says subject to satisfaction of conditions, Prestiamoci acquisition is due to complete on April 1, 2015

* Expects to report Q3 revenues of 30 million Swedish crowns and losses after tax of 6.6 million crowns

Ecco la mail di Digital Magics:

Digital Magics, incubatore certificato di startup innovative quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), ha avviato il processo della settima exit (cessione di una società). È previsto che Prestiamoci, l’unica startup italiana autorizzata come finanziaria da Banca d’Italia per la gestione di una piattaforma di prestiti fra privati su internet, si fonderà con TrustBuddy International AB: l’unica società di Peer-to-Peer Lending al mondo a essere quotata in Borsa.

Il valore dell’operazione, che prevede l’acquisto del 100% delle azioni di Agata S.p.A. (società che detiene e gestisce il marchio Prestiamoci), ammonta complessivamente a 5,3 Milioni di Euro: 1,5 Milioni saranno corrisposti per cassa e 3,8 Milioni in azioni di TrustBuddy. In aggiunta i soci di Prestiamoci riceveranno 10 milioni di opzioni di acquisto delle azioni di TrustBuddy.

TrustBuddy, fondata nel 2009 in Norvegia, è leader mondiale nel suo segmento e attiva sul mercato di 9 Paesi europei. Con oltre 300.000 utenti e sette sedi, TrustBuddy è la più grande piattaforma di intermediazione nella concessione di prestiti a breve termine e dal 2011 è l’unica società di social lending al mondo a essere quotata in Borsa a Stoccolma, sul NASDAQ OMX First North

Il programma delle borse per gli innovatori che raccontano su Nòva è aperto: altri si possono aggiungere

Il programma delle borse per gli innovatori che raccontano su Nòva è aperto: altri si possono aggiungere. Attualmente sono state offerte borse per Torino, Genova, Pisa, Napoli, Perugia, Bologna, Venezia, Milano. Nel tempo si potranno aggiungere altri partner, altri mentor, altri sostenitori in grado di offrire una borsa e dunque si potranno realizzare progetti analoghi in altre città. Vincono tutti: chi contribuisce, chi fa il mentor, chi ospita le informazioni, i lettori che le possono trovare e le ragazze o i ragazzi che possono fare l’esperienza di incontrare gli innovatori nel loro territorio, di comprenderli abbastanza per raccontarli, di maturare strumenti per sviluppare un proprio progetto.

Chi si aggiungerà al programma?

Vedi anche:
Borse di studio per innovatori
Per chi vuole saperne su più di chi fa innovazione in città: con concretezza e allo scopo di passare all’azione
Ragazzi innovatori cercano prospettiva

Falling Walls segnala tre nuovi muri che possono cadere

Ecco i risultati del Falling Walls Lab di quest’anno.

Press Release

Falling Walls Young Innovators 2014: Social media for the deaf-blind, fighting type 1 diabetes with blue light and making money through water recycling

Berlin, 9 November 2014. Yesterday 100 young scientists, young entrepreneurs and innovators from 34 countries presented their research projects, ideas and initiatives concerning social challenges and the big issues of the future at the Falling Walls Lab.

The Jury’s winner and the audience’s favourite from the Falling Walls Lab Final 2014 is Tom Bieling from the Design Research Lab in Berlin. He has developed communication technology for deaf-blind people, through which they can interact with anyone at any time.

The second prize went to the Egyptian Nermeen Youssef from the University of Alberta in Canada, whose goal is to induce fat cells to secrete insulin using blue light so that patients with type 1 diabetes will no longer need to inject insulin in the future.

In third place was Dyllon Garth Randall from South Africa, who presented a profit-making opportunity for wastewater treatment. Using his technology, salts can be filtered out of the water and subsequently sold on, meaning that the investment pays for itself.

The three winners of the Falling Walls Lab will present their breakthroughs today at the Falling Walls Conference in front of around 600 guests as the “Falling Walls Young Innovators of the Year 2014”. The winners were selected by a high-calibre international jury from academia and industry under the direction of Professor Carl-Henrik Heldin, Chairman of the Nobel Foundation, and Dr. Martin Sonnenschein, Managing Director Central Europe at A.T. Kearney.

“Tom presented an innovative technology which will have a major and immediate impact on the target population. His idea will transform the lives of deaf-blinds worldwide. It was not an easy decision for the jury, but in the end it was a clear one. We were all convinced that Tom’s idea will succeed,” said Professor Carl-Henrik Heldin, Chairman of the Falling Walls Lab 2014 jury.

