Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
a laboratory for the study of broken democracy and creative capitalism.
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Domenica, 3 febbraio 2008
 

Credo di credere
Dedicato a chi mi chiede di rendere esplicita la mia agenda personale. Prima puntata: premesse teoriche.


Credo di credere nell'amore per la conoscenza. Dunque nella libertà della scienza. Cioè nella responsabilità degli scienziati. (Sarò scomunicato per questo?).

Credo di credere che il giornalismo possa essere pensato come un servizio per il pubblico. Ma occorre che il giornalismo si pensi, almeno qualche volta. (Sarò licenziato per questo?).

Credo di credere che tenere un blog possa essere pensato come un servizio per il pubblico. Ma occorre che i blogger si pensino, almeno qualche volta. (Per la verità si pensano troppo. Ma non abbastanza).

Credo di credere che la tecnologia non abbia mai ucciso nessuno. (Ma gli assassini ne fanno un uso smodato).

Credo di credere che la distinzione fondamentale oggi sia quella che passa tra il civile e l'incivile. (Ah, dimenticavo: per essere espliciti, io sto con il civile).

Credo di credere nella capacità delle persone di comprendersi, una volta superate le pregiudiziali. Se qualcuno crede di credere che le pregiudiziali si possano superare me lo faccia sapere. (Io intanto mi concentro e ci provo).

Credo di credere che si possa migliorare il mondo. E persino l'Italia.

Credo di credere che tutti coloro che hanno opinioni troppo forti siano degli sciocchi. Forse. (Questa non è mia).


7:46:39 PM    comment [];

Autocritica autoreferenziale sui media americani

Trovo interessante questo video. Mostra come la costruzione delle storie mediatiche in America stia raggiungendo livelli parossistici. Si cerca di dire che un candidato è andato fuori di testa per una frase solo leggermente più decisa di altre. Si parla di Clinton violentemente arrabbiato con i media. Ma a guardare i fatti, l'impressione è ben diversa. I fatti stanno diventando sempre meno rilevanti delle storie. Ma, come sappiamo, succede anche da noi... (Il bello è che in questo caso - e non solo - la critica del giornalismo televisivo viene dalla satira televisiva...).



7:04:53 PM    comment [];

Bookblogging
Pensieri astratti su realtà concrete.
Rubrica settimanale casuale ma non troppo sui libri che prendo in mano

Sto leggendoMarcello Cini
Il supermarket di Prometeo
Codice Edizioni


Leggo il libro di Marcello Cini, Il supermarket di Prometeo.

Immagine di Il supermarket di PrometeoScrive Cini: "La tesi che mi propongo di argomentare in questo libro è che è proprio sul terreno della riduzione a merce di tutta la conoscenza del mondo, prodotta a un ritmo sempre più vorticoso secondo le regole dell'economia del capitale globale, che si gioca la partita del futuro della nostra civiltà. E' dunque alla discussione delle forme e delle modalità del processo in cui s'intrecciano i fenomeni che stiamo vivendo su entrambi i terreeni delal conoscenza del mondo e della prassi economica e sociale attraverso la quale essa viene socializzata, che questo libro si propone di fornire un piccolo contributo.

Alla base di questo processo sta la contraddizione tra la natura complessa dell'ecosistema terrestre - e dei sottosistemi socio-tecnologico-naturali dei quali è costituito - e la meccanica linearità del sistema economico che ne regola la dinamica evolutiva. Da un lato, infatti, il mondo fuori e dentro di noi - secondo la descrizione che ne fornisce la scienza - è un sistema complesso la cui evoluzione è il risultato di unamolteplicità di processi, regolati da vincoli strutturali di diversa natura e innescati da eventi aleatori imprevedibili, che coinvolgono una gerarchia dilivelli di complessità crescente e un'enorme varietà di realtà locali diverse. Dall'altro, invece, l'economia del capitale globale costringe sempre più il sistema complessivo e i suoi sottosistemi a svilupparsi appiattendosi su un unico livello - il mercato - regolato da un unico vincolo lineare: l'ottimizzazione del profitto".

