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Pisa: Master Big Data Analytics & Social Mining

È partito il nuovo master in “Big Data Analytics & Social Mining” a Pisa. Parte con una consapevolezza della necessità di avviare lo sviluppo di professionalità per ruoli da “data scientist” che hanno bisogno di conoscenze tecniche profonde e raffinate capacità narrative. Sul sito di SoBigData i documenti che motivano la convinzione di quante opportunità si stiano aprendo in questo settore di attività e di come un master può contribuire a coglierle.

Al via il master in “Big Data Analytics & Social Mining”
Il corso, diretto dal professor Dino Pedreschi, è nato dalla collaborazione tra Università di Pisa e CNR

Al via il nuovo master in “Big Data Analytics & Social Mining”, il corso nato dalla collaborazione tra l’Università di Pisa e il CNR che mira a formare la figura professionale del “data scientist”. (…)

Tra le primissime e più innovative iniziative del genere nel panorama universitario italiano, il master in “Big Data Analytics & Social Mining” è rivolto ai laureati magistrali in qualunque disciplina e mira a formare la figura professionale del “data scientist”, che “The Economist” ha definito la più interessante del XXI secolo. Lo scienziato dei dati deve avere almeno tre competenze specifiche. La prima è sapere gestire, acquisire, organizzare ed elaborare dati. La seconda è sapere come estrarre conoscenza dai dati. La terza capacità è lo storytelling, il sapere comunicare a tutti, con diverse forme di rappresentazione, le storie suggerite dai dati. Il “data scientist” è insomma una figura emergente e preziosa che unisce le competenze dell’informatico, dello statistico e del narratore, al fine di estrarre le pepite d’oro nascoste sotto le montagne dei Big Data. Il tutto entro una forte dimensione etica, perché un uso distorto dei Big data può porre a rischio la nostra libertà e i nostri diritti.

Ed ecco alcuni appunti da SoBigData sulle opportunità del settore:

Secondo le previsioni di un recente rapporto (Framing a European Partnership for a Big Data Value Ecosystem), “l’Europa ha la chance di sfruttare il mercato in rapida espansione dei Big Data in modo da svolgere, entro il 2020, un ruolo di primo piano nel mercato globale della creazione di valore dai Big Data. [ … ] Entro la fine del decennio, il business dei dati sarà diventato un settore chiave in Europa per lo sviluppo di prodotti e servizi basati sui dati stessi, sull’analisi dei dati, e sulle conoscenze acquisite attraverso l’analisi dei dati. Applicazioni data-driven aiuteranno le aziende a progettare prodotti migliori, a migliorare i loro business plan, e a creare nuovi modelli di business. I Big Data aiuteranno i governi ad attuare politiche più efficaci e le persone a migliorare la qualità della loro vita. Tutti quanti ci fideremo delle applicazioni data-driven e le useremo continuamente.”

Insomma, l’idea dei Big Data sta sbocciando insieme con la speranza di sfruttare le conoscenze che questi dati nascondono per risolvere i problemi fondamentali della società e dell’economia. Vi è, tuttavia, un ostacolo formidabile alla realizzazione di questo sogno: trasformare vasti oceani di dati disordinati in conoscenza è un compito estremamente difficile e, purtroppo, il numero di professionisti qualificati in grado di affrontare la sfida è assolutamente insufficiente. Tutti gli osservatori concordano che l’abbondanza di Big Data coesiste con la profonda scarsità di data scientist, la figura professionale emergente e preziosa che unisce “le competenze di informatico, statistico e narratore per estrarre le pepite d’oro nascoste sotto montagne di dati”; il mestiere che The Economist definisce “the sexiest job of the 21st century” (Data, data everywhere).

Contro lo spreco: per una vista sull’economia dell’alimentazione nell’ecosistema dell’innovazione

Nòva oggi ha un paginone sull’innovazione necessaria a ridurre gli sprechi alimentari. È un filone enorme per iniziative di buon impatto economico ed emerge essenzialmente da un pensiero consapevole della struttura ecosistemica dell’innovazione: una struttura concreta esattamente come quella che riscontriamo nell’ambiente. E in effetti il complesso sistema del cibo è sintesi di ambiente e informazione e quindi può generare più facilmente di altri settori una narrativa sintetica che tenga conto dei concetti di ecosistema e innovazione.

