Category innovazione

Movimento per l’ecologia dei media

Le città diventano infosfere e i dati che generano sono parte integrante dell’ambiente che diventa più – o meno – vivibile. Più informazioni possono renderci più consapevoli dei nostri consumi e della nostra impronta ecologica ma anche ovviamente più soggetti alle strutture che concentrano il controllo e l’elaborazione delle informazioni. 

Big data e smart city fanno parte delle visioni e dei fatti che contano. Non solo telefoni ma sensori ovunque. Occorrono non solo piattaforme piatte pervase di ogni cosa tra le opportunità e gli inquinanti, ma pluralità di reti e dimensioni umane. Sorpresa e avventura in un mondo registrato e monitorato resteranno parte della nostra immaginazione. La consapevolezza, per chi chieda come ne usciamo, è sempre la parola chiave.

Tutto ciò che riguarda privacy, libertà e sicurezza dipende da consapevolezza: cioè il contrario della manipolazione. Per questo dobbiamo lanciare un grande movimento per l’ecologia dei media. Una Kyoto dei media può dare l’idea. Ma per arrivare a comprendere che ogni nostro gesto ha valore per l’infosfera e la qualità dell’infosfera ha valore per ognuno di noi.

Casa della cultura: libertà e tecnologie

Libertà: La facoltà di pensare, di operare, di scegliere a proprio talento, in modo autonomo. Treccani

Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla. Wikipedia 15 maggio 2015

Tecnologia: Settore di ricerca multidisciplinare con oggetto lo sviluppo e l’applicazione di strumenti tecnici, ossia di quanto è applicabile alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione di procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a dati obiettivi, sulla base di conoscenze scientifiche comprese quelle matematiche e informatiche. La t. riguarda l’uso ottimale, anche e soprattutto da un punto di vista economico, di tecniche, procedimenti e conoscenze tecnico-scientifiche avanzate in un dato settore, e l’insieme di elaborazioni teoriche e sistematiche applicabili alla pianificazione e alla razionalizzazione dell’intervento produttivo. Treccani

Il termine tecnologia è una parola composta che deriva dal greco tékhne-loghìa, cioè letteralmente “discorso (o ragionamento) sull’arte”, dove con arte si intendeva sino al secolo XVIII il saper fare, quello che oggi indichiamo con la tecnica. Per tecnica si può intendere un qualunque metodo organizzato e codificato per raggiungere uno scopo definito. La parola tecnologia indica perciò la catalogazione e lo studio sistematico di tecniche, spesso riferite ad un certo ambito specifico (es. “tecnologia informatica”). Wikipedia 15 maggio 2015

Alla Casa della cultura, domani alle 10:30, si parla di “libertà e nuove tecnologie”. Se per caso questo significa chiedersi se internet sia un nuovo spazio di libertà o un nuovo limite alla libertà la risposta fa riferimento a un livello di astrazione superiore legato alla consapevolezza: l’infosfera è l’insieme ambientale e culturale in cui siamo immersi ed è arricchito dall’internet, che a sua volta è ciò che siamo in grado di farne. La libertà che sviluppiamo di fronte a questa realtà discende dalla nostra conoscenza della rete, dalla nostra consapevolezza delle sue caratteristiche, dunque dalla nostra capacità di modificarla in relazione alle nostre esigenze emergenti. Il mantra secondo il quale “conoscenza è libertà”, in questo contesto, assume un significato programmatico molto pragmatico.

Ma le ambiguità non cessano facilmente. I modi attraverso i quali il sapere incarnato nel codice delle tecnologie digitali diventa regola e limitazione della autonomia di scelta sono banali o sottili: un menu di opzioni, un algoritmo, un’interfaccia, generano strade che indirizzano i comportamenti, generano abitudini, sollevano dai problemi e quindi limitano. D’altra parte, le tecnologie abilitano ambiti di scelta che prima della loro introduzione erano impraticabili. Sicché operare nelle tecnologie è libertà se usate per fare cose prima impossibili ed è limite se subite acriticamente. Mentre operare sulle tecnologie è libertà se conduce alla costruzione di nuove piattaforme e ambiti di azione ed è limite se questo avviene in funzione di costrizioni mentali come quelle derivanti dalla finanza o dal mero gioco della soluzione di rompicapi tecnologici.