Talvolta, parole che sembrano venire da un'analisi del passato, semplice nei suoi tratti analitici ma ancora efficace nell'individuazione delle "contraddizioni", possono ancora avere una potenza espressiva che vale la pena di meditare. Nel mondo attuale, il bilancio e la cultura del bilancio stanno effettivamente diventando una sorta di vincolo culturale. Una riflessione su come liberare le forze creative senza perdere la concretezza dei risultati economici diventa sempre più necessaria.



Le puntate precedenti di questa specie di "rubrica"...
Memoria. Felicità (27 gennaio 2008)
Libertà della conoscenza (20 gennaio 2008)
Libertà della scienza (16 gennaio 2008)
Leggere nella complessità (13 gennaio 2008)
Leggere una storica scomparsa - 2 (6 gennaio 2008)
Leggere una storia scomparsa (31 dicembre 2007)
Il senso e la visione (22 dicembre 2007)
L'Italia e gli italiani (16 dicembre 2007)
La complessità della conoscenza (9 dicembre 2007)
L'organizzazione informale (2 dicembre 2007)
Il comune senso del capitalismo (4 novembre 2007)
Il gioco della matematica (28 ottobre 2007)
Numeri da leggere (7 ottobre 2007)
Fantadesign da leggere (30 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica / 2 (23 settembre 2007)
Vivere una lettura filosofica della politica (16 settembre 2007)
Leggere il video partecipativo (5 agosto 2007)
L'identità delle vittime (29 luglio 2007)
La poesia di un amico è il titolo del racconto della tua vita (22 luglio 2007)
Leggere l'incomprensione (15 luglio 2007)
Il destino di leggere (8 luglio 2007)
Leggere la razza padrina (1 luglio 2007)
Leggere un incontro di civiltà (24 giugno 2007)
Lettura bella e popolare (17 giugno 2007)
Ricchezza della lettura in rete (3 giugno 2007)
Mutazioni nella lettura (27 maggio 2007)
Leggere nel futuro della città (20 maggio 2007)
Leggere il segreto di un inventore (13 maggio 2007)
L'organizzazione da leggere (6 maggio 2007)
La felicità di leggere (29 aprile 2007)
La scommessa di leggere (22 aprile 2007)
Leggere nel pensiero (15 aprile 2007)
Leggere nella mente digitale (8 aprile 2007)
Leggere nella rete (1 aprile 2007)
Leggere gli effetti dell'autobiografia (25 marzo 2007)
Leggere memi (18 marzo 2007)
Leggere l'identità del reporter (11 marzo 2007)
Leggere gli scenari (4 marzo 2007)
Leggere di quelli che lavorano (25 febbraio 2007)
Leggere dentro e fuori (18 febbraio 2007)
Leggere parole chiave (11 febbraio 2007)
Leggere appunti su ciò che non può essere scritto (4 febbraio 2007)
Rileggere quello che va riletto (28 gennaio 2007)
Leggere quello che gli amici hanno scritto (21 gennaio 2007)
Leggere quello che gli altri leggono (14 gennaio 2007)
Leggere per viaggiare (7 gennaio 2007)
Leggere per meditare (31 dicembre 2006)
Leggere per citare (24 dicembre 2006)
Gli occhiali per leggere (17 dicembre 2006)
Leggere, leggerezza, legge (10 dicembre 2006)
Leggere o non leggere (3 dicembre 2006)
Leggere per lavorare o lavorare per leggere? (26 novembre 2006)


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Scrivono di libri: Clelia Mazzini (Akatalēpsìa), Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), Stefania Mola (Squilibri), Ste (melodiainotturna), Ossimora (Antonia nella notte), Remo Bassini (Appunti), Seia Montanelli (Paese d'Ottobre), Renee (Book of the day), Mitì Vigliero (Placida Signora), Gian Paolo Serino (Satisfiction), Gattostanco, Gabriella Alù (Non solo Proust), Patrizia Bruce (Dimmi, cosa leggi?), Angèle Paoli (Terres del femmes), Alessio (L'Aleph). E... Vibrisse, Lipperatura, Litteratitudine. Wittgenstein, talvolta. E inoltre: Bottega di Lettura, Penna e mouse, Bookrepublic. La Frusta. Zam. Booksblog. E MilanoNera. E Sottotomo... BooksWebTv.

