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        <title>Luca De Biase</title>
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        <description>Perspective. Innovation that matters. Science of consequences. Subjects: knowledge economy and happiness, social media and information ecology, value and vision. ABOUT ME. CHI SONO. RSS. Pagina Facebook. Twitter.




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        <copyright>Copyright 2012</copyright>
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            <title>Basta saperlo... Gmail legge la posta</title>
            <description><![CDATA[Basta saperlo. <a href="http://blog.debiase.com/2011/07/gmail-ci-legge-la-posta-ovviam.html">Si diceva tempo fa</a> che può stupire, ma Gmail legge algoritmicamente la posta per migliorare il servizio. E gli utenti che lo sanno possono anche essere d'accordo. Ma, appunto, l'importante è saperlo. Qui c'è un video che, sull'argomento, fa ironia e informazione. Mi domando se non faccia anche un pizzico di esagerazione.<br /><br /><br /><iframe src="http://www.youtube.com/embed/TDbrX5U75dk" allowfullscreen="" frameborder="0" height="284" width="500"></iframe><br /><br />Full disclosure: uso Gmail parecchio. E mi trovo molto bene, per la verità. Mi spiacerebbe scoprire che Google esagera con la raccolta di informazioni su di me. Ma se si parla tanto di privacy su <a href="http://blog.debiase.com/2012/02/la-privacy-su-facebook-e-amazo.html">Facebook</a>, è giusto parlarne anche in riferimento a Google.<br />]]></description>
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            <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:53:15 +0100</pubDate>
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            <title>David Weinberger, sulle istituzioni culturali</title>
            <description><![CDATA[Un intervento da rivedere di David Weinberger, sulla crisi e la trasformazione delle istituzioni culturali esposte all'impatto della rete. Per continuare la riflessione sul suo ultimo libro: <a href="http://blog.debiase.com/2012/01/libri---too-big-to-know---davi.html">Too Big to Know</a>. Il video è stato registrato nella sede di <a href="http://weblog.ahref.eu/weinberger-falkvinge-amamou-le-lezioni-tenute-in-fondazione-ahref">Ahref</a>, l'11 novembre 2011.<br /><br /><iframe src="http://player.vimeo.com/video/34998143?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" webkitallowfullscreen="" mozallowfullscreen="" allowfullscreen="" frameborder="0" height="281" width="500"></iframe><p><a href="http://vimeo.com/34998143">David Weinberger @ ahref</a> from <a href="http://vimeo.com/ahref">Fondazione Ahref</a> on <a href="http://vimeo.com/">Vimeo</a>.</p>]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/david-weinberger-sulle-istituz.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">david weinberger</category>
            
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            <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:22:15 +0100</pubDate>
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            <title>Successi...</title>
            <description><![CDATA[Non so se capita anche a te, ma ormai posso sapere quanti accessi ha questa pagina dal numero di commenti spam che qualcuno si prende la briga di scrivere. Quando il traffico supera una certa soglia, lo spam aumenta vertiginosamente. A quanto pare ci sono aziende che pagano persone perché scrivano a mano dei commenti spam nei blog... Si riconoscono subito, ma evidentemente, il traffico causale e disattento che riescono a generare vale comunque il costo di un'attività tanto stupida.<br />]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/successi.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">spam</category>
            
            <pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:14:40 +0100</pubDate>
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            <title>Segreto industriale sul copyright</title>
            <description><![CDATA[Cory Doctorow è scandalizzato per il modo segreto e poco trasparente con il quale Hollywood sembra stia lavorando all'ennesima innovazione normativa tesa a favorire l'attuale sistema di protezione editoriale del copyright, Acta-Tpp (<a href="http://boingboing.net/2012/02/01/us-trade-rep-and-hotel-caught.html">BoingBoing</a>). Una ricostruzione su <a href="http://arstechnica.com/tech-policy/news/2012/02/beyond-acta-next-secret-copyright-agreement-negotiated-this-weekin-hollywood.ars">ArsTechnica</a>.<br />]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/segreto-industriale-sul-copyri.html</link>