Così si arriva a contrapposizioni difficili: oblio e informazione, espressione e privacy, trasparenza e riservatezza, sicurezza e diversità…

Forse il vero problema è alzare il livello del dilemma. Lo spazio di libertà è ampio nel futuro e nullo nel passato, ma si incarna soltanto nel presente. Questo conduce alla tentazione di scegliere in base al tunnel decisionale costruito nel passato o di paralizzarsi di fronte all’infinità di opzioni del futuro. Del resto, si può dire che il momento in cui la libertà si fa vedere è quando la si “usa” scegliendo consapevolmente, come l’informazione esiste quando si sceglie tra diverse possibili opzioni conosciute. Il bit è unità d’informazione quando si è scelto tra lo 0 e l’1 non prima.

La libertà allora si amplia quando si amplia l’immaginazione, quando si immaginano più opzioni nell’ambito di una narrazione liberante. La narrazione sviluppata nell’ambito dell’ecologia sembra quella più adatta a riconfigurare le contraddizioni apparenti e a cercare un equilibrio nell’infosfera.

Le regole nell’evoluzione degli umani e dei robot

L’intelligenza artificiale preoccupa Bill Gates, Elon Musk e Stephen Hawking, persone che non si spaventano certo per la tecnologia, come nota l’Economist. Che dedica una survey all’intelligenza artificiale senza negarne i rischi ma sottolineandone le opportunità, soprattutto dopo aver ben individuato le differenze tra l’intelligenza umana e quella dei computer più potenti (Economist).

Sta di fatto che le scelte degli sviluppatori dell’intelligenza artificiale saranno condotte dalla loro visione del mondo. Se sarà puramente finanziaria o tecnocentrica i rischi di una concentrazione del potere e delle funzioni nelle mani delle macchine e dei capitali che le governano non potranno essere esclusi dal dibattito. Chi fa le regole? Il mercato finanziario? La logica evolutiva del software? Oppure gli umani con le loro complicazioni? Una visione del mondo plurale, ecologica, multidimensionale può servire a correggere le tendenze banalizzanti della tecno-finanza? (Questa è l’ipotesi di Homo Pluralis). Ma l’evoluzione, anche inserita in una narrazione ecologica, non è certo un gioco da ragazzi: fa comunque emergere nuove forme di vita e cultura, come ne conduce altre alla sparizione. Il punto è che non sia condotta da una sorta di monocoltura finanziaria, conformista sul piano culturale, piatta sul piano creativo, collettivizzante sul piano delle decisioni. Il postumano è umano se si coltiva la diversità dell’immaginazione.

Stefano Rodotà è tornato a intervenire sulla relazione tra diritti e tecnologia ma affrontando in pieno la prospettiva aperta dal dibattito sul postumano (Micromega). E le sue parole vanno lette.

“L’umano, e la sua custodia, si rivelano allora non come una resistenza al nuovo, al timore del cambiamento o come una sottovalutazione dei suoi benefici. Si presentano come consapevolezza critica di una transizione che non può essere separata da principi nei quali l’umano continua a riconoscersi. Non è impresa da poco, né di pochi. Esige un mutamento culturale, un’attenzione civile diffusa, una coerente azione pubblica. Parlare di una politica dell’umano, allora, è esattamente l’opposto di pratiche che vogliono appropriarsi d’ogni aspetto del vivente.”

