Category perplessità

TTIP se ne sa ancora poco

I negoziatori del TTIP hanno concluso la nona sessione di incontri e fatto una conferenza stampa. Ma non si è capito molto lo stesso. Pare che si siano fatti passi avanti sui temi dell’energia e delle materie prime (Politico). Pare che gli americani siano fermamente intenzionati a non accettare limitazioni sugli scambi di cibo derivante da organismi geneticamente modificati (TurkishWeekly). Evidentemente non si è fatta molta strada su temi come la protezione dei dati, la farmaceutica, le automobili, che sono nell’agenda ma non riportati tra gli argomenti per i quali si sono fatti passi avanti (EuropeOnline).

Fine del lavoro per ottimisti (non basta)

La sostituzione del lavoro con le nuove tecnologie annunciata o temuta da molti, per altri è la fine dei lavori insignificanti. Gli ottimisti si trovano fittamente alla Singularity University.

L’approfondimento della riflessione in materia è urgente, purché si riesca a condurla con un metodo e non con un atteggiamento troppo dettato dalla psicologia o l’ideologia.

Vedi anche:

Allarmismo non serve
Appunti sul Jobs Act
Polarizzazione capitale lavoro
Shift happens

Editing dei geni umani

Junjiu Huang, ricercatore alla Sun Yat-sen University di Guangzhou, Cina, ha condotto esperimenti di editing dei geni umani (in embrioni non destinati a crescere) per verificare se poteva correggere i difetti che si pensa siano connessi con una malattia. Il lavoro è stato pubblicato su Protein & Cell, dopo che il paper era stato pare rifiutato da Science e Nature per motivi etici. La notizia è riportata da Nature.

Oltre ai problemi etici, l’esperimento ha evidenziato molti problemi tecnologici, visto che l’editing ha generato effettivamente mutazioni capaci di essere ereditate ma non è riuscito a controllare il processo: perché ha generato anche mutazioni impreviste e non volute.

Un’altra linea di confine è stata sorpassata. La cultura umana deve poter affrontare consapevolmente quello che sta succedendo. La complessità dei problemi avviati nella società, nella cultura, nell’economia dall’ebollizione di novità che provengono dalla scienza e dalle tecnologie digitali (genetica, intelligenza artificiale, intelligenza collettiva, robotica, e così via) va discussa, conosciuta, pensata e non subita.

Vedi anche:
How Robots & Algorithms Are Taking Over, Sue Halpern

Inizia oggi nuovo round di trattative del TTIP. Proteste in Germania

Inizia oggi il nono round di trattative per l’accordo commerciale  tra Europa e Stati Uniti, Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). Una clausola molto controversa che sembrerebbe dare alle imprese che investono una sorta di superiorità rispetto ai governi (vedi Stiglitz) è contestata in piazza da migliaia di persone in Germania (Local) ma anche a Bruxelles, Madrid, Helsinki, Varsavia e Praga. (Bell’articolo di Danilo Taino sul Corriere di oggi). Forse una prima conferenza stampa riservata ai giornalisti accreditati ci sarà solo venerdì.

Dieci settimane per Google

E quindi l’Antitrust europea ha fatto il passo che serve per decidere se Google merita una super multa per abuso di posizione dominante. E ha aperto anche un’indagine su Android per decidere se Google abusa della sua posizione nel mercato dei sistemi operativi mobili (Commissione). 

Pare che molto dipenda dalla definizione di mercato nel quale Google avrebbe una posizione dominante. Se è search engine ovviamente domina. Se è l’insieme delle search fatte con altre app e piattaforme commerciali e non la risposta è meno chiara. Gli utenti vanno prima su Google che ogni altro sito per alcune attività definibili come ricerca ma non per cercare prodotti specifici, viaggi specifici, valutazioni specifiche di alberghi e così via. Vabbè: è ancora discussione ma l’Europa sembra andare decisamente a una scelta.

Cinque anni di indagine ci portano qui. Qualunque sia il risultato, la procedura è troppo lenta.

Infine, con un minimo di paradosso: osservando come l’Europa sia scarsa nelle piattaforme alternative a quelle americane, non dovrebbe cominciare a pensare in qualche modo dove investirebbe i miliardi che eventualmente raccoglierebbe da Google? Se li mette in generale nel suo budget, passano in maggioranza – relativa – da Google all’agricoltura europea; se dicesse che li investe in progetti e startup di piattaforme europee dimostrerebbe un po’ più di senso strategico. (È una boutade ovviamente..)