Intanto, si è conclusa la prima fase della selezione di idee innovative in relazione alla filiera dello spreco alimentare organizzata da ComoNExT, Parco Scientifico Tecnologico, e SiFooD Science & Innovation Food District, associazione promossa da Whirlpool R&D nata con lo scopo di trasferire innovazione e conoscenza nel settore delle tecnologie per la riduzione dello spreco alimentare. Vedremo come le idee che saranno selezionate si svilupperanno. Sul sito di ComoNExT si possono seguire le notizie in materia.

Grant Nòva ancora qualche giorno. Quale città ha attratto di più?

Si stanno concludendo i giorni per presentare le candidature alle 20 borse di studio organizzate da Nòva in 9 città con altrettanti partner che si sono offerti di fare da mentor: I3P, IIT, università di Pisa e università per stranieri di Perugia, centro design di Stm a Napoli. Per chi si è perso qualche puntata qui c’è un post utile. Intanto, questa è la situazione per ora:

21,8 del totale delle candidature per 2 borse a Perugia
18,2 del totale delle candidature per 3 borse a Bologna
18,2 del totale delle candidature per 3 borse a Torino
14,5% del totale delle candidature per 3 borse a Milano
9,1 del totale delle candidature per 2 borse a Pisa
7,3 del totale delle candidature per 2 borse a Napoli
7,3 del totale delle candidature per 2 borse a Venezia
1,8 del totale delle candidature per 2 borse a Genova
1,8 del totale delle candidature per 1 borsa a Jesi

Perugia, Bologna e Torino hanno attratto più candidature. Seguono Milano e Pisa. Poi Napoli e Venezia. Genova sta crescendo. Jesi è entrata in gioco per ultima.

IIT: una settimana da incubo provocata da chissà quali buone intenzioni

L’IIT è uno dei maggiori centri di ricerca italiani. L’istituto guidato da Roberto Cingolani è un esempio internazionale per metodo, risultati, gestione, velocità. La sua robotica è nella testa dell’innovazione globale e il suo robottino con la faccia di bambino è un’icona. I nuovi materiali a base organica aprono strade straordinarie per l’industria. I neuroni biologici che coltiva, la comprensione delle dinamiche dell’apprendimento, la produzione in casa delle macchine più avanzate per fare ricerca in collaborazione con i migliori produttori… Una pagina riassuntiva dell’IIT va venire voglia di saperne di più.

Cingolani_roberto-220x329La sua capacità di sviluppare ricerca che genera impresa l’aveva condotto a chiedere il permesso di investire nelle startup che escono dai suoi laboratori, non apportando denaro ma servizi. Assurdo che dovesse chiedere questo permesso, ma la legge come spesso accade in Italia non è un abilitatore chiaro e stabile, ma un limite opaco e instabile. La risposta, forse spinta da buone intenzioni, è stata di rilanciare: il decreto Investment Compact consente all’IIT di sviluppare un’attività commerciale, anzi incarica l’istituto di fare da venditore dei brevetti di tutto il sistema della ricerca. Una buona idea? Di certo fantasiosa e gratificante se non fosse per un piccolo problema: l’istituto dovrebbe svolgere questo nuovo incarico senza altre risorse e dunque abbandonando le precedenti attività di ricerca.

Il decreto, articolo 5 ai punti 2 e 3 dice:

2. Al fine di diffondere l’innovazione e di stimolare la competitivita’ del sistema produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese, la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia, anche attraverso le forme previste dall’articolo 4, comma 9, del presente decreto, provvede a:
a) sistematizzare a scopi informativi e di vendita i risultati della ricerca scientifica e tecnologica svolta negli enti pubblici di ricerca, le competenze scientifico-tecnologiche e le infrastrutture di ricerca presenti negli enti stessi;
b) istituire un sistema per la commercializzazione dei brevetti registrati da universita’, da enti di ricerca e da ricercatori del sistema pubblico e disponibili per l’utilizzazione da parte delle imprese;
c) fungere da tramite tra le imprese per lo scambio di informazioni e per la costituzione di reti tecnologiche o di ricerca tra esse.

