Sottosegretario allo sviluppo digitale

Il clima cambierà nei prossimi tempi, se è vero che si arriverà a un governo sostenuto da Pdl e Pd. L’infelice rifiuto di parlare al Pd manifestato nei primi giorni dopo le elezioni dal M5S, la confusione divisiva e ambigua del Pd, la vuota efficienza comunicatoria del Pdl, lo smarcamento tattico di Lega e Sel, stanno tradendo il senso del voto ma stanno ricompattando il sistema di potere di ancien régime.

Se tutto questo è vero, è anche vero che qualcuno sarà pur tentato dalla volontà costruttiva di fare qualcosa di sensato. Sì, mi rendo conto, è una forma di ottimismo forzato. Ma anche di realismo: le probabilità che qualche aspetto del nuovo governo sia orientato a rispondere ai problemi di fondo del paese non sono inesistenti. Qualcuno vorrà pur fare bella figura di fronte a una popolazione che, ridotta in sudditanza dalle urgenze economiche e dalle sordità politiche, avrà comunque la possibilità di farsi sentire.

Una questione strategica che non si può dimenticare è quella dello sviluppo digitale del paese. Mentre la Telecom Italia sembra orientata a ridefinire la sua struttura di controllo, ammettendo nella stanza dei bottoni il capitalismo cinese, e affidando al sistema pubblico il destino della rete fissa attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, con una doppia mossa che cambia radicalmente lo scenario dell’internet italiana, il governo è chiamato ad avere una posizione intelligente. E la questione dell’agenda digitale resta uno degli ambiti di strategia di sviluppo economico più rilevanti per il paese.

Certo, la destra non ha mai capito se internet è una minaccia alla televisione e, nel dubbio, ne ha osteggiato la crescita in Italia, soprattutto con l’indifferenza e l’ignoranza, quando non ha apertamente operato da freno. Ma la sinistra non ha corretto il tiro quando ne ha avuto la possibilità. E gli innovatori multipartisan hanno sempre dovuto operare in modalità anomale faticose.

Una funzione specifica di governo dedicata all’agenda digitale non sarebbe necessaria in un paese normale. Ma da questo ovviamente discende che lo è in Italia. In mancanza di una forte e unitaria strategia che comprenda le opportunità offerte dalla rete a tutti i cittadini, le imprese e i giovani, in un paese come l’Italia è necessario che sia istituita una figura istituzionalmente e politicamente preposta a mantenere viva l’attenzione intorno a questa fondamentale fonte di energia per lo sviluppo.

E allora un’opzione è la nomina di un sottosegretario allo sviluppo digitale per servire al coordinamento di alcuni temi fondamentali:
1. governo della razionalizzazione della pubblica amministrazione, per ridurre i costi e le duplicazioni
2. manutenzione dei progetti di smart city, per alimentare le strategie di sviluppo territoriale
3. governo dei cambiamenti strutturali nella rete fissa e mobile, in funzione della netneutrality
4. vigilanza a favore della libertà di impresa, di espressione, di creazione che la rete alimenta
5. agenda digitale, alfabetizzazione, superamento del digital divide
6. progetti di sviluppo della scuola nel contesto dei media digitali
7. miglioramento delle forme di partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative
8. semplificazione del percorso per le startup innovative
… e così via

Di certo, un sottosegretario allo sviluppo digitale avrebbe vita difficile. Ma senza si rischia che queste cose debbano essere portate avanti senza coordinamento. E facilitando l’opposizione dei Muri di Gomma che in Italia hanno sempre tanto successo. A danno del paese.

Vedi anche:
Perché è tanto difficile cambiare l’Italia

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