Category informazione

EXIST modello tedesco per l’ecosistema dell’innovazione

Una lettura che vale la pena di fare è il pezzo su EXIST, il programma federale tedesco per alimentare l’ecosistema dell’innovazione (Statupbusiness).

In Germania esiste un robusto programma federale – denominato EXIST- per la promozione degli spin-off (startup dalla ricerca) universitari e degli enti di ricerca extra-universitari.
EXIST ha festeggiato nel 2014 i 15 anni con una manifestazione a Berlino: partito come programma del ministero dell’Educazione e della ricerca è passato sotto il Ministero dell’Economia nel 2006. La programmazione è divisa in cicli, il quarto ciclo è finito nel 2014.

Il sistema dei risultati del programma è in 15 Years of EXIST “University-based startup programmes.

L’informazione senza la mimetica. Un augurio per Perugia

A Bruxelles, nel milieu della politica europea quasi tutti si conoscono per l’etichetta che li definisce e non molti hanno legami umani forti perché le loro radici antropologiche sono restate nei loro paesi, le informazioni vengono spesso valutate più per chi le dice che per quello che dicono. È un’esperienza che porta alle estreme conseguenze una tendenza più generale.

Se l’informazione importa solo per chi la dice, si perde di vista il criterio per valutarla e si apre la strada all’inquinamento della disinformazione. Si perde tempo a interpretare dietrologicamente quello che si viene a sapere, si consente l’invenzione di “verità” strumentali, si concentrano gli sforzi sulla conquista dell’attenzione più che sul servizio al tempo del pubblico, si avviano giornali di politica che si travestono da tecnologia e mille altre amenità più o meno gravi.

Ma proprio questa settimana del Festival del Giornalismo di Perugia varrebbe la pena di ricordarci che l’informazione di qualità non discende da chi la racconta ma dal metodo con il quale è stata ricercata, trasmessa e compresa.

Da qui, forse, il giornalismo, dei cittadini e dei professionisti, è partito e può ripartire. Buon lavoro a Perugia, grande occasione di riflessione.

Link sullo storytelling a base di dati

Ecco alcuni link per vedere esempi e strumenti per lo storytelling e il giornalismo a base di dati, dedicati agli studenti del master Big Data di Pisa.

Jeff Pettiross

Data journalism

Popular links, also here

Tips and tools

CartoDB

Gephi

Density Design

Information is beautiful

Ahref

DataJournalism

Handbook

Il corso prevede quattro step.

1. Introduzione al data journalism, concetti fondamentali, come cambia il giornalismo, casi di studio di data journalism

2. Progettare un caso di data jornalism, mettersi dal punta di vista dei lettori, ciclo dinamico – Ipotesi, verifica

3. Raccolta di dati, formato di dati, tecniche su scraping e web api, open government data, esame di alcuni dataset, tecniche di pulizia dei dati

4. Richiami su analisi e visualizzazione con esempi su alcuni dataset, confezionare una storia

NetConsulting e Sirmi insieme

Due storie lunghe come quelle di Giancarlo Capitani e Maurizio Cuzari si uniscono: NetConsulting e Sirmi mandano un comunicato stampa che ripropongo qui.

