Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
a laboratory for the study of broken democracy and creative capitalism.
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Venerdì, 15 febbraio 2008
 

Dimensioni dell'informazione politica online

La democrazia non è definita solo dalla libertà di votare (perché si vota anche sotto una dittatura), ma anche e soprattutto dalla libertà e dalla qualità dell'informazione politica e del dibattito sulle decisioni da prendere. Ha ragione Mauro Migliavada in proposito. Penso che per questo internet stia lentamente precisando il suo apporto in molte dimensioni:
1. Informazione di mutuo soccorso e informazione promemoria. I cittadini si scambiano notizie e le valutano, oltre che tenerne memoria. Gli esempi si trovano nei blog e nei social network. Servizi come BlogBabel e Wikio servono per seguire le conversazioni tra loro. E a questo si aggiungono le iniziative tipo OpenPolis.
2. Campagne su singoli argomenti sostenute da movimenti strutturati o estemporanei. Le questioni della privacy, del drm, della legge Urbani, della non eleggibilità delle persone condannate, sono state degli esempi in questo senso. Da questo punto di vista è fondamentale una visione simbiotica con i media tradizionali più attenti.
3. Articolazione delle alternative sulle decisioni da prendere per i diversi argomenti. Forse un esempio può diventare Wikidemocracy. Ma anche qui la simbiosi con i media tradizionali è fondamentale.
4. Propaganda dei partiti e dei singoli candidati. Gli esempi non mancano. Quelli buoni sono quelli che sanno porsi in posizione di dialogo e di conversazione, attivando le forze creative della società, non confondendo la rete con una sottospecie di medium tradizionale.
5. Informazioni delle istituzioni (Camera, Senato, Governo, ecc).

In tutte queste dimensioni, la rete sta assumendo un ruolo importantissimo. Che cambia profondamente l'informazione anche sulla politica. Da tutto questo insieme nascerà probabilmente il contributo della rete all'agenda setting. Imho.

ps. Stefano Quintarelli ha pubblicato il pezzo che ho scritto per Nòva sulla questione dell'agenda. Ne riporto una parte anch'io per spiegarmi meglio.

Problema: internet può diventare un medium capace di influire sull'agenda politica come la televisione e i giornali? Risposta: no. In realtà, internet influirà profondamente sull'agenda politica, ma in modo molto diverso dalla televisione e dai giornali.

Internet non è un medium come la tv e i giornali. E' piuttosto un ecosistema complesso di persone che si esprimono, si connettono, conversano e si scambiano idee, notizie e approfondimenti. Dal punto di vista mediatico, internet muta profondamente forma e funzione a seconda del modo in cui viene concepita: può essere vista come uno strumento per diffondere messaggi, o come un sistema per organizzare campagne di opinione e di azione, o come un archivio di informazioni, o come una piattaforma di trasmissione per contenuti editoriali, o come un luogo nel quale si incontrano i cittadini per aiutarsi nel difficile compito di elaborare una visione dei fatti. È tutte queste cose insieme: ma è particolarmente efficace solo quando è concepito come uno strumento che, prima di tutto, serve a liberare le capacità di espressione dei cittadini.

Nel caso della campagna elettorale di Barak Obama, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, il web si dimostra un fantastico strumento di propaganda. Ma la sua efficacia è definita proprio dal fatto che la figura di Obama ha suggerito l'emergere di una quantità di video creativi realizzati dai suoi supporter, come il famoso Obama Girl, o il rap Yes we can con i Black Eyed Peas, o l'incredibile Barak OBollywood, con Obama in versione indiana. Insomma: una forma di propaganda, sì, ma partecipata. Ed efficacissima nella raccolta di fondi.

Ma la propaganda online non riesce sempre. Anzi, più spesso fallisce. Riesce se attiva il passaparola, se è concepita con la mente concentrata sulla società e non sull'interesse del politico di turno. Partiti e candidati poco avvertiti, rischiano spesso di pensare alla rete come a una sorta di piazza per comizi o come a una sottospecie di tv. In quel caso, quasi sempre, il ritorno è nullo o negativo. Non ci si presenta in una conversazione con un megafono in mano per tenere un comizio: si ascolta, si condivide un'idea, si accetta che il punto di vista del gruppo prevalga su quello del singolo. E internet è, appunto, una conversazione, con tanti protagonisti, mai con uno solo. È questo il suo bello.

Ma quello che più conta non è ciò che faranno i partiti su internet. È ciò che faranno i cittadini. Blogger e social network stanno già sviluppando una forma di scambio di notizie che si potrebbe chiamare "informazione di mutuo soccorso" per ovviare alle carenze dell'informazione ufficiale. Non solo: alcune inziative si stanno sviluppando intorno alla possibilità di tenere traccia - in modo ordinato e facile da usare - di tutte le scelte e le dichiarazioni dei politici per favorire la trasparenza del processo politico e l'accountability dei politici: è il caso per esempio di Openpolis. Altri hanno creato luoghi di discussione sistematici, come Wikidemocracy, che si pone l'obiettivo di offrire ai cittadini una piattaforma sulla quale discutere e confrontare i programmi dei partiti.

Qualche politico può ancora vedere internet come un medium minore. Ma è un errore. Equivale a considerare i cittadini stessi come un problema secondario.


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La politica dell'auto usata

Sondaggio Ipr, pubblicato oggi da Repubblica: alla classica domanda "comprereste un'auto usata da quest'uomo?" il 55% degli italiani risponde "sì da Veltroni" e il 45% "sì da Berlusconi". Quest'ultimo invece vince il confronto per la domanda "con chi andresti in vacanza" per 50 a 46. Dalla politica spettacolo alla politica consumo.


9:42:15 AM    comment [];


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