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            <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:03:30 +0100</pubDate>
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            <title>Oapen data per Philippe Aigrain</title>
            <description><![CDATA[Su <a href="http://www.oapen.org/home">Oapen</a>, open access, si apre l'accesso alle opere di chi le voglia concedere liberamente. Per esempio ci si trova l'ultimo libro di <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Philippe_Aigrain">Philippe Aigrain</a>: "<a href="http://www.oapen.org/search?identifier=409602;keyword=aigrain">Sharing. Culture and the Economy in the Internet Age</a>". Da leggere assolutamente. <br />]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/oapen-data-per-philippe-aigrai.html</link>
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            <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:44:32 +0100</pubDate>
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            <title>Ci vediamo a Volunia</title>
            <description><![CDATA[Volunia, seek and meet. Il motore di ricerca socialmente utile, fatto da Massimo Marchiori, è prossimo all'uscita. Serve per cercare e per trovare: pagine web e persone interessate a quelle pagine web. (<a href="http://launch.volunia.com/">Volunia</a>) ]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/ci-vediamo-a-volunia.html</link>
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            <pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:41:59 +0100</pubDate>
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            <title>Pubblicità molto, troppo personalizzata</title>
            <description><![CDATA[Anche la pubblicità può essere troppo personalizzata. Ma questa volta, mi pare che, paradossalmente, sia stata troppo personalizzata dal punto di vista dell'inserzionista. <br /><br />Stavo giocando a verificare in vari modi la storia della trasformazione di Google in un motore troppo personalizzato della quale si è parlato proprio <a href="http://blog.debiase.com/2012/01/google-e-la-competizione.html">ieri</a>. La storia secondo la quale se cerchi con il browser con il quale ti sei registrato su Google, i risultati vengono fuori diversi da quelli che emergono se usi un browser con il quale non ti sei registrato. E si scopre che è assolutamente così: se sei registrato i risultati che collegano a Google+ arrivano molto prima di quelli che collegano a Twitter e Facebook. Anche ovviamente cercando Luca De Biase. <br /><br />In questo caso, però, un risultato era esattamente lo stesso, sia con il browser registrato a Google che con il browser non registrato: la pubblicità. Era la pubblicità di un servizio che propone relatori per eventi. E diceva che un tizio con il mio nome era a disposizione per chi lo volesse. Se quel tizio ero io mi stupisce perché non ho sottoscritto contratti di questo genere. Ricordo che una volta, più di un anno fa mi pare, mi hanno chiamato per chiedermi se ero interessato. Erano anche molto simpatici, al telefono. Ma non se n'era fatto nulla di preciso. <br /><br />Ho pensato che quello dell'inserzione fosse un omonimo, ma nel sito dell'inserzionista c'ero proprio io. Ed ero proposto a una fascia di prezzo piuttosto bassa... Già... Forse, l'inserzione è una prova di marketing. Nessun problema, in questo caso, naturalmente. Per quanto mi riguarda, un sorriso è sufficiente.<br /><br /><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://blog.debiase.com/celebrityspeakers.jpg"><img alt="celebrityspeakers.jpg" src="http://blog.debiase.com/assets_c/2012/02/celebrityspeakers-thumb-500x340-320.jpg" class="mt-image-none" style="" height="340" width="500" /></a></span><br /><div><br /></div>]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/pubblicita-molto-troppo-person.html</link>
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            <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 19:06:16 +0100</pubDate>
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            <title>La privacy su Facebook e Amazon è probabilistica</title>