Clayton Christensen: la finanza come baco di sistema del capitalismo americano

Dopo ogni recessione, tra il ritorno al livello di Pil precedente e il ritorno al livello di occupazione precedente c’è un intervallo di tempo crescente. Il ritardo è dovuto secondo Clayton Christensen a un elemento sbagliato del capitalismo americano: la logica della finanza. La spiegazione nel video è molto chiara. Vedi anche NyTimes: ci sono innovazioni di tipo diverso (empowering, sustaining ed efficiency innovations) e la finanza tende a investire i risultati in efficiency innovation che di per se non produce occupazione nuova. (Via Alberto Di Minin)

Salute come filone innovativo e luogo delle decisioni controverse

E’ un filone di innovazione incredibilmente grande e dinamico, la salute. Le tecnologie attuali si stanno concentrando sulla distribuzione di soluzioni per la cura delle malattie e sul miglioramento preventivo delle condizioni di salute. VentureScanner a questo proposito segnala oltre 500 società finanziate complessivamente con 7 miliardi. L’estensione dei temi suggerisce una vastità di possibili sviluppi:

•Clinical Administration and Backend
•Digital Medical Devices and Diagnostics
•Population Health Management
•Electronic Health / Medical Records
•IOT Health Care
•Medical Big Data
•Genomics
•Doctor and Healthcare Service Search
•TeleHealth
•Patient Engagement and Education
•Remote Monitoring and Family Care Management
•Doctor Network and Resources
•Online Health Destination Sites
•Healthcare Marketing and Campaign Management
•Mobile Fitness / Health Apps
•IOT Fitness and Lifestyle
•Online Health Communities
•Healthcare Mobile Communications / Messaging
•Healthcare Robotics

In Italia, il filone è indagato abbondantemente ma ancora manca un polo di attrazione, se mai ce ne sarà uno. Di certo, il nostro costoso sistema sanitario ha bisogno di “cure” a base di innovazione, con obiettivi di risparmio e miglioramento qualitativo del servizio. E poiché siamo anche un paese di “fai-da-te” ci sono molte possibilità per ogni attività di community building. Ma c’è anche abbondanza di innovazione tecnologica. Big data, robot, farmaceutica, piattaforme… Varrebbe la pena di fare un quadro complessivo. Si tratta in ogni caso di un settore molto dinamico anche qui.

Si tratta peraltro di un settore destinato a essere anche supercontroverso. Il passato è costellato di problemi su Big Pharma, Big Tobacco, industrie inquinanti, e così via. Ma poiché ormai assistiamo a una convergenza tra salute, benessere, sicurezza, prevenzione, qualità dell’ambiente, della cultura, delle relazioni sociali, il tema diventa sempre più “politico”. C’è da aspettarsi molta discussione. Molti pregiudizi. Molta fatica. Anche perché la salute sembra una questione che lascia pochi spazi al compromesso, anche se di compromesso è destinata a vivere. Siamo di fronte a grandi cambiamenti di mentalità anche da questo punto di vista. E segni non mancano.

Antonio Casilli (BodySpaceSociety) segnala il tema dei siti nei quali si tratta di anoressia e disturbi connessi all’alimentazione. Il suo studio estensivo dimostra quanto il tema sia profondo: [Report] Young internet users and eating disorder websites: beyond the notion of “pro-ana”. E invita a discutere le decisioni prese dal parlamento francese in materia, con la censura dei siti che possono essere visti come favorevoli a comportamenti eccessivi in tema di alimentazione (Libération).

Eugenio Santoro (Mario Negri) studia i metodi con i quali si possono valutare le conseguenze delle soluzioni tecnologicamente più diffuse sulla salute tentando di trovare un approccio simile a quello che da tempo si dedica alla valutazione dell’efficacia dei farmaci. Se ne parlerà al Festival del giornalismo di Perugia.

Cristina Cenci dedica il suo blog a informare su come stia cambiando il discorso sociale sulla salute e la malattia. Giuliano Castigliego a sua volta informa su psicoanalisi, psichiatria e narrativa nel contesto digitale.

Siamo molto avanti con i fatti. Stiamo cercando le parole. Questi e altri pionieri stanno indagando un territorio della nostra mentalità che è ancora denso di tabù, pregiudizi, problemi veri e tante inutili polemiche. C’è da innovare: sia nella tecnologia che nel pensiero. Ed è un grandissimo compito. Grazie a chi se ne sta occupando con tanta autentica attenzione.