3. Gli enti pubblici di ricerca sono tenuti a fornire alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia le informazioni necessarie per gli scopi di cui al comma 2, lettera a). La Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia e’ tenuta a retrocedere i proventi derivanti dalla vendita o dalla cessione del diritto d’uso di un brevetto o di un altro titolo di proprieta’ intellettuale, al netto dei costi, all’ente pubblico di ricerca di provenienza del brevetto stesso, che le abbia conferito mandato per la vendita o la cessione. Le universita’ possono stipulare accordi, contratti e convenzioni con la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia per la valorizzazione dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica, secondo le modalita’ previste dal presente articolo per gli enti pubblici di ricerca. Al fine di diffondere l’innovazione nel sistema delle piccole e medie imprese, la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia puo’ stipulare accordi, convenzioni e contratti, comunque denominati, con il sistema camerale, con le associazioni delle imprese, con i distretti industriali e con le reti d’impresa. Le funzioni previste dai commi 2 e 3, sono svolte dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Come si vede i nuovi compiti dell’IIT sono giganteschi e interessanti, ma anche impossibili da svolgere con le stesse risorse di prima senza rinunciare alle attività di prima.

Perché? Se lo chiedono all’istituto (IIT). Se lo chiede il Corriere. Sto a mia volta aspettando risposte. Ma tutti noi stiamo aspettando una correzione drastica di questa norma che appare, almeno fino a che non viene spiegata, come un pasticcio.

Crescita esponenziale e intelligenza artificiale

È difficile pensare l’andamento esponenziale. Una crescita esponenziale può portare talmente lontano dal punto di partenza e con un’accelerazione talmente significativa che il tempo che ci vuole per cambiare totalmente i connotati del fenomeno è sostanzialmente imprevedibile. Per di più, di solito non si pensa anche al dopo. Cioè al momento in cui – quasi fatalmente – un fenomeno in crescita esponenziale comincia a rallentare per assumere una più naturale forma “logistica”. Sicché ci si può ingannare due volte: quando non si vede la crescita e quando, nel pieno dell’esplosione, non si pensa al rallentamento.

La retorica esponenziale rischia di portare a ragionamenti troppo specializzati e poco attenti alla logica profonda dell’ecosistema. Occorre pensare di sciogliere contemporaneamente entrambi gli inganni. E quindi pensare l’esponenziale e pensare la logistica.

Exponential organization aiuta a sciogliere il primo inganno.

Our environment is changing exponentially, mainly driven by exponential technologies and globalization. As a result, the world is becoming increasingly open and transparent and we are slowly moving from a world of scarcity to a world of abundance.
However, our organizations are still linear: hierarchical, centralized, closed, top down and focusing on ownership due to scarcity of people, resources, assets and platforms. They evolved one hundred years ago for an era of economies of scale and relative stability and predictability.

Se si applica la narrazione esponenziale all’intelligenza artificiale viene fuori l’immagine di un percorso che fatalmente porterà a computer molto più intelligenti della specie umana. Un bel modo per raccontare questa idea lo ha trovato Tim Urban per WaitButWhy (prima parte).

This pattern—human progress moving quicker and quicker as time goes on—is what futurist Ray Kurzweil calls human history’s Law of Accelerating Returns. This happens because more advanced societies have the ability to progress at a faster rate than less advanced societies—because they’re more advanced. 19th century humanity knew more and had better technology than 15th century humanity, so it’s no surprise that humanity made far more advances in the 19th century than in the 15th century—15th century humanity was no match for 19th century humanity.

Il post è da leggere. Ma senza dimenticare una storia molto più ampia. Per guardare all’insieme criticamente.