Net Consulting e SIRMI annunciano la loro unione

Milano, 7 aprile 2015

Le due società, player storiche delle ricerche di mercato e della consulenza di marketing in area ICT, hanno vissuto per decenni in un clima di competizione elegante ed amichevole. La coscienza di essere fortemente complementari e sinergiche, le porta oggi a rafforzare la presenza sul mercato ed a razionalizzare l’offerta attraverso un processo di integrazione di competenze, risorse e servizi.
La partnership consentirà di mettere in comune know-how, conoscenze ed esperienze uniche, costruite in lunghi e proficui anni di attività nel settore della Digital Technology in Italia. L’obiettivo è uno: diventare un punto di riferimento a tutto campo per Fornitori e Clienti e spaziando dalla consulenza e advisory sui sistemi informativi, alla consulenza di marketing, alle ricerche di mercato, al supporto alle operazioni di marketing per il Sistema di Offerta della Digital Technology.
Per la realizzazione del progetto, è stata costituita NetConsulting cube, veicolo che eredita le attività di Net Consulting e che acquisisce SIRMI; ed il “cube” testimonia l’elevazione a potenza della capacità di ingaggio delle due aziende sul mercato. In NetConsulting cube, Giancarlo Capitani è Presidente, Maurizio Cuzari Vice Presidente Esecutivo, Annamaria Di Ruscio Amministratore Delegato, Riccardo Zanchi Direttore Generale.
NetConsulting cube e SIRMI continueranno ad operare come aziende autonome, ciascuna con la propria mission, ma già oggi vivere il quotidiano da una unica sede aziendale permette di favorire e accelerare le sinergie, all’insegna del motto “uniti si vince”.
«Si può essere concorrenti per oltre trent’anni all’insegna di un rapporto di stima ed amicizia, e diventare Partner per concretizzare una sinergia evidente a tutti, soprattutto ai nostri Clienti – segnala Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube – nell’obiettivo di offrire un servizio consulenziale ed informativo best in class; e dopo aver sostenuto per anni che nel nostro settore ci si deve aggregare, per raggiungere l’eccellenza, lo facciamo noi stessi».
«Siamo molto felici di questo matrimonio – sottolineano Maurizio Cuzari, AD di SIRMI e Annamaria Di Ruscio, AD di NetConsulting cube – perché questa operazione ci permetterà di presentarci ai Clienti e ai Prospect non solo con rinnovato entusiasmo, ma soprattutto con competenze a tutto campo, nuove sinergie ed un portafoglio di offerta ancora più completo che copre l’intera value chain della Digital Economy. Non ci sono sovrapposizioni di ruoli e di attività, ma solo interazioni e stimoli a fare di più e meglio».

NetConsulting cube offre servizi di Consulenza e di Market Intelligence e sia ai Clienti che ai Vendor della Digital Technology. Supporta i processi decisionali indirizzando le decisioni strategiche, i processi organizzativi, i modelli di go-to-market, le operazioni di fusione e acquisizione, i processi di innovazione di prodotti e servizi e le strategie di posizionamento nel mercato.
SIRMI propone dal 1976 consulenza di marketing e ricerche di mercato nel settore della Digital Technology, di cui segue ed analizza l’evoluzione in tutte le sue componenti, dai prodotti alle soluzioni, dai Fornitori ai Mercati e ai Canali distributivi. La sua mission è di supportare gli operatori della Digital Technology con informazioni di carattere sia strategico che operativo, e di aiutare i suoi Clienti a definire ed implementare le loro opportunità di business e i loro piani di marketing, grazie anche ai suoi database marketing ed alle attività di supporto alle operazioni di marketing.
Pubblica Info – Press Sette, agenzia di informazione settimanale sul settore, e il mensile digitale ICT Professional, per conto della federazione FIDAInform.

Architettura dell’informazione: Elizabeth Buie sul WIAD

Elizabeth Buie, autorità internazionale dell’architettura dell’informazione, ha fatto esperienze importantissime sull’innovazione dell’interfaccia dei sistemi pubblici a favore dei cittadini. Sottolinea come una interfaccia sensata favorisca i cittadini sia perché li facilita nell’interazione con gli uffici pubblici e il resto, sia perché motiva i funzionari pubblici a lavorare meglio. In fondo aggiunge senso a tutto.

Elizabeth ha raccolto le sue considerazioni sulla giornata dedicata all’architettura dell’informazione in un post sul suo blog: World Information Architecture Day 2015 – Bologna.

Da leggere assolutamente per chi voglia pensare all’interfaccia stato-cittadini il libro curato da Elizabeth: “Usability in government systems. User experience design for citizens and public servants“.

La disinformazione è inquinamento

Non è una novità: internet ha abbattuto le barriere alla pubblicazione, rispetto all’epoca analogica, il che ha reso possibile un aumento dell’informazione disponibile e, dunque, anche della disinformazione. Sicché, con la classica distorsione interpretativa che si manifesta per le cose troppo nuove, il lamento sulla disinformazione nei social network è ancora troppo superiore alla progettualità di chi tenta di migliorare la situazione.