Non parliamo abbastanza della Transatlantic Trade and Investment Partnership

Un video da rivedere. Il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, ospite del Parlamento italiano nel 24 settembre 2014, ragiona sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Ed è profondamente critico su come viene interpretato da una parte degli americani. Sarà bene che gli europei ci pensino. Stiglitz dice che gli americani vogliono chiedere protezione per i loro futuri investimenti in Europa dalle regole che gli europei possono introdurre – o hanno già introdotto – e che li penalizzano. Mi pare che non ci si rifletta abbastanza pubblicamente: quindi anche se il video ha qualche mese, il suo interesse resta intatto, mi pare. L’informazione viene da Voci dall’estero. Ovviamente sarebbe interessante avere anche più informazioni favorevoli: finora ho trovato soprattutto critiche.

Vedi anche:
TTIP: The EU-US trade deal explained – BBC
What is TTIP? And six reasons why the answer should scare you – The Independent
The corporation invasion – Le Monde Diplomatique (en)

Transatlantic Trade and Investment Partnership (T-TIP) – Us Government
Transatlantic Trade and Investment Partnership – Commissione europea

Poggiani e poi

Alessandra Poggiani si dimette dall’Agid e si candida in Veneto. Le motivazioni personali non si discutono. Le spiegazioni pubbliche si accavallano. E contraddicono.

«Ho ritenuto che la parte più importante del mio lavoro sia stata portata a termine con il varo del piano Crescita Digitale e della strategia per la Banda ultralarga» (Corriere Comunicazioni)

Altrove dice:

«Non posso cambiare le cose da sola, senza squadra. Ed è difficilissimo farlo se il digitale è ancora ritenuto una questione tecnica e non una priorità, trasversale a tutto il resto» (Wired).

Poggiani ha fatto sapere pubblicamente che vale la prima (Sole). Wired ha risposto. Ma non è proprio questo il punto.

Il punto è che non di soli piani di fa il digitale ma anche di realizzazioni. Guardando avanti, occorre chiarire che cosa deve fare l’Agid e dare all’Agid i mezzi per farlo. Se si chiarisse che l’Agid è un’agenzia che deve realizzare i piani del governo, come sembrava ovvio ma non è mai stato detto in modo chiaro, ci sarebbero meno ambiguità.

I limiti operativi sono enormi. Il compito è di grandissima importanza. Una struttura di governance più semplice è davvero urgente. Imho.

ps. Si tratta appunto di una mia opinione. Ho l’onore di partecipare al Tavolo permanente per l’innovazione, insieme a molte altre persone più competenti, che ha compiti meramente consultivi. E anche in quella sede dico quello che penso. Credo che mi abbiano chiesto di partecipare solo per questo. E quello che penso l’ho anche già scritto: il governo dà la visione e fa le strategie, il Comitato di indirizzo le trasforma in un piano operativo con la partecipazione dei vari ministeri, l’Agid le porta a compimento. È già complicato così. E di certo non occorre aggiungere altra complicazione.

Il motore di Google batteva in testa alla FTC

L’unica cosa cui non sapeva resistere erano le tentazioni: è lo strano caso del motore di ricerca di Google che – anni fa – privilegiava i servizi di Google (Engadget). Ora si può pensare che abbia imparato a resistere, visto che è dimostrato che si può scoprire se non lo fa. Segnalo il post di Quintarelli che se n’era accorto da giorni.

Shift happens. A work of disruption

Robert Reich, former Secretary of Labor in the Clinton administration, writes about disappearing jobs in the future (read his blog post). His thoughts develop the debate started by authors Erik Brynjolfsson and Andrew McAfee (The Second Machine Age). And described in Humans need not apply. We need to give more than a minute to this matter. Because opportunities will be found only if we change mindset.

Robert Reich, già ministro del Lavoro per Bill Clinton, scrive della prossima possibile scomparsa di molti posti di lavoro (ecco il suo post). Reich sviluppa un dibattito rilanciato da Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee (The Second Machine Age). In linea con la descrizione proposta nel documentario Humans need not apply. Abbiamo bisogno di dedicare molta attenzione a questo tema. Se mai riusciremo a vedere questo fenomeno come un’opportunità sarà solo dopo aver acquisito un nuovo modo di pensare.