Non è certo vero che le regole sono un freno allo sviluppo. Lo scrive anche l’Economist. Le regole sono parte integrante dello sviluppo. Il punto è chi le scrive: la finanza, la tecnologia, o gli umani consapevoli e capaci di dibattito deliberativo?

Domani, all’università di Torino un convegno su “Le sfide giuridiche della robotica di servizio: sicurezza, trattamento dati, diritti e responsabilità”, Centro Nexa e Telecom Italia (locandina in pdf).

Dal turismo delle cavallette alle risorse per rilanciare Venezia. Pass4Venice

prospettive

Venezia: il progetto Pass 4 Venice tenta di trasformare il turismo delle cavallette in una risorsa per il rilancio della città (Il Sole 24 Ore). A questo link si trova lo slideshow che presenta il progetto. Ambizioso, sistemico, concreto. Che si presenta in un contesto difficile con una città allo stremo.

Letto? Per chi ha seguito il link e letto il progetto, ecco alcuni commenti:

1. L’obiettivo è di aumentare la vita in questo sito archeologico, attraendo persone e ricchezze che lo avviino verso una nuova condizione di città leader
2. Per questo eviterei di cedere alla tentazione del paragone con i parchi a tema che sebbene sia sensata lo è solo a causa di ciò che vogliamo combattere (spopolamento e turisti-cavallette)
3. Vorrei discutere la gestione dei fondi: il sindaco può andar bene per le opere che deve fare il sindaco, avendo partecipato a definire una roadmap che deve sviluppare un piano di attrazione di talenti e capitali adatti alla specialità del luogo (che deve essere un centro propulsore nell’economia della conoscenza); mi pare che sia chiaro che i fondi vanno conquistati con i progetti e da diversi soggetti con diversi criteri (economici, sociali, culturali, di ricerca, ecologici ecc) con sistemi di valutazione di indiscutibile valore e indipendenza dalle corporazioni locali per gestire i vari fondi in modo che vadano a iniziative innovative e oneste; ma questo sarebbe più chiaro se fossero più chiare le regole del gioco a questo proposito. E non dubito che saranno chiarite.

L’obiettivo è trovare una missione di livello globale a una città che deve tornare ad attrarre abitanti e soldi per la produzione di valore nell’economia della conoscenza (mentre ora è solo un sito archeologico che si spopola per l’opera predatoria e conservatrice dei grandi e piccoli rentier).

Rilanciare in questo modo Venezia è rilanciare l’Italia.

Vedi anche:
Venezia Italia
M9 avventura culturale
Protocellule

Interoperabilità sanitaria

Un esempio di come può portare beneficio il lavoro dell’Agid. Le specifiche tecniche per l’iteroperabilità del fascicolo sanitario, basate su un lavoro svolto con alcune regioni e capace di impatto nazionale. Questo è quello che fa l’Agid in base alle strategie del governo. Metodologicamente ci siamo. (Ecco il pdf)

Digital Single Market for Lobbies

La strategia europea per unificare il mercato interno digitale e quindi favorire imprese scalabili in Europa è stata presentata. Si tratta di una strategia che lascia aperte vaste aree di conflitto tra i vari organismi europei potenzialmente interessati e dunque consente alle infinite attività delle lobby presenti a Bruxelles di giostrare per cambiare o non cambiare le cose. Telco, editori, startup, multinazionali americane, ecommerce sono tra i più interessati. Per conoscere i risultati per i cittadini occorre aspettare.

Sta di fatto che gli argomenti presi in esame dalla strategia sono fondamentali. Tra questi l’abbattimento delle barriere artificiali all’ecommerce che favoriscono il mantenimento di prezzi e condizioni diversi nei diversi paesi, l’abbattimento delle divisioni artificiali dei mercati dei media, l’ammodernamento della legge sul copyright, miglioramento delle reti, funzionamento delle piattforme, interoperabilità, standard, privacy, sicurezza.. Ce n’è per tutti i prossimi cinque anni. Anche se la Commissione si è impegnata a generare qualche risultato già entro il prossimo anno.