L’Economist ha preso visione del dibattito in materia. E tiene conto anche di chi dice che l’innovazione sta rallentando (non accelerando). Alla fine suggerisce che l’idea del rallentamento è una posizione esagerata ma da non sottovalutare del tutto. “The great innovation debate” e “Has the ideas machine broken down?”

Il tema dell’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologico. È culturale, economico, narrativo… Vale la pena di riprendere dall’insieme di visioni più ampie uscite recentemente: “Intelligenza artificiale. L’allarmismo non serve a nulla” e “Edge 2015 e le macchine pensanti“.

I 16 trend tecnologici che tiene d’occhio l’Andreessen Horowitz

Quello che conta sono i team, ripete un investitore visionario come la Andreessen Horowitz, ma ci sono alcuni megatrend che vanno tenuti presente. Tra questi: virtual reality, sensori, machine learning, containers, digital health, bitcoin… Containers può stupire, però qui non si parla di logistica ma software. (Ecco tutti 16)

Un mercoledì… che non si sa dove andare. Tra privacy e startup

Mercoledì 28, mattina, il Garante per la protezione dei dati personali organizza un incontro intitolato “Il pianeta connesso. La nuova dimensione della privacy“. E non c’è dubbio che il tema sta uscendo dal ghetto degli addetti ai lavori mentre resta difficilissimo capire che cosa fare. Giusto ieri a Davos alcuni professori di Harvard hanno aggiunto la loro voce al coro di funebri annunci secondo i quali “la privacy è morta“. Ecco quello che hanno suggerito: “Immaginate un mondo nel quale droni-robot delle dimensioni di zanzare vi ronzano attorno rubandovi pezzetti di Dna. Un mondo nel quale una catena di negozi comprende dalle vostre abitudini di acquisto che siete incinte prima che lo sappia la vostra famiglia. Ebbene benvenuti nel presente. Siamo già in quel mondo” ha detto Margo Seltzer, professore di computer science a Harvard.

Intanto, Kim Dotcom promette di offrire un sistema per chattare e parlare online in modo criptato e al sicuro delle intercettazioni via browser (Guardian).

Quella stessa mattina si riuniscono molti esperti e operatori per discutere su come potenziare l’ecosistema delle startup a Roma. Dopo che il tema è stato avviato a livello di governo nel corso del 2012 e portato avanti con coraggio al Mise, molti territori si sono interrogati su come facilitare il decollo dell’innovazione locale con misure adeguate e visionarie. Moltissimo resta da fare.

Wi-NEXT vince il 2014 M2M Evolution IoT Excellence Award

Wi-NEXT produce un innovativo Low Power SmartNode wi-fi che serve a monitorare parametri utili per gestire macchine (consumo di energia e temperatura, per esempio) attraverso un sistema di sensori connessi via wi-fi. Le macchine si connettono così all’internet in wi-fi a costo basso. Il prodotto ha ricevuto il 2014 M2M Evolution IoT Excellence Award.

Il baratto tra le aziende arriva a 7,2 milioni

Un fenomeno. Chissà se tra i commentatori c’è chi aiuta a comprenderlo meglio…

Comunicato:

Imprese, Cambiomerci: Baratto tra aziende tocca quota 7,2 mln nel 2014

Roma, 19 gen. – Il valore delle transazioni sul circuito Cambiomerci, piattaforma web per lo scambio di beni e servizi, è stato pari a 7,2 milioni di euro nel 2014, con un valore medio pari a 1.227 euro. In tre anni, dal 2012 al 2014, le compravendite tra le aziende del circuito hanno toccato quota 17,5 milioni di euro. “Utilizzare la moneta complementare è una tendenza ormai consolidata tra le aziende italiane, che ricorrono allo scambio di merci e servizi sulla Rete per risolvere il problema dell’invenduto e delle scorte in magazzino”, dichiara il direttore generale di Cambiomerci.com, Francesca Scarpetta.

