Dimmi chi sei e ti dirò che cosa puoi fare. L’identità e la regola, sulla strada dell’innovazione

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Da quando esistono imprese che utilizzano la forza di internet per ridefinire l’intermediazione tra utenti e fornitori di prodotti e servizi ci sono feroci battaglie legali e drastiche polarizzazioni di opinioni.

Alla fine tutto è questione di definizioni e identità. Definire quelle imprese significa capire in che modo vanno regolate.

La distanza delle posizioni è molto grande: in generale, le imprese internettiane si presentano come aziende che offrono semplicemente del software a chi ne faccia l’uso che vuole; in questo modo però creano rivolgimenti nella distribuzione del valore tali da mettere in difficoltà altre imprese che non possono reagire con altrettanta innovatività, per diversi motivi: o perché non vogliono rinunciare a rendite di posizione o perché operano in settori molto regolamentati nei quali le norme non consentono una grande libertà di movimento. La musica ha aperto la strada: un oligopolio di quattro aziende controllava l’80% del mercato mondiale, iniziative come Napster hanno messo in discussione l’esistenza stessa di un mercato per la musica registrata. Napster o Gnutella o altri si presentavano come produttori di software e rifiutavano di assumersi la responsabilità di ciò che gli utenti ne facevano; gli oligopolisti della musica ribattevano dicendo che si trattava di aziende che favorivano la pirateria contro il copyright.

Da allora è successo di tutto ma la domanda spesso è la stessa: che cosa sono le aziende che fanno innovazione dirompente e come vanno regolate? Skype va lasciata libera di fare il suo software o va regolamentata come una compagnia telefonica? Netflix offre programmi informatici o televisivi, che come tali vanno regolati? Uber fa una piattaforma informatica o gestisce servizi di trasporto locale? Facebook è un editore, una utility, o una software house? Dall’identità di queste aziende discende la loro responsabilità.

L’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Maciej Szpunar, ha espresso un parere su Uber: dicendo che è un’azienda di trasporti locali (comunicato).

Questa notizia potrebbe significare molto. La giurisprudenza europea potrebbe essere indirizzata a tentare di regolare le piattaforme per il servizio che gli utenti ci vedono piuttosto che per il contenuto tecnologico che i produttori ci mettono. E farle entrare nelle logiche delle regolamentazioni dei singoli mercati piuttosto che lasciarle nel loro mondo digitale dove tutto è possibile.

L’innovazione si valuta sulla sua capacità di aprire possibilità, diceva ieri David Weinberger a Roma. E’ il punto di riferimento per valutare queste decisioni e le piattaforme alle quali si applicano.

Vedi:
Why Uber’s Struggling to Remain a Tech Company, Bloomberg
Uber Suffers Bloody Nose in Its Fight to Conquer Europe

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