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Domenica, 1 febbraio 2009
 

Retequattro sul satellite

Diceva Aldo Grasso ieri che finalmente a Mediaset stanno pensando di portare Retequattro sul satellite. Ma solo insieme a tutto il resto della tv italiana...

Vabbè...

Il digitale terrestre doveva servire a cambiare tutto per non cambiare nulla nel sistema televisivo e pubblicitario italico. Ci si accorge che non è una tecnologia priva di difetti. E logicamente se ne preoccupa soprattutto chi, appunto, non voleva cambiare nulla.

Perché intanto il web cambia invece molto.


7:17:40 AM    comment [];

Sabato, 31 gennaio 2009
 

I costi della carta. Again...

Stampare il New York Times costa il doppio in un anno che mandare a tutti gli abbonati un Kindle gratis. E' il calcolo dell'AlleyInsider...


4:34:59 PM    comment [];

Giovedì, 29 gennaio 2009
 

Definire il giornalismo in base allo scopo
I giornali non sono carta ma neppure cartamoneta

I costi del giornalismo sono la paranoia del momento. Ma la questione comincia ad assumere connotati davvero profondi. In proposito, Dario mi segnala questo interessantissimo articolo dell'Atlantic. Internet, i proventi della pubblicità online, il giornalismo che costa poco... e la progressiva perdita di investimenti in giornalismo fatto bene.

Per questo, con un minimo di imbarazzo per la ripetizione, ripropongo qui quello che ho scritto oggi su Nòva. Ecco:

Strano destino quello del giornalismo all'epoca di internet. Liberato da mille vincoli tecnologici, sembra condannato a fare i conti con i vincoli economici. E di fronte a questo apparente paradosso, esplora compulsivamente ogni possibile alternativa: nei modelli di business, nei linguaggi, nelle organizzazioni produttive e distributive. Senza trovare, per ora, un nuovo equilibrio. È questa l'impressione emersa anche dal panel dedicato all'argomento al recente Digital Life Design, il mega convegno realizzato da Burda a Monaco.

«La carta costa troppo e finirà», spara Mike Arrington, fondatore di TechCrunch. «La qualità è ancora un valore», testimonia Tyler Brûlé, fondatore di Monocle. «Dobbiamo continuare a servire le persone che comprano il giornale in edicola come i nuovi lettori online», osserva Carlolyn McCall, chief executive del Guardian Media Group. Jeff Jarvis, blogger a Buzzmachine e docente alla City University of New York Graduate School of Journalism, teorizza: «Cominceremo a riconsiderare il giornalismo per le sue componenti funzionali, dalla scoperta di notizie alla selezione, dalla gestione dei contenitori alla distribuzione, dalla vendita di contenuti alla connessione con i messaggi pubblicitari... Non è detto che tutte queste funzioni verranno sempre svolte da organizzazioni integrate verticalmente».

Ogni punto di vista è giustificato. Dalla storia di chi lo propone o dell'organizzazione a cui appartiene chi lo propone. E dalla complessità oggettiva di qualunque ipotesi di sviluppo futuro nell'ecosistema dell'informazione che si va generando intorno alla digitalizzazione dei media e alla sempre più chiara partecipazione attiva del pubblico nella produzione e diffusione di notizie e opinioni sull'attualità. Ma è chiaro che internet ha costretto i giornali a ripensarsi in profondità. Aprendo la strada a nuove imprese a bassissimo costo, come TechCrunch, ma anche generando impensate opportunità per oggetti cartacei altamente selettivi come Monocle. Il vero dilemma è per le imprese che servono persone che sono prima di tutto cittadini. «La democrazia ha bisogno di qualcuno che faccia inchieste, risponda al puro e semplice bisogno di informazione della comunità, vada in Afghanistan e racconti quello che sta davvero succedendo laggiù. E questo costa. Carta o non carta» osserva McCall.

In attesa della carta elettronica, ormai prossima dopo il nuovo salto tecnologico ottenuto dai laboratori dell'Hp usando un film di plastica della DuPont, il giornalismo si sta già riclassificando. Non più in base ai media che utilizza per diffondersi. Ma in base allo scopo sociale ed economico che persegue. Sicché anche i modelli di sostenibilità e di profittabilità si differenziano. Alcuni giornali, più settoriali, possono forse vivere soltanto online e soltanto di pubblicità. Altri, orientati alla visione, alla critica, al gusto, possono farsi pagare da lettori e inserzionisti che li vedono come forme di design delle idee e della loro espressione. Altri ancora, orientati soprattutto a servire il dibattito democratico, hanno bisogno soprattutto del sostegno delle loro comunità di riferimento. Ma dovranno imparare a giustificare quel sostegno con uno sforzo di qualità profondamente rinnovato.