Il circuito di Cambiomerci.com ha registrato l’adesione di 160 nuove aziende nel 2014, portando il numero complessivo a 770. “Le adesioni al circuito hanno registrato un incremento considerevole non soltanto per la crisi, che continua a perdurare nel nostro Paese, ma anche perchè lo scambio di merci e di servizi sta diventando un comportamento abituale delle aziende, che trovano nel barter system alcune caratteristiche che nel mercato tradizionale è più difficile ottenere, come la rapidità di consegna della merce e la possibilità di esporre i propri prodotti con una maggiore visibilità”, aggiunge Scarpetta.

I primi 15 giorni del 2015 confermano il trend in crescita registrato l’anno scorso con l’adesione di 37 nuove aziende. “Il numero delle aziende che chiedono di aderire al circuito di Cambiomerci.com è in aumento e per questo motivo abbiamo pensato a un momento di incontro live, che si terrà l’11 febbraio a Napoli: sarà un’matching’ tra gli associati di Cambiomerci e gli imprenditoriinteressati a conoscere il circuito direttamente da chi lo utilizza già quotidianamente”, conclude il direttore generale di Cambiomerci.

Evoluzione alimentare: un salone

Un’iniziativa da seguire: Seeds&Chips. Che segnalo volentieri.

Comunicato:

A Milano dal 26 al 29 marzo 2015 il primo salone internazionale dedicato all’innovazione digitale nella filiera agroalimentare ed enogastronomica Seeds&Chips è il primo salone internazionale dedicato alle aziende e startup digitali che stanno innovando nella filiera agroalimentare ed enogastronomica, in programma dal 26 al 29 marzo 2015 a Milano presso MiCo Centro congressi, con il patrocinio di Expo Milano 2015.
Una area espositiva ed un palinsesto di conferenze per presentare, raccontare e discutere sui temi, sui modelli e sulle innovazioni che stanno cambiando il modo in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, consumato e raccontato. Due giorni riservati agli addetti ai lavori (operatori del settore, media, investitori, organizzazioni) e due giorni (28 e 29) aperti al pubblico.
Ad un mese dall’apertura di Expo Milano 2015, una anticipazione ed una focalizzazione sulle soluzioni tecnologiche che stanno rivoluzionando interi processi e settori ma che, soprattutto, sono lo strumento necessario per affrontare i temi della sostenibilità, della lotta agli sprechi, della tracciabilità e sicurezza alimentare così come il mezzo per la sopravvivenza e lo sviluppo di micro imprese locali di produzione, vendita e somministrazione.
I Big Player, così come i grandi investitori internazionali e migliaia di startup in tutto il mondo stanno presidiando e creando questo settore (Internet of Food o Food Tech) che è necessariamente destinato a crescere in maniera esponenziale nei prossimi anni in considerazione del fatto che non solo impatta con la più grande attività economica mondiale, ma che è componente fondamentale nel risolvere la sfida più importante e vitale: alimentare tutta la popolazione mondiale che nei prossimi 15 anni aumenterà di un miliardo di persone.
Dall’agricoltura di precisione, alle innovazioni ed evoluzioni nel mondo dell’idroponica che arriveranno nelle nostre case, condomini e negozi; dalle stampanti 3d per il cibo, ai sensori molecolari portatili che ci indicano il contenuto di un alimento; dai nuovi modelli e piattaforme di e-commerce nel food ai nuovi sistemi di comunicazione, promozione, valorizzazione di prodotti, territori o filiere; dalle etichette intelligenti per la tracciabilità dei prodotti o l’indicazione del loro contenuto, alle applicazioni per ridurre gli sprechi in ogni passaggio della filiera; dai sistemi di cognitive cooking alle smart kitchen che renderanno più facile, sicuro e spesso anche più sostenibile il nostro rapporto con i prodotti alimentari che abbiamo in casa.
Il tutto accompagnato e supportato dai Big Data o Food Data. Importante è la presenza, insieme alle grandi aziende e multinazionali, associazioni di categoria e organizzazioni nazionali e internazionali, delle startup. È da queste nuove realtà e iniziative che sta arrivando la maggior parte dell’innovazione e rivoluzione, in quello che molti definiscono un Rinascimento Digitale nel cibo o New Food Economy. Per questo all’interno di Seeds&Chips ci saranno le Seeding Box, degli spazi dove giovani innovatori e startup potranno incontrare le grandi aziende e potenziali investitori per presentare le proprie offerte e soluzioni con due programmi: “Seeds call Chips” quando è la startup a cercare l’incontro e “Chips call Seeds” quando sono le grandi aziende e investitori che cercano innovazioni che possono efficientare o rivoluzionare determinati modelli di Seeds&Chips può contribuire a fare da volano ad Expo Milano 2015, poche settimane dall’apertura, quando l’attenzione mediatica internazionale sarà sempre più focalizzata sull’evento e sui suoi contenuti, dando quindi ai partecipanti una occasione di visibilità e, ad alcuni di loro, anche una opportunità di partecipare ad Expo all’interno di una serie di iniziative congiunte tra Seeds&Chips e Expo Milano 2015.
Seeds&Chips può rappresentare una delle legacy di Expo ampliandosi negli anni successivi ed alimentando un ecosistema non solo importante ma strategico per l’Italia, dove la filiera delle startup e della ricerca universitaria, unita alla creatività ed alla unicità del sistema agroalimentare ed enogastronomico possono giocare un ruolo chiave a livello internazionale attirando attenzione, interessi ed investimenti.