Every year, hundreds of new initiatives and interesting research projects are presented at this interdisciplinary young talents event. These are drawn from a wide range of subject areas including medicine, the humanities, the social sciences, engineering, economics and the natural sciences. “The fall of the Berlin Wall was an important stimulus for research, science and business across borders,” explains Dr. Martin Sonnenschein, Partner and Managing Director Central Europe at A.T. Kearney in Berlin. “This event was also our inspiration when we launched the Falling Walls Lab in 2011. Without this international competition, society would be 400 ideas and innovations poorer today.” Eighteen international heats took place in fifteen countries before the final in Berlin this year. These were organised by academic partner institutions such as the University of Edinburgh (UK), the Indian Institute of Technology Madras (India) and ETH Zurich (Switzerland). “As a global partner of the Falling Walls Lab we are excited about the innovative projects presented by top young talent around the world. In them we see great potential for the further development of our society, particularly in industry,” said Dr. Claus Jessen, Member of the Management Board Product Supply at Festo.

The aim of the Falling Walls Lab is to advance scientific and entrepreneurial visions and initiate and promote exchange between young researchers and young professionals across disciplines. The Falling Walls Lab is organised by the Falling Walls Foundation with the support of the international management consultants A.T. Kearney (Founding Partner) and Festo (Global Partner).

Press photos from the Lab are available at www.falling-walls.com/lab/gallery.

The winners of the Falling Walls Lab 2014 at a glance

1st place (€1000): Tom Bieling, “Breaking the Wall of Deaf-Blind Isolation”
Design Research Lab, Berlin

2nd place (€750): Nermeen Youssef, “Breaking the Wall of Type 1 Diabetes”
University of Alberta

3rd place (€500): Dyllon Garth Randall, “Breaking the Wall of Wastewater using Eutectic Freeze Crystallisation”
Aurecon, South Africa

Falling Walls: oggi il lab e domani la conferenza. In diretta. Per onorare la caduta del Muro di Berlino guardando avanti

La conferenza Falling Walls ricorda ogni anno la caduta del Muro di Berlino chiamando a parlare scienziati e visionari che suggeriscono quali altri muri devono cadere.

Oggi c’è il lab. Domani la conferenza. Si può seguire in diretta.

Innovarti. Imprese artigiane che innovano. Appunti su “Efficienza nel dna dei mutanti”

Oggi a Innovarti si parla di “Efficienza nel dna dei mutanti”. Come dire: le imprese artigiane nell’ecosistema dell’innovazione sono chiamate a fenomeni di mutazione e una delle loro specialità fondamentali è – o deve essere – l’efficienza. Il tema è dei più ampi e piuttosto controverso. Non si può affrontare senza tentare una visione d’insieme per i progetti di mutazione. Tanto per fare uno schema di lavoro, ecco una mappa molto veloce. (Per zoommare o rimpicciolire il comando in alto a sinistra).

La metafora dei mutanti è interessante ma non perfettamente calzante dal momento che le mutazioni non avvengono per caso ma per progetto. E i progetti sono realizzabili in base alle risorse di cui si dispone ma sono sensati in base alle domande che si pongono.

L’efficienza è una specie di cultura della realizzabilità, ma deve servire ad avvicinare ciò che si vuole e ciò che si può fare. L’efficienza può essere intesa, sbagliando, come una limitazione di quello che si può fare. Oppure può essere intesta come il motivo dell’innovazione che sposta la frontiera del possibile per avvicinarlo agli obiettivi.

Non si tratta di farne un trattato, ovviamente. Ma dare un’occhiata a qualche caso. Vediamo quelli che mi sono stati segnalati recentemente. Le fonti delle segnalazioni sono persone che se ne occupano in un modo o in un altro. La selezione è stata fatta soprattutto per le idee che questi casi suggeriscono: riorganizzare la relazione tra aziende per valorizzare la creatività, cercare di arrivare più avanti nella filiera per conquistare una maggiore fetta del valore aggiunto, puntare su piattaforme che risolvano in modo efficiente la vendita online e la logistica.

Desall

Una piattaforma incubata in H-Farm che lancia contest di design per connettere aziende e clienti privati a una comunità globale di talenti creativi.

TX3

«Un incubatore virtuale dedicato ai giovani stilisti per offrire loro visibilità e supporto al fine di promuovere l’eccellenza del Made in Italy nel design e nella manifattura in tutto il mondo. Con la collaborazione delle più importanti Scuole di Moda italiane, ogni anno selezioniamo 15 giovani stilisti che possano interpretare ed innovare i fashion trend. Grazie al mentoring della nostra direzione stile, gli stilisti realizzano nel corso dell’anno diverse collezioni che vengono commercializzate esclusivamente attraverso il nostro e-shop. Tutte le collezioni sono finanziate da noi, ma siete voi a decretare il successo degli stilisti, votandoli e acquistando uno dei capi da loro ideati. Tutti i capi e gli accessori prodotti sono di altissima qualità, progettati e realizzati interamente in Italia. Vogliamo sfruttare l’enorme bagaglio di conoscenza che il nostro territorio offre nella scelta dei fornitori più qualificati, dalla ricerca dei materiali alla costruzione dei capi, abbinando ad uno stile di impresa innovativo, la tradizione dell’eccellenza italiana nel fashion.»

