Sulle tracce per l’esame di maturità: i robot come prova di immaturità

Sulle tracce per l’esame di maturità: i robot come prova di immaturità

Le scelte del ministero sul tema di attualità per l’esame di maturità di quest’anno hanno premiato il Sole 24 Ore dal quale sono tratti alcuni degli articoli che fanno da spunto per gli studenti, in particolare per quanto riguarda il futuro del lavoro e i robot (Sole24Ore). Va detto che il Sole 24 Ore ha scritto sull’argomento in maniera molto articolata e non si è certo lasciato attirare in una lettura unilateralmente allarmistica: le previsioni che vedono i robot e l’intelligenza artificiale sostituire larghe quote di posti di lavoro umani (Onu, Oxford) sono state correttamente messe a confronto con ragionamenti meno allarmistici (Ocse) e si è messo in luce anche il fatto che l’Italia può considerarsi come un protagonista della robotica, dunque ha responsabilità e opportunità particolari. In realtà, la riflessione da fare è che i robot non sono entità post-umane destinate a mettere in difficoltà gli umani: sono il risultato dei progetti degli umani che li immaginano e realizzano seguendo i loro valori, i loro vincoli finanziari, le loro speranze e la loro creatività. Quello che i robot faranno dipende dalle scelte degli umani: quello che succederà al lavoro non è una fatalità da attendere con rassegnazione ma una responsabilità umana. Si può progettare la robotica perché faccia cose che gli umani non fanno o per migliorare la produttività degli umani senza sostituirli: è una decisione umana, sarà presa dal potere finanziario, o dalla sensibilità imprenditoriale, o in seguito a un conflitto sociale, o grazie a una grande presa di consapevolezza della società umana? In ogni caso non è una fatalità. Questo è il salto di maturità richiesto alla società per fronteggiare la trasformazione che certamente sarà resa possibile dai robot. La scuola dovrebbe dare un senso di responsabilità ai giovani umani che si trovano a vivere nel pieno della trasformazione: si sta impegnando per insegnare un po’ di programmazione informatica, ma dovrebbe anche evitare di dare l’impressione che i suoi organi centrali vedano il progresso come un fenomeno che la società subisce e di fronte al quale non fa altro che preoccuparsi. La paura unilaterale della sostituzione di umani con robot – apparentemente allusa dalla scelta ministeriale degli articoli di supporto per il tema di italiano di quest’anno – non sembra una prova di maturità. Imho.

update: questo articolo è stato scritto sulla base dei resoconti immediati della prova di maturità quando ancora non si trovavano i temi ufficiali completi (o almeno io pur avendoli cercati non li trovavo); solo dopo ho dunque appreso che tra gli articoli citati c’era anche quello che metteva in luce la possibilità che i robot creino lavoro (CorCom); è dunque sbagliato dire che il ministero non abbia dato conto delle diverse opinioni in campo; casomai resta utile sottolineare che il problema non è quello di prevedere quali effetti avranno i robot, ma quello di progettarli in modo che abbiano effetti desiderabili…

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