Per passare al progetto, occorre conoscere. Si può pensare di comprendere la disinformazione interpretandola nel quadro dell’etica, del diritto, della politica, dell’economia. E poi affidare a ciò che è “giusto” il compito di vincere e di convincere. Ma le ambiguità di questi approcci non facilitano: chi ha un’agenda politica o etica può sentire che fare disinformazione è tatticamente “giusto”; del resto il mercato non è il luogo che apprezza ciò che è “giusto” e anzi lascia ampio spazio sia all’informazione di qualità sia alla disinformazione più becera. Insomma, per comprendere e combattere la dinsinformazione ci vuole anche un’integrazione interpretativa.

Alla Biennale Democrazia ne hanno parlato Filippo Menczer e Luca Sofri. I due relatori hanno interpretato la disinformazione come elemento dell’analisi del sistema dei media.

Menczer, impegnato al Center for Complex Networks and Systems Research, ha mostrato come sui social network la disinformazione si diffonda seguendo le logiche della rete. Ha analizzato un caso di disinformazione che ha colpito proprio il suo lavoro. Ha descritto il progetto Truthy. Mostrando la complessità della circolazione dell’informazione in rete. E ha dato un’informazione straordinariamente importante: nelle reti con maggiore diversità sembrano più vivi gli anticorpi contro la disinformazione, nelle reti alle quali partecipano soprattutto persone che la pensano nello stesso modo, la disinformazione si diffonde di più.

Luca Sofri ha mostrato quanto il lavoro di distinguere la disinformazione nel mare magnum dell’informazione sia un lavoro infinito, difficile, che richiede capacità critiche molto sviluppate. E che soprattutto richiede un impegno costante e paziente. Che peraltro non offre grandi vantaggi per chi vi si dedica, anche se bisogna ammettere che Luca deve avere ricavato una bella soddisfazione vedendo come la platea torinese ascoltasse divertita e interessata il suo resoconto sulle più incredibili forme assunte dalla disinformazione nel sistema dei giornali italiani.

Il rinnovamento dei media ha aperto strade nuove per la disinformazione. Ma la maturazione di una consapevolezza su questo punto deve pure avvenire. E per progettare qualcosa di sensato per contenere la disinformazione dal punto di vista sistemico occorre certamente qualcosa che tenga conto di entrambe le testimonianze. Le piattaforme per la circolazione dell’informazione del futuro dovranno avere nell’insieme forti incentivi a fare incontrare persone che non la pensano nello stesso modo e che sono premiate se portano all’attenzione degli altri informazioni documentate, mentre sono penalizzate se fanno perdere tempo con informazioni prive di fondamento. È il percorso progettuale dei media civici. Le piattaforme civiche devono essere divertenti quanto quelle sociali ma devono anche sviluppare una “infodiversità” attiva e una valorizzazione dei contributi più documentati che nei social network non è prevista by design.

Un approccio che agganci il tema della disinformazione all’ecologia dei media è un progetto intellettuale di grande importanza (qui c’è un vecchio, piccolo contributo). Ma la strada è aperta.

Quartz. Le zone grigie della notizia

Quartz sta compiendo un nuovo esperimento. Il bellissimo magazine online distingue tra i fatti verificati, i rumor e le notizie non verificate, pubblicandole in diverse tonalità di grigio: dal bold per i fatti verificati, al grigetto per quello che non è verificato (Poynter).

Borse di studio da 3000 euro. Racconto dell’innovazione con Nòva. Ci vediamo all’università di Bologna

“Parliamo di tutto su UniBo diffusa in Romagna venerdì 16 ore 14:30 aula Ciamician Via Selmi 2″: è l’invito di Dario Braga per una discussione sul ruolo dell’università nell’ecosistema dell’innovazione emiliano-romagnolo.

In quell’occasione sarò a disposizione per raccontare tutto quello che serve sulle borse di studio da 500 euro al mese per sei mesi dedicate a chi vuole raccontare appunto l’ecosistema dell’innovazione su Nòva. A Bologna ci sono tre borse. E chi le vince conoscerà gli innovatori del territorio con l’aiuto di Kilowatt, i consigli della Fondazione Golinelli, del Comune e dell’università, e con il supporto, a Bologna, di Unipol. E poi pubblicherà quello che trova su Nòva.