Neronote

Camice custom da ordinare online e fatte in Italia. Due miliardi di possibili prodotti diversi. Prezzi trasparenti e, dichiara il sito, del 30-50% più bassi di quelli dei negozi con camicie paragonabili. «Le camicie Neronote vengono realizzate interamente in Italia con la cura e l’esperienza di chi produce camicie da oltre un secolo. Neronote coniuga la qualità del made in Italy con le nuove tecnologie adottate lungo tutta la filiera produttiva, per rendere possibile un livello di servizio al cliente senza precedenti. Le camicie proposte sono completamente modificabili in ogni parte e vengono confezionate appositamente per te, secondo i tuoi gusti personali e le tue misure, offrendoti un’ampia varietà di tessuti e una grande libertà nella scelta dei particolari.»

Brandon Ferrari

Un sistema per portare i prodotti al mercato internazionale, supercompetente per quello che riguarda le specificità della produzione italiana e capace di sviluppare uno sguardo globale.

BaldiFlex

Facevano taglio della resina espansa. I giovani eredi decidono di andare al consumatore. Con i materassi. «I fratelli tentano la carta della vendita al dettaglio: ciascuno si occupa di un canale differente, assecondando le attitudini personali. “Francesco era più orientato al business tradizionale, con un negozio fisico e la partecipazione alle fiere. Io avevo invece una passione per l’online”, racconta Andrea.
Ed è proprio la motivazione di Andrea a permettergli di trasformare in realtà l’idea, niente affatto scontata, di vendere materassi online: “In famiglia non erano pienamente convinti, ma io non ho mai smesso di crederci. La sera, l’unico momento in cui riuscivo a ritagliarmi un po’ di tempo, studiavo il linguaggio html e i meccanismi delle piattaforme di vendita online per creare il negozio e le inserzioni”. Grazie all’impegno dei fratelli, Baldiflex debutta sul web nel 2010. Nel 2012 approda su Amazon.
Le vendite online iniziano a crescere, lentamente ma con costanza. “Amazon ha cambiato il nostro modo di operare”, racconta Andrea, “ci siamo dovuti adeguare per offrire un servizio in linea con quello fornito da Amazon in termini di tempistiche, feedback ed esperienza d’acquisto. Abbiamo migliorato i nostri standard grazie anche ad un supporto continuo”.
Nel tempo gli ordini continuano ad aumentare anche a livello internazionale; ben presto Andrea e Francesco assumono due nuovi collaboratori.
Incuriositi dalla possibilità di incrementare le spedizioni all’estero, i fratelli scelgono di appoggiarsi ai servizi logistici di Amazon: “La Logistica ci ha permesso di risparmiare molto tempo nella preparazione delle spedizioni, raggiungendo facilmente i clienti in tutta Europa”, dice Andrea; “Abbiamo appena iniziato e già riceviamo ordini da paesi lontani come la Norvegia e Cipro”.»

Valigeria Polli

«Franco vende valigie, borse e trolley in un negozio storico della cittadina ligure. “Mio nonno era sceso da Stresa, in Piemonte, per vendere i primi ombrelloni da sole ai turisti inglesi che frequentavano le nostre spiagge all’inizio del secolo scorso”. Nel tempo l’attività si è trasformata in un negozio di valigeria che, dopo 86 anni, è entrato a far parte della storia locale.
Nel 2008 contrae un mutuo importante per poter avviare alcuni lavori di restauro e acquistare la proprietà del negozio. “I primi anni sono riuscito a cavarmela abbastanza bene”, ricorda. “Nel periodo di alta stagione, fra luglio e settembre, si lavorava sodo, ma con l’avvento della crisi le cose hanno iniziato progressivamente a complicarsi, e nel 2012 la situazione si è fatta veramente difficile. Il pensiero del mutuo era diventato assillante.”
Invece di cedere alla preoccupazione, Franco cerca soluzioni. È in questo momento che inizia a vendere online: “All’inizio le vendite non erano nulla di che, molti clienti mi contattavano per chiedermi sconti. La gestione era molto faticosa”.
Franco non demorde, e nell’estate del 2013 la Valigeria Polli inaugura la sua presenza su Amazon.it. È il periodo che precede l’inizio dell’anno scolastico e gli zaini coloratissimi vanno a ruba. “Bisogna imparare a capire i nuovi clienti e i loro desideri, impostare una nuova strategia”, racconta Franco, “è un mondo diverso, ma ci si abitua in fretta”.
Con il passare dei mesi la sua attività online decolla: “Quello che avevo considerato come un canale di sostegno per rientrare nelle spese del mutuo si è trasformato rapidamente in una delle fonti principali dei miei ricavi”, commenta.
Le sue valigie riscuotono un grande successo anche all’estero: “Vendo su tutti i marketplace europei di Amazon: ad esempio, il giro di affari in Francia è paragonabile a quello italiano. Secondo me è una questione di colore: nei mercati nordeuropei chi vende valigie predilige i colori scuri, io invece ho uno spirito giovane e punto sulle tonalità vivaci, meno comuni”. Franco ha da poco iniziato ad utilizzare i servizi della Logistica di Amazon: “Mi sta alleggerendo il lavoro, soprattutto per quanto riguarda eventuali resi e comunicazioni post vendita”.»

