Ma voi come rifareste lo stato digitale? Una domanda aperta

Una domanda strategica, latente, fondamentale che viene da porsi quando comincia una nuova fase di rilancio dell’innovazione nel quadro del contributo dello stato alla digitalizzazione del paese (come avviene in questi giorni): si deve adottare una strategia di aggiustamento progressivo della struttura digitale dello stato o si deve realizzare una cosa totalmente nuova e quando è fatta spostare lo stato sulla nuova piattaforma?

È davvero una domanda che propongo all’attenzione di chi passa un attimo di qui.

Il punto è che il percorso da avviare trasforma lo stato in una piattaforma abilitante per le attività dei cittadini e delle imprese. Con funzioni interoperabili, applicazioni specializzate riutilizzabili dalle diverse amministrazioni, concentrazione dei datacenter, attivazione di opportunità di servizi a valore aggiunto pubblico-privati. Un’architettura standard, semplice da usare, che aggiunga valore al sistema italiano, invece di essere un peso come oggi.

Ma è più realistico trasformare progressivamente quello che c’è o rifare tutto da capo?

Trasformare quello che c’è significa andare avanti a piccoli passi, aggiungendo API ai servizi in modo che si possano agganciare tra loro e con servizi esterni, ma senza buttare via quello che è stato fatto in passato. Con tutti i difetti che ha. E i miliardi che costa.

(Ogni anno spendiamo cinque miliardi di informatica e telecomunicazioni per avere i servizi che abbiamo. Si scopre che non si può riorientare la gran parte di questi costi. Ma sono anche costi che non fanno progresso).

Fare una cosa nuova significa costruire da zero la cosa giusta. Uno stato basato sul profilo dei cittadini che consente a ciascuno di essere informato di ciò che lo riguarda e di accedere a tutti i servizi di cui ha bisogno. Uno stato basato sulla mappa del paese nella quale ogni attività e proprietà e precisamente segnata e dalla quale si arriva a conoscere ciò che serve per poter operare nel territorio. Uno stato basato sul concetto di piattaforma abilitante. Una piattaforma che quando è pronta comincia ad assorbire le funzioni svolte fino a quel momento dai silos verticali inefficienti nati all’epoca in cui si digitalizzava l’esistente (ma l’esistente non era efficiente).

Nel primo caso si va con una forte strategia ad aggiustare ciò che abbiamo fino a farlo diventare una piattaforma. Nel secondo caso si va avanti più o meno come stiamo ora e quando il nuovo sistema è pronto si fa una sorta di switch-off. Nel primo caso si migliora progressivamente ma ci si portano dietro i difetti del passato. Nel secondo caso ci fa un grande salto nel futuro ma si aspetta fino a che è pronto. A meno di non partire come una logica solida ma mutuata dal percorso di scalabilità cui di solito si ispirano le nuove imprese innovative: si fa una piattaforma che esce subito con l’architettura giusta ma ha una funzione strategica e attraente (che ne so: facciamo subito il catasto su mappa, facciamo subito il profilo del cittadino per tutte le attività relative all’anagrafe, purché sia sulla piattaforma giusta che può scalare fino ad assorbire le app di ogni altra attività…).

La domanda non è relativa a che cosa si debba fare nello specifico (dovremmo andare in troppi dettagli ai quali qui ho solo alluso) ma al metodo che si adotta per impostare la realizzazione.

Qual è la strada giusta? La prima è più realistica? La seconda è utopistica? C’è una soluzione intermedia? Ripeto la domanda è aperta. Una sorta di gioco logico.

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3 Commenti su “Ma voi come rifareste lo stato digitale? Una domanda aperta

  1. Avendo lavorato alcuni anni nell’IT di una PAL vedo molto complesso e difficile sia il passaggio progressivo che quello completo ma per step.
    Le applicazioni di una (grossa) PA sono normalmente molto interconnesse (l'”occupazione suolo pubblico” pesca i dati dall’anagrafe che a sua volta magari legge i numeri civici dal Sistema informativo territoriale ecc.).
    In una situazione di questo tipo un passaggio progressivo penso che sarebbe più complesso che avere un nuovo sistema informativo (e non la sola anagrafe come si sta discutendo ora, isolata non sta in piedi) in cui ci si deve però occupare di recuperare i dati.
    In parallelo alla creazione del nuovo sistema andrebbero aperti i dati in modo da semplificarne il recupero.
    My 2cents della domenica pomeriggio

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