Vedi:
Comunicato della Commissione. Il documento tutto da leggere (in pdf). Commento di Innocenzo Genna

Internet of things: come e perché

Se ne parla da molti anni. E’ una di quelle cose che sembrano consumarsi negli annunci. Ma le precondizioni per un’accelerazione dell’internet of things stanno maturando tutte insieme, sostiene OpenMind.

A number of significant technology changes have come together to enable the rise of the IoT. These include the following.

Cheap sensors – Sensor prices have dropped to an average 60 cents from $1.30 in the past 10 years.
Cheap bandwidth – The cost of bandwidth has also declined precipitously, by a factor of nearly 40X over the past 10 years.
Cheap processing – Similarly, processing costs have declined by nearly 60X over the past 10 years, enabling more devices to be not just connected, but smart enough to know what to do with all the new data they are generating or receiving.
Smartphones – Smartphones are now becoming the personal gateway to the IoT, serving as a remote control or hub for the connected home, connected car, or the health and fitness devices consumers are increasingly starting to wear.
Ubiquitous wireless coverage – With Wi-Fi coverage now ubiquitous, wireless connectivity is available for free or at a very low cost, given Wi-Fi utilizes unlicensed spectrum and thus does not require monthly access fees to a carrier.
Big data – As the IoT will by definition generate voluminous amounts of unstructured data, the availability of big data analytics is a key enabler.
IPv6 – Most networking equipment now supports IPv6, the newest version of the Internet Protocol (IP) standard that is intended to replace IPv4. IPv4 supports 32-bit addresses, which translates to about 4.3 billion addresses – a number that has become largely exhausted by all the connected devices globally. In contrast, IPv6 can support 128-bit addresses, translating to approximately 3.4 x 1038 addresses – an almost limitless number that can amply handle all conceivable IoT devices.

Per un sistema industriale come quello italiano che produce oggetti più che software la connessione dei prodotti alla rete può risultare particolarmente interessante, generare innovazioni significative e aumentare il valore aggiunto. Tra l’altro i sensori sono una tecnologia che gli italo-francesi di Stm sanno fare con risultati significativi sul mercato. Ma evidentemente si tratta di sviluppare la visione e di testare i prodotti connessi. Le precondizioni sono un generatore di opportunità. E’ probabile che qualcuno le colga. Sarebbe piuttosto importante che tra chi le coglie ci siano anche i produttori italiani.

Un pet-sitter per il tuo animale domestico

Dicono i fondatori che PetMe.it sta crescendo. La piattaforma mette in contatto chi ha un animale domestico e chi può curarlo nei momenti in cui ce n’è bisogno. Vale la pena di tenere d’occhio questa startup perché sta crescendo a ritmo significativo: gli iscritti sono arrivati a 10mila e l’offerta di pet-sitter è ampia e articolata, adatta a molte esigenze.

I costi della cloud

Amazon ha finalmente comunicato qualche numero sul suo business di servizi in cloud. Si tratta della piattaforma leader mondiale in questo settore. Ha un fatturato che si aggira sui 5 miliardi sull’anno e sul miliardo e mezzo nel trimestre con un reddito operativo di 265 milioni (Bloomberg). 

Gigantesco il fatturato. Risicato il margine, per ora. Evidentemente i prezzi sono bassi e la concorrenza potente.
Ma quello che colpisce sono i costi assoluti che si deducono dai dati citati. Si tratta di un business a grandi economie di scala con forti barriere all’entrata a giudicare dai costi enormi.

Fine del lavoro per ottimisti (non basta)

La sostituzione del lavoro con le nuove tecnologie annunciata o temuta da molti, per altri è la fine dei lavori insignificanti. Gli ottimisti si trovano fittamente alla Singularity University.

L’approfondimento della riflessione in materia è urgente, purché si riesca a condurla con un metodo e non con un atteggiamento troppo dettato dalla psicologia o l’ideologia.