            <description><![CDATA[Tal <a href="http://www.givoly.com/2012/01/31/the-illusion-of-privacy/">Givoly</a> sembra uno hacker che ha rivolto la sua attenzione a dimostrare che le tecnologie a difesa della privacy, su Facebook e Amazon, sono attaccabili. E riesce a dimostrarlo.<br /><br /><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://blog.debiase.com/talsblog.jpg"><img alt="talsblog.jpg" src="http://blog.debiase.com/assets_c/2012/02/talsblog-thumb-500x331-318.jpg" class="mt-image-none" style="" height="331" width="500" /></a></span><br /><br />In pratica fa vedere che se uno pubblica qualcosa in rete lo si può trovare perché quel contenuto ha un indirizzo e se qualcuno lo trova e lo linka quel contenuto diventa pubblico. E questo avviene anche se chi ha pubblicato - per esempio una foto come quella qui sopra - era intenzionato a farla vedere solo agli amici. Il post dimostra due errori nel sistema di protezione della privacy su Facebook e Amazon.<br /><br />Conseguenza: poiché le probabilità che il contenuto che doveva restare privato venga trovato e reso pubblico sono poche, ma non nulle, significa che le forme di tutela della privacy in rete garantite da piattaforme come Facebook e Amazon sono probabilistiche, non deterministiche.<br />]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/02/la-privacy-su-facebook-e-amazo.html</link>
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            <pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:15:41 +0100</pubDate>
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            <title>Google e la competizione</title>
            <description><![CDATA[E dunque da qualche tempo si discute della trasformazione di Google. Da motore di ricerca basato su un algoritmo abbastanza segreto ma fondamentalmente trasparente che serve a trovare i link alle pagine più rilevanti, starebbe diventando un motore di ricerca che trova link alle pagine rilevanti ma privilegiando quelle dei suoi servizi rispetto a quelle della concorrenza. In particolare, privilegierebbe le pagine che si trovano su Google+ rispetto a quelle che si trovano su piattaforme come Facebook e Twitter. Questo video (fatto dai concorrenti) lo mostra:<br /><br /><br /><iframe src="http://www.youtube.com/embed/cx3-idYfY_o" allowfullscreen="" frameborder="0" height="284" width="500"></iframe><br /><br /><br /><a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2012/01/google-favorisce-i-propri-servizi-una-bookmarklet-corregge-e-restituisce-i-valori-pi%C3%83%C2%B9-rilevanti.html">Quintarelli</a> se n'è già occupato. E <a href="http://paoloratto.blogspot.com/2012/01/social-search-come-e-come-dovrebbe.html">Paolo Ratto</a> ha analizzato il fenomeno in diverse <a href="http://paoloratto.blogspot.com/2011/11/si-fa-presto-dire-dont-be-evil.html">occasioni</a>. <br /><br />Google sostiene che l'inserimento delle pagine "social" nel motore di ricerca ne arricchisca i risultati. Ma ne sta anche modificando il senso, almeno se è vero che allo scopo di promuovere Google+, i risultati generati da Facebook o Twitter vengono messi in secondo piano anche quando sono "oggettivamente" più rilevanti.<br /><br />Yahoo! ha cominciato a perdere quando ha moltiplicato gli sforzi per tenere gli utenti dentro il suo "portale". Altavista ha cominciato a perdere quando è arrivata un'alternativa in grado di dare risultati più rilevanti. Google ha stravinto nei primi dieci anni del nuovo millenno. Ed è riuscita sempre a non lasciarsi intrappolare nella gabbia dell'autoreferizialità commerciale. Un eccesso di sfruttamento del suo fantastico servizio potrebbe ritorcersi contro la stessa Google. Purché ci sia un'alternativa. Qualcuno dice che sarà la coppia Microsoft-Facebook. Sarebbe un bizzarro ritorno al futuro. Altri sperano in nuove soluzioni ancora nella mente dei loro creatori.<br /><br />Ma un fatto è certo. Se si dovesse implementare una regolazione della net neutrality favorevole ai grandi servizi capaci di spendere molto per ottenere condizioni vantaggiose dagli operatori di rete (vedi un <a href="http://blog.debiase.com/2012/01/agcom-e-net-neutrality-rischi.html">post precedente</a>), l'accoppiata di autoreferenzialità commerciale dei grandi servizi e di maggiori costi per le alternative emergenti potrebbe essere la premessa di una quantità di problemi per gli utenti. Che si potrebbero difendere solo impegnandosi a fondo per informarsi davvero su queste intricate vicende.<br /><br />Anche per queste strade, la <a href="http://blog.debiase.com/2012/01/libri---filter-bubble---eli-pa.html">Filter Bubble</a> avanza e si trasforma in qualcosa che rischia di essere vagamente manipolatorio. La consapevolezza, in questo momento, è la strada maestra per le persone che non si lasciano abbagliare. E la sperimentazione di nuove piattaforme si può prendere sempre più concretamente in considerazione. Chissà se nei commenti emergeranno dei consigli in proposito...<br />]]></description>