Nati con la camicia

Tutto col tessuto di una camicia. «”Sartorialfashion” è la nostra parola chiave: eleganza, unicità e alto tasso di customizzazione. Il bi tessuto è il contrasto perfetto che caratterizza tutti i nostri prodotti. Nel 2010 a Berlino la fiera Bread and Butter aprì i nostri occhi e innestò la nostra creatività figlia di spiriti Italiani viziati dal gusto. Il cambiamento del mercato che iniziava a premiare nuovamente la cura di ogni singolo dettaglio e la produzionemanifatturiera di alta qualità del nostro territorio ci hanno portato a pensare alla camicia come simbolo di Made in Italy che andava svecchiato con una nuova visone. La combinazione tra portafoglio e camicia ha dato il nome al nostro brand “NATI CON LA CAMICIA”.»

Illa

Borse uniche, artigiane, in serie limitata. «Siamo orgogliosi di sviluppare collaborazioni con l’artigianato artistico d’eccellenza del territorio che rende grande il Made in Italy nel mondo, perché il “saper pensare” unito al “saper fare” della tradizione italiana continua a rappresentare un ingrediente essenziale di qualità e di innovazione. Vogliamo offrire ai nostri clienti un accessorio esclusivo, prodotto in serie limitata e assicurare l’eccellenza dell’autentico Made in Italy.» Vendita in negozio e online con l’aiuto di una piattaforma che fa pagine speciali per Illa (milanoventuno.com).

221e

Sensori e algoritmi per rendere intelligenti i prodotti più diversi, da insossare e usare in modo facile e quotidiano. «221e is an innovative firm, active in the development of ideas, projects and products exploiting the technological advances in the field of inertial and motion control systems.
Recent technological advancement in the field of MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems) allowed the realization of miniaturized sensors that can be easily applied to the human body in a non-invasive fashion; empowering researchers to collect extensive data series and information over cinematic and biomechanical movements of the body of the user.
Sensors supervision techniques have been applied to the study of everyday activities, the long-term analysis of deambulatory pathologies, movements interpretation for automation control (i.e. videogames, smartphones) and the study of the dynamics peculiar of sport discipline.
Such data series form extensive databases of information that are analyzed with techniques of pattern recognition, statistical interpolation and machine learning in order to find a mathematical definition of a particular movement or action or cluster of those.
It’s therefore through the combination of MEMS sensors, extensive data logging, and techniques of Artificial Intelligence, that is possible to arrive at a definition of a control algorithm able to interpret the activities of the user of the system.
Once the system is able to “understand” the outside world, it can be programmed to perform a specific action when a specific event is recognized.»

MilanoBike

Bici fatte a mano ma super tecnologiche.

Master Big Data a Pisa

sobigdata

Comunque la si voglia mettere, i Big Data stanno creando il bisogno di data scientist. E di aziende capaci di assumerli o utilizzarne la professionalità per comprendere il mondo nel quale operano e valorizzare i dati che, operando, raccolgono. Come dice Alfonso Fuggetta, questi professionisti dovranno lavorare in team composti di persone con competenze matematiche, giuridiche, sociologiche, ingegneristiche: ma è chiaro che si tratta di un’opportunità da non perdere, per chi lavora e per le aziende. Big Data Value dà conto della ricerca intorno alle opportunità offerte dai Big Data in Europa.

A Pisa, come in altre università, nasce un master orientato a creare professionalità di questo tipo. Con una caratteristica: propone conoscenze tecniche e consapevolezza etica. Sul sito c’è tutto.

Gli argomenti del corso sono organizzati secondo 5 aree tecnico-scientifiche:

Big Data Technology (Data Management for Business Intelligence, High Performance & Scalable Analytics, NO-SQL Big Data Platforms)
Big Data Sensing & Procurement (Analytical Web Crawling, Web Search and Information Retrieval, Text Annotation, Big Data Sources and Crowdsensing)
Big Data Mining (Data Mining, Machine Learning, Social Network Analysis, Mobility Data Analysis, Web Mining, Nowcasting, Sentiment analysis)
Big Data Story Telling (Visualization, Visual analytics and Data Journalism)
Big Data Ethics (Privacy-by-design, EU-Data Protection Regulation, Data Scientist’s Responsibility)
e 2 aree di innovazione socio-economica:

Big Data for Social Good (Analisi della mobilità da record di telefonia mobile, tracce di navigatori satellitari, sensoristica smart-city, etc.). Diffusione delle opinioni, reputazione, sentiment ed engagement nei social media. Big data and official statistics.
Big Data for Business (Big data in finance and economics, Recommendation Systems, novel CRM applications, Data journalism e l’uso dei Big Data nell’editoria elettronica)

Internet aiuta a trovare un lavoro, anche in Calabria

Secondo il Censis, anche i ragazzi in Calabria sono convinti che con internet aumentino le opportunità di lavorare. Il Jobs Act e il piano digitale dovrebbero andare nella stessa direzione e avere la stessa attenzione. E’ tempo di smettere di pensare a internet con cura. (Ecco qui sotto il comunicato)

Anche al Sud il lavoro è digitale

L’89,7% degli studenti calabresi, 16-18 anni, ritiene che Internet aumenti la possibilità di trovare lavoro. Il 97% partecipa ai social network

Roma, 9 ottobre 2014 – Il lavoro che verrà. Gli studenti, prossimi al completamento del ciclo di studi superiore – anche in una regione disagiata come la Calabria – pensano che l’evoluzione tecnologica avrà un impatto rilevante sul lavoro, e sulle loro chances di trovarne uno: l’89,7% reputa che l’innovazione in corso sia destinata a favorirli sul mercato dal momento che i nativi digitali hanno conoscenze e competenze che saranno sempre più richieste dalle aziende. Anche le modalità di occupazione cambieranno in positivo: il 73,6% dei calabresi tra i 16 e 18 anni pensa che le condizioni di lavoro miglioreranno, perché sarà possibile riuscire a conciliare meglio vita privata e professionale. E anche la propensione a fare impresa troverà con le tecnologie nuovo impulso, grazie alle opportunità offerte dalle tecnologie e dalla rete nel promuovere la nascita di nuove imprese.
L’immagine del futuro del lavoro «ad alta intensità di tecnologia» non è però tutto rosa e fiori: una discreta quota di studenti, il 53,4%, pensa che sarà sempre più difficile nel futuro riuscire a conservare un lavoro, perché la rapidità del processo innovatore accelererà l’invecchiamento delle competenze; e un altro 52,3% pensa che un maggiore impiego di tecnologie sarà comunque destinato a sostituire il lavoro dell’uomo con effetti rilevanti sugli stessi livelli occupazionali.

Le chance occupazionali e la rete. Il 45,8% degli intervistati ritiene la rete uno strumento oggi imprescindibile per alcune attività, mentre per il 9,9% il web rappresenta quanto di più reale e stimolante possa esserci non solo in termini di innovazione ma anche come vettore di sviluppo della propria vita sociale, della propria carriera lavorativa, della comunicazione.
Il diffuso interesse che i giovani calabresi hanno mostrato di fronte alla possibilità di svolgere un lavoro in rete assume forme e caratteri ben precisi, e a sua volta si canalizza verso profili professionali determinati. Ben il 21,9% dei giovanissimi è interessato a svolgere in futuro un lavoro in rete perché ne è profondamente appassionato, e con tutta probabilità cercherà di realizzare questa ambizione; ad esso si aggiunge un ulteriore 15,9% che non esclude a priori tale possibilità. Due i profili verso i quali converge il loro interesse: da un lato, la figura dello sviluppatore (24,9%), attualmente molto ricercata sul mercato e ambita specialmente dai ragazzi (32,6%), dall’altro lato, la professione del graphic designer (22,5%), che interessa di più le ragazze (44,5%).

Essere imprenditori in rete. La rete è forse la sola scintilla oggi in grado di riattivare il desiderio di mettersi in proprio, di indipendenza e creatività dei giovani più intraprendenti. A ben guardare sono proprio i ragazzi che si dichiarano interessati a svolgere in futuro un lavoro in rete che appaiono molto più propensi a scrollarsi di dosso i timori e accettare la sfida del mercato: il 48,5% di questi è interessato ad avviare in futuro un’attività in proprio e cercherà di farlo.

Questi sono i principali risultati della ricerca «Verso il Lavoro 2.0. Creare valore con le competenze in rete» realizzata dal Censis con il contributo della Regione Calabria, che è stata presentata oggi a Roma da Andrea Toma, Responsabile del settore Formazione e Innovazione del Censis, e discussa, tra gli altri, da Pippo Pagano, membro della Commissione Lavoro del Senato, Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura della Regione Calabria, e Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis.

Internet delle cose emerge dalle startup

Secondo Gartner, per il 2017, il 50 per cento delle soluzioni relative alla internet delle cose sarà generato da startup che avranno meno di tre anni: cioè appena nate o che stanno nascendo in queste settimane… (Ecco qui sotto il comunicato)

Gartner Says By 2017, 50 Per Cent of Internet of Things Solutions Will Originate in Start- Ups That Are Less Than Three Years Old

Analysts Explore Major Business and Technology Trends at Gartner Symposium/ITxpo 2014 in Orlando
Gartner’s Maverick Research Sparks New, Unconventional Insights

ORLANDO, FL., October 9, 2014 — Makers and start-ups, not tech providers, consumer goods companies or enterprises, will drive acceptance, use and growth in the Internet of Things (IoT) through the creation of a multitude of niche applications, according to Gartner, Inc. Gartner predicts that by 2017, 50 per cent of IoT solutions (typically a product combined with a service) will originate in start-ups that are less than three years old.