Vedi anche:

Allarmismo non serve
Appunti sul Jobs Act
Polarizzazione capitale lavoro
Shift happens

Il grafene di Directa Plus conquista un finanziamento di 5.5 milioni

Directa Plus, startup a ComoNext che produce grafene, è stata finanziata per 5.5 milioni e punta alla borsa. 

Ecco la presentazione dei protagonisti dell’operazione secondo il comunicato:

Directa Plus, fondata nel 2005 e con sede nel Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo (CO), è un’azienda tecnologica che ha per obiettivo lo sviluppo, la commercializzazione e l’utilizzo di processi innovativi per la generazione di nanomateriali da impiegare in mercati globali esistenti. Directa Plus ha inaugurato il 23 giugno 2014 le “Officine del Grafene”, un nuovo centro industriale che si caratterizza per essere il più grande impianto europeo per la generazione di fogli di grafene altamente puro, basato su una tecnologia brevettata e approvata, progettato seguendo una logica modulare replicabile ed esportabile. Il primo modulo ha una capacità produttiva di 30 tonnellate annue. Ad oggi Directa Plus detiene 26 brevetti approvati e 19 in fase di approvazione.

Hamilton Ventures, fondata nel 2009 con sede a Londra, e’ una Independent Merchant Banking Boutique attiva prevalentemente nel settore tecnologico e FinTech. La società guidata da Gustavo Perrotta e Sir Peter Middleton, regolamentata dalla FCA, offre servizi di advisory e di Private Equity. Hamilton Ventures, con il supporto di un advisory team composto da esperti del settore con provata esperienza , offre accesso privilegiato ad opportunita’ di investimento su scala internazionale.

Editing dei geni umani

Junjiu Huang, ricercatore alla Sun Yat-sen University di Guangzhou, Cina, ha condotto esperimenti di editing dei geni umani (in embrioni non destinati a crescere) per verificare se poteva correggere i difetti che si pensa siano connessi con una malattia. Il lavoro è stato pubblicato su Protein & Cell, dopo che il paper era stato pare rifiutato da Science e Nature per motivi etici. La notizia è riportata da Nature.

Oltre ai problemi etici, l’esperimento ha evidenziato molti problemi tecnologici, visto che l’editing ha generato effettivamente mutazioni capaci di essere ereditate ma non è riuscito a controllare il processo: perché ha generato anche mutazioni impreviste e non volute.

Un’altra linea di confine è stata sorpassata. La cultura umana deve poter affrontare consapevolmente quello che sta succedendo. La complessità dei problemi avviati nella società, nella cultura, nell’economia dall’ebollizione di novità che provengono dalla scienza e dalle tecnologie digitali (genetica, intelligenza artificiale, intelligenza collettiva, robotica, e così via) va discussa, conosciuta, pensata e non subita.

Vedi anche:
How Robots & Algorithms Are Taking Over, Sue Halpern

Libertà e sicurezza: dibattuti come opposti, ricostruiti come simbiotici

libri-privacy-sicurezza

La presentazione del problema, in questi tempi, è semplice: se la società vuole più sicurezza – contro il terrorismo o contro il crimine che usa la rete per svilupparsi – occorre che rinunci a un po’ di privacy. Il che fa il paio con l’altra opinione secondo la quale se le persone vogliono social network e motori di ricerca proattivi in piena efficienza devono rinunciare a un po’ di privacy.

Ebbene, la risposta che ci si può attendere dalla società consapevole di questa alternativa è altrettanto semplice: se siete tecnologi tanto bravi come dite, trovate una soluzione che ci dia sicurezza e privacy, insieme.

Anche perché non si vede che senso abbia difendere una società libera dall’invadenza della violenza di una società autoritaria rinunciando alla libertà: sarebbe una sconfitta preventiva.

