Onorevole lei. Ilaria Capua: L’Abbecedario di Montecitorio

l-abbecedario-di-montecitorioIlaria Capua analizza Montecitorio con l’occhio stupito del ricercatore e vagamente indignato del cittadino che però velocemente la butta sull’ironico. Per sopravvivere. E il risultato è una sorta di reportage nel quale si confronta l’occhio pragmatico dell’osservatore e la realtà autoreferenziale del sistema osservato. Se si cerca uno spunto di speranza si resta delusi. Si ha l’impressione che ci si trovi di fronte a un’entità organizzata proprio per restare uguale a sé stessa, esercitando il potere di esistere.

Eppure il Parlamento è il luogo principe della democrazia. E si adatta alla storia. Ma non per il modo di funzionare. La riforma strutturale, la riforma di metodo, per ora è lontana. Una science-based-policy, tanto per fare un esempio adatto all’Autrice, appare culturalmente utopistica. Tutto ciò che avviene di ulteriore rispetto alla ripetizione degli schemi del potere è dovuto al contributo umano che offrono le singole persone che lo popolano. È un classico delle istituzioni italiane: ma non è sufficiente.

Nell’anno del referendum per la riforma strutturale del Parlamento la discussione si è spostata su questioni importanti – come la tenuta di un assetto di governo – ma relativamente minori rispetto al tema costituzionale. In realtà, la discussione sulla riforma del Parlamento si dovrebbe concentrare sul cambiamento di metodo nell’informazione, nella deliberazione e nella decisione: cioè un cambiamento che aumenti la qualità dei dati dai quali gli eletti partono per poi sviluppare un sistema di valutazione delle alternative che produca la possibilità di scegliere tra le migliori decisioni possibili. Una policy basata sulla scienza, almeno per alcune questioni, sarebbe possibile.

ps. Una scienziata di enorme qualità non ha avuto modo di aiutare a migliorare il metodo con il quale l’Italia decide il proprio destino. E abbandona il paese. Il suo libro è un contributo di intelligenza. Ma lascia un sapore amaro. Potrà essere, prima o poi, un’esperienza dalla quale chi resta saprà imparare.

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