Gartner defines “makers” as inventors, tinkerers and entrepreneurs who create and manufacture products using traditional tools and new digital design and rapid prototyping and manufacturing technologies. “Start-ups” are fledgling businesses that are often technology-focused and have the potential for high growth.

“Conventional wisdom is that the growth of the IoT is driven by large organisations. As is always the case, there is an element of truth in conventional wisdom and major consumer goods companies, utilities, manufacturers and other large enterprises are, indeed, developing IoT product offerings,” said Pete Basiliere, research vice president at Gartner. “However Gartner’s Maverick research finds that it is the makers and the start-ups who are the ones shaping the IoT. Individuals and small companies that span the globe are developing IoT solutions to real-world, often niche problems. They are taking advantage of low-cost electronics, traditional manufacturing and 3D printing tools, and open- and closed-source hardware and software to create IoT devices that improve processes and lives.”

Gartner’s Maverick research is designed to spark new, unconventional insights. Maverick research is unconstrained by Gartner’s typical broad consensus-formation process to deliver breakthrough, innovative and disruptive ideas from the company’s research incubator to help organisations get ahead of the mainstream and take advantage of trends and insights that could impact IT strategy and the wider organisation.

“Managers often assume the IoT is about business-to-business and business-to-consumer opportunities, relying on technologists within their enterprises to develop the necessary systems and connected items. However, these firms are slow-moving elephants that cannot react quickly to what is happening underneath their feet,” said Mr Basiliere. “Product development processes within most large enterprises are too ponderous and ROI-driven to produce anything but high-volume, lowest-common-denominator IoT objects. The result is the development of a low number of IoT uses that garner high amounts of revenue, while makers, start-ups and crowdsourcing efforts result in high numbers of low-revenue niche IoT applications.”

For this reason, senior management and emerging technology strategists within large organisations must transform their product discovery processes. Whether at consumer goods companies or in the healthcare, utilities, wireless, manufacturing or other vertical markets, managers must encourage makers within their organisations to develop IoT concepts. They must closely examine the output from these makers and check the feasibility of transferring the underlying ideas into their own organisations.

“Innovation is necessary for an organisation to sustain value over time and create competitive advantage. Yet in many organisations, the corporate culture and processes stagnate and harden, discouraging innovation as a result,” said Mr Basiliere. “In the meantime, makers and start-ups worldwide are charging ahead with identifying numerous, often niche problems and innovating solutions using IoT concepts. They will drive not only consumer and enterprise acceptance of the IoT, but also the creative solutions that organisations could not possibly discern, resulting in an “Internet of Very Different Things.”

Mr Basiliere cited the example of entrepreneurs and individuals who are leveraging the low-cost Arduino open-source electronics platform, entry-level 3D printers, and traditional woodworking and machine tools to build their own IoT devices. Gartner has found that these grassroots projects focus on managing and controlling devices in the home and are more focused on providing convenience (such as turning on the heat before you arrive home) than cost savings (the focus of enterprise-sector and public-sector IoT).

Similar to other technology advances historically, the growth promise associated with the early stages of IoT will lead to the creation and funding of a large number of start-up organisations that will manoeuvre to capture what they perceive to be early opportunities or overlooked product niches. This will lead to creative solutions and a wide range of products, many of which will fail in the market. Nevertheless, the process will lead to growth as the successful solutions are often consolidated by larger suppliers, and the overall market expands. As a result, makers enable people in underserved and niche markets worldwide — people who would not otherwise encounter the IoT offerings of large businesses — to experience and benefit from connected device.

“It won’t all be smooth sailing. Certainly there is no small number of factors working against makers and start-ups, whether they have an IoT offering or a more traditional product or service,” said Mr Basiliere. “Most small businesses fail within five years, and many of the ‘successful’ ones will be lifestyle companies that barely generate enough revenue to support an individual or family.”

Vogue annusa la Apple nel contesto della moda intervistando Jony Ive

Nessuno è profeta in patria. Ma ogni profeta ha bisogno di un contesto. Jony Ive, il designer della Apple, è stato intervistato da Vogue. Qual è la notizia? Il profeta o il contesto?