Vedi anche:
Talent Garden e il Comune per i narratori dell’innovazione con le borse di studio Nòva
Come funziona questa storia dei grant da 3000 euro proposti da Nòva? Domande e risposte frequenti
Grant da 3000 euro per raccontare l’innovazione su Nòva
Nòva Grant

Alla mattina peraltro c’è l’incontro sull’innovazione sociale a Unipol ideas.

Ricordo quanto già scritto in generale sull’iniziativa:

Vuoi una borsa di studio di 3mila euro per lavorare sei mesi alla ricerca degli innovatori e raccontare quello che trovi su Nòva, Sole 24 Ore? L’opportunità è aperta, in questa prima edizione dei NòvaGrant, fino a fine gennaio 2015.

Magari ti incuriosisce. In questo caso, di certo ti domandi: “In che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa”? “Quanto tempo dovrei dedicare a questa iniziativa”? “Chi mi guida nella ricerca”? “Che genere di persone dovrei incontrare”? “Come le dovrei raccontare”? “Che cosa devo fare per essere selezionato”? “Ho i requisiti richiesti”? “Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona”? “Che beneficio ne traggo”?

Qui raccolgo le risposte a queste domande.

Se ti interessa partecipa: puoi anche mandare la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com. Ma vediamo prima di che si tratta.

Perché si parla di innovazione?

Come si costruisce il futuro? Che cosa può cambiare il quadro delle possibilità offerte ai giovani, alle imprese, ai ricercatori, ai cittadini? Che cosa può accelerare la crescita dell’economia, la modernizzazione della società, il miglioramento della qualità culturale in questo paese? Come si aprono le possibilità di lavoro e sviluppo personale dei giovani in Italia? La parola sintetica di chi risponde con i fatti a queste domande è innovazione.

Ma chi la fa? Dove? Con quali mezzi? Con quale visione? E soprattutto: come si distingue la fuffa dalla realtà, quella che davvero costruisce il futuro?

Fino a che ne parlano soltanto gli esperti tra loro la questione sembra confinata agli addetti ai lavori. Fino a che ne parlano soltanto i demagoghi che se ne riempiono la bocca lascia il tempo che trova. Cambia le cose: parlane tu. Dopo aver fatto un lavoro vero per conoscere chi la fa, perché la fa, come la fa.

Se sei interessato, Nòva ha pensato a una soluzione. Ci sono alcuni sponsor dell’iniziativa: Banca Intesa, Unipol, StMicroelectronics. Questi offrono le borse. In otto città ci sono dei mentor, delle guide che di insegnano a trovare gli innovatori, a valutarne l’importanza, a entrare in contatto.

Se vinco la borsa, come si svolge il lavoro?

Chi vince la borsa lo saprà entro la metà di febbraio. Ci incontreremo intorno a quella data per conoscerci meglio e metterci bene d’accordo. Ci sarò io per Nòva e ci saranno le persone che nelle varie città si occuperanno di te.

Chi sono queste persone?

A Torino c’è l’incubatore del Politecnico, I3P: ambiente serissimo e gentile, di grande qualità, dove nascono imprese di valore e dove ci sono persone dedicate a riconoscere le buone idee e i team validi.

A Genova c’è l’IIT un grandissimo centro di ricerca di importanza mondiale, dove si fanno robot e nuovi materiali, dove le persone sono proiettate nel futuro.

A Pisa c’è il centro dell’università che si occupa di Big Data: chi impara a conoscere quello che si può fare con l’enorme flusso di dati che si sviluppano su internet trova opportunità di lavoro importanti.

A Napoli c’è il centro di progettazione della StMicroelectronics, la più grande e bella realtà dell’elettronica italiana.

A Perugia ci sono i professori dell’università per stranieri che si dedicano alla ricerca sulla comunicazione in un ambiente internazionale.

A Bologna ci sono i mentor di Kilowatt, una realtà molto attiva nell’innovazione in città e ci sono i contatti già stretti con il Comune, la fondazione Golinelli, la stessa Unipol, l’università e molte altre iniziative.

A Venezia c’è H-Farm un acceleratore di imprese innovative che si trova in un luogo magico nella campagna tra la laguna e Treviso e che è popolata da imprenditori e mentor di primissimo livello.

A Milano ci siamo noi di Nòva che ti indirizziamo a tutte le realtà locali da conoscere, con l’aiuto del Comune, di TalentGarden, della Bocconi e del Politecnico, dell’Assolombarda e di molte altre realtà locali.