Nell’ecologia un tempo si pensava che l’efficienza delle aziende e la qualità dell’ambiente fossero obiettivi contrastanti e alternativi. C’è voluto un po’ di tempo, ma adesso si pensa che siano obiettivi coerenti: anzi, un’azienda che inquina è inefficiente e perde sul mercato. Le esternalità della produzione sono state inglobate nelle logiche interne di imprese sempre più orientate a coinvolgersi nei tempi più ampi della sostenibilità olistica – economica sociale e culturale – dei sistemi di produzione e consumo.

Allo stesso modo i grandi capitalisti dell’industria internettesca e le grandi forze militari e poliziesche statali non possono pensare che la fine della libertà personale – garantita anche dalla privacy – sia un’esternalità negativa della loro efficienza: è un disastro sociale e culturale pari al peggiore inquinamento anche se avviene nella dimensione immateriale.

Libri recenti che servono a discutere di queste cose:

Piero Dominici, Dentro la società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione, Franco Angeli.

Salvatore Sica con Giorgio Giannone Codiglione, La libertà fragile. Pubblico e privato al tempo della rete, Edizioni Scientifiche Italiane.

Giovanni Ziccardi, Internet, controllo e libertà. Trasparenza, sorveglianza e segreto nell’era tecnologica, Raffaello Cortina Editore.

Il tema è toccato anche in Homo Pluralis.

Vedi anche:

What are data security and data privacy?, IBM
Privacy and security notice, governo Usa
Cybersecurity and privacy, Privacy, Security, Commissione Ue

In Communications, Privacy And Security Are Illusions, Bob Ackerman
Privacy and securirity in the internet age, David Gorodyansky
Privacy And Security: Is It Really Dead?, Jacob Morgan
Apple’s Cook: ‘Everyone has a right to privacy and security’, Shara Tibken
Privacy v. security, Froma Harrop

Dieci settimane per Google

E quindi l’Antitrust europea ha fatto il passo che serve per decidere se Google merita una super multa per abuso di posizione dominante. E ha aperto anche un’indagine su Android per decidere se Google abusa della sua posizione nel mercato dei sistemi operativi mobili (Commissione). 

Pare che molto dipenda dalla definizione di mercato nel quale Google avrebbe una posizione dominante. Se è search engine ovviamente domina. Se è l’insieme delle search fatte con altre app e piattaforme commerciali e non la risposta è meno chiara. Gli utenti vanno prima su Google che ogni altro sito per alcune attività definibili come ricerca ma non per cercare prodotti specifici, viaggi specifici, valutazioni specifiche di alberghi e così via. Vabbè: è ancora discussione ma l’Europa sembra andare decisamente a una scelta.

Cinque anni di indagine ci portano qui. Qualunque sia il risultato, la procedura è troppo lenta.

Infine, con un minimo di paradosso: osservando come l’Europa sia scarsa nelle piattaforme alternative a quelle americane, non dovrebbe cominciare a pensare in qualche modo dove investirebbe i miliardi che eventualmente raccoglierebbe da Google? Se li mette in generale nel suo budget, passano in maggioranza – relativa – da Google all’agricoltura europea; se dicesse che li investe in progetti e startup di piattaforme europee dimostrerebbe un po’ più di senso strategico. (È una boutade ovviamente..)

Clayton Christensen: la finanza come baco di sistema del capitalismo americano

Dopo ogni recessione, tra il ritorno al livello di Pil precedente e il ritorno al livello di occupazione precedente c’è un intervallo di tempo crescente. Il ritardo è dovuto secondo Clayton Christensen a un elemento sbagliato del capitalismo americano: la logica della finanza. La spiegazione nel video è molto chiara. Vedi anche NyTimes: ci sono innovazioni di tipo diverso (empowering, sustaining ed efficiency innovations) e la finanza tende a investire i risultati in efficiency innovation che di per se non produce occupazione nuova. (Via Alberto Di Minin)