Nel mondo degli smanettoni, nel contesto della tecnologia, nell’antropologia dell’elettronica, uno come Ive si conquista un ruolo di leader culturale con i risultati. E i risultati di Ive sono indubbiamente straordinari. L’ho visto, insieme a Steve Jobs, dopo una presentazione: mi avevano invitato a dare un’occhiata con loro alle ultime novità delle terze parti che facevano casse e periferiche per l’iPod. Scaffali pieni di oggetti, alcuni sfavillanti altri banali. Si erano fermati a guardare delle Bose. E tra loro si scambiavano occhiate ammirate. Non mi chiedevano che cosa pensassi (e meno male!), volevano solo condividere con me la possibilità di guardare avanti sulla scorta dei prodotti che ci circondavano. Tutto l’ecosistema che era nato attorno al loro prodotto e che sperava di trovare un mercato in futuro era in quella stanza. Avevano il controllo, in un certo senso, anche se non avevano determinato nessun particolare di quei prodotti, salvo probabilmente la forma dei connettori. Avevano conquistato quella leadership con l’innovazione, la fascinazione, la forza intellettuale della loro visione. Il designer era una mente, abilitata dall’imprenditore, che sviluppava un gusto e una capacità realizzativa in un contesto ben preciso. Jobs e Ive si gratificavano tra loro e in relazione a quel contesto.

La visita di Vogue significa l’entrata di Ive in un nuovo contesto. La moda non è molto diversa, per la verità, ma ha i suoi leader culturali, i suoi designer e i suoi materiali, le sue dinamiche di sostituzione dei prodotti. Mentre la linea della tecnologia è – si potrebbe dire – esponenziale, la linea della moda è circolare, stagionale: il frame della prima è forse il progresso, il frame della seconda è certamente il gusto. L’incontro dei due contesti è un confronto.

Anche qui Ive deve conquistarsi una sua leadership. In esordio di intervista, Vogue sembra guardare dall’alto in basso Ive: “When you sit down with Ive, he is eager to chat — too eager, maybe, for the Apple time-minders who are always looking around for him — and will take a while to respond to a question, smiling as he says, ‘This is going to be a kind of oblique answer. . . .'”. Ma poche righe sotto, l’atteggiamento ironico dell’intervistatore si scioglie in una vaga ammirazione: “It may be easier to sneak into a North Korean cabinet meeting than into the Apple design studio, the place where a small group of people have all the tools and materials and machinery necessary to develop things that are not yet things”. Quando comprende che Ive ama fare cose materiali e non è un fanatico della tecnologia. Ma forse la svolta avviene quando l’intervistatore quando si accorge che l’Apple Watch – che ha potuto vedere qualche settimana prima del lancio! – è proprio un orologio. Vuole essere proprio un orologio e riconquistare il polso abbandonato dall’orologio in nome del fatto che l’ora ormai si legge sull’iPhone. Ive è adottato nel nuovo contesto. Il business è riconosciuto, la cultura è compatibile, il gusto è accettabile.

La notizia non è tanto che Ive abbia accettato una tale intervista con Vogue. La notizia forse è che venga adottato, che scompaia il timore dell’alieno tecno, che si accetti una parentela culturale tra la moda e la tecnologia. Condè Nast ha scelto un nuovo contesto per Ive, da Wired a Vogue. Ora un nuovo percorso si è concretizzato per Ive. Forse più difficile. Ma la Apple lo seguirà davvero anche qui? O penserà semplicemente a una nuova fase delle sue pubbliche relazioni? La pragmatica delle risposte aziendali non è sufficiente a rispondere, per un’impresa come la Apple. Pensare differente, anche in un nuovo contesto come questo, può richiedere una nuova profondità di lettura per operare da leader in un insieme di riferimenti diversi, in un sistema critico nuovo. Qui si può vincere o perdere per motivi che non attengono al buon funzionamento dei prodotti o alla loro innovatività tecnologica, ma per elementi come il suono del cinturino che si allaccia o per la stagionalità dei colori o per il capriccio di un maestro di buon gusto.

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Diritti umani e “robotici”

In un paese tanto sconnesso come l’Italia non ci rendiamo conto dell’eccellenza della nostra ricerca su argomenti che sembrano costruire il futuro e che di solito consideriamo appannaggio altrui. Nella robotica siamo invece dei costruttori di futuro. Per esempio la scuola di Pisa non perde colpi.

Questa settimana vengono presentati i risultati della ricerca RoboLaw. Il sito è una miniera di studi e conoscenze sull’organizzazione emergente e intelligente della società nei confronti della convivenza con i robot. Uno dei paper più recenti – Diritti umani, valori e nuove tecnologie. Il caso dell’etica della robotica in Europa (pdf) – è un esempio di attenzione in pieno spirito contemporaneo alla materia.

“Le nuove tecnologie rappresentano degli strumenti predisposti più che al dominio del reale, al dominio del sé, della soggettività. (…) Se pensiamo alle tecnologie NBIC (Nanotechnology, Biotechnology, Information technology, Cognitive science), le «tecnologie emergenti», ci accorgiamo che esse non producono cose, ma controllano informazioni necessarie per la riproduzione del reale, influenzando il senso del reale, attraverso la standardizzazione dei comportamenti e delle pratiche sociali, ma anche modificando l’immaginario e il rapporto che l’essere umano ha con se stesso.”

