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Vedere il falso

What’s trending in fake news? IU tools show which stories go viral, and if ‘bots’ are to blame
By Filippo Menczer

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IG Metall: più auto elettrica, meno posti di lavoro

Uno studio dei metalmeccanici tedeschi dice che il passaggio all’auto elettrica rischia di far perdere al sistema tedesco dell’automobile 76mila posti di lavoro entro il 2030 (IGmetall). Mi pare di capire che si tratta soltanto dei lavoratori che si occupano dei cambi (che non servono nell’auto elettrica). Anche per l’Italia ci si può aspettare un impatto. Sarà bene cercare di anticipare il cambiamento e non aspettare la crisi.

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L’informazione è la manutenzione della formazione

L’informazione è la manutenzione della formazione. Si impara e poi la vita, o quello che se ne sa, si incarica di sfidare quello che si impara, generando una sorta di aggiornamento continuo. Già. L’informazione è la manutenzione della formazione. È una di quelle frasi che a forza di dirle, te ne convinci. Intendiamoci, il concetto di ”informazione” cui si fa riferimento qui è quello che riguarda la conoscenza su come stanno le cose nel presente: l’attualità, insomma, sia nella sua versione intesa come “cronaca” sia nella sua accezione di “analisi delle notizie”. E l’idea di “formazione” cui...

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La politica agricola europea inquina, dice un’inchiesta finanziata da Greenpeace

Un’inchiesta, fatta da gente che tiene al metodo giornalistico come Mark Lee Hunter (Insead, Social Innovation Centre) per la Francia, è stata finanziata da Greenpeace per verificare se la politica agricola europea favorisca l’inquinamento. E i risultati non sono gradevoli. La ricerca è concentrata sulla produzione di ammoniaca nell’allevamento. In pratica, si scopre che l’Europa finanzia anche le aziende agricole che producono vaste quantità di ammoniaca, un veleno per l’ambiente, e non si impegna a cambiare la situazione. Ecco le sue raccomandazioni: “1. Establish a complete and...

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Solidarietà con Barabasi e gli ungheresi liberi

Figyelő è una rivista ungherese un tempo considerata autorevole oggi acquistata dal gruppo editoriale di Maria Schmidt che riesce a riempirla con pubblicità del governo o delle aziende di stato dell’Ungheria guidata da Viktor Orban. La rivista ha pubblicato una lista di persone che, secondo l’articolista, erano coloro che Orban aveva in mente quando ha accusato il miliardario ungherese-americano George Soros di pagare mercenari intellettuali per indebolire il suo governo e aprire l’Ungheria agli immigrati. Nella lista ci sono circa 200 persone: con esponenti di Amnesty International e...

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Long form archive. L’alba del giornalismo del 2010 è giorno a Perugia

Anche grazie al Festival del giornalismo il dibattito sull’informazione in Italia non è restato nella sfera del lamento autoreferenziale per estendersi a quella della sperimentazione e della costruzione. Nel 2010, tanto tanto tempo fa, il Festival aveva ospitato un contributo di chi scrive che raccontava di un nuovo giornalismo allo stato nascente. Chi abbia oggi la pazienza di rileggere gli appunti serviti a quello speech trova che lo spirito del Festival è sempre stato quello di proiettare in avanti la discussione. I problemi affrontati dai progetti degli innovatori hanno una durata diversa...

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Le storie che fanno del brand una promessa da mantenere. Appunti pensando a Perugia

Il marchio è la sintesi di un insieme di valori, azioni, biografie, esperienze e, soprattutto, storie, che un’azienda mette in circolazione nella grande conversazione del mercato (Cluetrain Manifesto docet). I mercati sono conversazioni non soltanto perché determinano un prezzo, ma anche e soprattutto perché connettono un prezzo a un valore. Nell’economia della conoscenza il valore non si misura solo con la differenza quantitativa tra il prezzo e il costo, perché si comprende solo nel momento in cui chi compra riconosce il senso di ciò che viene offerto. Ma poiché il senso è la figura che...

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La conoscenza della cooperazione. La quantità di informazione non basta

Un’ipotesi quantitativa dell’informazione suppone che l’aumento dell’informazione disponibile migliori le decisioni delle persone. Più la gente ha accesso a una grande, potenzialmente infinita, quantità di informazioni più giuste saranno le sue scelte. Questa ipotesi giustifica ogni genere di operazione di piattaforma mediatica che generi una moltiplicazione dei messaggi: quelle operazioni che dicono “intanto facciamo accedere a tutta l’informazione che chiunque vuole condividere in qualunque modo; poi la gente troverà il modo di usare quell’informazione e di certo starà meglio”. In realtà...

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Svezia contro la disinformazione online

Nel quadro del dibattito, molto polarizzato, sulla posizione della Svezia nei confronti della minaccia russa (un dibattito la cui esistenza è di per sé una notizia preoccupante), emerge il problema del timore di campagne di disinformazione. La Svezia pensa che la possibilità di un attacco militare russo non sia del tutto esclusa. E si prepara. Per esempio informando la popolazione di ciò che va fatto in caso di attacco. Nel frattempo, la politica locale discute della posizione della Svezia nei confronti della Nato: chi è contro la Nato sembra a favore della Russia; la classica ambizione...

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Dipendenze digitali, educazione e libertà

I figli di Steve Jobs non erano autorizzati a usare l’iPad. I figli di Bill Gates avevano accesso al personal computer in tempi contingentati. Evan Williams, fondatore di Blogger, Twitter e Medium, non dà il tablet ai figli. Secondo Adam Alter, quei grandi della tecnologia ne conoscono anche i difetti. I pericoli. Le piattaforme più popolari online sono progettate in modo da attirare l’attenzione delle persone per indurle a usare quegli strumenti il più possibile. Lo smartphone è la tecnologia persuasiva per eccellenza. Ormai la gente guarda lo schermo del telefono anche 150 volte al giorno...

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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