Perché adesso l’idea è che si lavora dunque si guadagna dunque si spende. Se non si lavora non si spende. Ma se ogni produzione, di oggetti e di servizi, dovesse passare a organizzazioni ad altissima concentrazione di capitale e bassissimo ricorso al lavoro, ci troveremmo nella condizione di aver molto da vendere e nessuno nelle condizioni di comprare.

Il fatto è che investendo capitale in robot e intelligenza artificiale e tecnologie di vario genere capaci di stampare prodotti, trasportare cose e persone in autonomia e di eseguire compiti professionalmente sofisticati (medicina, avvocatura, giornalismo sono già coinvolti nel processo) si sostituisce lavoro. Il valore aggiunto si sposta verso il capitale. E la concentrazione della ricchezza aumenta. Tutto questo si inserisce in un contesto nel quale già ora molte lavorazioni sono eseguite su piattaforme standard e grazie al lavoro degli utenti, con un grande risparmio di lavoro: Reich sottolinea come i 145mila lavoratori della Kodak si siano di fatto trovati a competere con i 13 lavoratori di Instagram. E abbiano perso. Reich sostiene che tutta questa concentrazione della ricchezza richiede un ripensamento della politica di redistribuzione del reddito. Non è chiaro se questa sia una strada praticabile. Ma è chiaro che a questo tema va dedicata la massima attenzione. L’allarme non serve a nulla: la progettazione però deve tener conto della realtà in movimento rapido che contraddistingue l’attuale accelerazione della dinamica evolutiva della tecnologia e della finanza.

ps. Se non l’avete visto questo concerto è fatto con un ologramma e musica creata da un computer.. In Giappone cinque anni fa…

Un paio d’anni dopo era già così.

E nel 2013 a quanto pare era così.

Sulla corruzione. Lawrence Lessig

Lawrence Lessig parla della corruzione del sistema democratico americano (video su Vimeo). Finissimo.

Se la sfida intellettuale e politica è alta occorrono menti elevate. In paesi come il nostro serve meno finezza per riconoscere la corruzione.

Un lavoro dal futuro

Un grande testo può fare un buon documentario. Humans need not apply è stato visto milioni di volte. Ma per tutti è una finestra sul futuro. E invita a pensarci, per non farsi trovare impreparati.

Oettinger dice che la net neutrality è un tema da talebani. Ma Obama non è un talebano. Forse Oettinger è influenzato dalle lobby?

Il commissario europeo Günther Oettinger dice che la net neutrality è un tema da talebani (due volte nel video sotto, si vede che l’idea gli è piaciuta tanto). Il presidente americano Barack Obama però non è un talebano.

Si direbbe che la sconfitta degli avversari dell’internet neutrale in America stia accendendo gli animi delle lobby che influenzano qualcuno a Bruxelles. Oettinger sembra interpretarne lo spirito acceso. Certo che raramente si è sentito un epiteto meno azzeccato. Ricordo che i talebani non sono solo dei fanatici. Sono contro la libertà di espressione, contro l’accesso alla conoscenza, i beni culturali, l’educazione laica e le donne senza burka. Sembra un po’ frutto di fanatismo e scarso senso della libertà di espressione tacciare Obama e chi sostiene la net neutrality di talebanismo.

Vedi anche:

Gli americani si muovono sulla net neutrality

Domani un po’ di chiarezza sulla net neutrality europea. Intanto un po’ di immaginazione

Altroconsumo e net neutrality

Wow. Grazie Presidente: chiaro e forte. Internet è net neutrality

I repubblicani e la net neutrality

EFF: sosteniamo la net neutrality

Power law e net neutrality

Neutralità della rete: perché è importante

Tim Berners-Lee e la neutralità

Legislation overload

Il disegno di legge sul cyberbullismo. Il piano ultrabanda e crescita digitale. L’orientamento antineutralità che viaggia alla Commissione. Il blocco dell’iva ridotta sugli ebook. Tanta roba, Solo negli ultimi giorni: bisogna andare a leggere bene per farsi un’idea critica. Di certo non bastano i titoli e i tweet. I vari sistemi di strategia della distrazione e disinformazione che si sviluppano attorno alla rete, ai diritti umani in rete, al potere sulla rete, ai soldi che si fanno in rete, sono ipertrofici e facilitati dalle difficoltà tecniche delle materie. Come un’information overload c’è un legislation rumors overload nel digitale. E anche qui occorre rispondere facendo innovazione.