Questo cambia la prospettiva di coloro che ritengono la tecnologia come un semplice strumento che può essere utilizzato dalle persone. Gli umani usano la tecnologia, ma la tecnologia influenza gli umani.

“In virtù del controllo che esercitano sulle informazioni, le nuove tecnologie non rappresentano quindi solo forme di razionalità strumentale che definiscono il rapporto tra uomo e mondo, ma incidono anche su come sentiamo e pensiamo, e influenzano emozioni e giudizi. La vita di tutti i giorni a contatto con macchine e dispositivi è fatta di centinaia di gesti, dal linguaggio al comportamento, da cui traspare quanto le tecnologie entrino a far parte della soggettività. La tecnologia come strumento per raggiungere la felicità, per curarsi dalla malattia, per sconfiggere la sofferenza, per essere riconosciuti più belli e attraenti, sono tutte attese nei confronti dei prodotti tecnologici che li rendono oggetti di desiderio proprio per la loro capacità di mettere in relazione l’individuo con se stesso, di ri-creare un senso interrotto. È questa carica simbolico-affettiva della tecnologia, generatasi a partire dal bisogno umano di stare in rapporto con l’altro (e non da un mera pulsione individualistica e possessiva), che crea nell’uso delle nuove tecnologie i presupposti per nuove dipendenze patologiche (si pensi alla dipendenza da internet). Tecnologia e socialità; tecnologia e performance sportiva; tecnologie e creatività; tecnologia e identità; sono tutti binomi che mostrano quanto la tecnologia sia diventata determinate per la genesi della soggettività.”

Tutto questo aumenta l’urgenza di incrementare la consapevolezza di chi usa la tecnologia e di comprendere la responsabilità di chi la progetta, la insegna, la adatta alle circostanze della vita umana. Il paper è tutto da leggere.

Tra qualche giorno sarà presentato a Bruxelles il rapporto sulla ricerca pisana. Un comunicato stampa ricevuto in materia è un supporto veloce per avere un’idea del contesto pisano e della sua qualità. Eccolo:

Nell’ambito del progetto RoboLaw, la coordinatrice Erica Palmerini della Scuola Superiore Sant’Anna il 24 e il 25 settembre presenterà a Bruxelles le indicazioni delle linee guida europee sulla “regolazione” della tecnologia per garantirne lo sviluppo in conformità con i valori democratici

Robotica, arrivano le prime indicazioni etiche e giuridiche sull’utilizzo di veicoli autonomi, protesi, esoscheletri, sistemi chirurgici e per l’assistenza personale

PISA, 22 settembre. Le applicazioni robotiche saranno sempre più diffuse, lo sviluppo tecnologico non si arresterà e, dinanzi a questi cambiamenti la cui portata avrà un impatto rilevante sulla società, si sente la necessità di raccomandazioni di carattere etico e giuridico, come quelle arrivate dal progetto RoboLaw (FP7-Science in Society) coordinato da Erica Palmerini, docente di diritto privato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e sviluppato anche presso gli Istituti Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) e di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. Il “diritto della robotica” diventa quindi più concreto – grazie al progetto RoboLaw appena concluso – e i cui risultati saranno presentati da Erica Palmerini e da Andrea Bertolini, assegnista del Sant’Anna, giovedì 25 settembre presso la Commissione Europea, a Bruxelles. Il documento, su cui verterà la presentazione, è il prodotto finale della ricerca condotta per il progetto RoboLaw. Le linee guida contengono raccomandazioni di tipo etico e giuridico per “regolare” l’uso di applicazioni robotiche come veicoli autonomi, robot chirurgici, protesi, esoscheletri, robot companions, cioè robot usati soprattutto per l’assistenza personale.
Questo del 25 settembre non sarà l’unico impegno della missione a Bruxelles per Erica Palmerini (nel 2013 fu l’unica italiana a ricevere, proprio per RoboLaw, l’“Oscar della tecnologia, a New York) e per Andrea Bertolini, i quali avranno occasione di presentare anche le “Guidelines on regultating robotics”, linee guida per la regolazione della robotica. Il 24 settembre, infatti, Palmerini e Bartolini davanti ai parlamentari e ai funzionari della commissione Juri del Parlamento europeo, competente per gli affari giuridici e legislativi, terranno il seminario “Upcoming issues of EU law”. In quella sede affronteranno i problemi posti dalla regolazione della tecnologia soffermandosi sui profili di responsabilità, standardizzazione tecnologica e disciplina, offrendo indicazioni su come l’Unione europea potrebbe intervenire per favorire lo sviluppo di alcune applicazioni e del relativo mercato in conformità con i valori democratici fondamentali che la caratterizzano.