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            <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 21:55:12 +0100</pubDate>
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            <title>Studenti Iulm2012 su Twitter</title>
            <description><![CDATA[Ecco una <a href="https://twitter.com/#%21/lucadebiase/iulm2012">lista</a> di twitt dei ragazzi iscritti al corso "Information technology e nuove piattaforme culturali" allo Iulm. Il <a href="http://blog.debiase.com/2012/01/comincia-il-corso-internet-e-c.html">corso</a> è cominciato ieri.]]></description>
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            <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 17:21:17 +0100</pubDate>
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        <item>
            <title>Agcom e net neutrality: rischi per l&apos;innovazione oppure no?</title>
            <description><![CDATA[Internet continuerà a essere innovativa come è stata in passato? O migliore? O peggiore? Una delle risposte sta nella regolamentazione a garanzia della net neutrality, il principio codificato nel design della rete che prevede l'assenza di qualunque discriminazione dei pacchetti in base al loro contenuto e a chi li invia. E che è costantemente messa in discussione. Già oggi è scarsamente garantita nell'internet mobile. E già oggi è sottoposta a qualche "compromesso" per garantire efficienza alle reti. Inoltre, già oggi una parte di rete internet è riservata a trasmissioni speciali, tipo alcune iptv, che non vanno a best effort ma a banda garantita. Ma nella gran parte dei casi, la net neutrality ha tenuto sulla rete fissa.<br /><br />C'è una novità. L'introduzione delle reti di nuova generazione potrebbe corrispondere anche all'introduzione di forme di regolazione del traffico finalizzate alla maggiore efficienza dei collegamenti su internet. Si tratta di un tema connesso alla net neutrality. Molto sensibile. Ma che andrebbe compreso meglio. Le novità arrivano dall'<a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=contenuto&amp;DCId=389">Agcom</a>. (Il riassunto di <a href="http://www.key4biz.it/News/2012/01/30/Policy/Agcom_Net_neutrality_NGN_208152.html">Key4biz</a>. Grazie al tweet di <a href="http://about.me/gianluigi">Gianluigi Negro</a>).<br /><br />Ci sono molti aspetti della questione posta dall'Agcom dopo vasta consultazione. Ma se non sbaglio un elemento di novità è l'accettazione da parte dell'Autorità del ragionamento secondo il quale gli operatori che costruiscono le reti di nuova generazione devono poter essere remunerati in modo speciale per questo e in particolare, tra l'altro, possono chiedere un pagamento maggiorato ai content provider che vogliano avere un servizio premium per raggiungere meglio i loro utenti.<br /><br />Come dire che Google e Facebook, se pagano qualcosa alle telco, vanno più veloci di molti siti e blog che non pagano, se ho capito bene.<br /><br />Se ho capito bene, dunque, chi eroga un servizio online e può pagare di più, sarà avvantaggiato in termini di efficienza rispetto a chi eroga un servizio online e non può pagare di più. Come una start up appena nata, non troppo finanziata, per esempio.<br /><br />Bisogna ammettere che trattare meglio, con un servizio migliore, chi paga di più è parte delle opzioni che una qualunque azienda di solito è libera di fare. Ma in questo modo la rete è meno neutrale: e chi è più uguale degli altri è chi può pagare di più. A fronte di questo, però, gli operatori hanno una remunerazione per gli investimenti nella ngn. Sarebbe meglio avere qualche chiarimento in più:<br />1. Questa nuova possibilità per gli operatori sarà davvero collegata ai loro investimenti nel miglioramento delle reti? E come sarà collegata? Oppure gli operatori guadagneranno di più anche se non investiranno di più?<br />2. Quale sarà esattamente il servizio premium che sarà garantito ai content provider che pagano di più?<br />3. Il servizio per i content provider che non pagheranno di più resterà come adesso, migliorerà o peggiorerà?