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8:00:01 PM    comment [];

Martedì, 27 gennaio 2009
 

Mike Arrington, la febbre e Jobs

Mike Arrington è a Monaco per Dld. Ieri ha parlato delle prospettive per i giornali dicendo che non c'è futuro per la carta perché costa troppo. E che tutto si può fare con uno staff di pochissime persone motivate. Ha discusso, al solito un po' ruvido, anche con Tyler Brûlé, fondatore di Monocle e sostenitore della qualità nel giornalismo. Poi è corso nella sua camera d'albergo con l'influenza. E ha cominciato ad arrabbiarsi per come alcuni siti di informazione stanno trattando le voci - a quanto pare del tutto campate in aria e comunque prive di rispetto per la vita privata di una persona - secondo le quali Steve Jobs sta per avere un trattamento chirurgico. Ha ragione. E non è certo la carta che garantisce la qualità. Ma di sicuro non basta - per dare un futuro sensato al giornalismo - puntare tutto sulla riduzione dei costi.


10:01:09 AM    comment [];

Lunedì, 26 gennaio 2009
 

Un destino di parole
Come cambiano le parole mentre seguono il loro percorso nel mondo?

Si diceva: «Non scrivere per la carta ma per il tempo delle persone che leggono».

Appunto...

Parole pronunciate nel corso di una conversazione tra giornalisti. Sgorgate dal quasi magico incontro tra una volontà di farsi capire e da una preparazione ad ascoltare. Neuroni a specchio. Intelligenza collettiva.

Poi parole diventate un messaggino su Twitter. Assorbite da FriendFeed. Approvate o più spesso ovviamente ignorate. E ripetute qui. Forse in vista di andare altrove. In nuove conversazioni, in nuovi messaggi, in nuovi media. Bit a specchio. Intelligenza collettiva.

Le parole hanno come conseguenza delle cose quando attraverso quelle parole si vedono cose che non si vedevano. Qualche volta occorrono parole per superare le barriere che le cose sembrano frapporre sulla strada delle persone. Ma anche questo lo sappiamo e sappiamo che non basta più. Occorre anche che quelle parole destinate a far vedere qualcosa che supera le barriere, siano pronunciate da una persona la cui biografia le rende credibili.

Quando è Obama a dire che «l'impossibile è diventato possibile» la sua biografia lo dimostra. E' questo il nuovo rapporto tra fatti e parole: non tanto la coerenza - sempre più difficile nell'epoca della complessità - quanto piuttosto la capacità di dimostrare ciò che si dice attraverso la verifica sui fatti. Ecco perché la storia è una disciplina che torna di attualità ogni volta che ci proiettiamo a guardare verso il futuro. Imho.


9:36:01 AM    comment [];

Il rispetto per i libri e il vortice digitale

I libri si difendono meglio nel vortice digitale. Forse perché godono di maggior rispetto da parte di tutti. (Lo si ipotizzava in un post di qualche tempo fa che c'è un rapporto tra il rispetto per chi si occupa di un aspetto della conoscenza o dell'arte e la rinuncia a comportamenti pirateschi...).

Questo sta portando anche ad alcune novità importanti. La consultazione gratuita online sembra destinata a diffondersi. E anche un piccolo, o grande, mercato di libri in digitale sembra sempre meno improbabile (almeno per certi tipi di libri, forse più manualistici o forse meno facili da trovare).

O'Reilly dice che il secondo canale di vendita di un suo libro recente è l'iPhone... Mi pare che da questo punto di vista le cose si stiano muovendo in modo tale che sta soprattutto agli editori e agli autori capire la situazione e prendere decisioni intelligentemente consequenziali.


9:02:34 AM    comment [];

Domenica, 25 gennaio 2009
 

Il digitale abbatte il duopolio tv

Lo Studio Frasi calcola gli spettatori della televisione distinguendo tra quelli che hanno solo la tv analogica, quelli che hanno il satellite e quelli che hanno solo il digitale terrestre. Ne parla l'edizione cartacea di oggi del Sole 24 Ore.

Risultato in termini di share (quanti guardano i canali in percentuali su quanti guardano la tv):


Rai (tre canali)
Mediaset (tre canali)
Per chi ha solo tv analogica
51.99
41,78
Per chi ha il satellite
29,82
28,93
Per chi ha solo tv digitale terrestre
41,13
37,05


11:56:13 AM    comment [];

Sabato, 24 gennaio 2009
 

Su che cosa si scrivono i giornali

I media sui quali si scrivono i giornali, si sa, hanno influenza sul modo in cui si scrivono i giornali. Tale influenza avviene attraverso diversi elementi costitutivi di quei media: i modelli di business che li sostengono, le tecnologie di distribuzione, le organizzazioni del lavoro, le forme del design, del linguaggio, della periodicità che li caratterizzano. Se n'è parlato a lungo in questi giorni, all'Arena di Verona, a Brescia Oggi, al Giornale di Vicenza. Tutti giornali che stanno ripensando la loro strategia per l'informazione online.

Il passaggio chiave, imho, è che le redazioni si stanno rendendo conto che non sono più un elemento del processo produttivo lineare definito dalla vecchia catena di montaggio della produzione del giornale di carta. Sono gruppi di persone che cercano di servire una comunità offrendo informazione attraverso tutti i media che il pubblico preferisce utilizzare.

La conseguenza sintetica? Non si scrive più sul terreno scarso della carta (una scarsità definita fondamentalmente dalle scelte editoriali): oggi si scrive per il tempo scarso del pubblico (una scarsità definita dalle scelte delle persone che vivono nella comunità cui si rivolge il giornale).


1:10:18 PM    comment [];


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