Edicola italiana è una sfida che gli editori lanciano a sé stessi

Edicola italiana è una sfida che gli editori lanciano a sé stessi. Funzionerà soprattutto se gli editori riusciranno a comprenderne le potenzialità innovative nel vasto e poco esplorato mondo della vendita di strumenti di informazione online. Funzionerà se ci si metterà la testa, se si cureranno gli elementi specifici di quel contesto. Esempi? A prima vista: la possibilità di nuovi bundle e di sciogliere vecchi bundle. La possibilità di innovare l’architettura dei mondi di senso che le testate incarnano. La possibilità di creare strutture di prezzo innovative. Vedremo.

Comunicato:

Sarà attiva da oggi EDICOLA ITALIANA, la piattaforma per comprare, leggere e abbonarsi a quotidiani e magazine su Tablet, PC e smartphone. L’iniziativa vede collaborare i più importanti editori, riuniti nel Consorzio Edicola Italiana, e la startup innovativa Premium Store.

Su www.edicolaitaliana.it sono in vendita oltre 60 fra quotidiani (nazionali e locali) e periodici in versione digitale. Gli utenti possono leggere gratuitamente la copia digitale del proprio quotidiano con la promozione PROVA PER 7 GIORNI e accedere in maniera illimitata ai mensili e ai settimanali attraverso gli abbonamenti ALL YOU CAN READ. Grazie all’esclusiva ricerca full text di EDICOLA ITALIANA si possono cercare argomenti o nomi in tutti gli articoli all’interno della piattaforma

EDICOLA ITALIANA nasce per volontà del Consorzio Edicola Italiana, costituito da Caltagirone Editore, Gruppo 24 ORE, Gruppo Editoriale L’Espresso, La Stampa – ITEDI, Gruppo Mondadori e RCS MediaGroup. Per lo sviluppo e la gestione commerciale di EDICOLA ITALIANA, il Consorzio ha scelto in esclusiva la startup innovativa Premium Store, controllata dall’incubatore Digital Magics (che nel maggio scorso ha finanziato l’iniziativa con 1 milione di Euro) e da importanti imprenditori e investitori italiani.

Gli americani si muovono sulla net neutrality

Sprint apre sulla net neutrality e rompe, apparentemente, il fronte degli operatori (Recode e Engadget). I repubblicani tentano un compromesso (Verge). Obama ha dato una linea forte e a quanto pare gli altri non riescono a contrastarla. Bene. Le decisioni sono attese per febbraio.