In tutti questi luoghi ci saranno persone che penseranno alla tua esperienza di quei sei mesi. Ti aiuteranno a trovare gli innovatori da conoscere. A valutarne il lavoro. A comprenderne il percorso.

E poi andrai a trovare quegli innovatori, dovrai scriverne, oppure tirarne vuori un video: e in quella fase ci saremo noi di Nòva a indicarti come fare e soprattutto ad ascoltare le tue proposte. Per garantire a te e ai lettori che quello che proporrai all’attenzione del pubblico sia documentato, interessante, ben raccontato.

Insomma: in che cosa consiste l’impegno richiesto a chi vince questa borsa e quanto tempo dovrai dedicare a questa iniziativa?

Ecco come immagino che si lavori da quel momento in poi. In ogni team per ogni città facciamo un piano di un mese e mezzo con i mentor locali. Decidiamo insieme tre o quattro realtà innovative del territorio da andare a conoscere. Ciascuna di queste visite può produrre informazione da pubblicare su Nòva. Informazioni in varie forme, a scelta: intervista, video, analisi scritta, reportage, addirittura se ti piace infografica. Vediamo insieme. Ogni elemento di informazione viene visto e migliorato con Nòva in modo che se vale arrivi alla pubblicazione.

Supponiamo che ciascuno punti a pubblicare una cosa ogni due settimane. Per ogni pezzo si dovrà lavorare prima, per valutare le idee di articolo e per prepararsi all’incontro con gli innovatori. Poi si vanno a incontrare gli innovatori, si prendono appunti, si registra, si prendono eventualmente dei video. E poi si realizza il risultato.

Se questo è l’obiettivo, non ci sono orari fissi per il lavoro. Ci diamo l’obiettivo di una cosa ogni quindici giorni. All’inizio forse ci vorrà più tempo. Poi, una volta presa la mano, potrebbe essere un impegno quotidiano da mezza giornata, oppure un paio di giorni alla settimana. Ma secondo me vi piacerà tanto da volerci stare di più.

La maggior parte del tempo la passerai con i mentor o nei loro uffici. Conoscendo chi lavora con loro e lo spirito di innovazione che alegga in quei luoghi. Un po’ di tempo lo passerai con gli innovatori per conoscerli. E un po’ lo passerai scrivendo o montando i video, il che potrebbe avvenire sentendo le persone di Nòva che ti aiutano in questa parte del lavoro.

E dunque: chi mi guida nella ricerca e che genere di persone dovrei incontrare? Come le dovrei raccontare?

Ci siamo già capiti. I mentor nelle varie città ti indicano la strada. Soprattutto da dove partire. Spiegheranno prima di tutto quello che si fa nella loro organizzazione. Ma poi ti indicheranno come trovare altri anche nell’insieme del territorio. Le persone che ti indicheranno sono fondatori di startup, imprenditori, ricercatori universitari e intellettuali che hanno una testimonianza da dare sull’innovazione. Ti preparerai a incontrarli e poi li racconterai con un video o con un testo. O altre forme che ti verranno in mente e ci proporrai. Nòva ti aiuterà a scrivere o produrre informazione valida. Ricordati che tutto deve essere documentato e che nella produzione per Nòva il tuo pensiero deve essere prima di tutto rivolto al lettore.

Che cosa devo fare per essere selezionato? Ho i requisiti richiesti? Come mando la mia candidatura e chi mi seleziona?

Per essere selezionato devi essenzialmente dimostrare di aver capito lo spirito dell’iniziativa e di avere le motivazioni giuste. In generale dovresti essere agli ultimi anni dell’università o averla finita da un anno. Ma la motivazione conta di più dello statuto di studente. Manda la tua candidatura e le informazioni che ti descrivono a questa mail: grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Che beneficio ne traggo?