<br /><br />Si potrebbe dunque immaginare la nascita di una dimensione super della rete, nella quale tutti pagano di più e tutti ottengono di più, ma senza peggiorare la situazione degli altri che non pagano di più. Sarebbe una soluzione di compromesso ma comprensibile. Se dovesse invece accadere che sulla parte di rete riservata a chi non paga per il servizio premium il servizio cominciasse a decadere per mancanza di investimenti e manutenzione, la novità si tradurrebbe in un peggioramento chiarissimo delle possibilità di emergere per gli innovatori appena nati, per le start-up non abbastanza finanziate, per i cittadini che hanno un blog o altro tipo di attività non commerciale, e così via. Alcune delle dinamiche innovative più importanti della rete sarebbero messe in discussione.<br /><br />Tutto questo, ripeto, se ho capito bene. E se ne traggo correttamente le conseguenze.<br /> ]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/01/agcom-e-net-neutrality-rischi.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">innovazione</category>
            
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">agcom</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">net neutrality</category>
            
            <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 16:45:11 +0100</pubDate>
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            <title>Comincia il corso: internet e cultura allo Iulm</title>
            <description><![CDATA[Oggi comincia un corso allo Iulm che l'università, nell'affidarmelo, ha deciso di intitolare "<a href="http://servizionline.iulm.it/esse3/ProgrammaCorso.do;jsessionid=?CDS_ID=10045&amp;AA_OFF_ID=2011&amp;AD_ID=3150&amp;AA_ORD_ID=2011&amp;PDS_ID=9999&amp;FAT_PART_COD=N0&amp;DOM_PART_COD=N0">Information technology e nuove piattaforme culturali</a>". Spero che possa servire a chi intende non solo prepararsi a "lavorare" nell'economia della cultura, ma&nbsp; anche immaginare come contribuire a progettare l'innovazione in quell'ambito.<br /><br />Perché se c'è una scommessa che si può tranquillamente vincere sul futuro dell'economia della cultura è che le tecnologie digitali avranno sempre più imporanza. E per innovare non si potrà fare a meno di sintonizzarsi sul ritmo della loro evoluzione. Il che non si impara se non partecipando e riflettendo sull'esperienza che si ottiene partecipando.<br /><br />L'economia della cultura, in questo senso, diventa una disciplina sperimentale: nella quale gli osservatori sono anche le cavie...<br /><br />Oggi bisognerà mettersi d'accordo sulla conoscenza che la classe ha già e vuole sviluppare intorno a questi strumenti digitali. E poi cominciare a discutere due o tre concetti basilari (tipo: l'intelligenza è ai margini, internet è come una bicicletta per il cervello, il modo migliore per prevedere il futuro è costruirlo...). Buon lavoro a tutti.<br /><br />Intanto, nelle pagine linkate in questo blog nella colonna più a destra, ci sono alcuni appunti forse utili per le lezioni e le letture tra una lezione e l'altra. Sono davvero solo appunti. E ne mancano un bel po':<br /><br /><ul class="widget-list"><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---1-parole.html" title="Iulm 2012 - 1. Parole">Iulm 2012 - 1. Parole</a></li><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---2-paradigmi.html" title="Iulm 2012 - 2. Paradigmi">Iulm 2012 - 2. Paradigmi</a></li><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---3-connessioni.html" title="Iulm 2012 - 3. Connessioni">Iulm 2012 - 3. Connessioni</a></li><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---4-contesti.html" title="Iulm 2012 - 4. Contesti">Iulm 2012 - 4. Contesti</a></li><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---5-media.html" title="Iulm 2012 - 5. Media">Iulm 2012 - 5. Media</a></li><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---8-evoluzione.html" title="Iulm 2012 - 8. Evoluzione">Iulm 2012 - 8. Evoluzione</a></li><li class="widget-list-item"><a href="http://blog.debiase.com/per-corsi/iulm-2012---9-commons.html" title="Iulm 2012 - 9. Commons">Iulm 2012 - 9. Commons</a></li></ul><br />]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/01/comincia-il-corso-internet-e-c.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cultura</category>
            
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            <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 12:02:49 +0100</pubDate>
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            <title>Pubblicità mobile</title>