Vedi anche:
Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione
Altroconsumo e net neutrality
Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality
I repubblicani e la net neutrality
EFF: sosteniamo la net neutrality
Power law e net neutrality
Neutralità della rete: perché è importante
Tim Berners-Lee e la neutralità

La vita è aria intessuta con la luce

“La vita è aria intessuta con la luce” disse Jacob Moleschott, fisiologo olandese che ha insegnato all’università di Torino dal 1860. Lo cita Piero Bianucci nel suo nuovo libro “Vedere, guardare. Dal microscopio alle stelle, viaggio attraverso la luce”. Un libro che esce all’esordio dell’anno internazionale della luce e soprattutto in un periodo storico in cui il tentativo di molti tecnologi di spostare l’asse dell’attenzione dall’elettronica alla fotonica sembra avere qualche probabilità in più di riuscire.

libro-Vedere_guardareNòva ha dedicato al tema un servizio piuttosto ampio:

La luce apre le porte dell’universo. Da Galilei in poi, le tecnologie hanno consentito il grande salto: dal colore che registrano è possibile capire la temperatura delle stelle e la composizione dell’atmosfera
Visioni fotoniche. La fotonica è una delle tecnologie abilitanti per un futuro sostenibile. Ecco come l’Europa (e l’Italia) si preparano a innovare in questo campo
La luce diventa più intelligente.Lampade che si accendono quando entriamo nella stanza o sanno quanti siamo e dove andiamo: è la rivoluzione dei led all’insegna dell’efficienza
La sostenibilità per lo sviluppo. La sostenibilità e la tecnologia efficiente, unite ai costi ridotti, possono contribuire alla risoluzione di emergenze umanitarie. Ecco tre esempi

Intelligenza artificiale. L’allarmismo non serve a nulla

E’ vero che i resoconti giornalistici sulle nuove tecnologie hanno spesso bisogno di condimento per essere graditi anche ai non addetti ai lavori. Ma perché mai anche oggi di fronte all’appello piuttosto pacato di alcuni importanti scienziati raccolto da The Future of Life Institute (FLI) intorno all’intelligenza artificiale non sono mancate le titolazioni allarmistiche?

L’appello è orientato essenzialmente a segnalare l’effettivo progresso dell’intelligenza artificiale nella sua versione contemporanea, alimentata dai dati che si raccolgono e dalle conoscenze distribuite in rete, con l’aggiunta di un invito a coltivare una buona dose di consapevolezza di fronte a questo sviluppo. Come in ogni innovazione fondamentale, gli esseri umani sono responsabili del loro destino. E ogni tanto vale la pena che qualcuno lo ricordi.

Il punto è: come si approccia questo sviluppo? Sto lavorando intorno a un’idea (e un libro in proposito uscirà in febbraio, con Codice): la tecnologia digitale è supermalleabile e assume la forma che le nostre narrazioni le sanno dare. Esempi? Se la nostra narrazione è quella del capitalismo autoreferenziale, la tecnologia andrà nella direzione di un meccanismo autonomo dall’intervento di un singolo individuo o di un singolo stato che alloca razionalmente (secondo il meccanismo e chi lo ha progettato in base a quella narrazione) le risorse. Le la nostra narrazione è quella di un sistema ecologico nel quale la diversità e la pluralità di punti di vista è ricchezza, nel quale il contributo di ciascuno è importante per la qualità dell’insieme, allora anche la tecnologia si svilupperà in quella direzione. Non possiamo non discuterne. Ma non ne possiamo discutere bene se lasciamo che una terza narrazione, quella della fiction apocalittica sulla prossima estinzione dell’umanità, diventi il contesto predominante nel quale ci informiamo in materia.

In attesa di Edge, vedi anche:
Research priorities for robust and beneficial artificial intelligence pdf
L’Intelligenza Artificiale crea o distrugge lavoro?
Intelligenza artificiale e lavoro. Appunti in diretta a Pisa