In questo percorso imparerai che cosa fanno gli innovatori, come ragionano e che cosa vedono per il futuro. Ti farai conoscere da loro. E tu ti farai un’idea di loro. Nel tempo questo potrebbe farti scorprire che cosa vorresti fare e magari aprirti qualche importante opportunità. Imparerai a leggere criticamente le notizie sull’innovazione e a non credere ciecamente alla fuffa, ma saprai anche appassionarti alla vita vera e reale dell’innovazione. E poiché questa è la strada maestra per costruire il futuro, comincerai a vederne la parte che ti potrebbe interessare. Magari, imparando a esprimerti per Nòva, infine, imparerai un linguaggio utile per molte altre attività che vorrai svolgere.

Se ti interessa prova a partecipare alle selezioni. Ti ricordo che hai tempo fino al 31 gennaio. Ma non fare tutto l’ultimo momento.

Ancora una volta: manda la tua risposta a grant.nova@ilsole24ore.com (basta che metti nel subject della mail il nome della città che ti interessa).

Se hai altre domande scrivile qui nei commenti.

L’attacco via internet alla fabbrica in Germania. E la responsabilità di dare le notizie

Un attacco violento via internet contro una fabbrica siderurgica in Germania ha provocato danni fisici all’impianto (Secutiry Affairs). Il pericolo è sempre stato parte dell’attività umana ma quello che preoccupa è la nuova dimensione tecnologica della violenza: i gruppi terroristici o criminali possono realizzare azioni devastanti semplicemente sapendo come usare internet.

Una notizia come questa ha diverse conseguenze. Aggiunge paura, rende maggiormente consapevoli della delicatezza di tutte le procedure di sicurezza che si impongono in azienda o nelle altre organizzazioni, può generare emulazione da parte di altri gruppi più o meno organizzati per fare del male… Bilancio? Forse serve più alla difesa che all’attacco: perché in fondo la violenza ha funzionato perché qualcuno è cascato in una trappola spear-fishing (mail fraudolenta mirata a un’organizzazione); mentre non offre particolari informazioni in più a chi vorrebbe emulare quell’azione ma non sa come fare un attacco del genere. E’ bene pubblicarla dunque. Ma…

Dare le notizie quando ci sono (verificate, documentate, accuratamente descritte): sembra una responsabilità ovvia di chi fa informazione, ma ormai non è più una regola sufficiente. Perché le notizie hanno conseguenze diverse nei diversi contesti nei quali arrivano. E possono avere conseguenze positive o negative sull’azione umana. Conseguenze? Occorrono tre approfondimenti seri e importanti nella cultura della produzione di informazioni (imho):

1. Mondi di senso. I casi delle decapitazioni o della brutale freddezza dell’assassino del poliziotto a Parigi (Mante) insegnano che non tutto viene pubblicato da tutti. Perché le notizie sono molte e una scelta delle notizie costituisce un mondo di senso che ha delle conseguenze sull’identità dell’organo di informazione e sulla qualità della comunità che lo utilizza. In rete, più o meno, c’è tutto: ma i diversi organi di informazione creano mondi di senso scegliendo le notizie e la forma con le quali vengono date. I click-bait creano mondi di senso di bassa qualità intellettuale e alta efficacia nella generazione di traffico. Ma non sono l’unica strategia possibile per il successo di un organo di informazione. Per favorire la diversità, occorre moltiplicare le forme di valutazione del successo in rete e altrove: la misurazione della quantità di traffico non può essere l’unica base analitica da utilizzare. Su questo occorre una riforma degli analytics che vada verso la misurazione anche della qualità.
2. Bilanciamento. Le redazioni e le persone che fanno informazione e selezionano le notizie da offrire al pubblico fanno – implicitamente o esplicitamente – un bilancio delle conseguenze positive e negative delle notizie. Se tengono conto solo degli effetti positivi o negativi per le organizzazioni stesse non sono organi di informazione civicamente sensati: sono soltanto meccanismi tecnologici adatti a raccogliere traffico e attenzione o potere e denaro. Se tengono conto anche degli effetti positivi o negativi per la comunità alla quale si rivolgono entrano in una dimensione di ragionamento ipercomplessa che merita una quantità di nuovi capitoli per sviluppare la “cultura giornalistica” e il metodo dell’informazione. Oltre a documentazione, verifica, indipendenza, accuratezza, completezza, questo genere di disciplina ha bisogno di una riflessione metodologica sull’analisi del bilancio delle conseguenze della pubblicazione.
3. Responsabilità. Una scorretta gestione della coerente costruzione di mondi di senso e una imprecisa o poco meditata analisi del bilancio delle conseguenze della pubblicazione implica delle responsabilità per l’organo di informazione e le persone che lo portano avanti? Le regole del gioco che ci sono già sono più che sufficienti per la maggior parte delle situazioni. Non vanno modificate a caso (vedi ad esempio #nodiffamazione). E probabilmente vanno rese ancora più chiare e stabili, con la bussola ispirativa dei diritti umani. Nel nuovo contesto servono fondamentalmente nuove autoregolamentazioni, basate su culture professionali e civiche più avvertite dal punto di vista epistemologico e su pratiche trasparentemente dichiarate nella costruzione dei mondi di senso (incarnate nelle promesse contenute nelle linee editoriali). Forse anche il bilancio tra i pro e i contro della pubblicazione può essere reso esplicito.