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Pagina aNobii (social network sui libri)

In libreria: Economia della felicità, dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli


1:52:42 PM    comment [];

Felicità e infelicità nei blog

Secondo Mihaly Csikszentmihalyi si vive uno stato di felicità quando si svolge un'attività difficile, con un progetto sfidante, e si ha la sensazione di riuscire. Le conversazioni nei blog sono una di queste attività. E l'infelicità corrisponde al non comprendersi, mentre la felicità si prova quando per qualche motivo si forma una serie di post che vanno nella stessa direzione. Non necessariamente essendo tutti d'accordo, ma magari ciascuno aggiungendo un nuovo elemento all'insieme.

Storicamente, momenti di "gioia" come questi si sono visti tra i blog per diversi motivi: culturali, edonistici, tecnologici, politici e altro.

Un gioco letterario come il famosissimo "fincipit" ha avuto uno straordinario successo. E un po' sta avvendendo in questi giorni con il divertente gioco del nome Star Wars (a proposito sono Deblu Picve, saluti). Una tensione comune si è creata a suo tempo anche attorno a fenomeni tecnologici come la nascita di Technorati. Molti si sono trovati a lavorare nella stessa direzione persino per forme di autoregolamentazione come Creative Commons. Alcune volte si sono viste "campagne" su argomenti molto precisi che hanno accomunato moltissimi blogger (me ne parlava poco fa Beppe che ne scriverà). Infine, momenti di gioia particolare si sono raggiunti allorché una notizia è stata scoperta da blogger e ha fatto il giro del mondo (gli esempi non mancano: dal caso Kryptonite alla faccenda degli omissis nel documento sull'indagine per il caso Calipari).

L'immagine di frammentazione, che in molti casi fa soffrire, invece, si vede molto spesso intorno a temi ideologici. E non potrebbe essere altrimenti, visto che le ideologie sono forme di aggregazione che tende a includere chi è d'accordo con i presupposti e a escludere chi non è d'accordo: le discussioni ideologiche non sono mai relative ai fatti, ma tendono a concentrarsi sempre intorno all'esatta applicazione delle ideologie stesse ai fatti stessi.

Quando le opinioni ideologiche raggiungono una diffusione sufficientemente ampia ottengono consensi straordinari. E' il caso di molte battaglie di siti come quello di Grillo. Ma nella maggior parte dei casi, le discussioni ideologiche tendono a restare confinate all'interno della cerchia dei loro adepti (per quanto grande possa diventare).

Storicamente, dunque, i momenti di aggregazione tendono ad essere simili a fiammate di consenso intorno a specifice questioni, ma poi si sciolgono nella coda lunga. Ed è giusto così.

Forse però per la costruzione dell'agenda dei cittadini c'è bisogno anche di qualcosa di più strutturato e continuativo. Tra le molte iniziative che stanno nascendo e nasceranno per rispondere a questa esigenza, credo di più a quelle non ideologiche. Fondate sull'idea di mettersi al servizio della discussione comune e non al servizio di istanze immediatamente politiche.

La circolazione dell'informazione e la libertà di discussione sono parte integrante del processo democratico. Forse lo definiscono di più del voto stesso. Perché in fondo, si può votare anche in un regime dittatoriale, ma in un regime dittatoriale non si vota sulla base di una libera discussione e di una larga disponibilità di informazioni serie e verificabili.


11:50:17 AM    comment [];


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Appunti su economia e felicità

In libreria:
Economia della Felicità
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Feltrinelli Editore


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