            <description><![CDATA[Uno studio dell'<a href="http://www.osservatori.net/">Osservatorio</a> Mobile Marketing &amp; Service del Politecnico di Milano:<br /><br /> "Nel 2011 quasi la metà dei 100 top spender italiani in advertising ha sviluppato almeno un'applicazione Mobile. Il Mobile Advertising è cresciuto del 50%, passando da 38 a 56 milioni di euro, pari al 5% del totale mercato ADV su Internet. Entro 2 anni previsto il sorpasso della quota 10%. Spicca, in crescita dell'81%, il settore dell'automotive, che scalza banche-finanza-assicurazioni".]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/01/pubblicita-mobile.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">pubblicità</category>
            
            <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:59:46 +0100</pubDate>
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            <title>Linkedin: il testimonial sei tu</title>
            <description><![CDATA[Sollecitati da un pezzo di <a href="http://attitudo.wordpress.com/2012/01/30/che-birichini-quelli-di-linkedin/">Attitudo</a>, possiamo andare a dare un'occhiata alle impostazioni di Linkedin, per vedere se davvero usano l'immagine degli utenti come se fossero testimonial di pubblicità. E in effetti nelle impostazioni dell'account Linkedin chiede se sei d'accordo a essere trattato come un testimonial. Il default è che sei d'accordo. Se non lo sei devi deselezionare l'autorizzazione e salvare la nuova impostazione.<br /><br />Ecco la richiesta di Linkedin:<br /><br /><p>LinkedIn may sometimes pair an advertiser's message with social 
content from LinkedIn's network in order to make the ad more relevant. 
When LinkedIn members recommend people and services, follow companies, 
or take other actions, their name/photo may show up in related ads shown
 to you. Conversely, when you take these actions on LinkedIn, your 
name/photo may show up in related ads shown to LinkedIn members. By 
providing social context, we make it easy for our members to learn about
 products and services that the LinkedIn network is interacting with.<br /></p>Inoltre: <br /><br /><div class="readMore" id="yui-gen7">
          <p>LinkedIn works with partner websites to show advertisements
 to LinkedIn members on their sites. This collection of partner sites is
 called the LinkedIn Audience Network. </p>
          <p class="more">Advertisements shown to you on the LinkedIn 
Audience Network are selected based on non-personally identifiable 
information. For example, advertisers are allowed to target their 
products and services based on broad categories such as Industry, Job 
Function, and Seniority.</p>
          <p class="more">Your personal information is not shared with 
or sold to any 3rd party. LinkedIn is committed to clarity, consistency,
 and member control in all matters related to privacy and data.<label for="enhancedAdvertisingParam-enhancedAdvertisingParam-editReceivingMarketing"></label><br /> </p></div>]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/01/linkedin-il-testimonial-sei-tu.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">partecipazione</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">perplessità</category>
            
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">linkedin</category>
            
            <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:48:29 +0100</pubDate>
        </item>
        
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            <title>Conversazione sul metodo: Wikipedia, scienza e documentazione</title>
            <description><![CDATA[Wikipedia è una minaccia per il metodo scientifico, sosteneva qualche giorno fa Alessio Di Domizio su <a href="http://www.appuntidigitali.it/16777/wikipedia-minaccia-metodo-scientifico/">Appunti Digitali</a>. Non lo è, rispondeva Maurizio Codogno nelle sue <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201201/007667.html">Notiziole</a>. Lo scambio era partito da un pezzo di Stacy Schiff sul <a href="http://www.newyorker.com/archive/2006/07/31/060731fa_fact">New Yorker</a>.<br /><br />Ci saranno sicuramente altri approfondimenti in materia. Gli argomenti passano accanto alle infinite riflessioni dell'ermeneutica e dell'epistemologia. Non siamo vicini a una conclusione della conversazione, anche perché il fenomeno è in piena evoluzione. Ma un problema, ricorrente, si va chiarendo e riguarda come arrivare alla consapevolezza della specifica qualità delle informazioni pubblicate su Wikipedia, per come emerge dalla complessa relazione tra le dinamiche sociali che si sviluppano nella produzione e valutazione delle voci di Wikipedia, da un lato, e, dall'altro, le regole metodologiche sostenute dall'organizzazione.