Spunti bibliografici dai contributi precedenti:
Peter M Asaro. “What should we want from a robot ethic?” In: International Review of Information Ethics 6.12 (2006), pp. 9–16.
Nick Bostrom. Superintelligence: Paths, dangers, strategies. Oxford University Press, 2014
Erik Brynjolfsson and Andrew McAfee. The second machine age: work, progress, and prosperity in a time of brilliant technologies. W.W. Norton & Company, 2014
United Nations Institute for Disarmament Research. The Weaponization of Increasingly Autonomous Technologies: Implications for Security and Arms Control. UNIDIR, 2014
Carl Frey and Michael Osborne. The future of employment: how susceptible are jobs to computerisation? Working Paper. Oxford Martin School, 2013 pdf
Andy Feng and Georg Graetz. Rise of the Machines: The Effects of Labor-Saving Innovations on Jobs and Wages. 15th IZA/CEPR European Summer Symposium in Labour Economics, 2013 pdf
Robin Hanson. Economic Growth Given Machine Intelligence. J. of Artificial Intelligence Research, to appear
Henry Hexmoor, Brian McLaughlan, and Gaurav Tuli. “Natural human role in supervising complex control systems”. In: Journal of Experimental & Theoretical Artificial Intelligence 21.1 (2009), pp. 59–77
Bill Hibbard. “Avoiding unintended AI behaviors”. In: Artificial General Intelligence. Springer, 2012, pp. 107–116
Eric Horvitz. One-Hundred Year Study of Artificial Intelligence: Reflections and Framing. White paper. Stanford University, 2014
Stephen M Omohundro. The nature of self-improving artificial intelligence. Presented at Singularity Summit 2007
Raja Parasuraman, Thomas B Sheridan, and Christopher D Wickens. “A model for types and levels of human interaction with automation”. In: Systems, Man and Cybernetics, Part A: Systems and Humans, IEEE Transactions on 30.3 (2000), pp. 286–297
Luıs Moniz Pereira and Ari Saptawijaya. “Modelling morality with prospective logic”. In: Progress in Artificial Intelligence. Springer, 2007, pp. 99–111
Nate Soares and Benja Fallenstein. Aligning Superintelligence with Human Interests: A Technical Research Agenda. Tech. rep. Machine Intelligence Research Institute, 2014 pdf
Max Tegmark. “Friendly Artificial Intelligence: the Physics Challenge”. In: AAAI-15 Workshop on AI and Ethics. 2015 pdf
Moshe Vardi interviewed on The Job Market of 2045: what will we do when machines do all the work?. IEEE Spectrum Techwise Conversations, 2013
David C Vladeck. “Machines without Principals: Liability Rules and Artificial Intelligence”. In: Wash. L. Rev. 89 (2014), p. 117

Ibm. Oggetti intelligenti e aziende che si preparano

Ibm pubblica un paper pragmatico su un tema in fase esplosiva: Device democracy. Saving the future of the internet of things (pdf). Oggetti intelligenti, connessi, sensibili si moltiplicano a vista d’occhio. L’industria può lasciarsi cogliere impreparata. Una riflessione concisa e corretta è sempre utile.

“More than a billion intelligent, connected devices already comprise today’s “Internet of Things (IoT).” The expected proliferation of hundreds of billions more places us at the threshold of a transformation sweeping across the electronics industry and many others. Yet, the dream of a smart, safe and efficient future is threatened by subscription fees, ubiquitous advertising and intrusive surveillance. For the IoT to survive the end of trust and successfully scale from billions to hundreds of billions of devices, executives need to rethink the technology strategy, business models and design principles at its foundation. This first report of our study shows that a low-cost, private-by-design “democracy of devices” will emerge that will enable new digital economies and create new value, while offering consumers and enterprises fundamentally better products and user experiences.”

Sul finale, c’è anche una ricetta che molte aziende potrebbero prendere attentamente in considerazione:

Winners will:
• Enable decentralized peer-to-peer systems that allow for very low cost, privacy and long term sustainability in exchange for less direct control of data
• Prepare for highly efficient, real-time digital marketplaces built on physical assets and services with new measures of credit and risk
• Design for meaningful user experiences, rather than try to build large ecosystems or complex network solutions.
Losers will:
• Continue to invest in and support high-cost infrastructure, and be unmindful of security and privacy that can lead to decades of balance sheet overhead
• Fight for control of ecosystems and data, even when they have no measure of what its value will be
• Attempt to build ecosystems but lose sight of the value created, probably slowing adoption and limiting the usage of their solutions.