Di certo c’è solo una considerazione. Fare informazione è più facile – le barriere all’entrata si sono abbassate, le tecnologie sono disponibili, le cose interessanti e importanti da dire sono nella disponibilità di moltissimi cittadini – e la diversità delle fonti di informazione è un arricchimento. Ma il pensiero metodologico che sottende questa attività, la conoscenza delle strutture mediatiche e delle regole da seguire, l’amore per i diritti umani e per la conseguenza pubblica dell’informazione, discendono da discipline che occorre rendere contemporaneamente più sofisticate e più conosciute. Non sono questioni da giornalisti. Sono questioni da cittadini. Non è una faccenda che possa restare confinata nel mondo del giornalismo professionale (che tra l’altro ne avrebbe certamente bisogno): deve diventare cultura condivisa. Anche perché il pubblico consapevole riconosce gli organi di informazione consapevoli. E alimenta il successo della qualità.

Un’inchiesta fantastica sulla sorveglianza a Oslo

Bellissima inchiesta dell’Aftenposten sulla sorveglianza a Oslo. A quanto pare, qualcuno ha piazzato delle false “stazioni base” per le telecomunicazioni piazzate vicino ai palazzi della politica norvegese che erano in grado di intercettare qualunque utilizzo di cellulari nella zona. La rilevanza dell’inchiesta sta nel suo contenuto, nella forma usata per raccontarlo e nella chiara ed esplicita metodologia usata per fare la ricerca. Inoltre, si tratta di una storia che potrebbe aprire la strada a scoprire che lo stesso avviene in molti altri posti.

Secret surveillance detected in Oslo

Norway’s prime minister and members of parliament may be subject to secret surveillance by means of fake mobile base stations in the centre of Oslo.

Investigations made by Norwegian daily Aftenposten during the past weeks have revealed a number of fake base stations on several locations, in and around the Norwegian capital. They were detected around the parliament building Stortinget, near several ministries and the prime minister’s residence in Parkveien.

Conversations and data may be monitored
The fake mobile base stations, known as IMSI-catchers, may be used for listening in on conversations and monitoring all kinds of mobile activity in the areas affected. The person running the equipment may in principle register anyone entering parliament or the government offices. The operator can easily select certain persons for eavesdropping.

L’inchiesta in norvegese e g-tradotta in inglese

Tecnologia per trovare le false stazioni base: progetto basato su Android. Come funziona e quanto costa un IMSI catcher.

Grant da 3000 euro per raccontare l’innovazione su Nòva

C’è tempo fino al 31 gennaio per iscriversi alle selezioni per avere il grant da 3000 euro e partecipare alla narrazione dell’innovazione su Nòva con la guida di ottimi mentor in otto città: Milano, Torino, Genova, Pisa, Napoli, Perugia, Bologna, Venezia. Il programma è aperto e altre borse potranno essere offerte in futuro. Per conoscere i particolari della proposta si possono consultare le pagine di NòvaGrant.

Chi otterrà i grant potrà cercare gli innovatori nel territorio intorno alla città che ha scelto con l’aiuto dei mentor locali – persone che lavorano negli acceleratori e nelle università – e ne racconterà la storia su Nòva. Il tutto per un periodo di sei mesi. Il progetto è pensato per far fare a chi vince il grant un’esperienza importante e uscirne con una profonda conoscenza dell’ecosistema dell’innovazione e delle opportunità che offre. Sarà interessante incontrare e fare domande agli imprenditori, agli startupper, ai ricercatori per raccontare bene quello che dicono.

