Avaaz viene da Res Publica e Moveon.org. Il tema che porta in questo video è semplice. E giusto. Forse troppo semplice e troppo giusto. Spero di saperne di più in futuro.
Trovo interessante questo video. Mostra come la costruzione delle storie mediatiche in America stia raggiungendo livelli parossistici. Si cerca di dire che un candidato è andato fuori di testa per una frase solo leggermente più decisa di altre. Si parla di Clinton violentemente arrabbiato con i media. Ma a guardare i fatti, l'impressione è ben diversa. I fatti stanno diventando sempre meno rilevanti delle storie. Ma, come sappiamo, succede anche da noi... (Il bello è che in questo caso - e non solo - la critica del giornalismo televisivo viene dalla satira televisiva...).
Martedì, 4 dicembre 2007
Ancora meglio: I.Channel
A proposito del post di ieri sulla professionalità emergente per il video su web, grazie a Gparker ho visto l'interessantissimo I.Channel. Gli occhi del protagonista si incontrano misteriosamente con gli invadenti obiettivi di onnipresenti telecamere nascoste. Una presenza silenziosa e paranoica. Che guarda il protagonista mentre tenta di immaginarsi chi lo guarda. Storia impietosa. Che svolta nel momento in cui comincia il dialogo con l'entità. Avviene con gli sms. E si scopre che anche il pubblico può inviare sms e messaggi vari che poi entrano nella storia...
Non è una cosa da lunedì mattina. Forse questo post starebbe meglio tra le cose a cui si riflette la sera. Ma se uno sta pensando a come evolve la televisione nel mondo della rete e si imbatte in una serie di pezzi come Quarterlife, non può fare a meno di prenderli ad esempio. E' come se (forse dopo Rocketboom) si fosse avviata una sorta di nuova attività creativa. Nelle notizie e nell'entertainment. E si capisce che anche per il web si sta sviluppando una professionalità di ottimo livello.
Ho visto sette episodi di Quartelife. Sono molto naif su queste cose. Non vedo quasi niente in televisione. Ma ho l'impressione che questa sorta di webtelefilm sia fatto molto bene. Semplice, ma non banale. Semplice perché deve avere il ritmo giusto. Tra il fumetto e il videoclip (il che non garantisce nulla ma non esclude nulla). E non banale perché affronta coraggiosamente un bel po' di temi in pochissime pennellate. Raccontare la vita quotidiana, relazioni più o meno complicate, difficoltà sul lavoro, inventarsi un'identità, riuscire, riflettere. Sequenze brevi. Musica ok (meglio di ok). Intreccio tenuto insieme a ogni episodio di dieci minuti. Attori bravi. Sceneggiatura molto ben pensata. Oh, mica è Wenders... Ma è una finestra su un mondo di opportunità per un sacco di gente.
E' un'occasione per tutti. Anche per noi qui. Non credo proprio che costi molto produrre per il web. Ma una cosa credo: non va preso alla leggera. Ci vogliono quelli bravi.
Ho visto qualche video sul nuovo SimCity Societies. Questo mi pare particolarmente esplicativo. Quello che mi colpisce di più è l'uso della parola "felicità". Se i sims non sono "felici" non lavorano e la città non produce soldi, dicono. E la felicità dipende in genere dall'esistenza di posti nei quali si divertono o apprendono cose che li aiutano a pareggiare le aspettative e i risultati. E' un concetto di felicità che dipende dall'esterno: la felicità è le circostanze che rendono felici. Ed è un concetto strumentale: senza felicità non c'è efficienza.
Questo video spiega che cosa si deve fare con i palazzi. Se ne segue lo sviluppo uno per uno. Anche per questo il nuoso SimCity è molto diverso dai precedenti.. Non solo perché si possono avviare città e palazzi che si basano su "energie sociali" speciali (tipo: creatività, obbedienza, ricchezza e altro). Si direbbe che metta molto l'accento sulle relazioni microeconomiche tra i building e le attività che vi si svolgono (un palazzo di ricconi manager e tycoons ha bisogno di palazzi vicini con aziende di pubbliche relazioni, di agenti per la sicurezza personale; se poi c'è una borsa, è più probabile che i manager si arricchiscano...). Ma più ricconi ci sono più la gente è infelice (probabilmente perché le persone normali si confrontano con i ricchi e vanno in depressione... una specie di "effetto frame" secondo la teoria di Daniel Kahneman).