Come osserva Guido Vetere, l’intelligenza collettiva non è garanzia di intelligenza individuale. Per coltivarla, dice, occorrono buoni libri ed esperienze profonde. Come può succedere all’università? Come talvolta accade leggendo i giornali? Anche, probabilmente. Purché università e giornali si adeguino alla contemporaneità.
Ma a queste domande e a questo adeguamento potranno contribuire i protagonisti dell’antico regime?
La domanda ha spinto Giuseppe Granieri a scrivere un post che ne discute le implicazioni. Si direbbe che la risposta non possa che essere sì, in teoria, visto che l’esperienza ha importanza. Il problema è quanto queste persone sono capaci di riorientarsi dalla difesa del passato alla costruzione del futuro, nella consapevolezza della grande trasformazione che stiamo attraversando. Un fatto è certo: il risultato storico della riforma di giornali, libri, università e altri luoghi generativi della conoscenza sarà inevitabilmente una sintesi di esperienza e innovazione. Ma la sintesi sarà tanto più efficace e profonda per l’evoluzione culturale quanto più riusciremo a partecipare all’evoluzione più che subirla: e per questo ci vuole umiltà e generosità, prima di tutto da parte proprio di quei professionisti che si sono formati nell’antico regime.
In un mondo di macerie culturali, la ricostruzione ha bisogno di tutti.
E quindi riprendiamo un tema avviato tempo fa:
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