La società della trasparenza, Byung-Chul Han

Sarebbe un testo da leggere per tutti, “La società della trasparenza”, di Byung-Chul Han. Il filosofo coreano che insegna a Berlino discute con straordinaria lucidità del mito della trasparenza e lo accosta all’ideologia della perfetta circolazione della moneta, alla concezione efficientista della tecnologia dell’informazione, alla società dell’apparire. Ne emerge una critica fortissima del mito secondo il quale la trasparenza è giusta, bella e vera di per sé. Un’argomentazione da discutere ma che lascia il segno.

20140721-141653.jpgScrive il filosofo: “Nessun’altra parola d’ordine oggi domina il discorso pubblico quanto il termine ‘trasparenza’. Essa è enfaticamente invocata soprattutto in riferimento alla libertà d’informazione. (…)

Le cose diventano trasparenti quando si liberano da ogni negatività, quando sono spianate e livellate, immesse senza opporre alcuna resistenza nei piatti flussi del capitale, della comunicazione e dell’informazione. Le azioni diventano trasparenti quando si rendono operazionali, quando si sottopongono a un processo di misurazione, tassazione e controllo. Il tempo diventa trasparente, quando è ridotto alla successione di un presente disponibile. (…)

Chi riconduce la trasparenza unicamente alla corruzione e alla libertà d’informazione, ne misconosce la portata. La trasparenza è una coercizione sistemica che coinvolge tutti i processi sociali e li sottopone a una profonda mutazione. (…) Questa coercizione sistemica rende la società uniformata. In ciò consiste il suo tratto totalitario…

Un mondo che consistesse solo di informazioni e che definisse comunicazione la loro circolazione indisturbata, assomiglierebbe a una macchina…”

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