Se ci sono problemi a caricare i documenti, si possono mandare direttamente alla mail grant.nova@ilsole24ore.com (basta aggiungere nel subject il nome della città che si sceglie)

Grazie a chi ha segnalato l’opportunità:
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I corsi di Ventuno sono “beni esperienza”

I corsi si distinguono in base alla qualità dei docenti. E i docenti della neonata scuola di Ventuno (numero dedicato al nostro secolo) sono di grande qualità.

Sembrano dedicati a giornalisti. Ma proprio la stessa ragione per cui il giornalismo si diffonde molto oltre il business dei giornali (che avendo perso il monopolio delle notizie non se la passano tanto bene) spiega perché questi corsi di Ventuno servono a professionisti diversi: servono a chiunque voglia gestire siti, capire fatti, condividere informazioni per sviluppare un suo business.

In bocca al lupo all’iniziativa (I corsi di Ventuno).

Definizioni di bilancio facili da usare

Ok non si tratta di cose complicate. Ma vale la pena di essere tutti d’accordo su certi termini e definizioni nel bilancio. La narrazione base di un’impresa è in fondo quella che si ottiene andando a leggere i dati che riguardano le variabili contenute in questa presentazione.

National security archive. Per il diritto di sapere (tema caldo in tempi di diritto all’oblio)

Gli archivi non cessano di affascinare. Il National security archive della George Washington University raccoglie i dati e le storie desecretate in America. Il sito è super-interessante. Finestre su storie politiche documentate che in passato erano troppo impopolari per essere rese pubbliche.

La politica americana non ha certo raccontato ai contemporanei come ha preparato il Golpe contro Allende in Cile. O come ha vissuto il genocidio del Ruanda. O come ha operato attraverso i servizi segreti nel corso del 1947-1948 in Italia, dove i comunisti avanzavano. Il National security archive mette in luce i documenti che oggi si possono leggere. E combatte contro i segreti che restano tali, come il comportamento della Cia nel corso della crisi della Baia dei porci.

Si tratta di notizie che abbiamo diritto di sapere. E anche in Italia ci vorrebbe uno strumento così. Con tutti i segreti spesso macabri della nostra politica che abbiamo finito – per così dire – per assorbire nell’inconscio collettivo italiano, liberarci significa anche sapere. Il diritto di sapere è democratico.

Almeno tanto quanto il diritto all’oblio. La differenza, di solito, si fa sulla base del valore pubblico delle informazioni critiche: se un privato sconosciuto cittadino vuole proteggere la sua riconquistata onorabilità facendo togliere i link che portano alle informazioni sui suoi guai passati dal motore di ricerca ha il diritto di farlo, dice la Corte Ue. Le è una persona pubblica non ha lo stesso diritto. Va bene.

Il fatto è che la storia si comprende andando a vedere sia le storie dei grandi uomini politici sia le storie dei comuni cittadini. La storia non ha confini se non quelli che impone la mancanza di curiosità. E poi chi dice che una persona ha valore pubblico?

La soluzione trovata finora dalla Corte Ue e da Google è abbastanza insoddisfacente. Dobbiamo andare oltre. Domande: l’algoritmo potrebbe dare un peso diverso alle storie passate ma non eliminarle dalla ricerca? oppure potrebbe imporre ai risultati delle ricerche sulle persone di apparire in una pagina in modo da dare al primo sguardo le notizie vecchie e nuove senza fermarsi solo a quelle molto linkate in passato? Queste o altre idee migliori potrebbero salvare il diritto di una persona ad avere un’immagine digitale completa e non parziale, ma anche il diritto della cittadinanza all’accesso ai documenti che consentono di sapere, o almeno di ricostruire, con qualche fatica in più forse, tutte le storie possibili.

Martin Hilbert. Quanta conoscenza è registrata in digitale

Quanta conoscenza è registrata in digitale? Era il 25% nel 2000, è il 98% oggi, Mayer-Schönberger Viktor e Cukier Kenneth in Big Data. Martin Hilbert fa i conti, alla Annenberg dell’università di California (link ai paper). E in questo video riassume i numeri principali.