Big Data Politics

Quattro anni fa, la campagna presidenziale di Obama ha innovato usando i social network e la rete per comunicare e finanziarsi. Quest’anno l’ha usata anche per riconoscere modelli di comportamento degli elettori analizzando i grandi volumi di dati registrati mentre usano varie piattaforme digitali. Altro che sondaggi. Qui si guardavano i pattern contea per contea. Un po’ di background in materia su O’Reilly Community. E in un post su Engace di Patrick Ruffini. E infine un post dell’anno scorso di Micah Sifry, cofondatore di Personal Democracy Forum, dove si leggeva che:

Based on conversations I’ve had with a range of Republican and Democratic online political strategists over the past few weeks, the conventional wisdom of the moment is wrong. Facebook and other third-party social network platforms aren’t the central battlefield. It’s data and targeting and figuring out how to use online strategies to enable motivated volunteers to identify, persuade and get out the vote.

Una bella spiegazione è su Mashable.

Facebook intanto ha invitato le persone a invitare gli amici ad andare a votare cliccando su “I’m voting”. In questo modo ha anche saputo un dato straordinariamente importante per conoscere il comportamento delle persone alle elezioni. Hanno cliccato oltre 12 milioni di elettori: un sondaggio enorme, non paragonabile con niente di precedente.

Big Data Politics è un passo oltre la politica dei sondaggi. Serve a riconoscere modelli di comportamento. E a chiamare all’azione in modo capillare la popolazione scoprendo dove sono i nodi strategici delle reti sociali. Già: “il meglio deve ancora arrivare”. Ma sarà bene che i cittadini lo sappiano. La consapevolezza è libertà.

Comments

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  1. valerio eletti,

    molto interessante! ti ho citato su agendadigitale.eu … a presto, valerio

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