Per collegare il racconto della società all’azione politica. Il divorzio tra le persone e gli eletti non è irrimediabile

Il caso della donna ridotta in schiavitù a Firenze, raccontato sull’account Facebook di Matteo Renzi, è istruttivo. Per l’informazione, la politica, la visione:

1. È un fatto. È una storia coinvolgente, emozionante, difficile. È stato segnalato dalle persone che vivono a Firenze. È stato verificato e ha trovato ascolto tra le autorità. È stato preso in carico da istituzioni competenti. Ha trovato una soluzione.
2. È una modalità per fare politica. Il nome di Matteo Renzi si collega con un’operazione andata a buon fine, testimonia di un atteggiamento politico aperto, attento ai problemi delle persone immigrate, rispettoso della cittadinanza, capace di risolvere i problemi. Si manifesta senza mediazione giornalistica ma direttamente sulla rete. Va dritto al punto.
3. È una visione simbiotica tra la società e la politica. Senza le segnalazioni venute dalla società le autorità forse non si sarebbero accorte del fatto e non sarebbero intervenute. Senza la presa in carico da parte delle autorità la società si sarebbe sentita ancora una volta abbandonata a sé stessa. Dimostra che il gesto di un cittadino che segnala può avere delle conseguenze pratiche, arrivare a un’azione di successo, generare un ambiente sociale migliore. Il gesto di ciascuno migliora l’insieme e questo migliora la vita di ciascuno.

Il divorzio tra società e politica è anche la mancanza di un’esperienza quotidiana della relazione tra ciò che le persone fanno e ciò che fa la politica. Ma questo divorzio non è ineluttabile. Si affronta, come spesso succede, parlandosi meglio e ascoltandosi di più. Si risolve con un lavoro strutturato e paziente.

La società civile si dovrà dotare di strumenti per arrangiarsi di più, fare sentire meglio la propria voce, manifestare istanze più concrete e motivate, imporsi all’attenzione dei politici. Questo fenomeno è già cominciato. Può migliorare. E può avere conseguenze, se si considera che gli eletti non diventano tutti insensibili solo perché sono eletti, ma anche perché a loro volta si perdono in una macchina senza senso, con l’impressione di non poter fare abbastanza. In un contesto così, si genera un sistema che incentiva con maggiori probabilità la selezione di un personale politico che si concentra solo sull’occupazione di poltrone invece che sul servizio alla popolazione.

Da dove si comincia? La riforma della macchina politica è necessaria. Ma mentre i politici tentano di farla, noi, la società civile dobbiamo darci un’organizzazione per spingerli ad ascoltare. A partire dall’informazione di mutuo soccorso e i media civici. Imho.

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