<br /><br />Schiff e, in parte, Di Domizio osservano alcune bizzarrie che si stanno sviluppando nel sistema sociale che produce Wikipedia. Come è ben noto, questo sistema sociale non sembra orientato a favorire chi è per curriculum più esperto di una materia quando si tratta di scrivere una voce che la riguarda; il sistema appare più orientato ad appellarsi all'intelligenza collettiva che all'esperienza specialistica dei singoli. C'è il rischio, per Di Domizio, che la voce scritta da uno scienziato possa essere editata da un adepto di una qualunque fede, anche nascosto dall'anonimato, che può avere una sua agenda non scientifica (o anti-scientifica) nella trattazione di un argomento. E Schiff racconta di episodi che fanno pensare alla possibilità che l'originaria società anarchica che produceva Wikipedia si stia trasformando in una società governata addirittura da gang che gestiscono un loro potere su certe aree dell'enciclopedia. Scenari borgesiani. Certo, tutto questo è ancora aneddotico e poco analizzato quantitativamente: gli aneddoti però lasciano il segno.<br /><br />Codogno ricorda che Wikipedia non è scienza. Casomai è uno sforzo collettivo di divulgazione. E si basa, proprio per questo, volontariamente, su fonti secondarie o terziarie. In effetti, è ovviamente più utile per conoscere la data di qualcosa che per seguire la teorizzazione intorno all'ultimo esperimento sulla velocità dei neutrini. E poiché occorre un metodo anche nella divulgazione, Wikipedia suggerisce di privilegiare i contributi che danno una fonte esistente sul web piuttosto che quelli che si poggiano su un sapere che sta solo nella mente di chi lo conferisce all'enciclopedia.<br /><br />Non sappiamo se la società che produce Wikipedia evolverà in un sobborgo urbano governato da bande che si spartiscono il territorio o se la collaborazione riuscirà a prevalere. Ma di certo occorre un metodo che sia allo stesso tempo trasparente e facile da comprendere, per coinvolgere tante persone di orientamenti diversi nella produzione di un sapere considerato comune. <br /><br />La documentabilità di quanto si scrive è certamente il passo fondamentale. Almeno rende possibile ad altri il controllo e il confronto. Creando l'abitudine a considerare il territorio di Wikipedia come un bene comune, da gestire per evitare la classica tragedia del suo ipersfruttamento o del suo degrado vandalistico. Sono anni che questo problema si pone e sono anni che bene o male il sistema regge. Dunque la documentabilità è una forza culturale piuttosto potente.<br /><br />Ma quali saranno i prossimi sviluppi, visto che i problemi si allargheranno con l'ampiezza dell'enciclopedia stessa? L'anonimato resterà legittimo? La scala gerarchica dei controllori resterà fondamentalmente basata sul numero di edit che essi avranno fatto? E le relazioni tra le voci in diverse lingue tenderanno a convergere o a divergere in base alle culture delle varie popolazioni? Infine, ci sarà una evoluzione del controllo sociale non solo sulle voci ma anche sulle relazioni sociali tra i contributori per ridurre i rischi di formazione di gang e sistemi di potere tali da rallentare l'innnovazione? Gli anticorpi, in Wikipedia, sono presenti quanto i virus e, a giudicare dai risultati, reggono. Ma non sarebbe ora di divulgare anche di più il metodo di produzione, sociale e culturale, dell'enciclopedia per rendere il pubblico maggiormente consapevole di quello che consulta quando consulta Wikipedia? Forse, il pubblico potrà essere maggiormente coinvolto nel governo dell'enciclopedia e nella salvaguardia dei suoi caratteri di bene comune se sarà maggiormente consapevole di quello che accade alla società che edita Wikipedia e al metodo che segue per editarla.<br />]]></description>
            <link>http://blog.debiase.com/2012/01/conversazione-sul-metodo-wikip.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">partecipazione</category>
            
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">metodo</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">wikipedia</category>
            
            <pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:39:09 +0100</pubDate>
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